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lunedì 10 luglio 2017

Dal Fiscal Compact al "Social Compact": in 5 punti! Ecco il programma anti Fiscal Compact che Renzi non avrà mai il coraggio di proporre!

Renzi ieri, come tutti ricorderete, se n'è uscito con delle proposte di modifica delle condizioni del Fiscal Compact e di ammorbidimento dei parametri per l'Italia che hanno destato ilarità più che scalpore. In questo articolo mi sforzerò di spiegare come uscire dalla fuffa e andare nel concreto contro il Fiscal Compact. Cosa che Renzi non farà mai.
Renzi è recidivo. Già lo scorso anno tentò di impossessarsi dello spirito di Ventotene, strumentalizzando il messaggio di Altiero Spinelli a suo uso e consumo, con lo slogan "L'Europa deve ricominciare da Ventotene" Programma molto impegnativo, soprattutto per uno come Renzi, che rappresenta valori diametralmente opposti a quelli espressi da Spinelli, Rossi e Colorni con il celebre "Manifesto di Ventotene". 
Quella di Spinelli era una rivoluzione vera, impegnativa,  che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche.

Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene.
Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene. Quali sono queste politiche?  Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui “Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.”
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"

E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotta dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana." 

Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "
Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura." 
Il carcere di Santo Stefano a Ventotene
                       
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership serva della finanza e  priva di visione ha messo la nostra povera  Europa, cinque punti per passare dal Fiscal Compact a quello che potremmo definire un vero e proprio Social Compact.

PROPOSTA NUMERO 1) 
Conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:

PROPOSTA NUMERO 2) 
Abolizione immediata dei parametri di Maastricht e del Fiscal Compact (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc); Attenzione, abbiamo detto ABOLIZIONE, non semplice rinvio o riduzione! Siamo fuori dalla logica degli sconti, del mercato delle vacche e delle trattative da mercanti arabi. Quando una cosa è ingiusta e inefficace come il Fiscal Compact, non va riformato, ridotto o rinviato. Va ABOLITO!!!

PROPOSTA NUMERO 3) 
Abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;

PROPOSTA NUMERO 4) 
Cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;

PROPOSTA NUMERO 5) 

Reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario. 


Pier Virgilio Dastoli, assistente di Altiero Spinelli e Presidente
del Movimento Federalista Europeo, principale sostenitore
del "metodo comunitario" contro quello "intergovernativo".
Sono solo proposte di buon senso, ma purtroppo non le vedrete entrare nell'agenda di questa Europa, così come sono state ignorate nella dichiarazione di Roma in cui l'establishment ha celebrato se stesso nel 60mo anniversario dei trattati di Roma, in una città blindata per paura del terrorismo (ma anche e soprattutto delle contestazioni) lo scorso marzo, né nelle argomentazioni dei loro contestatori pseudo "sovranisti" che insistono testardamente sulla sovranità monetaria ma dimenticano sovranità molto più importanti come quella energetica, quella alimentare e quella economica. 

Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. C'è qualcuno che davvero crede che Renzi possa affrancarsi dalla logica delle manifestazioni propagandistiche anti europa e la fuffa delle dichiarazioni "europeiste" di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience e ricominciare davvero da Ventotene, con queste "Proposte di buon senso" davvero rivoluzionarie proponendo e promuovendo in tutte le istanze possibili l'Idea di un "Social Compact" Europeo per sostituire il Fiscal Compact che dice di aver tanto in spregio? 

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