domenica 16 aprile 2023

CARI "FRIDAYS", IL VOSTRO "FUTURE" NON SIA NUCLEARE!

Mentre le lobby filo nucleari, mai disponibili a rassegnarsi alla parola "NO" espressa contro il NUKE in ben due referendum (1987 e 2011), ricominciano a far arrivare messaggi subliminali all'attuale governo che insinuandosi nella corrispondenza di amorosi sensi fra i lobbisti fossili e il melonismo governativo, (tanto per far capire che non ci sono solo De Scalzi e l'ENI), ha destato ancora maggior scalpore il fatto che i Fridays For Future italiani abbiano preso una posizione possibilista sul nucleare. 

Infatti, con un post dal titolo volutamente e provocatoriamente interrogativo  "IL NUCLEARE E' LA SOLUZIONE? apparso sul loro sito, i FFF italiani lanciano il sasso in uno stagno, che forse non conoscono troppo bene.

I "Gretini" italiani si assumono una grande responsabilità politica perché in quel post, in un'orgia di distinguo e di prese di distanza falsamente eque, non dicono chiaramente che il nucleare va abbandonato, ma anzi pur chiudendo a nuove centrali  nucleari, aprono al mantenimento in esercizio di quelle esistenti. Questo è particolarmente stridente con la loro ben nota severità in relazione al grande eolico e fotovoltaico. 

A questo punto, mi sembra utile sentire cosa ne pensa del possibilismo nuclearista degli adorati "Fridays", il buon Mauro Romanelli, imprenditore dell'energia verde e presidente dell'associazione  "ITALIANI PER LE RINNOVABILI, instancabile organizzatore di sit in e dimostrazioni di piazza insieme ad altri imprenditori e attivisti per l'energia verde, contro le lungaggini burocratiche e tutti gli ostacoli frapposti dal governo all'installazione di energia rinnovabile.

"Cari Fridays" risponde il Romanelli, "se permettete a questo punto pretendo la stessa tolleranza per gli impianti rinnovabili di qualunque taglia e posizionamento che dimostrate per il nucleare.   Non si può essere per le piccole comunità dal basso, ciccicche e cicciocche (cito Cetto Laqualunque) quando si parla di rinnovabili, e poi difendere il nucleare. Adesso per Fridays diventa davvero doveroso assumere una posizione chiarissima sui grandi impianti di energia rinnovabile indispensabili alla transizione energetica, e quindi contro la vergogna nazionale di sindaci, consiglieri regionali, comitati e corporazioni che vi si oppongono strumentalmente. Altrimenti, lasciata così da sola, la posizione assunta dai FFF assume connotati molto sinistri. Anzi, molto destri..."

Chi volesse capire meglio le ambigue posizioni dei FFF italiani troverà qui sotto i passi salienti della loro arzigogolata camminata sul filo del ridicolo.

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"Ovviamente la domanda è volutamente “accattivante” e, se vogliamo, consapevolmente discutibile.

E’ ovvio che la frase “questa certa tecnologia è la soluzione” non ha senso, perché non esiste un’unica soluzione alla crisi climatica ed ecologica, cioè che possa da sola risolvere tutto quanto; tuttavia, a volte il dibattito tende ad appiattirsi proprio in quella direzione (soprattutto a livello di scontro politico e ideologico).

Con questo post vogliamo dunque provare a lanciare una nuova “narrativa” sul tema dell’energia ed in particolare su quella derivante da fissione nucleare. Non ci interessa esporre una posizione aprioristica di tipo “Sì” o “No” che possa valere in ogni tempo e in ogni luogo, perché non sarebbe un approccio sensato. Piuttosto ci interessa proporre un ragionamento, evidenziando quelle che per noi sono le priorità, e andando quindi verso delle conclusioni valevoli in un determinato momento storico e in un determinato contesto territoriale.

VIVA LA COMPLESSITA’!

 

Siamo troppo spesso abituati a semplificazioni veloci e spiegazioni facili, un po’ per qualsiasi argomento, tuttavia il tema energetico non può essere trattato semplificando, ma pazientando, capendo, discutendo. Chissà che l’approccio semplificativo non sia un sintomo del nostro macrosistema economico-culturale che vuole “tutto e subito”, proprio quello che vogliamo provare a cambiare.

Se avete piacere di conoscere la complessità della questione energetica (e anche del nucleare) vi invitiamo a leggere i numerosi articoli che Valigia Blu ha scritto sul tema, lunghi ma dettagliati (Valigia Blu ha vinto il premio “In Difesa della Ragione” 2019 del Cicap, che si basa, tra le altre cose, sulla cura con cui l’informazione scientifica viene presentata), e vi invitiamo a guardare gli incontri che abbiamo avuto con il Comitato Nucleare e Ragione, con cui abbiamo avuto piacevoli serate di confronto sul tema. Inoltre, nei mesi passati ci siamo confrontati sia con realtà favorevoli al nucleare, sia realtà contrarie e sia con realtà che avevano delle posizioni più intermedie.  

In aggiunta, vi invitiamo a guardare le nostre due live su Youtube in cui abbiamo parlato del sistema energetico, Dialogo sopra i massimi sistemi energetici e Fonti Rinnovabili: facciamo il punto, insieme a Giulia Conforto, ricercatrice nel campo della economia ed energia sostenibile. Ha lavorato nell’iniziativa del Segretariato Generale ONU Sustainable Energy for All ed è specializzata in rinnovabili, efficienza energetica, smart grid ed economia circolare.

 

COME CONFRONTARSI CIVILMENTE?

Quello del nucleare si è rivelato essere un tema duramente, e anche aggressivamente, dibattuto negli ultimi mesi (ma non solo). Ci siamo quindi domandati se fosse possibile affrontare la questione con un approccio diverso e provare a rendere il dibattito meno polarizzato e violento.

Non pretendiamo di aver trovato la soluzioni a questo problema, ma abbiamo sviluppato alcune riflessioni e spunti che vorremmo condividere al riguardo:

  • non dividere in “categorie” le persone, quelli “pro” e quelli “contro”, o ancora peggio “nuclearisti”, “rinnovabilisti”, “anti-nuclearisti” e chi più ne ha più ne metta; le categorie esistono solamente nella nostra mente, affetta da BIAS, perché nella realtà ogni persona avrà una sua particolare idea; 

  • mettersi in discussione: il dubbio è un elemento fondamentale per ampliare la nostra conoscenza;

  • ascoltare e comprendere, anziché attendere il proprio turno per smontare l’opinione dell’altro (o, peggio, smontare l’altra persona stessa);

  • non partire prevenuti, con il presupposto che chi la pensa diversamente da noi, sia necessariamente ignorante, oppure comprato dalle lobby, oppure guidato da un sistema di valori “sbagliato”; 

  • tenere a mente che alla sera si va a dormire molto più sereni avendo avuto uno scambio di opinioni piacevole, anziché uno scontro a sangue che ci ha lasciato amareggiati. 

Spesso nei commenti sotto ai nostri post sono giunte critiche, anche dure, in cui ci veniva chiesto come mai non ci fossimo ancora espressi sul nucleare. Non si è trattato solo di studiare i numeri, ma anche e soprattutto di capire quali strategie potevano essere più utili per abbattere la polarizzazione e l’aspetto conflittuale nel dibattito. Abbiamo addirittura fatto delle formazioni con esperti di gestione dei temi polarizzanti (Il CICAP) per avere qualche spunto in più.

Per ulteriori dettagli su come affrontare la polarizzazione consigliamo questo articolo del Cicap, mentre per gestire l’hate speech dei social indirizziamo a questa guida di Amnesty Italia.

 

I FATTORI CHIAVE

 

 

Analizziamo ora quali fattori hanno principalmente indirizzato le conclusioni a cui siamo giunti, tra cui ovviamente la letteratura scientifica disponibile, i fattori temporali ed economici, e il contesto territoriale. Chiaramente, nell’ultimo anno, non ci siamo solamente basati su questi aspetti, ma abbiamo considerato una moltitudine di aspetti e abbiamo dibattuto su una infinità di argomenti correlati, cercando di capire quali fossero i fattori davvero cruciali, in termini di Giustizia Climatica

Ad esempio, molto spesso si parla della sicurezza e dell’impatto ambientale come due dei temi più “scottanti” e su cui fare più attenzione, ma in realtà il nucleare è, al pari delle rinnovabili, una delle fonti più sicure e meno impattanti sull’ambiente

Inevitabilmente abbiamo dato una maggiore attenzione al caso italiano, perché presenta delle specificità non trascurabili, su cui entreremo più nel dettaglio tra qualche paragrafo. E’ chiaro che una riflessione su quale tecnologia sia più utile nell’immediato non può distaccarsi da considerazioni che sono anche politiche e di contesto territoriale.

 

NON ESISTE UNA SOLUZIONE: NE ESISTONO TANTE!

 

 

Riprendendo la domanda del titolo arriva qui la spiegazione: per risolvere la crisi climatica ed ecologica ci serve ben più di una transizione energetica. 

Abbiamo innanzitutto bisogno di un cambiamento culturale e di rinnovamento del sistema economico-produttivo. L’attuale modello di crescita viene messo in discussione proprio nell’ultimo rapporto IPCC. (Articoli di dettaglio qui e qui). 

Se le pratiche di sfruttamento di territori e persone non saranno sconfitte, se la logica del “profitto” a tutti i costi non verrà soppiantata, allora qualunque mix energetico che avremo nel futuro sarà in ogni caso disastroso e non ci salverà.

La crisi climatica ed ecologica è una crisi sistemica, che necessità di un cambiamento sistemico. Piuttosto che litigare su “Sì” / “No” nucleare, come troppo spesso accade, è fondamentale iniziare a parlare di questo grande cambiamento che occorre fare.

 

MA QUINDI IL NUCLEARE E’ UNA SOLUZIONE?

 

 

L’IPCC raccoglie periodicamente tutta la letteratura scientifica in materia di cambiamento climatico e definisce qual è lo stato dell’arte della conoscenza su cause e soluzioni al problema. Nell’ultimo rapporto viene inclusa l’energia nucleare, a livello globale, come una delle tante soluzioni per affrontare la crisi climatica. (Trovate un riassunto qui, sul blog Climalteranti gestito dai climatologi italiani).

Certo, è presente anche un dibattito su uno scenario futuro 100% rinnovabile, e ci si interroga sulla sua fattibilità e sostenibilità. Tuttavia al momento questo non è un tema troppo rilevante, dato che in ogni caso si parla di scenari ipotetici molto distanti nel tempo. (Vuoi sapere di più sulla differenza tra “sostenibile” e “rinnovabile?” Leggi il nostro post sulle rinnovabili che uscirà domani!)

E per quanto riguarda la fusione nucleare?

Ovviamente ad oggi non è una soluzione applicabile, in quanto ancora in fase di ricerca.

 

CHE FARE CON LE CENTRALI IN FUNZIONE?

Anche se ci sembra ovvio, è importante ribadire che le centrali nucleari già in funzione dovrebbero essere lasciate accese fino a quando è tecnicamente possibile e sicuro farlo, perché rappresentano una fonte che sta già producendo grandi quantità di energia a bassissime emissioni. Lo spegnimento anticipato di reattori aumenta le emissioni soprattutto quando essi vengono sostituiti con i combustibili fossili, ma anche quando sono sostituiti dalle rinnovabili. Gli esempi qui sotto rendono bene l’idea:

  • New York: i 2 reattori della centrale di Indian Point sono stati accesi negli anni 70 e producevano circa il 30% della corrente di NYC senza emissioni. Sono stati spenti 14 anni prima del previsto e sostituiti soprattutto da 3 nuovi impianti a gas. Consigliamo questa analisi di VOX sul perché le centrali nucleari stanno chiudendo.

 

  • Germania: come si vede dal grafico di sinistra una buona parte dell’espansione delle rinnovabili non ha ridotto la quota di fossili, ma ha compensato l’uscita dal nuke. Se si fosse tenuto acceso il nuke come da programma del 2010 (destra) le rinnovabili avrebbero sostituito molto di più i combustibili fossili e oggi il carbone non sarebbe la prima fonte elettrica

 

FATTORE TEMPO

 

 

E a questo punto si arriva al fattore più importante di tutti quando si parla di frenare la crisi climatica e salvare le popolazioni: il tempo.

La costruzione di un reattore nucleare è lenta o veloce?

La risposta è “dipende” (Come al solito quando si affrontano questioni complesse). 

Quando si vuole spiegare un fenomeno è molto pericoloso affidarsi solamente al valore medio: occorre capire di quanto, e in base a cosa, varia la “distribuzione” dei dati. Quindi occhio a prendere quel “6,7 anni” e pensare che possa andare bene sempre e ovunque.

Nei Paesi autoritari, ad esempio, si costruisce tutto abbastanza velocemente (del resto è facile quando l’eventuale dissenso viene represso), tuttavia quelli non sono esempi proprio encomiabili. 

Nei Paesi con una solida tradizione nucleare, e quindi con una buona standardizzazione, le tempistiche sono veloci, in altri casi la costruzione può risultare più lenta.

Molto spesso capita che si prendano reattori costruiti in 15 o 20 anni per dimostrare che il nucleare è “lento”, oppure, al contrario, che si prendano reattori cinesi e russi per dimostrare che invece è “veloce”.

La verità è che i tempi di costruzione sono variabili, e bisogna tenere conto di quali fattori rallentano o potrebbero rallentare la costruzione. A tal proposito consigliamo questo articolo che fa un’analisi approfondita.

 

LA TIME LINE DELLA LOTTA ALLA CRISI CLIMATICA (A SCALA GLOBALE)

 

 

In base all’ultimo report IPCC, è fondamentale, a livello globale:

  • raggiungere il picco di emissioni al più tardi nel 2025;

  • dimezzare le emissioni entro il 2030;

  • neutralizzarle al 2050.

Questi sono i risultati che bisogna ottenere a livello globale, ma ci sono altri due fattori da considerare: il come ci si arriva e la Giustizia Climatica.

 

COME ARRIVARE A NET ZERO

 

 

Il grafico mostrato in figura indica, in modo molto schematico e semplificato, che i percorsi per raggiungere il “net zero” possono essere diversi, a parità di risultato finale. Tuttavia, il totale delle emissioni generate dipende dall’area sottesa alla curva, e quindi dal percorso di decarbonizzazione. 

Scendere tanto prima, per poi adagiarsi sul fondo, fornisce un trend molto più “sicuro” per rispettare gli obiettivi climatici e salvare vite umane. Scegliere il percorso in cui si fa una frenata finale vuol dire giocare alla roulette russa.

 

LA GIUSTIZIA CLIMATICA E L’EQUO CONTRIBUTO DELL’ITALIA

 

 

Che cosa vuol dire “equo contributo” dell’Italia?

Facciamo un passo indietro di 150 anni. Ciò che oggi viene chiamato, in maniera forse impropria, “parte di mondo sviluppata”, è frutto di uno sviluppo maturato negli ultimi due secoli, con un prezzo altissimo in termini di emissioni totali cumulate. Quei Paesi “sviluppati” hanno una responsabilità non da poco, soprattutto se si considerano anche i fattori geopolitici connessi allo sfruttamento e al colonialismo.

I Paesi che ora hanno maggiori possibilità economiche e tecnologiche, e che hanno maggiori responsabilità storiche, come l’Italia, devono fare di più, meglio e prima. 

Il concetto di giustizia climatica è un valore su cui FFF è nato. E’ il nostro fondamento più importante: chi ha causato maggiormente il problema deve, in maniera proporzionale, provvedere anche alla soluzione. Non ci accontentiamo che l’Italia faccia il “compitino” a casa, ma deve assumersi le sue responsabilità (come molti altri Paesi).
Se ne parla in questo articolo di Giudizio Universale se volete approfondire il tema.

 

QUANTO TEMPO CI VORREBBE PER COSTRUIRE UN REATTORE IN ITALIA?

 

 

Domanda a cui è difficile dare una risposta quantitativa e precisa, ma sicuramente “tanto”, per via di diversi fattori:

  • gli esiti dei referendum che implicano passaggi burocratici, politici e democratici non banali che occupano tempo;

  • una certa opposizione sociale (e qui attenzione, non stiamo connotando il dissenso come qualcosa di negativo, ma come un dato di fatto da considerare) e anche alto livello di scontro politico e ideologico, che di certo non aiutano;

  • la mancanza di una filiera allenata nel nostro Paese (certo, ci sono aziende e imprese che collaborano a livello internazionale e fanno ricerca).

Ne consegue che, per gli obiettivi molto stringenti che abbiamo al 2030, secondo i principi di Giustizia Climatica, la costruzione di reattori a fissione non rappresenta una soluzione concreta, perché arriverebbe troppo in là nel tempo.

Ciò non significa che la tecnologia debba essere cestinata e non considerata mai più in futuro. Tra una decina di anni, circa, potrebbero arrivare reattori di più piccole dimensioni, più veloci (SMR) e forse, anche più in linea con un’idea di non centralizzazione eccessiva della produzione dell’energia (questo è un altro grande tema di interesse per Fridays, di cui vi parleremo più avanti).

MONEY MONEY MONEY

Le risorse economiche sono limitate. 

Certo, potremmo star qui a discutere del fatto che in realtà il denaro è una invenzione umana, che può piacere o meno, ma nei fatti si può dire con alto grado di confidenza che nei prossimi anni sarà ancora così. 

Ne consegue che non è possibile investire in diverse strategie e tecnologie contemporaneamente; oltretutto, gli investimenti spesso vanno dove c’è il profitto maggiore, non verso la soluzione migliore, e qui si apre un grande capitolo che affronteremo prossimamente. 

L’Agenzia Internazionale dell’Energia sostiene che, nei prossimi anni, il 95% della nuova potenza elettrica installata dovrà essere di tipo rinnovabile (e storicamente l’IEA si è mostrata anche abbastanza conservativa in questa direzione). 

La logica conclusione a cui siamo giunti è che, in particolar modo in Italia, le risorse economiche andrebbero concentrate sull’incrementare moltissimo le fonti rinnovabili di qua al 2030.

E’ importante ribadire che ciò non significa che ci debba essere per forza una competizione tra tecnologie diverse: si tratta semplicemente di fare gli investimenti e le installazioni più veloci nei momenti opportuni, cioè quando bisogna decarbonizzare in fretta, di qua al 2030.

IN CONCLUSIONE

 

 

Bisogna semplicemente fare le cose giuste al momento giusto, senza stare a litigare sul fatto che “la mia tecnologia” è migliore della tua. Ogni tecnologia ha vantaggi e svantaggi. 

Tagliare una grossa fetta di emissioni entro il 2030, con l’aiuto massiccio di rinnovabili, consentirebbe di poter delineare meglio il mix energetico dei decenni successivi, in relazione anche ai nuovi sviluppi tecnologici (non solamente in ambito nucleare). 

Siamo consapevoli che non tutte le persone potranno trovarsi d’accordo con questa conclusione, ma del resto è normale: sarebbe impensabile che tutte le persone avessero la stessa identica idea su temi complessi. Anche noi all’interno del nostro movimento abbiamo idee molto diverse, in molti ambiti, ma questo non ci limita nell’andare avanti nella nostra battaglia, anzi ci arricchisce.

Cosa dire a chi si trova d’accordo con queste conclusioni? Bella, unisciti a noi se ti va.

Cosa dire a chi non si trova d’accordo? Bella, unisci lo stesso! Sarà bellissimo discuterne e nessuno verrà mai giudicato solo per il fatto di avere idee differenti: la diversità è un dono.

Speriamo dunque di aver fornito un punto di vista chiaro e completo, anche se ovviamente non esauriente sull’intera tematica energetica. Vi invitiamo, per qualunque dubbio a scriverci!

mail: scienza.fffita@gmail.com_________________________________________________________________________

Photo credits: Thanks to Lukáš Lehotský  @llehotsky for making this photo available freely on Unsplash

 

L'articolo per intero può essere letto a questo link:

https://fridaysforfutureitalia.it/il-nucleare-e-la-soluzione/


sabato 15 aprile 2023

Levare al sole per dare al petrolio

L'impegno commovente della Prima Ministra a favore dell'ENI e dei suoi affari petroliferi ci spinge a rivedere creativamente l'aforisma Robinhoodiano del levare ai ricchi per dare ai poveri con questo titolo creativo e impertinente, inteso a sottolineare la paradossalità delle strategie anti europee e anti rinnovabili/pro fossili del governo della prima donna italiana Presidente del Consiglio. 

Tra impegni internazionali e visite a Paesi arabi petroliferi e gasiferi, la Presidente del Consiglio ha trovato infatti anche tempo e modi per far saltare le politiche degli eco bonus per l'efficienza energetica, che hanno migliorato la situazione del PIL italiano e del debito pubblico contrariamente a quanto erroneamente affermato da suoi pseudo economisti compiacenti. 


Infatti quella secondo cui il super bonus e la cessione dei crediti stavano sfasciando i conti pubblici e creando un buco di bilancio è una balla colossale che è stata alimentata per settimane da ministri e membri della maggioranza di governo totalmente incompetenti in base a calcoli strampalati ed errati non degni di uno scolaro delle elementari. 

Il tutto grazie alla spinta poderosa fornita dalla domanda interna e degli investimenti soprattutto nel settore delle costruzioni.

L'esecutivo ha poi detto che il superbonus e cessione accrediti hanno generato un debito sulle spalle di ciascun italiano mentre sempre l'Istat ora ci dice che è l'esatto contrario e cioè che il debito pubblico è addirittura  sceso più velocemente del previsto con una riduzione di più di 10 punti nel periodo 2020-2022,

Questo certifica una volta per tutte che il superbonus e la cessione dei crediti fiscali non hanno generato nessun debito aggiuntivo per gli italiani e non hanno creato nessun buco nei conti pubblici dello stato di fronte a queste verità adesso il governo non ha più alibi per riattivare la gestione dei crediti fiscali correggere radicalmente un decreto legge sciagurato che sta creando danni irreparabili e l'economia del paese. 

Pertanto l'unico buco che si rischia adesso di creare e quello in cui potrebbero sprofondare 40 mila imprese e oltre 130.000 lavoratori con tutto ciò che ne consegue in termini di costi e cassa integrazione di fronte a questo scenario negativo, il governo Meloni, decide con un disarmante cinismo, di abbandonare quello strumento, ovvero la cessione dei crediti fiscali, che finora aveva sostenuto la crescita del PIL, con l'aggravante di non fornire alcuna soluzione alternativa e lasciando in mezzo ad una strada impresa lavoratori e cittadini. 

Non possiamo che definire questa decisione un grave atto politico ai danni degli italiani il frutto di una politica  che il duo Meloni Giorgetti sta portando avanti in conformità ai desiderata dell'ENI, che ha tutto l'interesse a che le case continuino essere energeticamente inefficienti e a consumare moltissimo gas e elettricità per riscaldamento e raffrescamento, comprandalo guardacaso proprio dall'Eni...

Tra l'altro lo sciagurato decreto approvato dalla Meloni taglia fuori dalla possibilità di interventi di efficientamento energetico, messa in sicurezza e abbattimento delle barriere architettoniche gli oltre dieci milioni di contribuenti tra disabili in capienti e aziende del terzo settore e partite IVA che non hanno nessun beneficio dal regime di flat tax. Tutte categorie fragili che senza cessione del credito verranno lasciate fuori da qualsiasi forma di agevolazione in tema di efficientamento energetico, in quanto non titolari di reddito imponibile per compensare il credito con eventuali imposte a debito. 

 Ma adesso che l'Istat abbia spazzato via le bufale spacciate nelle ultime settimane dal governo Meloni, che possiamo definire una vera e propria bomba ad orologeria, siamo sicuri che il governo della prima donna Primo Ministro d'Italia, si renderà conto dell'enorme errore in cui è incappato e si affretterà a riattivare la cessione dei crediti fiscali a partire dai contribuenti più fragili e dagli interventi edilizi più urgenti soprattutto in riferimento alle case popolari degli immobili del terzo settore, per aiutare veramente gli adorati Italiani, e smettere di fare favori agli "odiati" arabi...

Ecco il rapporto ISTAT: 

https://www.istat.it/it/files//2023/03/Istat-memoria-commissione-finanze-camera-2marzo2023.pdf

Follia fossile


Per far fronte all'eccesso di anidride carbonica nell'atmosfera si sta cominciando a progettare la reiniezione del biossido di carbonio nel sottosuolo che rimarrebbe intrappolato e quindi stoccato stabilmente nelle rocce del sottosuolo. Un'altra variante (cosiddetta CCS o carbonio capture and storage)  prevede la compressione e reimmissione della CO2 in pozzi di gas o giacimenti petroliferi esauriti. È il processo diametralmente opposto al fracking ossia il processo di fratturazione idraulica che permette di estrarre lo shale gas e oil che ha invaso tutto il mid West americano in epoca Obama deturpando il paesaggio e devastando il sottosuolo e la sua idrogeologia. 

 


Un infinito scavare buche per poi riempirle in una successione di operazioni senza senso se non quella di preservare la logica del profitto per pochissimi.
In altre parole una vera e propria follia termodinamica.
In realtà per far fronte  all'eccesso di CO2 nell'atmosfera basterebbe letteralmente e semplicemente arrestare le emissioni.
Ma per farlo bisogna accelerare la transizione verso un nuovo modello energetico solare a emissioni zero e a alta intensità di lavoro, superando  definitivamente l'attuale modello emissivo estrattivo minerario a alta intensità di capitali. Questo conviene all'umanità intera ma rimette in discussione i margini di profitto di pochissimi grandi gruppi fossili. 

E allora gli stessi gruppi si ingegnano a trovare fantasiose soluzioni come
la reiniezione del carbonio  in sottosuolo che permettono loro di presentarsi come i detentori della soluzione al problema che loro stessi hanno creato. Ma è credibile che chi ha creato il problema possa anche offrire una efficace soluzione al problema che ha creato?