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domenica 16 febbraio 2014

Il Clima sul clima è cambiato: ritornare allo spirito del 2007



Alcune considerazioni in margine alle consultazioni sulle strategie climatiche europee al 2030 scaturite dall'incontro con la Commissaria al Clima.




Lunedì scorso ho rivisto la Commissaria al Clima Connie Hedegaard che sta facendo un giro delle Capitali europee per raccogliere le impressioni degli attori economici e ambientalisti europei sulla proposta della Commissione Europea in merito alla Comunicazione della Commissione sule strategie climatiche al 2030 (cosiddetto obiettivo intermedio, essendo gli obiettivi abreve (2020) e lungo (2050) termine già stati fissati. Devo dire che Connie mi è sembrata molto scoraggiata, per non dire ammosciata, rispetto alla  fiera combattente per la causa del clima, che avevo conosciuto con Rifkin quando, da Ministra per l'Ambiente della Danimarca stava organizzando la Conferenza Climatica di Copenhagen.

In questo post proverò a spiegare perchè e che cosa sta cambiando in Europa sulle politiche climatiche.


L'occasione dell'incontro era data dalla recente pubblicazione del pacchetto clima-energia 2030, presentato ufficialmente il 22 gennaio scorso. La presentazione ha seguito di poco la pubblicazione dell'ultimo Rapporto sul clima dell'IPCC, il Panel Intergovernativo dell'Onu, che ha lanciato un ulteriore allarme sui livelli di emissione attuali e sui rischi ambientali, economici e sociali del processo di riscaldamento globale. Nel merito del pacchetto condivido totalmente l'analisi di Marica di Pierri, Presidente dell'Associazione ASUD che ha partecipato anche lei alla riunione con il Commissario. Marica è una acuta osservatrice delle problematiche climatiche e energetiche dal punto di vista dlla giustizia ambientale  e in più di una occasione ha dato filo da torcere in televisione a personaggi che la giustisia energetica e l'equilibrio climatico non sanno nemmeno cosa sia. Memorabile rimane un suo battibecco con la ministra del nucleare tale Prestigiacomo, che ne esce disastrata. Se ne avete voglia potete rivederlo alle ore 22:47 di questo clip qui 
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2342a58d-8364-4448-b440-8c2b2b4a186f.html#p=  (Sono due minuti di godimento assoluto) 

Le principali novità contenute nel pacchetto europeo sono in sostanza l'innalzamento dell'obiettivo di taglio delle emissioni al 40% entro il 2030 e il passaggio dal 20 al 27% della percentuale di energia che si prevede debba provenire, entro la stessa data, da fonti rinnovabili, oltre a un generico rafforzamento dell'impegno per l'efficienza energetica.
Pincipali criticità della proposta della Commissione:

-  DISORIENTAMENTO: la strategia europea di riduzione delle emissioni non prevede concrete misure disincentivanti all'utilizzo di fonti fossili per la produzione di energia. Ciò ha reso possibile che documenti di indirizzo come la Strategia Energetica Nazionale italiana (varata nell'agosto scorso) siano puntati sull'espansione della frontiera estrattiva di petrolio e gas piuttosto che su una serrata transizione alle energie rinnovabili; sono inoltre previsti nel piano europeo finanziamenti alla ricerca sull'energia nucleare, nonostante paesi come l'Italia e la Germania abbiano posizioni contrarie all'utilizzo di tale tipo di energia a causa della magnitudo degli impatti in caso di incidente e della difficile gestione delle scorie di lavorazione;

- FINANZIARIZZAZIONE: il cuore della strategia europea di riduzioni è basata sull'utilizzo di strumenti finanziari e meccanismi di mercato come lo scambio di quote di emissione (ETS) e i Redd+. Tali meccanismi rispondono ad una logica di finanziarizzazione della natura, che va affermandosi progressivamente, come più volte abbiamo denunciato a proposito delle negoziazioni sul clima in sede Onu.   Attraverso l'assegnazione di un valore economico al carbonio emesso viene creato un mercato finanziario internazionale ad hoc che si traduce in ulteriore occasione speculativa piuttosto che agire concretamente come deterrente alle emissioni di gas climalteranti. Semplificando: ciascuna impresa può continuare serenamente ad emettere in atmosfera se è più conveniente acquistare crediti di carbonio che mettere in opera politiche aziendali di riduzione concreta.

- INDEFINITEZZA: la definizione di rinnovabili contenuta all'art. 2 della direttiva 28/2009 intitolata “Promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili” è discutibile in quanto rischiosamente ampia. Essa tiene nel novero delle cosiddette rinnovabili tutte le energie non fossili: dal solare a biogas-biomasse e gas di discarica per fare solo alcuni esempi. In altre parole, non distingue tra energie pulite, ovvero producibili senza impatti ambientali, e energie impattanti dal punto di vista ambientale. Ciò ha permesso ad esempio negli anni scorsi l'assegnazione di incentivi CIP6 agli inceneritori di rifiuti così come ha attualmente reso nuova frontiera di speculazione quella legata a biogas e biomasse: solo nella Provincia di Roma sono oltre 160 le autorizzazioni per la costruzione di questo tipo centrali, slegate da qualsivoglia pianificazione energetica territoriale. Altro rischio connesso a tale definizione riguarda l'agricoltura: è allarmante che nella PAC (politica agricola comunitaria) sia previsto un regime speciale per le colture energetiche, a scapito della produzione di cibo e in controtendenza rispetto al necessario rafforzamento delle economie locali contadine.
C'è, di fondo, un sostanziale assoggettamento delle politiche di incentivi e di conversione energetica a logiche di convenienza economica. Ne sono emblematica espressione, tra l'altro, le parole del Vicepresidente della Commissione Europea Tajani secondo cui “bene tagliare le emissioni ma con obiettivi raggiungibili e che non mettano in difficoltà l'industria Ue”.
Come dire: la competitività delle imprese, la crescita del Pil e l'abbattimento dei costi di produzione sono e restano preminenti rispetto all'interesse collettivo a contenere l'aumento delle temperature e allontanare la catastrofe climatica in rapido avvicinamento.

Infine, un'ulteriore riflessione non puntuale ma sistemica. L'emergenza climatica e la crisi energetica legata al picco delle fonti fossili potrebbero e anzi dovrebbero costituire occasione per l'UE di raccogliere una sfida: quella di immaginare e incentivare una transizione energetica non solo legata alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento ma anche alla costruzione di un nuovo modello di produzione, distribuzione e consumo.  Vanno in questo senso le riflessioni orientate ad una produzione energetica distribuita e decentralizzata, particolarmente adatta, ad esempio, all'approvvigionamento domestico e residenziale.
Marica DI Pierri all'incontro con la
Commissaria al Clima Connie Hedegaard
Sotto il nome evocativo di “Democrazia Energetica”, portato avanti da anni dai movimenti sociali di tutto il mondo,  c'è tutta la necessità di ripensare la produzione e l'uso di energia pensando al cittadino non più solo come consumatore, ma come produttore e parte attiva di tutto il processo.  Ancor più perchè ci sono fonti energetiche particolarmente adatte a una transizione di questo tipo, a partire dal solare, come diverse sono le esperienze messe in campo dal basso sul tema: dalle comunità dell'energia, alla cooperative di comunità, ai gruppi di acquisto solare.
Evitare mega progetti, incentivare la microproduzione domestica, investire nella costruzioni di reti intelligenti servirebbe, d'un colpo, a rispondere alla sfida climatica, combattere i monopoli in campo energetico, redistribuire ricchezza e favorire la partecipazione della società civile".

L'analisi di Marica e di ASUD potete trovare formulata in modo più analitico a questa pagina web http://asud.net/pacchetto-ue-2030-e-strategia-europea-sul-clima-le-nostre-perplessita/).


Questa' analisi della proposta della Commissione per il 2030 è  impetosa e fattuale. 

Eppure nel 2007, quando il Parlamento approvò la strategia di breve termine (2020) fu tutta un'altra musica.  All'epoca lo slogan era: "cambiamo l'energia, non il clima!"
Come hanno fatto le cose a cambiare così radicalmente in pochi anni? 
Che cosa è successo in questi anni alla sensibilità europea verso la sostenibilità tanto celebrata in occasione dell'approvazione del 20 20 20   il 7 marzo 2007 durante l'ultima Presidenza tedesca dell'Unione Europea?

E che si può fare per "riscoprire lo spirito del 2007" come proposto da Alfonso Pecoraro Scanio, che ha partecipato anche lui all'incontro e che fu, insieme alla Hedegaard, all'epoca ministro per l'Ambiente della Danimarca,  uno dei ministri determinanti perchè la Presidenza Tedesca decidesse di andare risolutamente verso la sostenibilità. 

E' bene ricostruirlo un po' questo "spirito del 2007. In quel periodo la pressione dei cittadini e la sensibilità popolare verso la sostenibilità rendevano estremamente impopolare la continuazione del modello fossile, quello che a causa della sua intensità di capitali, ha fatto emergere l'economia finanziaria  parassitaria come la conosciamo oggi (8 volte superiore all'economia reale). 

Come ricorda anche da Rifkin nel libro La Terza Rivoluzione Industriale,  (pagg 87 e seguenti) l'incontro fra lui e la Merkel era stato certo determinante per prendere la direzione giusta.
Angela Dorothea Kasner, nata a Amburgo e coniugata in Merkel, aveva conseguito un dottorato in Fisica teorica all'Università di Lipsia e prima di darsi alla politica un mestiere ce l'aveva. Era ricercatrice di Fisica e chimica quantistica all'Università di Berlin-Adlershof. 
Merkel aveva cercato Rifkin, avendone letto le opere, e essendo in grado culturarmente di comprendere i suoidiscorsi sull'entropia e sulla termodinamica  e aveva domandato l'aiuto del nostro ufficio e di Rifkin come  consigliere strategico per ralizzare gli obiettivi occupazionali della sua Presidenza (nonchè del cancellierato) e anche quelli energetici. JEremy aveva accettato non senza qualche iniziale perplessità, vista la delusione patita da Tony Blair e dal New Labor per i quali la nuova frontiera dell'energia era il nucleare e, al massimo, il "carbone pulito" (che Rifkin considerava un ossimoro). Durante l'ultimo semestre del 2006, (Presidenza britannica dell'UE, diretta appunto da Tony Blair) evitammo dunque qualunque contatto con gli inglesi e ci concentrammo a preparare con mesi di anticipo la presidenza UE della Germania. La Merkel aveva la fama immeritata di voler estendere la vita del nucleare tedesco (ormai quasi a fine ciclo). Immeritata perchè effettivamente apparteneva a un partito (la CDU) nuclearista, più per partito preso che non per reale competenza e comprensione delle questioni energetiche.

 La Merkel che invece l'energia la conosceva (era stata anche ministro per l'Ambiente negli anni '90), sapeva che il modello economico basato sull'energia dell'era fossile (e fissile) era in sala rianimazione. Dall'incontro con Rifkin poi era riuscita a ricavare anche la convinzione che se si vuole creare lavoro, bisogna passare  al ciclo completo della Terza Rivoluzione Industriale (fonti rinnovabili+idrogeno+smart grid+edifici a energia positiva+trasporti a zero emission). Quindi nell'ottobre  2006, mentre la presidenza Blair dell'UE si stava impantanando in improponibili scenari nucleari e di sequestro del carbonio, diventando bersagli delle campagne di Greenpeace ("Nuclear is not the Answer), la Merkel invece era pronta per fare il grande salto. Una accelerazione formidabile venne da una serie di fatti: a febbraio 2006 era intrato in vigore (grazie all'azione incessante dell'UE) il protocoll0o di Kyoto per la limitazione delle emissioni climalteranti, e la sua parte l'aveva fatta anche il cosiddetto Rapporto Stern, che dimostrava le consegunze sull'economia mondiale (in termini di PIL) del cambiamentoclimatico
http://mudancasclimaticas.cptec.inpe.br/~rmclima/pdfs/destaques/sternreview_report_complete.pdf 

mentre Al Gore, finalmente libero da qualunque falsa diplomazia o necessità di compromesso, cominciò a dire le cose come stavano davvero sulle responsabilità industriali del cambiamento climatico e  imperversava per tutto il mondo con la sua presentazione  e il suo  film "An unconvenient truth"
che gli fecero vincere l'Oscar e il Nobel.  Insomma nel 2007 si era messa in moto una dinamica positiva a livello mediaticoe e conseguentemente di opinione pubblica mondiale.  Le lobby del fossile erano diventate estremamente impopolari. Ricordo che a Bruxelles non riuscivsno più a organizzare un evento credibile. Erano diventato "personae non gratae" sia come lobbisti che come "consiglieri"... Questo ci permise di far passare la Dichiarazione Scritta sulla Terza Rivoluzione Industriale con 420 firme di eurodeputati che segno' il momento più alto di quel clima http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?language=en&type=IM-PRESS&reference=20070516IPR06751

Solar cooling, tecnologia di aria condizionata solare
sviluppata dal Fraunhofer Institute di Friburgo - Germania
Alan Ford, un mito delle mie letture giovanili
Io fui impegnato per mesi in quella battaglia e ricordo che era difficile trovare lobbisti avversari nei corridoi del palazzo a Bruxelles (c'erano ma erano ben nascosti e avevano perduto influenza sui processi decisionali perchè un impetuoso movimento di cittadini e anche di media (senza non si va da nessuna parte!) era riuscito a condizionare (come sempre dovrebbe essere) le decisioni della politica europea. Oggi, purtroppo c'è stato un riflusso, e assistiamo a una ripresa di influenza delle lobby fossili e fissili (potentissime e ricchissime). E' vero che con il mio ufficietto da Alan Ford a Bruxelles con due assistenti e una segretaria part time nel 2007 queste lobby le avevamo sconfitte creando una vasta coalizione di interessi che andavano dagli ambientalisti, alle cooperative, all'indutria delle rinnovabili e dell'idrogeno, agli organizmi della cooperazione internazionale, alle grandi aziende dell'elettronica e di internet. Ma è anche vero che avevamo vinto una bayttaglia, non la guerra. Quella guerra oggi è ancora in corso, e come ha confermato Connie Hedegaard, rispondendo a Alfonso Pecoraro Scanio che aveva perorato un ritorno allo spirito del 2007, (cito a memoria) : "Alfonso, dal 2007 a oggi è cambiato tutto. Allora si respirava un altro clima (appunto), i governi erano inclini a considerare le politiche climatiche come una parte fondamentale dell'integrazione europea. Oggi, con la crisi è diventato tutto un "sis salvi chi può" e i lobbisti dei monopoli energetici sono ritornati in forze a riprendere il terreno che avevano perduto nel 2007. E come possono farlo? Da un lato domandando di rivedere al ribasso gli obiettivi del 20 20 20, dall'altra, annacquando gli obiettivi intermedi, questi del 2030, appunto!" 

Mi si è stretto il cuore a sentire quella che era la potentissima Connie Hedegaard, "Deus ex Machina" della conferenza Climatica di Copenhagen, ammettere che c'è stato un tale capovolgimento di fronte.
Mi sono improvvisamente reso conto che  il mio ufficietto da Alan Ford a Bruxelles non è e non sarà mai più sufficiente a contrastare lo strapotere dei monopoli energetici. Che quello che è successo nel 2007, è stato determinato da una serie di circostanze irripetibili (fra cui anche l'infaticabile sforzo personale di Jeremy Rifkin e mio)

Il mio ufficio di Bruxelle, cane compreso.
Rifkin è il primo in basso a destra
Mi rendo conto che nel frattempo abbiamo visto una serie di false partenze, operazioni di speculazione su grandi impianti rinnovabili, su cui si sono innestate manipolazioni mediatiche che hanno ribaltato la realtà inquinando l'opinione pubblica con false informazioni tipo che le rinnovabili sono costose, o che non possono raggiungere massa critica e coprire il fabbisogno industriale di un mondo moderno e un'economia globale. E' vero esattamente il contrario. 
E cioè che le rinnovabili sono molto meno costose sull'intero ciclo di vita perchè dopo i costi di impianto non hanno costi di approvvigionamento (il sole e il vento sono gratis e arrivano sulla terra in quantità 15.000 volte superiori al nostro fabbisogno). 
Insomma quello che Rifkin chiama "l'internet dell'energia", ha anche e innanzitutto un senso economico ma queste verità sono occultate da una una cupola mediatica-informativa di proporzioni globali che occupa tutti gli spazi e aiuta le grandi lobby energetiche a riportare indietro le lancette dell'orologio della storia. 
Livio de Santoli alla presentazione del suo
 libro "Le Comunità dell'Energia", quello giallo
in mano a Zingaretti, con Carlo Petrini
Naturalmente questa operazione non fermerà la storia, ma permetterà loro di guadagnare tempo e spremere il limone fossile e fissile fino alle ultime gocce perchè lo sanno anche loro che il loro modello è finito non solo per la sua ingiustizia economica ma anche e soprattutto perchè ha raggiunto i limiti della sua efficienza (come spiega benissimo Livio de Santoli, coautore con me di Territorio Zero,  nel suo libro precedente  "Le Comunità dell'Energia")                                                 .
Un flash mob dell'Azione energia Solare contro
il governo dei fossili a Roma Zero Emission
Conferenza per il conto energia
con Jeremy Rifkin invitato dal Ministro
Pecoraro Scanio
A fronte di tutto questo vedo le organizzazioni dell'industria delle rinnovabili accusare il colpo, barcollare, rifiutarsi (per codardia o per incapacità) di restituire colpo su colpo facendosi portatrice di un nuovo, diverso modello, il distribuito. Vedo cose incredibili come ad esempio i grandi monopoli energetici entrare con il loro modello centralizzato, nell'energia rinnovabile per sua natura distribuita, snaturandola e contribuendo all'operazione mondiale di "smearing" a suo danno architettata dai registi del pensiero fossile. Questo si manifesta a livello Europeo, dove l'EREC, European Renewable Energy Council, continua a difendere interessi di categoria come se fosse una rappresentanza industriale come tutte le altre invece di capeggiare lo schieramento per la proposizione del modello alternativo e distribuito. Non mi meraviglia. Se si pensa che l'ENEL ha preso la testa dell'EPIA - European Photovoltaic Industry Association, (ora non più ma si sono perduti due anni), e l'EPIA è un membro fondamentale dell'EREC. E vedo che in Italia dopo anni di lotte fratricide e "disunioni che fanno le debolezze" (Assosolare, APER, Assoenergie future, ATER, Assoelettrica, GIFI-ANIE-IFI e chi più ne ha più ne metta) la rappresentanza del settore è frammentato e non esprime il potenziale delle industrie della Terza Rivoluzione Industriale, decredibilizzandolo come interlocutore delle decisioni politiche (il che spiega come il governo abbia potuito fare una serie di "porcate" in questo settore inimmaginabili in altri settori, tipo revisioni retroattive degli incentivi e delle condizioni, accorciamenti pretestuosi dei periodi di vigenza degli incentivi, aumento del carico burocratico a livelli asfissianti, determinazione dell'erogazione di nuovi incentivi ai fossili (si chiama capacity payment), in cui si sono avvicendati in una commovente gara di solidarietà con gli interessi di ENEL e ENI, tutti  e dico tutti gli attori politici, a cominciare da quel Bersani che ostacolò al massimo il conto energia progettato da Pecoraro Scanio arrivando (lui e i suoi "scagnozzi" catechizzati a dovere dai monopoli energetici) ad accusare il Ministro dell'ambiente perchè poneva degli obiettivi al 2020 (6 GW) che loro dicevano (sempre imbeccati dall'ENEL) non sarebbero stati mai raggiunti (e sono stati raggiunti con 10 anni di anticipo, oggi siamo a 18 GW!!! non ho ancora sentito i "mea culpa" di questa gente eppure li ricordo bene come facevano i mastini rabbiosi contro lo staff di Pecoraro Scanio, reo di non essere "realista"). 
L'ultimo ministro per l'ambiente che ci sia stato in
Italia., che fatto partire la green economy nonostante
lo smacchiatore di giuaguari come MISE.
Oggi la Green Economy è praticamente morta in Italia perchè a fare le politiche energetiche si sono succeduti da allora personaggi improbabili, incompetenti, o peggio asserviti agli interessi delle banche o dell'ENEL, come Berlusconi, Romani, Prestigiacomo, Passera, Monti (che nella sua agenda Monti sotto la voce "Economia verde" enumerava allegramente trivellazioni, gas, carbone e ci ha risparmiato il nucleare solo perchè 27 milioni di cittadini avevano appena detto NO!!!! nel secondo referendum contro il nucleare del giugno 2011), Clini, Letta, Zanonato, e Orlando. In queste condizioni poi vedo il coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili e e Efficienza Energetica) azzeccare l'acronimo ma sbagliare tutte le altre scelte. Come si può tollerare che vi entri anche l'ENEL? Non si è ancora capito che con quest'ENEL, l'ENEL del capacity payment, del ricatto occupazionale per spaccare il sindacato, delle scelte fossili fino alla fine, delle 10 centrali nucleari già pianificate e stoppate, ripeto, solo dai cittadini con il referendum,  nessun compromesso, nessuna collaborazione è possibile? 
Con il cavallo di Troia dell'ENEL  in pancia, questo coordinamento non può andare molto lontano e infatti non ci è andato.  
Non solo non ha ottenuto niente ma ha perso tutte le battaglie compresa quella sull'estenzione del "bonus Fiscale" per le ristrutturazioni energetiche 
(vedere al riguardo questo accorqto intervento del senatore Gianni Girotto M5S  http://www.youtube.com/watch?v=4s6u33-3vZE )


Allora come riscoprire lo spirito del 2007 in queste condizioni desolanti? A mio modesto avviso, ricomnciando dal basso. Dai cittadini. Portando il livello dello scontro con i monopoli energetici ai livelli che sono sottosoglia riespetto agli standard operativi dei grandi monopoli. Se necessario facendo anche ricorso a una sana disobbedienza civile  contro norme assurde e burocrazia Kafkiana che rendono più complicato fare un impianto fotovoltaico sul tetto che impiantare una centrae a turbo gas o a oli combustibili. Ricominciamo dall'economia locale, dalle banche del riuso, daigruppi di acquisto solidale per prodotti agricoli e no, dalla valorizzazione delle risorse del nostro territorio.  Ricominciamo dai 7 milioni di italiani che hanno votato contro il nuc.leare nel 2011 e che ancora stanno aspettando risposte.
Il movimento è già cominciato. Dobbiamo solo assecondarlo e accelerarlo
Oggi la Green Economy è praticamente morta in Italia perchè a fare le politiche energetiche si sono succeduti da allora personaggi improbabili, incompetenti, o peggio asserviti agli interessi delle banche o dell'ENEL, come Berlusconi, Romani, Prestigiacomo, Passera, Monti (che nella sua agenda Monti sotto la voce "Economia verde" enumerava allegramente trivellazioni, gas, carbone e ci ha risparmiato il nucleare solo perchè 27 milioni di cittadini avevano appena detto NO!!!! nel secondo referendum contro il nucleare del giugno 2011), Clini, Letta, Zanonato, e Orlando. In queste condizioni poi vedo il ccordinamento FREE (Fonti Rinnovabili e e Efficienza Energetica) azzeccare l'acronimo ma sbagliare tutte le altre sclte. Come si può tollerare che vi entri anche l'ENEL? Non si è ancora capito che con quest'ENEL, l'ENEL del capacity payment, del ricatto occupazionale per spaccare il sindacato, delle sclte fossili fino alla fine, delle 10 centrali nucleari già pianificate e stoppate, ripeto, solo dai cittadini con il referendum,  nessun compromesso, nessuna collaborazione è possibile? Con il cavallo di Troia dell'ENEL  in pancia, questo coordinamento non può andare molto lontano e infatti non ci è andato.  Non solo non ha ottenuto niente ma ha perso tutte le battaglie compresa quella sull'estenzione del "bonus Fiscale" per le ristrutturazioni energetiche (vedere al riguardo questo accorato intervento del senatore Gianni Girotto M5S  http://www.youtube.com/watch?v=4s6u33-3vZE )


Mercatino dell'usato a Milano
Allora come riscoprire lo spirito del 2007 in queste condizioni desolanti? A mio modesto avviso, ricomnciando dal basso. Dai cittadini. Portando il livello dello scontro con i monopoli energetici ai livelli che sono sottosoglia riespetto agli standard operativi dei grandi monopoli. Se necessario facendo anche ricorso a una sana disobbedienza civile  contro norme assurde e burocrazia Kafkiana che rendono più complicato fare un impianto fotovoltaico sul tetto che impiantare una centrae a turbo gas o a oli combustibili. Ricominciamo dall'economia locale, dalle banche del riuso, daigruppi di acquisto solidale per prodotti agricoli e no, dalla valorizzazione delle risorse del nostro territorio.
Un mercato della terra
 Ricominciamo dai 7 milioni di italiani che hanno votato contro il nuc.leare nel 2011 e che ancora stanno aspettando risposte.
Il movimento è già cominciato. Dobbiamo solo assecondarlo e accelerarlo. 

monopoli, e i loro interessi inconfessabili si battono solo dal basso, con un infaticabile lavoro piazza per piazza quartiere per quartiere, casa per casa, persona per persona.  

E poi bisogna portare la battaglia nelle aule del Parlamento Europeo con una pattuglia di eurodeputati consapevoli della posta in gioco e competenti in queste problematiche su cui si stanno giocando i destini dell'economia globale.

Non c'è tempo da perdere!
La Hedegaard lassù a Burxelles è sempre più sola. 
E sempre più depressa. 

Connie Hedgaard. Non lasciamola sola!










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