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lunedì 6 agosto 2012

Vendola, l'ILVA e la pastorizia...


Il caso ILVA non finisce più di mietere vittime. L'ultima in ordine di tempo è Nichi Vendola. 

Dico subito a scanso di equivoci e strumentalizzazioni che il MIO Presidente, per me rimane  il miglior Presidente di regione italiano.  Ciò detto è impossibile non rilevare il suo violento scivolone quando, richiesto di commentare la proposta di chiudere l'ILVA per i danni all'ambiente,  Vendola ha detto che gli ambientalisti sono tutti pieni di pregiudizi e che non possiamo riconvertire 20mila lavoratori alla pastorizia (leggere per credere:  

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/464168/). 

A parte l'offesa al degnissimo settore della pastorizia che potrebbe far saltare la mosca al naso a più di un Carlin Petrini, è stupefacente un tale appiattimento di Vendola su posizioni talmente retrive da mettere  in luce un suo vero e proprio ritardo culturale (per uno come Vendola è un paradosso lo so, ma è così). 

Infatti, da Vendola mi sarei aspettato che prendesse al balzo la palla della crisi dell'acciaio per farci vedere il futuro dell'industria: mi sarei aspettato che si fosse dimostrato attento lettore dell'ultimo Rifkin.

L'acciaio ha prosperato come metallo tipico dell'era del petrolio, e della seconda rivoluzione industriale, ed è destinato a  seguire il petrolio nella sua crisi entropica, e la sua progressiva marginalizzazione nei processi produttivi della terza rivoluzione industriale fino all'inevitabile scomparsa. Infatti il 3D printing e altre  innovazioni ormai sul mercato, si avviano a sconvolgere i processi produttivi basati sulla dissipazione e l'entropia, come quelli del petrolio e dell'acciaio.

Il presentatore americano Jay Leno con una stampante 3D

L'industria automobilistica del futuro, quella che sta già progettando lo sbarco di auto a idrogeno e elettriche nei concessionari per il 2015 (quindi non la FIAT :-(   )  utilizzerà sempre più nuovi materiali, quali la fibra di carbonio, plastica, magnesio alluminio, e i cosiddetti "lightweight materials" Così anche l'industria delle costruzioni e tutte le altre industrie ad alta intensità di acciaio. Questo prodotto,diventerà sempre più  di nicchia, nel mondo che si appresta a produrre attraverso la Stampa tridimensionale.. http://cetri-tires.org/

press/2012/
jeremy-rifkin-su-the-world-financial-review-come-internet-lelettricita-pulita-e-la-stampa-3d-stanno-promuovendo-unera-sostenibile-di-capitalismo-distribuito/?lang=it  

Se ne comincia a parlare anche in Italia: http://qualenergia.it/

articoli/
20120406-rete-rinnovabili-stampanti-3d-la-rivoluzione-secondo-rifkin

Certo, non tutto è progressivo anche nella stampa tridimensionale, come dimostra il fatto che si stanno cominciando a "stampare" anche oggetti non proprio amichevoli come le armi (vedasi questa  mitragliatrice "stampata" e perfettamente funzionante 

http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/07/29/foto/le_armi_ora_si_stampano_in_3d-39852955/1/?ref=HRESS-26). Ma resta il fatto che la tecnologia ormai c'è e promette processi produttivi a zero rifiuti, zero emissioni e altissima efficienza energetica. 

Tutto il contrario dell'ILVA di Taranto. 

La "fabbrica delle nuvole" - Definizione dei bambini tarantini 

Da uno come Vendola mi aspetterei che prendesse la bandiera di questa battaglia di avanguardia, anziché restare aggrappato alle palle di Angeletti per l'ultima battaglia di retroguardia di una guerra ormai persa, (ma che può causare ancora molte vittime...).  Certo, poi bisognerebbe spiegare ai Tarantini, che la loro città è stata massacrata dalla "fabbrica delle nuvole" per  produrre un materiale che è destinato a scomparire,  soppiantato da materiali  più leggeri, resistenti, duttili, e, soprattutto più moderni...  Chi glie lo dice che l'ILVA è destinata a chiudere comunque schiacciata dal peso storico della sua inadeguatezza tecnologica e arretratezza industriale, prima ancora che dalla sua pericolosità? Io penso che uno come Vendola potrebbe dirlo. Potrebbe mettersi alla testa di un grande processo storico di modernizzazione  delle strategie produttive del territorio pugliese e conseguente riconversione dei processi produttivi, cogliendo una altrettanto grande occasione di ridefinizione e riorganizzazione della formazione professionale e del sapere  tecnico locale, magari illuminando in questo anche la strada di quel  sindacato che  continua a tenere  gli occhi troppo bassi e la schiena troppo china, schiacciato dal ricatto occupazionale e da dio sa cos'altro!  

1 ottobre 2011, Vendola a Piazza Navona:
"Dobbiamo ricominciare dalla biosfera..."

Ma per far questo Vendola  deve innanzitutto ritornare a guardare alla pastorizia con altri occhi. E alla pesca. E all'agricoltura. E all'enogastronomia, al turismo, alle risorse culturali locali.. Ce la farà? Io credo di si. Basterebbe che riascoltasse il suo discorso di Piazza Navona di meno di un anno fa, specialmente in quella parte che cominciava con le parole "Dobbiamo ricominciare dalla biosfera..." 


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