martedì 5 marzo 2019

L'UNICA ILVA "ECOCOMPATIBILE" E' L'ILVA CHIUSA!

Ha fatto il giro del web l'immagine delle mamme di Taranto che vanno a chiudere l'ILVA. 
Ebbene si l'hanno proprio chiusa materialmente mettendo dei bei lucchetti al cancello di uscita del settore dirigenti. 

Ma per capire l'esasperazione dei genitori di Taranto bisogna fare qualche passo indietro.


Innanzitutto bisogna contestualizzare l'ILVA nel suo tessuto urbano: un vero e proprio stupro alla città. 

Da decenni è stato imposto ai tarantini di sopportare malattia e morte in nome della strategicità della siderurgia e dello stipendio di chi ci lavora. 
Immancabilmente gli industrialisti, i sindacati e il mondo confindustriale che sull'acciaio e le sue laute sovvenzioni pubbliche ci marciano, hanno risposto per anni a chi domandava la chiusura del "mostro" (come lo ha chiamato Federico nel suo commovente disegno prima di morire)  "si chiudiamo l'ILVA e poi veniamo a mangiare a casa tua..." dimenticando che l'ILVA è un carrozzone assistito ormai incapace di produrre utili ma solo perdite poi ripianate dallo Stato con i Decreti Salva ILVA, per cui, in realtà già mangiate a casa nostra cari "ILVISTI", perchè i vostri salari li paghiamo noi con i soldi delle tasse visto che l'ILVA non  in grado di stare sul  (famoso) mercato. 
Il disegno di Federico


Infatti il lavoro è in perdita per cui ogni anno da ben 11 anni è lo stato che deve intervenire per iniettare liquidità in una impresa che, più che strategica, a me pare in rianimazione. Sono ben 11 infatti i decreti salva ILVA costati una media di 1 miliardo di euro l'uno all'erario (altro che strategicità dell'acciaio!) che hanno permesso di tenere aperta l'ILVA a Taranto. E' molto interessante al riguardo lo studio condotto dalla Associazione Giustizia per Taranto, che rivela i costi reali sopportati dalla collettività per tenere aperto il "mostro" ILVA.

https://www.scribd.com/document/377124680/Piano-Taranto

Ma il dramma non è solo economico. Anzi è principalmente ambientale e sanitario. Le statistiche sono da brivido. 800 bambini morti negli ultimi 10 anni per malattie soprattutto polmonari e oncologiche e decine di migliaia di persone malate. L'ILVA ha trasformato Taranto in un immenso ospedale con annesso obitorio.

Questo è stato riconosciuto due settimane fa anche dalla

Corte Europea per i Diritti dell'UOMO (CEDU) di Strasburgo, che ha decretato che lo Stato Italiano autorizzando le emissioni dell'ILVA ha violato i diritti umani dei tarantini  


Lo Stato secondo la CEDU, non ha predisposto un quadro normativo ed amministrativo “idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli sulla vita e sulla salute dei residenti derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva, nonché, la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare per aver tenuto − grazie ai ripetuti decreti c.d. “salva Ilva” − “l’impianto in funzione sotto la propria gestione a dispetto della normativa europea e delle decisioni della magistratura volte a sospendere l’attività del siderurgico e per aver omesso di informare la popolazione locale dei rischi derivanti dall’esposizione prolungata agli agenti inquinanti emessi dall’Ilva”.
Lina Ambrogi Melle
Il Governo italiano, consentendo all’Ilva di proseguire l’attività industriale, ha determinato la perdurante situazione di grave inquinamento delle aree limitrofe al siderurgico e subordinato la tutela della vita e della salute dei residenti ad asserite esigenze produttive.
Ma le iniziative dei cittadini non si sono fermate a Strasburgo, ma sono arrivate fino a Mattarella: Infatti è stato presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica, con la richiesta di sospensiva, avverso il DPCM del 29 settembre 2017 che contiene il piano ambientale dell'Ilva. Gli stessi cittadini sempre per iniziativa della instancabile professoressa  Ambrogi Melle, avevano già presentato un atto di intervento «ad adiuvandum» nei giudizi promossi, dinanzi al Tar Puglia di Lecce, dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, avverso lo stesso Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, a cui hanno aderito anche Giustizia per Taranto, Peacelink e Fondo Antidiossina, .
Nel frattempo, bisogna saper che si sono inventati anche i Wind Days: infatti nei giorni in cui il vento tira da Nord spargendo sulla città polveri pericolose e di nuovo scuole chiuse al quartiere Tamburi, il più vicino all'Ilva.  il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ordina di chiudere le scuole per evitare di esporre i più piccoli a sostanze pericolose contenute nelle polveri sollevate dal vento. Questo è già successo un centinaio di volte dal 2016, e ormai sta esasperando i cittadini perchè blocca le loro vite!

Mercoledì 17 e giovedì 18 gennaio al Tamburi scuole chiuse e genitori arrabbiati. "E' la decima volta dall'inizio dell'anno scolastico che il diritto allo studio viene negato - scrive una mamma su Facebook - perché i bambini del Tamburi devono essere diversi da tutti gli altri?".
 

Nei giorni in cui il vento soffia da Nord, Nord-Ovest, oltre alle
limitazioni del traffico l'Asl suggerisce alcune prescrizioni per la tutela della salute, come tenere chiuse le finestre e limitare le attività all'aperto negli orari ritenuti più pericolosi, cioè tra le 12 e le 18. Suggerimenti indicati soprattutto per le fasce più a rischio, soggetti asmatici, cardiopatici, anziani e bambini, da proteggere, secondo Arpa e Asl che hanno elaborato il piano, non si può aprire le finestre, non si può andare a scuola, non si può giocare nei parchi, non si può neanche uscire di casa.

Insomma non volendo chiudere l'ILVA, si chiude TARANTO!



Eppure le cose sarebbero andate molto diversamente se fossero state seguite le prescrizioni della Commissione AIA
del 2007 voluta dall'allora Ministro Alfonso Pecoraro Scanio e presieduta dall'avvocato Maurizio Rizzo Striano e dal prof. Erasmo Venosi, che prevedeva la copertura e anche la pavimentazione dei parchi minerari, il divieto di utilizzo del petcoke perche' l'uso di questa sostanza al posto del carbone produce il benzo(a)pirene,
L'avvocato Maurizio Rizzo Striano

il monitoraggio in continuo della qualità dell'aria nelle cokerie, il divieto di discarica illegale ( la famosa Mater Gratiae)
e il contenimento delle emissioni in limiti talmente stringenti che l'ILVA per rispettarli avrebbe dovuto spendere più soldi di quanto guadagnava, e quindi avrebbe chiuso. Proprio per questo le lobby industriali fecero fiamme e fuoco contro questa AIA e contro i Ministro Pecoraro Scanio e tutto il governo Prodi.

Il fisico Erasmo Venosi
Che infatti cadde anche per questi "eccessi ambientalisti" (come venivano definiti in quel periodo le giuste posizioni di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini posti al centro dall'azione del Ministero di Pecoraro).
Dopo il ritorno al potere del centro destra di Berlusconi, (che invece di ambizioni ambientaliste non ne aveva alcuna,  tanto che tentò perfino di reintrodurre il nucleare e venne sonoramente sconfitto dal referendum del giugno 2011)  e dopo che si fu insediata al Ministero dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, uno dei primi atti della ministra berlusconiana fu l'annullamento dell'AIA del precedente Ministro (che non era ancora conclusa) e la richiesta di una nuova AIA (di comodo) a personaggi che poi sono stati inquisiti tanto che l'Espresso il 7 novembre 2008 vi ha dedicato un intero servizio intitolato "GIOCHI DI PRESTIGIACOMO" (vedere articolo in fine pagina).
in cui si afferma che la nuova Ministra riempì la Commissione AIA di pregiudicati e personaggi sotto inchiesta dai curriculum discutibilissimi e infarciti di rapporti con le lobby e che nel frattempo. 

Infatti (ci ricorda l'ESPRESSO) "21 membri della Commissione IPPC (Direttiva Europea per la prevenzione e il controllo integrati dell'inquinamento (Integrated Pollution Prevention and Control Directive), a suo tempo nominata da Prodi, e che in meno di un anno avevano chiuso 78 istruttorie, hanno fatto ricorso al TAR contro la loro estromissione decisa dal ministro Prestigiacomo. I membri dell'ex organismo azzerato erano tutti studiosi di chiara fama". 
Quest'AIA della Prestigiacomo non prevedeva nulla di tutto ciò ma prevedeva ancora prescrizioni ambientali che all'ILVA non piacevano, e che vennero progressivamente eliminate fino ad arrivare  all'attuale accordo ambientale che è stato predisposto da Calenda e che prevede perfino l'immunità penale per l'ILVA (il che renderebbe impossibile oggi inchieste come "Ambiente Svenduto" della Giudice Todisco).
Patrizia Todisco

In più, come se non bastasse, Calenda previde (e Di Maio ha scandalosamente confermato), oltre all'immunità penale anche una specie di immunità civile. 

In altre parole, l'accordo che aggiudicava ILVA alla Arcelor Mittal prevedeva che in caso di disaccordo sulle prescrizioni ambientali, invece di andare dal Giudice ordinario, ci si sarebbe affidati a un arbitrato, di un certo Maurizio  Onofrio, un professore torinese  
il consulente ILVA Maurizio Onofrio
che aveva condotto nel periodo compreso tra l’agosto 2013 e il febbraio 2015 una ricerca per l'ILVA sui picchi di diossine a Taranto, e aveva concluso che tutta la diossina di Taranto" non ha nulla a che vedere con l'ILVA ma che probabilmente è dovuta all'eccesso di traffico e di caldaie domestiche a carbone." 

Si legge infatti nel suo studio “si può affermare che quanto riscontrato in Tamburi è conseguenza di apporti di origine diversa da quelli riferibili all’area Ilva. Possibili sorgenti alternative pr spiegare i picchi di diossina possono essere i gas di scarico di veicoli diesel e la benzina verde, le caldaie industriali a combustibile liquido, gli inceneritori di rifiuti, oltre alla combustione di legno e caldaie a carbone”.
UN VERO SCANDALO!
(vedere in fine articolo per i link)
Tutto questo sarebbe passato sotto silenzio se l'ex direttore
Giorgio Assennatto
dell'ARPA Puglia, Giorgio Assennato, non avesse sollevato un putiferio a proposito della nomina a arbitro di Onofrio che conosceva bene perchè l'ARPA sotto la sua direzione, aveva scritto nel rapporto sulla diossina che "La concentrazione di diossine ha raggiunto livelli così elevati da essere confrontabile solo con materiali polverulenti contaminati in misura estremamente alta, quali le polveri di abbattimento dell’impianto di sinterizzazione dello stabilimento siderurgico” . 


Il caso è stato portato in parlamento dal deputato del PD Ubaldo Pagano e adesso indiscrezioni non confermate affermano che pare che Onofrio
Ubaldo Pagano
verrà rimosso essendo venuta alla luce la sua condizione di plateale conflitto di interessi.
E qui veniamo ai fatti dei giorni nostri. Mentre la Ministra per il SUD Barbara Lezzi definiva il mostruoso impianto "ecocompatibile" (che è uno sforzo semantico per non dover usare il termine  "ambientalizzazione" contro cui i grillini hanno
sparato a alzo zero quando peroravano la chiusura del sidrurgico), e il Sindaco di Taranto emetteva l'ennesima ordinanza Wind Days, di chiusura delle scuole e di divieto di circolazione all'aria aperta, la cittadinanza si mobilitava per ricordare i piccoli angeli che non ci sono più.



E così ieri, solo 3 giorni dopo che migliaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata in memoria dei bambini di Taranto che non ci sono più, "uccisi" dall'ILVA, i genitori di Tamburi sono
insorti e al grido di "La chiudiamo noi l'ILVA!!!" e sono andati a compiere il plateale gesto dimostrativo della apposizione di un catenaccio al cancello dirigenti. 
Il loro gesto rappresenta plasticamente quello che i sostenitori della Terza Rivoluzione Industriale vanno dicendo da anni: l'ILVA rappresenta un modello industriale passato, superato finito e volerlo tenere in piedi a tutti i costi nell'interesse di pochissimi gruppi industriali è CRIMINALE. Ma chiudere l'ILVA non è solo un fatto di giustizia umana, ma anche di convenienza economica e progresso. Infatti non ha nessun senso spendere decine di miliardi per rendere "ecocompatibili" degli impianti atti a produrre acciaio, quando questo materiale serve principalmente per i gasdotti e l'industria fossile (peggio mi sento: una porcheria che giustifica un'altra porcheria!). La maggior parte delle auto, degli aerei, degli elettrodomestici e di tutto quello che negli anni 60/70 si faceva con l'acciaio oggi si fa con nuovi materiali (fibra di carbonio, bio polimeri, leghe conduttive, canapa etc) e nuovi processi (stampa 3D, manifattura additiva, processi digitali etc). L'ILVA è, come diceva il povero Federico, un mostro. 


E per essere più precisi, un dinosauro che non vuole estinguersi, anche se l'asteroide già illumina il suo campo visivo. Facciamo in modo che il dinosauro non faccia altre vittime prima di soccombere al progresso e inginocchiarsi al futuro. 
Uccidiamo il mostro, chiudiamo l'ILVA e lanciamo Taranto verso un futuro post carbon digitale, sharing, circolare. 

Questo ci dicono quei genitori di Taranto che mettono lucchetti alla gabbia del mostro! 

Che l'unica ILVA ... "ecocompatibile" è l'ILVA ... CHIUSA!


Ulteriori riferimenti:

SULLA PROTESTA CON CHIUSURA ILVA:
(vedi https://foto.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_i_genitori_tarantini_chiudono_lo_stabilimento-4339416.html?idArticolo=4339407&_ga=2.86089880.106160412.1551781016-797464669.1551781015 )


https://www.studio100.it/vi-chiudiamo-gesto-simbolico-cittadini-del-rione-tamburi/

SU PRESTIGIACOMO:
http://espresso.repubblica.it/archivio/rubriche/2008/11/07/news/giochi-di-prestigiacomo-1.10766

SULL'ARBITRO GIOCATORE 
https://energiaoltre.it/ilva-arbitro-ambientale-e-un-giocatore-in-campo/?fbclid=IwAR3Vi8w1aHuDxyK-uH_IXIAI3e4HQ-8gwCRkiuLPPQcb9q5Nw4BQNJsrv3o

https://www.tarantobuonasera.it/news/cronaca/760701/larbitro-ambientale-e-la-perizia-pro-ilva-il-caso-in-parlamento
SULLA FIACCOLATA
http://www.inchiostroverde.it/2019/02/25/ex-ilva-a-taranto-una-fiaccolata-per-i-bambini-che-dovevano-vivere/

SULL'ILVA ECOCOMPATIBILE DELLA LEZZI
https://www.corriereditaranto.it/2019/03/02/ex-ilva-ministro-lezzi-pue-essere-ecocompatibile-toglieremo-immunita-penale/


SUL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

http://www.inchiostroverde.it/2019/01/24/ex-ilva-ambrogi-melle-sentenza-cedu-accerta-le-violazioni-dei-diritti-fondamentali-alla-vita-ed-alla-salute/

https://www.radioradicale.it/scheda/563893/caso-ilva-la-sentenza-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo?fbclid=IwAR0vuZamN1yROW0tzQADy0nfn3XWquP1GakZNhGEvxpWruSmAApoMpd8Qak

SUI WIND DAYS
https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/01/17/news/taranto_wind_day_chiusura_scuole-186657949/




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venerdì 15 luglio 2016

POI VENGO A MANGIARE A CASA TUA!!!

"Poi vengo a mangiare a casa tua!". Non c'è discussione sull'ILVA in cui a un certo punto non ci sia un interlocutore contrario alla chiusura dell'ILVA che tira fuori questa frase. Non si rende conto, il tapino, che son già anni che sta mangiando "a casa nostra". 
Infatti se facciamo i conti di quanto sono costati ai contribuenti italiani 10 decreti salva ILVA vedremo con assoluta chiarezza che sono anni che il salario dei dipendenti ILVA glie lo paghiamo noi, per tenere in vita un baraccone ormai in perdita (sono anni che l'ILVA perde 2,5 milioni di euro al giorno, e sono 3 anni che la società non presenta il bilancio), ma non viene lasciata fallire perchè "la siderurgia è strategica per il Paese" e perchè "bisogna salvaguardare l'occupazione".
La domanda è: ma tutti questi soldi (oltre 300 milioni solo nel nono decreto Salva ILVA) non avrebbero potuto essere impiegati per sviluppare un piano economico alternativo e moderno che avrebbe prodotto molti più posti di lavoro stabili qualificati e puliti? E' evidente che non c'è nessuna volontà politica di ottenere questo obiettivo, mentre invece è fin troppo chiaro che si vuole andare avanti con decreti a pioggia (e nella pioggia gli "amici" riescono sempre a bagnarsi).

Infatti l'ILVA ha sempre funzionato come una gigantesca idrovora di trasferimento di soldi dalle casse pubbliche alle tasche private.
Quando Prodi la privatizzò, praticamente la regalò ai Riva, che sborsando 1649 miliardi di lire acquisirono una azienda che di miliardi ne guadagnava 9000 all'anno. La società Riva Fire passò in pochi mesi dall'utile consolidato di 157 miliardi del 1994 ai 2.240 miliardi del 1995, e l'utile netto salì da 112 a 1842 miliardi di lire in un solo anno. Questo fiume di soldi finì direttamente in conti cifrati della famiglia Riva nei paradisi fiscali attraverso un sistema di scatole cinesi e otto trust finanziari e nel 2009 Berlusconi permise il rientro (illegale in quanto i capitali erano intestati fittiziamente)  di decine di miliardi che erano stati ottenuti a prezzo del disastro ambientale e sanitario di Taranto, sulla pelle, sul sangue e le sofferenze dei tarantini.
l'ILVA va chiusa e bonificata non solo perché è uno stabilimento killer ma anche perché rappresenta un mondo industriale in agonia ormai totalmente superato dall'evoluzione tecnologica, una azienda che non ha più nessun senso economico a meno di poter fare economie a discapito della tutela ambientale e della salute pubblica dunque ha senso in paesi dove tutela ambientale e salute pubblica non sono riconosciuti come beni comuni e valori da proteggere. La sua stessa esistenza impedisce di pensare "nuovo" e diverso rispetto alla pianificazione economica della regione Jonica, mentre la sua chiusura costringerebbe finalmente le istituzioni a fare i conti con la realtà e permettere l'emergere di quella economia digitale che rappresenta il futuro anche in terra di Taranto.  

Quindi, cari amici dell 'ILVA, che vi prepariamo da mangiare oggi? Vanno bene orecchiette alla diossina con cacio ricotta agli idrocarburi policiclici aromatici?



Per maggiori approfondimenti sugli aspetti economici dell'ILVA:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/26/ilva-tesoro-dei-riva-affari-della-famiglia-sempre-difesi-dallo-stato/606772/

http://www.inchiostroverde.it/ilva-pedicini-e-damato-m5s-ferro-vecchio-da-buttare-giu-pianificare-alternative-per-taranto/

http://www.ilblogdellestelle.it/accendiamo_i_riflettori_sullilva_di_taranto.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/13/ilva-per-salvarla-9-decreti-in-5-anni-senza-successo-fino-al-buco-nellacqua-svizzero-di-renzi/2366512/

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5747

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mercoledì 25 giugno 2014

IL NAUFRAGIO DELLA NAZIONALE DI PRANDELLI METAFORA DELLA CATASTROFE ITALIA.

Capitano incolpevole dell'eliminazione
In un interessante articolo (che riproduco alla fine del post), comparso sul magazine sportivo on line OLIMPIAZZURRO, Federico Militello analizza l'eliminazione dell'Italia ai Mondiali come la conseguenza impietosa di un insufficiente ricambio generazionale delle nuove leve calcistiche di un  Paese  condannato a vivere di rendita (sempre più magra) sul passato senza investire nei talenti giovani.
I vivai giovanili offrono sempre meno perchè le grandi società preferiscono investire in giocatori stranieri (spesso anche di basso livello) piuttosto che nello sviluppo del talento locale. Come ricorda l' articolo "i nostri club hanno smesso di investire sui vivai e sui giovani italiani. Negli ultimi 15 anni il nostro Campionato è andato gradualmente riempiendosi di stranieri perlopiù di basso livello. Attualmente la percentuale di giocatori ‘importati’ ha superato ampiamente il 50% ed è probabile che a settembre valichi anche la soglia del 60%. L'inter del "triplete" nel 2010 era composta interamente di giocatori stranieri." In queste condizioni un Rossi o un Destro o un Florenzi in più non avrebbero fatto la differenza. Il problema è che il calcio malato è espressione di un Paese malato. Un Paese in cui la mentalità dei club è ispirata unicamente alla ricerca del profitto immediato anzichè agli investimenti di lungo periodo sui giovani talenti italiani.
In questo senso il naufragio della nazionale di Prandelli è la metafora della catastrofe di una Italia, le cui classi dirigenti investono pochissimo nello sviluppo dell'economia locale, preferendo l'attrazione di investimenti speculativi che nel lungo periodo impoveriscono anzichè arricchire il territorio, così come l'importazione di giocatori stranieri nei nostri club alla lunga impoverisce il talento locale, perchè lo inibisce, gli impedisce di emergere.
Si preferisce  l'importazione di beni e servizi di filiera lunga e non lo sviluppo di politiche economiche dal basso in grado di valorizzare i veri assett del Paese, l'agricoltura e l'enogastronomia che ne è prodotta, il turismo culturale e archeologico, la creatività delle botteghe artigiane e delle innovazioni tecnologiche made in Italy che spesso in passato hanno rivoluzionato l'economia mondiale (come oggi sta facendo la scheda "Arduino" per le stampanti 3D).
Masseria Magli in provincia di Taranto
Gastronomia locale: la focaccia pugliese
Invece le scellerate politiche economiche del governo continuano a devastare l'ambiente mettendo a repentaglio la biodiversità che garantisce la qualità e la diversità dell'offerta dell'enogastronomia locale, e la stabilità del territorio e del suo assetto idrogeologico che garantiscono il potenziale turistico.
Quanti milioni di visitatori da tutto il mondo ha perso il parco archeologico della Magna Grecia e il museo degli ori di Taranto   a causa della immagine di città martire dell'inquinamento industriale?

Mar Piccolo a Taranto- ILVA sullo sfondo.
E così la sua enogastronomia fatta di pastorizia eccellente, agrumi profumatissimi e mitili coltivati in un habitat (il Mar Piccolo) unico al mondo?
Abbiamo preferito "importare" inquinamento distruggendo masserie del '600, uliveti secolari, e tradizioni agricole millenarie per far fare profitti immorali a gruppi industriali che pagano la politica locale e nazionale per poter continuare a farlo.

Preferiamo adottare strategie energetiche basate sui fossili che devastano l'ambiente e arricchiscono i soliti
Vincenzo Fornaro. Gli hanno ammazzato 700 animali
e neanche un centesimo di risarcimento perchè
non è sicuro che la diossina venisse dall'ILVA (!) ...
grandi gruppi petroliferi e i soliti monopoli energetici, anzichè sviluppare l'economia solare di rete in cui trova spazio la piccola e media impresa con i suoi standard a alta intensità di lavoro e a bassa intensità di capitali. A Taranto si uccidono le pecore perchè brucano erba contaminata dalla diossina, ma il risarcimento all'allevatore arriverà, se arriverà, solo dopo decenni di estenuanti cause per verificare da dove sia mai venuta quella dossina... Si uccide l'economia locale e il territorio e poi ci si meraviglia della disoccupazione e del debito crescente...

Preferiamo premiare le grandi opere impattanti, inceneritori, grandi centrali, discariche, grandi insediamenti agroindustriali, piuttosto che fare spazio all'economia dal basso di comunità, alle banche del riuso, ai gruppi di acquisto solidale, ai Fab Lab per lo sviluppo della manifattura additiva (stampa 3D), che darebbero spazio alla piccola impresa innovativa e alla cittadinanza. Allo stesso modo, importando giocatori stranieri, le nostre scuole calcio diventano sempre meno importanti nella produzione del talento e poi non c'è da meravigliarsi se ai mondiali ci elimina la nazionale del Presidente Pepe
Il Presidente dell'Uruguay Pepe Mujica
Mujica, per cui l'essere umano è e rimane il valore di riferimento dell'azione economica e dell'attività politica. Certo anche i giocatori uruguaiani sono ricchi e in giro per il mondo, ma hanno avuto a casa loro la possibilità di crescere. Il campionato dell'Uruguay non è strapieno di giocatori stranieri, come il campionato italiano, e i bambini di Montevideo o di Paysandù, hanno la possibilità di muovere i primi passi calcistici in scuole calcio di quartiere diffuse e ben gestite che noi in Italia ci sogniamo, proprio perchè le scelte politiche in quel paese sono ispirate a una filosofia esistenziale che privilegia l'uomo e non il profitto, il senso di comunità e non l'individualismo, la condivisione empatica e non la competitività esasperata.
Allora se c'è una lezione da imparare dal disastro della nazionale di Prandelli, è questa: ripartiamo su nuove
Cesare Prandelli. Solo colpa sua? ...
basi, riscopriamo la nostra umanità e la nostra creatività, rilanciamo una nuova economia dal basso in cui trovi spazio l'essere umano e non la logica del profitto, riportiamo i nostri bambini a giocare al calcio per divertirsi, e non per comprarsi la Ferrari, ridiamo un senso alla parola "valore" che non sia legato al mercato dei titoli azionari.
Un senso che abbiamo perso totalmente in un paese impazzito dietro a falsi valori che evidentemente non sono sufficienti a compiere grandi imprese come quelle di vincere un mondiale. O almeno a passare il turno e arrivare agli ottavi...






Il naufragio di Prandelli e la deriva di un calcio italiano sempre più malato

Cesare Prandelli Calcio Wikipedia Libera

Lacrime di rabbia. L’impotenza di chi, dinanzi ad un declino che si propaga inesorabile, si rende conto di non avere le armi per arginarlo.
Mezzo secolo dopo, l’Italia viene eliminata nella fase a gironi di un Mondiale per due edizioni di fila (era già accaduto nel 1962 e nel 1966). I numeri sono impietosi: solo un’altra volta avevamo segnato appena due gol in una rassegna iridata, sempre nel 1966, l’anno della Corea del Nord. Due sconfitte nello stesso Mondiale, inoltre, erano maturate anche nel 1954, 1966, 1978 (ma con quarto posto finale) e 2002 (una delle due, ai supplementari). Tocchiamo il punto più basso della nostra storia, con il rischio tangibile che possa accadere anche di peggio.
Una prima considerazione, di per sé piuttosto cruda: per la prima volta da 40 anni, ci siamo presentati ad un Mondiale consapevoli di non aver alcuna possibilità di vincerlo. Troppe le lacune di una selezione tricolore giunta in Sud-America con tante, troppe lacune, con la speranza vana che l’aria iridata le cancellasse di colpo. Illusione.
Ma prima di soffermarci sui mali, forse incurabili, del calcio italiano, è bene partire dalla causa scatenante di un fallimento che affonda le radici nel tempo. Il Mondiale, come ha ammesso lo stesso Prandelli, lo abbiamo perso con il Costa Rica. Un match assolutamente alla portata, che se vinto avrebbe garantito una qualificazione pressoché certa, un primo posto nel girone probabile e, con esso, un ottavo di finale non proibitivo. Magari dopo aver fatto riposare qualche titolare con l’Uruguay. Sarebbe cambiato tutto, evitando un match da dentro o fuori con una nazionale esperta e ruvida come la Celeste.
E’ innegabile che l’arbitro Moreno, un cognome che ci perseguita e fa rivivere l’incubo del 2002, abbia influito in modo determinante e decisivo sull’eliminazione degli azzurri: un rosso inventato a Marchisio e il morso del ‘vampiro’ Suarez rimasto impunito. Due episodi troppo eclatanti in un incontro cosi’ equilibrato ed incerto. Ma è innegabile anche come l’Italia, in due partite, non abbia mai tirato in porta.
Il progetto tecnico di Prandelli, ed in questo va apprezzata l’onestà dell’ormai ex ct di Orzinuovi, si è sgretolato, fallendo miseramente la prova del nove. L’allenatore bresciano ha cercato in questi 4 anni di cambiare la mentalità del nostro calcio, imponendo una nuovafilosofia, riassumibile come segue: basta catenaccio e contropiede, proviamo a giocare ed imporre il nostro gioco. Un modus operandi che ha convinto nel primo biennio, culminato con la finale europea contro la Spagna, ma rivelatosi inattuabile negli ultimi 12 mesi, soprattutto per carenza di interpreti adatti a questo tipo di calcio.
L’avvicinamento all’evento non era stato fortunato, con gli infortuni prima di Giuseppe Rossi(tagliato perché ritenuto non al top della condizione, anche se, a nostro parere, anche un Pepito al 50% avrebbe fatto comodo) e poi di Riccardo Montolivo, quest’ultimo vertice alto del rombo di centrocampo che ha obbligato Prandelli a rivoluzionare lo schema tattico proprio a pochi giorni dal debutto con l’Inghilterra. Dopo 4 anni impostati con 2 attaccanti, il ct ha deciso di puntare su un discutibile 4-5-1, affollando il centrocampo di palleggiatori e sostanzialmente ricalcando il modello spagnolo (ormai naufragato). L’esibizione con l’Inghilterra, pur non esaltante, era stata salvata dal risultato. I limiti di questo modulo sono però emersi nitidamente con il Costa Rica. Completamente in confusione, Prandelli si è rifugiato nel 3-5-2 di stampo juventino, ridando in parte una parvenza di solidità alla difesa, ma continuando a sviluppare una manovra lenta e prevedibile. ‘E’ il fallimento del mio progetto tecnico“, ha dichiarato Prandelli. L’impressione è che il buon Cesare avesse questo sentore già dal ritiro di Coverciano ed i continui cambi tattici lo dimostrano.
E veniamo ai giocatori. L’ex commissario tecnico ha perso la sua scommessa più grande. Ha investito per un quadriennio intero su Mario Balotelli. Lo ha coccolato, incoraggiato, perdonato. Lo ha trattato quasi come un figlio. Il Mondiale brasiliano ha invece emesso un verdetto inappellabile: ad oggi, ‘Super Mario’ (le virgolette sono volute) non è il fuoriclasse che l’Italia sperava di aver trovato. Certamente un buon giocatore, discontinuo, di sicuro incapace di caricarsi una squadra sulle spalle. Il fallimento della grande speranza Balotelli è lo specchio di un calcio italiano sempre più povero e mediocre. Il trionfo iridato del 2006 aveva segnato la fine di un ciclo d’oro con i vari Del Piero, Totti, Cannavaro, Nesta e via dicendo. Di quel gruppo sono rimasti i soli De Rossi, Pirlo e Buffon, ancora i migliori malgrado le trenta primavere superate abbondantemente. In otto anni abbiamo assistito ad un ricambio non all’altezza della tradizione dell’Italia.
Senza precedenti la crisi del reparto arretrato, dove la convocazione dell’oriundo Paletta esemplifica meglio di qualsiasi altra parola la situazione; a centrocampo un’unica, vera novità, quella del talentuoso Verratti; in attacco il capocannoniere della Serie A, Immobile, tenuto colpevolmente ai margini per poi gettarlo tardivamente nella mischia nel momento del bisogno,
Per giorni si dirà “Prandelli avrebbe dovuto portare Rossi, Florenzi, Destro, Toni, etc…“, ma la sostanza non sarebbe cambiata di molto: il confronto offre davvero poco in questo momento. Siamo a pane e acqua.
La crisi del calcio italiano parte da lontano, dall’inizio del nuovo millennio. Il trionfo di Germania 2006 ha nascosto per qualche anno un problema critico: i nostri club hanno smesso di investire sui vivai e sui giovani italiani. Negli ultimi 15 anni il nostro Campionato è andato gradualmente riempiendosi di stranieri perlopiù di basso livello. Attualmente la percentuale di giocatori ‘importati’ ha superato ampiamente il 50% ed è probabile che a settembre valichi anche la soglia del 60% (nei prossimi giorni vi proporremo un’analisi su questi numeri).  Molti di questi, alla prova dei fatti, si rivelano dei giocatori tecnicamente inadeguati. Ma nella mentalità italiana, il nome esotico stuzzica la fantasia dei tifosi e, magari, fa vendere qualche abbonamento in più.Mettiamocelo bene in testa: finché questo andazzo non verrà mutato, il trend della Nazionale non potrà che peggiorare. Il calcio italiano, annegato dall’onda straniera, sta morendo lentamente. Un’agonia che fa male. 
E dire che la crisi economica e la mancanza di liquidità dovrebbe invogliare i nostri club a costruirsi in casa i campioni del domani. Ma questo non accade. Le grandi squadre allevano giocatori per utilizzarli poi come pedine di scambio nel vortice del mercato, senza attuare un progetto lungimirante su scala pluriennale. Anzi non vi è alcun interesse ad intraprenderlo ed è questo che più ci preoccupa per il futuro. Il successore di Prandelli non avrà vita facile, con un bacino di italiani da cui attingere sempre più esiguo. Nel lungo periodo rischiamo davvero di sparire, salvo una soluzione come quella del calcio a 5, vincente con una squadra zeppa di oriundi. E’ questo che vogliamo?
Chiudiamo poi con il clima, indicato per troppi giorni come un alibi per gli uomini di Prandelli. Che si fosse giocato in Antartide o nel Sahara, non sarebbe cambiato nulla: i nostri giocatori, fisicamente, non sono più in grado di affrontare da protagonisti le grandi competizioni internazionali. Ci mancano velocità, dinamismo, resistenza, una preparazione adeguata a partire dalle scuole calcio. Non è un caso se gli avversari sembrano correre a velocità doppia, come non lo è neppure il livello dei nostri club in Europa, da ormai un decennio comparse in Champions (l’Inter del Triplete, nel 2010, era composta interamente da stranieri nell’undici titolare) ed Europa League.
Un discorso lungo, riassumibile in poche parole: quello italiano è ormai un calcio di seconda fascia. Con questa convinzione ci eravamo presentati in Brasile, con la medesima torniamo a casa con le ossa rotte. Passata la grande delusione, sui più grandi quotidiani sportivi torneremo a leggere pagine e pagine di calciomercato. Almeno il 90% delle trattative riguarderanno calciatori non italiani. Il terrore è che il peggio possa ancora venire.
La versione orioginale di questo articolo si trova a questa pagina: http://www.olimpiazzurra.com/2014/06/il-naufragio-di-prandelli-e-la-deriva-di-un-calcio-italiano-sempre-piu-malato/





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martedì 11 febbraio 2014

Emergenza bonifiche: dal Super Inciucio a Superciuk!










Voi pensavate che non si poteva fare niente di peggio che regalare 7,5 miliardi di euro alle banche private con la scusa della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia vero? Vi sbagliavate. Si poteva, si poteva! 
Per esempio condonando agli inquinatori industriali in Italia l'obbligo di pagare per le bonifiche in spregio al principio europeo "chi inquina paga" (il governo italiano si dimostra ancora una volta campione di ipocrisia invocando l'Europa a targhe alterne solo quando gli conviene  (per esempio quando si tratta di giustificare la macelleria sociale imposta dalla lobby finanziaria mondiale) e infrangendone le regole quando esse toccano gli interessi degli amici degli amici.



Massimo De Rosa
Federica Daga
L'argomento è stato illustrato in una conferenza conferenza stampa a Montecitorio  organizzata dagli  attivisti di ASUD -RIGAS - Stop Biocidio- rete Comuni Inquinati - Forum per l'acqua - CETRI-TIRES (io sono quello seminascosto dietro ai capelli rasta di Marica Di Pierri...). Erano presenti i parlamentari: Alberto  Zolezzi e Massimo De Rosa e Federica Daga del M5S e questo si capisce perchè  hanno votato contro questa porcata. Poi c'erano anche  e anche Paglia e Marcon di SEL che invece hanno votato a favore e questo si capisce già meno  !  
Se voti una porcata poi non vai alla conferenza stampa per denunciarlo. Se invece vai alla conferenza stampa per denunciare  una porcata vuol dire che non l'hai votata. O se l'hai votata vuol dire che sei pentito e ti autodenunci per averla votata. Oppure non sei in pace con te stesso. Ecco il parlamentari di una finta sinistra che è entrata nel vortice inarrestabile del compromesso con la destra (o che forse è sempre stata compromessa con la destra in una specie di gioco delle parti che ha ingannato tutti fino all'irrompere sulla scena della politica del Movimento 5 Stelle
La porcata é semplice: il decreto Destinazione Italia, capovolge il suddetto principio sancito dai dei trattati europei da  "chi inquina paga",  a "chi inquina viene pagato", in un impeto da Robin Hood alla rovescia, come faceva "Superciuk", (l'indimenticabile eroe ubriacone del fumetto Alan Ford, che rubava ai poveri per dare ai ricchi). 

Come? 

Sono previsti dall'art.4 del Decreto e si chiamano "accordi di programma" con le aziende che hanno inquinato prima del 2007 (praticamente tutte!), accordi che pongono l'onere finanziario in massima parte sullo stato, miranti a Bonifiche o (notare la perfidia dell'articolo disgiuntivo) alla messa in sicurezza degli impianti con la conseguenza che gli accordi potranno anche limitarsi alla sola messa in sicurezza dei siti e non già alla vera bonifica. 

Non si fissa neanche un limite di importo all’eventuale sostegno pubblico, né una percentuale massima sul valore complessivo dell’accordo di programma che potrebbe essere presa in carico dallo Stato. La parte residua a carico dell'inquinatore godrà pure del credito d’imposta!

Il tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l’attuazione dell’accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo medesimo". 

Ne consegue che il proprietario dell’area inquinata potrebbe vedersi pagare dallo Stato non solo integralmente gli oneri delle bonifiche ma addirittura gli investimenti per i nuovi impianti che saranno realizzati nei siti inquinati e che saranno automaticamente dichiarati di pubblica utilità (quindi anche inceneritori o una raffinerie!). 
Una terrificante veduta dell'ILVA di Taranto


Non vi è neanche un obiettivo di sostenibilità ambientale per le nuove attività necessarie per risollevare i siti inquinati, al contrario di quanto avviene in Francia e in Germania e perfino in Portogllo dove questi sito sono rinati divenendo ecomusei e aree turistiche di archeologia industriale. Posti meravigliosi come Taranto e Siracusa (Grandi città ellenistiche capitali di quella che fu la Magna Grecia) o la stessa Venezia, ancor oggi sedi di monumentali vestigia archeologiche

 in grado di richiamare sul territorio milioni di turisti se opportunamente valorizzate insieme alla prelibata enogastronomia locale e alle bellezze naturali architettoniche e turistiche, sono state devastate da una politica dissennata che ha confuso il progresso per molti con il profitto per pochi, e adesso che i nodi vengono al pettine e che modello industriale entra in crisi per la sua stessa inefficienza (adesso che ormai con le stampanti tridimensionali i processi industriali si stanno efficientizzando e democratizzando, l'acciaio non lo vuole più nessuno se non i costruttori di oleodotti o gasdotti necessari a trasportare energia fossile, che serve a produrre l'acciao, in un cane che si morde selvaggiamente la coda!), e comincia a lasciare sul campo decine di migliaia di disoccupati e terreni devastati che bisognerebbe bonificare attingendo se necessario anche forzosamente ai profitti immoralmente accumulati dai "padroni del vapore", adesso dunque che i nodi del pagamento delle bonifiche e del risarcimento del territorio vengono al pettine, e i Riva / ENI /ENEL etc cominciano ad essere chiamati dalla magistratura a rispondere della loro criminalità 
Bici realizzata con una stampante 3D per
addizione e non sottrazione di materia.
ambientale,  proprio adesso, con un tempismo cronometrico Lettaciuk corre in occorso degli inquinatori e insieme a una maggioranza inciukcista destra/sinistra sempre più coesa nelle cose che contano veramente, si inventa un condono tombale che impedirà qualunque bonifica e riabilitazione del territorio, perchè non si troveranno mai i soldi, specie in questi tempi di magra e di crisi, a meno che non si mettano le mani nelle ricche tasche degli inquinatori (cose che questa legge impedisce di fare).  E mentre mezza Europa inorridisce per quello che stiamo facendo al paese più bello del mondo, l’Italia diventa il paese di Bengodi per gli autori dei peggiori disastri ambientali che hanno messo in ginocchio vaste aree del paese, che non dovranno più temere i risarcimenti miliardari a cui i tribunali avrebbero potuto condannarli nelle decine di processi in corso in Italia per reati ambientali e contro la salute dei cittadini. 
Principali beneficiari di questo colpo di spugna tombale, i soliti noti. Innanzitutto Riva. Vendola è stato di parola, (come aveva promesso ad Archinà nella famosa telefonata ridens), non si é defilato. E così pure i parlamentari di SEL che non hanno fatto mancare il loro sostegno ai poveri inquinatori benemeriti dell'occupazione e del lavoro. 

Il bagno, per coloro che a questo punto cominciano ad accusare conati di vomito, é come sempre in fondo a destra!

Superciuk invece sta benissimo, è vivo e lotta insieme a noi. 


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