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giovedì 1 agosto 2013

Taranto, acciaio e pecore.

Il Senatore Martello illustra le ragioni della protesta del M5S
fuori dall'aula del Senato per il decreto sull'ILVA 
Oggi non è stata una bella giornata! No, non sto parlando della condanna definitiva dello psico pedo nano! Chi se ne frega! Sto parlando dell'approvazione a tappe forzate del Decreto Salva ILVA, che il governo ha rifiutato di emendare  pur avendo l’opposizione (il M5S) proposto modifiche di buon senso comprensibili e ragionevoli. L’esasperazione è stata tale che il M5S, per la frustrazione di veder cadere i propri emendamenti senza nemmeno essere messi in discussione, è uscito per protesta al momento del voto. Rappresentazione plastica di un parlamento esautorato in cui ormai le leggi le fa il governo e le impone a colpi di fiducia e olio di ricino. Ma non è sullo stupro della Costituzione che mi voglio soffermare, bensì sul fatto politico più rilevante di questa vergognosa approvazione che non ha voluto salvaguardare gli interessi dei cittadini di Taranto costretti a convivere con un mostro che  i bambini ormai chiamano “la fabbrica delle nuvole” e non è uno scherzo! 
Il senatore Carlo Martello  e il senatore Stefano Lucidi hanno fatto una illustrazione eccellente del perché il decreto salva Ilva è in realtà un decreto “ammazza Taranto” e si può vedere a questi link:

Il fatto politico però è un altro; il fatto politico è che a votare contro sono stati solo i 5 Stelle. SEL si è astenuta.   
Il caso ILVA non finisce più di mietere vittime.
Dico subito a scanso di equivoci e strumentalizzazioni che ho votato e sostenuto Vendola da sempre. Però adesso comincio davvero a non capirlo più. Infatti è impossibile non rilevare il suo violento scivolone quando, richiesto di commentare la proposta di chiudere l'ILVA per i danni all'ambiente,  Vendola disse  che gli ambientalisti sono tutti pieni di pregiudizi e che non possiamo riconvertire 20mila lavoratori alla pastorizia leggere per credere:  

A parte l'offesa al degnissimo settore della pastorizia che potrebbe far saltare la mosca al naso a più di un Carlin Petrini, è stupefacente un tale appiattimento di Vendola su posizioni talmente retrive da mettere  in luce un suo vero e proprio ritardo culturale (il che è un paradosso per uno come lui). 
In realtà uno come Vendola avrebbe potuto prendere al balzo la palla della crisi dell'acciaio per farci vedere il futuro dell'industria: mi sarei aspettato che si fosse dimostrato attento lettore dell'ultimo Rifkin (http://cetri-tires.org/press/2012/jeremy-rifkin-on-the-world-financial-review-how-the-internet-green-electricity-and-3-d-printing-are-ushering-in-a-sustainable-era-of-distributed-capitalism/)
Stampante tridimensionale all'opera

L'acciaio ha prosperato come metallo tipico dell'era del petrolio, e della seconda rivoluzione industriale, ed è destinato a  seguire il petrolio nella sua crisi entropica, e la sua progressiva marginalizzazione nei processi produttivi della terza rivoluzione industriale fino all'inevitabile scomparsa. 
Rivista americana specializzata nelle
stampanti tridimensionali
Infatti il 3D printing e altre  innovazioni ormai sul mercato, si avviano gradualmente a sostituire i processi produttivi basati sulla dissipazione e l'entropia, come quelli di petrolio e acciaio.
L'industria automobilistica del futuro, quella che sta già progettando lo sbarco di auto a idrogeno e elettriche nei concessionari per il 2015 (quindi non la FIAT)  utilizzerà sempre più nuovi materiali, quali la fibra di carbonio, plastica, magnesio alluminio, e i cosiddetti "lightweight materials" Così anche l'industria delle costruzioni e tutte le altre industrie ad alta intensità di acciaio. Questo prodotto diventerà sempre più di nicchia, nel mondo che si appresta a produrre attraverso la stampa tridimensionale. 
http://cetri-tires.org/press/2012/jeremy-rifkin-su-the-world-financial-review-come-internet-lelettricita-pulita-e-la-stampa-3d-stanno-promuovendo-unera-sostenibile-di-capitalismo-distribuito/?lang=it 
Bicicletta "stampata" in 3D

Se ne comincia a parlare anche in Italia: 
http://qualenergia.it/articoli/20120406-rete-rinnovabili-stampanti-3d-la-rivoluzione-secondo-rifkin
Il presentatore americano Jay Leno con una stampante 3 D

Perchè la tecnologia ormai c'è e promette processi produttivi distribuiti anzichè centralizzati a zero rifiuti, emissioni zero e altissima efficienza energetica. 

Tutto il contrario dell'ILVA di Taranto. 


Da uno come Vendola ci si sarebbe aspettati che

prendesse la bandiera di questa battaglia di avanguardia, anziché restare aggrappato alle palle di Angeletti per l'ultima battaglia di retroguardia di una guerra ormai persa, (ma che può causare ancora molte vittime...).  

Certo, poi bisognerebbe spiegare ai Tarantini, che la loro città è stata massacrata dalla "fabbrica delle nuvole" per  produrre un materiale che è destinato a scomparire, soppiantato da materiali  più leggeri, resistenti, duttili, e, soprattutto più moderni...  


Chi glie lo dice che l'ILVA è destinata a chiudere comunque schiacciata dal peso storico della sua inadeguatezza tecnologica e arretratezza industriale, prima ancora che dalla sua pericolosità?  


Certo non glie lo dirà il governo che ha appena approvato il commissariamento dell’ILVA in modo da salvare la dirigenza e oscurare per sempre le loro colpe passate. 

Potrebbe uno come  Vendola farsi carico di dire la verità ai tarantini?  Potrebbe mettersi alla testa di un grande processo storico di modernizzazione  delle strategie produttive del territorio pugliese e conseguente riconversione dei processi produttivi, cogliendo una altrettanto grande occasione di ridefinizione e riorganizzazione della formazione professionale e del sapere  tecnico locale, magari illuminando in questo anche la strada di quel  sindacato che  continua a tenere  gli occhi troppo bassi e la schiena troppo china, schiacciato dal ricatto occupazionale e da dio sa cos'altro!  

Potrebbe Vendola mettersi alla guida di una nuova  “narrazione” del nostro territorio che ritorni  a guardare  a Taranto come la città degli ori greci,  

della pastorizia sana, della pesca e delle cozze più buone del mediterraneo. Una città dove gli  indiani e i cinesi verrebbero non per comprare un acciaio che loro possono produrre a prezzi inferiori e condizioni migliori ma per  gustare i prodotti dell'agricoltura ed enogastronomia locale, ammirare i suoi ulivi secolari e la sua architettura, esaminare la sua archeologia e  partecipare della sua cultura. Fino a ieri ci ho sperato. 

Oggi, quando ho visto che SEL si è astenuta sul decreto ammazza Taranto,  ho capito che non sarà così.


I cittadini di Taranto adesso lo sanno! E sanno anche che possono contare solo sulle loro forze e non su una politica ignava e  collusa. Ma questa è una buona notizia perché le loro forze non sono poca cosa. I Cittadini non sono pecore e non possono essere abbattuti solo perchè l'ILVA li riempie di diossine e benzo pirene!  E almeno adesso tutto è diventato improvvisamente, definitivamente chiaro. E i Tarantini, figli di una storia plurimillenaria sapranno rialzare la testa e far valere i loro diritti! 

1 commento:

  1. eccellente. Una osservazione ha messo due volte il link al video de Carlo Martelli e non quello di Lucidi

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