domenica 8 gennaio 2017

Finisce l'era Farage! Meglio ALDE che mai!

Ho votato per l'ingresso degli eurodeputati 5S nel gruppo ALDE. Mi riservo di verificare quali siano le ragioni che hanno realmente impedito l'accordo con i Verdi Europei (probabilmente l'opposizione dei verdi tedeschi timorosi di vedere gli italiani diventare la delegazione nazionale più numerosa). Alla precedente votazione (quella che decise l'ingresso nell'EFD di Nigel Farage nel giugno 2014 non partecipai perchè francamente si trattava di una farsa che restringeva Farage e i Conservatori nuclearisti britannici. In pratica un derby tutto britannico fra ultraliberisti speculatori finanziari razzisti, clima scettici nuclearisti e fossili. In questo caso invece il gruppo ALDE ospita personalità di tutto rispetto che si battono da sempre per la libertà di informazione, le rinnovabili, l'ambiente, la lotta alla speculazione finanziaria e ai paradisi fiscali, le politiche sociali e di assistenza al reddito. Gli Eurodeputati pentastellati potranno realizzare con loro ottime sinergie. Ricordo solo che quando lavoravo per l'emittente Europa 7 e il mio amico Francesco Di Stefano (quello al quale D'Alema negò le frequenze nonostante avesse ottenuto le frequenze sulla base di una gara ufficiale regolarmente superata) gli unici due eurodeputati che accettarono di incontrare Di Stefano furono Graham Watson grandissima personalità britannica che parla 5 lingue -compreso l'italiano- e che era all'epoca Presidente del Partito Liberale Europeo, e Sophia In't Velde, battagliera eurodeputata liberale olandese sempre in prima linea contro gli attentati alla libertà di informazione. Più recentemente, ci tengo a segnalare che personalità come Jan Gerben Gerbrandy si è distinto nella battaglia per l'accordo di Parigi e è stato particolarmente attivo contro la truffa del diesel "pulito" della Wolkswagen, mentre i liberali belgi come il Presidente Guy Verhofstadt e l'ex ministro degli esteri Louis Michel sono stati dei baluardi contro l'imperialismo americano e la guerra del Golfo che tanti danni avrebbe poi prodotto a livello geopolitico su scala mondiale.
In conclusione, pur ritenendo incomprensibile che si sia scelto di tenere tutti e diciassette gli europarlamentari all'oscuro di tutto fino ad oggi, (una scelta che sta giustamente sollevando malumori fra gli eletti), plaudo dunque a questa decisione e preferisco non polemizzare con la ridicola e improbabile ricostruzione di tutta la vicenda che si inventa il post di Grillo per giustificare l'ingiustificabile accordo con Farage a cui mi sono opposto fin dall'inizio perchè era chiaro che sarebbe andata a finire come adesso Grillo sembra aver realizzato che era inevitabile che andasse a finire...

Era già tutto scritto. Da me fra gli altri. Consiglio gli amnesici di rileggere:

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/05/nigel-farage-se-lo-conosci-lo-eviti.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/i-miei-sette-punti-per-leuropa.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/03/elezioni-europee-perche-votare-5-stelle.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/non-abbiate-paura.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/non-ce-piu-niente-da-farage-buona.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/07/sovranita-nazionale-no-grazie.html

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giovedì 15 dicembre 2016

Grillo e l'energia: critiche giuste e critiche "interessate".

Dopo la pubblicazione del video di Beppe Grillo sull'Energia come primo punto del programma del M5S in vista delle elezioni che prima o poi seguiranno al referendum che ha bocciato la proposta di revisione della Costituzione voluta a colpi di maggioranza dal governo Renzi, si è scatenata una polemica non del tutto disinteressata sull'argomento.
In particolare, Grillo è stato accusato da molti esperti di non aver capito nulla di energia, di aver proposto un NON programma in quanto non individua obiettivi chiari e non fa proposte concrete. Nell'articolo pubblicato su Linkiesta da Luca Longo, (si veda in fine articolo) il programma dei 5 Stelle per l'energia così come illustrato dal video di Grillo viene demolito e descritto come il trionfo della superficialità, della approssimazione, del luogo comune, e come "un insieme di speranze utopiche e datate che non affronta i veri problemi con i quali ci troviamo a fare i conti che lo vogliamo o no"
Grillo viene esortato a studiare l'argomento energia che è troppo importante e deve essere trattato con competenza e divulgato con precisione.
In effetti, certo, molte delle affermazioni del video di Grillo sono iperboliche, approssimative, superficiali, mal documentate ed esposte in modo sciatto e confuso.
Per esempio Grillo confonde energia con potenza e da l'impressione di non sapere esattamente cosa sia una smart grid, confonde Uzbekistan con Azerbajan come Paese da cui origina il gasdotto TAP, scade nella eccessiva semplificazione e faciloneria quando illustra l'idea dello scambio notturno dell'energia accumulata nella batteria dell'auto a prezzi tripli che in effetti è presentata da Rifkin fin dal libro "L'Economia all'Idrogeno", ma è un'altra cosa che ha più a che fare con la sharing economy che con la speculazione sul differenziale del prezzo dell'energia fra giorno e notte.
Lo stesso quesito su cui il blog invita a votare gli iscritti è di una ovvietà allucinante: chi può votare NO, alla domanda se vogliamo sopprimere il petrolio? Sarebbe come domandare se vuoi bene alla mamma o no... Ma Beppe lo conosciamo e sappiamo che è così
Capisce le cose a modo suo le riferisce a modo suo, ma normalmente ci azzecca, anche se poi si decredibilizza per lo stile comico giullaresco con cui presenta argomenti maledettamente seri. Va però dato atto a Beppe Grillo di aver sempre dato spazio sul tema dell'energia alle visioni dei grandi pensatori come Rifkin, Amory Lovins, Lester Brown e effettivamente pochi come lui sono stati in grado, nel tempo, di sviluppare una visione complessiva alternativa sul tema dell'energia. Ritengo perciò inaccettabile che l'autore di questo commento su Linkiesta mescoli il sacro col profano rilevando le contraddizioni del messaggio di Grillo ma facendo affermazioni allucinogene che (e qui c'è una forte complicità di Grillo per come lui si è espresso e ha presentato le cose nel famoso video) mirano a seminare scetticismo sulle possibilità delle tecnologie solari di far fronte ai bisogni energetici di una economia moderna e a ripristinare, invece, fiducia in quelle fossili. Infatti tutto diventa più chiaro quando nell'articolo su Linkiesta si leggono affermazioni come: "Se fosse passata la riforma costituzionale, allora sarebbe stato possibile creare e fare rispettare un piano energetico nazionale organico. Ma ora rimarremo alla paralisi anche su questo: il piano per trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale è bloccato dall’opposizione della regione Puglia all’abbattimento di 124 piante di ulivo" (!!!)
Pierferdinando Casini esci da questo corpo e manifestati in tutto il tuo satanico splendore!
20 settembre 2014: presento Beppe Grillo sul palco della Manifestazione
NO TAP / NO FOSSILI
Non ritornerò alla polemica sulla totale inutilità del gasdotto TAP, contro di cui ho contribuito a creare il Comitato interprovinciale NO TAP/NO FOSSILI che il 20 settembre 2014 organizzò una memorabile manifestazione con la Marcia San Foca - Melendugno (si veda il link in fondo pagina). Voglio però sottolineare una notevole contraddizione di questa critica a Grillo. L'obbligo dello Stato di elaborare un piano energetico nazionale era già previsto dalla competenza concorrente dell'articolo 117 della Costituzione nella sua formula vigente. Anzi, era tutto quello che lo Stato doveva fare, e che si è dimostrato totalmente incapace di fare. L'ultimo piano energetico nazionale risale al 1988 (il giurassico dell'energia). Le strategie energetiche dei vari governi che si sono succeduti sono state solo marchette ai produttori di fossili e gas in particolare. Ricordiamo in tal senso la SEN (Strategia Energetica Nazionale) in epoca Monti Passera, che vedeva l'Italia come l'"hub del gas" di tutta l'Europa (il gasdotto TAP nasce da questa impostazione: devastiamo pure i nostri territori e il nostro mare per andare a vendere il gas azero ai tedeschi, gli austriaci e gli svizzeri facendo fare profitti stratosferici a una multinazionale svizzera che apre un ufficio nel centro di Lecce. Francamente se la strategia nazionale deve essere "trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale", allora è molto meglio rimanere senza alcuna strategia nazionale, e bene fa il governatore Emiliano a opporvisi anche se dovrebbe farsi consigliare meglio, perché continua a parlare a vanvera di "decarbonizzazione dell'ILVA" confondendo il carbonio con il carbone, ma questo è un fronte polemico che apriremo a tempo debito).
Quindi è assurdo pretendere maggiori poteri (competenza esclusiva) in campo energetico per lo Stato, quando esso non è stato in grado di far fronte neanche agli obblighi derivanti dalla competenza concorrente.
Disinnescata la favoletta dell'immobilismo energetico dovuto alla mancata riforma costituzionale, vorrei concentrarmi sugli ultimi due aspetti di queste critiche che facendo di ogni erba un fascio, finiscono per scadere in quelle fanfaronate che imputano a Grillo. Mi riferisco innanzitutto alla questione dei sussidi alle fonti fossili (sulla quale il commentatore de Linkiesta diventa imporvvisamente afono e che nel mondo ammontano a oltre 700 miliardi di dollari (più del doppio di quelli per le rinnovabili, e che nella sola Unione Europea, come ricordava con un suo magistrale intervento in aula l'Eurodeputato Dario Tamburrano proprio ieri, ammontano a 300 miliardi di euro l'anno (600 euro a persona neonati inclusi-per chi fosse interessato il link a questo intervento è nelle note). La seconda questione è quella dell'accumulo di energia rinnovabile e della presunta insufficienza delle fonti rinnovabili a fare massa critica per coprire i bisogni di una economia moderna per cui ci sarebbe ancora molto da investire in ricerca e innovazione, e quindi (concludono) per il momento, non ci sarebbe alternativa ai fossili. Bisogna non aver mai letto Rifkin per lasciarsi andare a simili banalità. Perchè se è vero che le batterie e le auto elettriche sono per il momento fuori mercato (anche a causa di un sistema di incentivi che privilegia il modello fossile), le tecnologie dell'idrogeno (appena "sdoganate con il recepimento della Direttiva DAFI-Carburanti Alternativi - si veda in fondo articolo) permettono di far fronte in modo molto più economico ed energeticamente vantaggioso la problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili come Jeremy Rifkin ha dimostrato fin dal 2001 con il suo libro Economia all'Idrogeno e poi ha portato a sintesi con i 5 pilatri della Terza Rivoluzione Industriale nell'omonimo libro del 2011, e con il Commons collaborativo e l'internet dell'energia nel libro "La Società a costo marginale zero" del 2014).
L'ENERGY UNION della Commissione Europea propone  nuove regole per
una transizione verso l'energia pulita con il consumatore protagonista.
Infatti il problema degli accumuli non si risolve con le batterie (per cui non c'è abbastanza litio sul pianeta) ma appunto con le tecnologie dell'idrogeno che ormai cominciano ad arrivare sul mercato nonostante una legislazione sfavorevole le abbia relegate per troppo tempo nel limbo della ricerca e sperimentazione. Infatti se è vero che la ricerca nel settore delle fonti alternative deve andare avanti perchè gli investimenti in questo settore non sono mai abbastanza (il 95%della ricerca energetica dagli anni 30 ad oggi è andata a fossili e nucleare!), è rivoltante che questo argomento venga usato in modo strumentale come un alibi per non introdurre nel mercato tecnologie ormai consolidate in grado di accelerare la transizione energetica dal modello fossile centralizzato a quello decentrato e basato sul prosumer (al quale si rivolge la nuova legislazione Europea: si veda nelle note). E' vero esattamente il contrario dunque! Le fonti rinnovabili stanno mettendo profondamente in crisi il modello fossile ad alti costi marginali perchè sono a costi marginali ZERO, tanto che i produttori di energia fossile non si vergognano a domandare allo Stato il pagamento di una sovvenzione mascherata da "Capacity Payment" come rimborso per i loro investimenti sbagliati negli impianti fossili (carbone, turbogas e oli combustibili). La realtà è che da quando sono entrate in funzione le rinnovabili (specialmente il fotovoltaico) si è invertito il momento del picco dei costi della produzione energetica, da mezzogiorno (quando ci pensa il sole che è gratis) alla sera (quando il sole non c'è più e allora bisogna andare con i fossili che gratis non sono, si veda diagramma sotto). Purtroppo questo non si è tradotto in un beneficio in bolletta da parte dei produttori e distributori che preferiscono "chiagnere e fottere", lamentando costi eccessivi alle rinnovabili, quando invece i loro problemi economici nascono tutti dai costi delle fonti fossili dal prezzo volatile e imprevedibile, e comunque a più alti costi marginali del sole e del vento. Se avessimo una autorità Garante per il Gas e l'energia saprebbe lei come metterli a posto. Come dite?!? Ce l'abbiamo?! Noooo dai! Mi state prendendo in giro!

Inversione del picco del costo dell'energia 2005-2013

Purtroppo queste cose l'articolo de Linkiesta non le dice (e ci può stare), ma il vero problema è che non le dice nemmeno Grillo (e questo di può stare un po' di meno).
Eppure nel M5S ci sono parlamentari bravissimi (tanto per citarne solo due, il Senatore Gianni Girotto e il già citato Europarlamentare Dario Tamburrano) che su queste cose sono impegnati pancia a terra ogni giorno e che se fossero stati consultati prima di diffondere il video-pietra dello scandalo, avrebbero certamente evitato una serie di imprecisioni, approssimazioni, errori e figuracce.

Se Grillo non ha il loro numero di telefono, posso darglielo io...


Riferimenti:
Ecco il video di Grillo:
(http://www.beppegrillo.it/2016/12/il_programma_di_governo_del_movimento_5_stelle_lenergia.html)

ed ecco l'articolo de Linkiesta:
(http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/08/ecco-perche-sullenergia-beppe-grillo-non-ha-capito-niente/32664/)

Ecco uno dei video relativi alla manifestazione contro il Gasdotto TAP del 20 settembre 2014 con Beppe Grillo: https://www.youtube.com/watch?v=ezN4qmu48MQ

Ecco il link all'intervento di Dario Tamburrano nel Parlamento Europeo contro gli incentivi all'energia fossile:
http://www.ilblogdellestelle.it/ogni_cittadino.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

Ecco le informazioni sulla direttiva DAFI: http://cetri-tires.org/press/2016/un-grande-passo-avanti-verso-lidrogeno-recepita-la-direttiva-europea-per-i-carburanti-alternativi-dafi/).

E infine ecco le informazioni sulle nuove strategie europee:
(https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition)
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giovedì 12 maggio 2016

Il terrore delle mani libere. Attacco al M5S.






 Questa mattina è arrivata la notizia che dopo Filippo Nogarin a Livorno, anche Federico Pizzarotti a Parma è stato iscritto nel registro degli indagati per una questione di nomine al Teatro Regio, partita da un esposto di un parlamentare del PD.
Ho avuto il piacere e l'onore di incontrare Federico Pizzarotti in più di una occasione e ne ho sempre ricavato una impressione di grande competenza, profonda onestà e rigore. Adesso, di fronte a questo coinvolgimento, che sia un atto dovuto o meno, sento il bisogno di manifestargli il mio sostegno con questo articolo ed alcune constatazioni incontestabili.
La giustizia a orologeria esiste e ultimamente il suo ticchettio si sta facendo assordante. Mi rendo conto di rasentare pericolosamente uno dei più squallidi argomenti berlusconiani, ma a differenza dei guai giudiziari del GP (Grande Puttaniere), che praticamente vive nell'illegalità più perfetta, qui siamo davvero nella fiction.

I NODI DEL PD STANNO VENENDO AL PETTINE.
Manca meno di un mese alle amministrative che si annunciano come un bagno di sangue per il petro-fascista Renzi, sia perchè il dissenso interno al PD comincia ad assumere la forma di fibrillazioni vere e proprie,  per il comprensibile malcontento che verrà manifestato da quel "popolo di sinistra" abbandonato a se stesso, deriso, oltraggiato tradito e sbertucciato,  che dopo aver votato una coalizione dal pomposo nome di ITALIA BENE COMUNE (con SEL) oggi si vede presentare provvedimenti mediamente più sfrontati di quelli di Berlusconi, dalla precarizzazione del lavoro del Jobs Act alla cancellazione dell'articolo 18, alla distruzione della scuola pubblica, alla messa in corsia preferenziale di inceneritori e trivellazioni alla privatizzazione dell'acqua, tutte leggi su cui lo stesso "Popolo di sinistra" si sta  mobilitando con la più grande campagna referendaria del dopoguerra (i cosiddetti Referendum Sociali). 
Tanto più se aggiungiamo la fine (prevedibile) dell'effetto "80 euro", e il disgusto dell'elettore medio verso un partito che è riuscito in trent'anni a passare dalla "diversità morale" del "galantuomo" Berlinguer al coinvolgimento in tutte le inchieste possibili e immaginabili, da Mafia Capitale, alla terra dei fuochi della Camorra, alla formazione professionale siciliana, all'Expo, al Mose, alla trivellopoli lucana,  al tradimento dei risparmiatori da parte delle banche di famiglia, alle spese pazze nelle Regioni, alle piscine di Lodi, alle indagini per corruzione su De Luca in Campania.
Con queste elezioni rischiano di venire al pettine i nodi irrisolti di un partito che da istanza di mediazione fra istituzioni e cittadinanza si è trasformato in portatore di interessi di cricche e comitati d'affari petroliferi, speculativi, bancari, finanziari, industriali e chi più ne ha più ne metta.
La crisi della partitocrazia cominciata con la denuncia circostanziata effettuata da Rizzo e Stella  ne La Casta ormai dieci anni orsono rischia a questa tornata elettorale di manifestarsi sotto forma di una sconfitta storica in città come Milano, Torino, Napoli, Brindisi, Alcamo, Vittoria, e a Roma il PD rischia seriamente di non arrivare neanche al ballottaggio.

Traversetolo (Parma) Dibattito su come affamare l'inceneritore
Consapevole di questo rischio Renzi la sta già buttando in caciara (attività nella quale non ha rivali) puntando direttamente al referendum costituzionale di ottobre nel (vano) tentativo di far passare sotto silenzio le amministrative di giugno. Un po' come un allenatore furbo di una squadra a rischio retrocessione che invece di parlare della prossima partita contro la Juventus, distoglie l'attenzione dei suoi tifosi sulla partita col Frosinone fra sei turni.

STRANE COINCIDENZE.
Ma siccome il gioco non sta funzionando e i sondaggi continuano a vedere il PD in calo verticale, ecco arrivare in suo soccorso due provvedimenti giudiziari quantomeno anomali, il primo, contro Nogarin, a cui si imputa in una riedizione kafkiana di Minority Report, un reato non ancora commesso, il secondo contro il sindaco-simbolo (e spesso in odore di apostasia pentastellare) Federico Pizzarotti che si basa su un esposto contro di lui presentato dal senatore PD Giorgio Pagliari per una questione di nomine al Teatro Regio. Adesso fermo restando che la magistratura inquirente deve fare il suo lavoro e potrebbe anche essere che l'iscrizione di Pizzarotti nel registro indagati sia un atto dovuto e si scioglierà come neve al sole, a me interessa cogliere i dati politici di questa situazione.
1) Innanzitutto è quanto meno singolare che l'iscrizione di Pizzarotti nel registro degli indagati per abuso di ufficio avvenga a tre settimane dal voto amministrativo che presenta le criticità per il PD di cui si diceva prima, soprattutto in considerazione del fatto che l'esposto del Senatore Pagliari risale a settembre 2015. 
2) Il PD, dovrebbe avere il buon gusto di tacere per almeno una legislatura in quanto parte  di quella partitocrazia consociativa che ha portato il comune di Parma alla bancarotta (quasi un miliardo di debiti accumulati negli ultimi 25 anni, riassorbiti al 40% dall'amministrazione di Pizzarotti). C'è qualcuno così ingenuo da credere che l'esposto da cui ha avuto origine l'indagine sia ispirato da amore per la giustizia e per la buona amministrazione, e non sia una operazione strumentale al limite  della temerarietà?
3) Diventa facile così sbarazzarsi di avversari politici scomodi: io per esempio potrei ravvisare un abuso di ufficio nei tre quarti delle cose che fa Renzi (per esempio è reo confesso sull'emendamento pro Tempa Rossa, mi permetto di segnalarlo alla magistratura come "Notitia criminis" per far partire l'obbligatoria azione penale)...

MANI PULITE E (SOPRATTUTTO) LIBERE CHE FANNO PAURA.
Taxi Sharing a Ragusa
La verità è che Pizzarotti, così come Nogarin, sono pericolosissimi per l'establishment partitocratico piddino perchè sono portatori nelle istituzioni di una visione alternativa della politica e dell'economia  e non sono controllabili da parte dei poteri fossili, perchè non hanno Fondazioni da farsi finanziare, sedi di partito da affittare, spese di congressi da ammortizzare e sponsorizzazioni da domandare. si tratta di una nuova classe politica che ha la capacità intellettuale di pianificare politiche economiche di Terza Rivoluzione Industriale e le mani libere per realizzarle.  
E infatti per questi amministratori la TRI diventa pratica quotidiana, dopo aver ispirato i loro 
programmi elettorali.

A Parma Pizzarotti ha spinto l'acceleratore su pratiche di economia circolare (sono stato con lui in
numerosi appuntamenti pubblici  e lo so per esperienza diretta) che hanno contribuito a mettere in crisi il famigerato inceneritore, evidenziando come gli accordi presi dai precedenti amministratori obbligavano l'amministrazione al paradosso di un comportamento NON VIRTUOSO (produrre un quantitativo minimo di rifiuti) contrario alle stesse norme comunitarie. A Ragusa (città a 5 Stelle il cui sindaco NON è indagato) è nato il primo eco portale con banca del riuso annessa, e si stanno mettendo in pratica esperimenti di taxi sharing all'avanguardia in Europa. A Milano il 15 aprile, il capogruppo alla Regione per il M5S Gianmarco Corbetta insieme al candidato Sindaco Gianluca Corrado sono stati a discutere di Terza Rivoluzione Industriale con me Livio de Santoli e Antonio Rancati fino a mezzanotte e
mezza con 400 attivisti. Si moltiplicano i candidati sindaci del M5S che si riferiscono a questo nuovo modello economico distribuito e democratico come Alparone a Brindisi, Trisolino a Taviano,  Surdi a Alcamo e Giurdanella a Vittoria (dove si parla di Terza Rivoluzione Industriale in un evento che si tiene proprio oggi). 

UN GIOCO SCOPERTO
Pizzarotti, per come l'ho conosciuto, non è il tipo di  amministratore che usa il suo potere per favorire nomine di suoi amici, e conosco pochissime persone più lontane di lui dalla logica spartitoria del sottogoverno partitocratico. Trovo perciò particolarmente ridicolo il tentativo protervo e sfrontato degli esponenti della partitocrazia tradizionale e in particolare dei rappresentanti del PD,  di approfittare di queste coincidenze di episodi giudiziari per affermare una pretesa "eguaglianza" del M5S a loro, quasi come se, non potendo negare di essere un partito marcio fino al midollo, infangare il M5S sanasse le loro colpe e li ripulisse agli occhi di un elettorato sempre più disgustato e quindi demotivato dal recarsi a votare.
Il loro gioco è ormai scoperto.
La partitocrazia tradizionale oltre a avere pesantissime responsabilità sul piano giudiziario e morale, ha anche la responsabilità di aver portato avanti da decenni politiche economiche generatrici di disoccupazione nell'interesse di gruppi fossili e finanziari. 

Avrebbero potuto cambiare le dinamiche economiche di questo paese, particolarmente fortunato sul piano delle risorse energetiche e naturali di terza rivoluzione industriale e invece  lo hanno condannato a una arretratezza ormai quasi irrecuperabile che mette i nostri assett alla mercè della speculazione finanziari internazionale. 
Parlano di occupazione ma la stanno distruggendo con strategie economiche ad alta intensità di capitali e a scarsissima intensità di lavoro, parlano di internet e connettività ma hanno fatto morire la Olivetti e rinunciato ad avere un produttore nazionale di computer o di telefonia mobile (ce l'ha perfino la Finlandia) pur essendo l'Italia il più grande mercato mondiale (pro capite) di questi apparati. 
Parlano di rinnovabili e sostenibilità e poi hanno distrutto i produttori di pannelli fotovoltaici
condannandoci alla dipendenza da produttori tedeschi o cinesi, mentre incoraggiano i fossili in ogni modo. 
Parlano di start up innovative ed economia digitale ma continuano a pompare miliardi in una siderurgia totalmente anti economica e fuori mercato ostacolando le start up della manifattura digitale con sistemi di finanziamento basati su criteri puramente finanziari e fiscalità punitiva. 
Scrivono le leggi sotto dettatura delle lobby fossili della seconda rivoluzione industriale, che stanno perdendo terreno in tutto il mondo salvo che in Italia dove invece godono di ottima salute. 
Per questo fa paura la prospettiva di vedere moltiplicarsi sul territorio amministratori appartenenti a una formazione politica come il M5S, che invece la Terza Rivoluzione Industriale (e l'uscita dalla seconda) ce l'ha nel DNA. 
Lungi da me l'intenzione di assumere la difesa di ufficio del movimento fondato da Grillo con il quale ho avuto  spesso da ridire e l'ho sempre fatto liberamente senza mordermi la lingua, specialmente sulle questioni europee. 
Ma di fronte all'attacco sfrontato di questi giorni non posso non vedere e non stigmatizzare un chiarissimo intento manipolatorio che cerca di accreditare la tesi falsa che gli amministratori a 5 Stelle non siano affidabili perchè anch'essi corrotti dal malaffare e nel mirino della giustizia. Si tratta del disperato tentativo di limitare la sconfitta alle amministrative e, conseguentemente, il numero di comuni che passeranno ad amministrazioni con le mani pulite e soprattutto libere dai condizionamenti delle lobby finanziarie e fossili, per fare delle politiche economiche e sociali di Terza Rivoluzione Industriale. 
Mani pulite e libere come quelle di Federico Pizzarotti e dei suoi amministratori. Coraggio Federico! Passate queste amministrative la bolla di sapone scoppierà e tutto tornerà alla normalità.
Pizzarotti all'inaugurazione dell'Eco Modulo a Parma
















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giovedì 18 febbraio 2016

Unioni Civili: i diritti e la coerenza

Cirinnà pericolosamente contigua con Boschi...
Chi segue questo blog sa che non faccio sconti a nessuno. 
In particolar modo al M5S non ho mai riservato un trattamento di favore pregiudiziale, anzi, animato da spirito costruttivo e mai distruttivo quando ho ritenuto sbagliate certe scelte calate dall'alto ho espresso senza riserve le mie critiche  perché considero il  Movimento 5 Stelle, nella delicatissima fase attuale, la sola speranza per questo sfortunato e autolesionistico Paese.
Ma nel caso delle Unioni Civili, da qualunque punto di vista lo si guardi, non riesco davvero a trovare un solo argomento di critica. 

Ma stiamo scherzando? 
Ma davvero il problema sarebbe il rifiuto da parte del M5S di votare il "kanguro"?
Ricapitoliamo brevemente i fatti a beneficio  di amnesici, afasici, apatici e furbastri.  
La maggioranza (incostituzionale e guidata dal NON eletto), che ha "inghiottito" per amor di poltrona trivellazioni, inceneritori, riforme costituzionali pensate da Verdini e Gelli, la distruzione della scuola, lo smantellamento dei diritti del lavoro, regali miliardari alle banche, la presa per il culo ai piccoli obbligazionisti di Banca Etruria (e tanto tanto altro, troppo per essere elencato in un solo articolo), su questo civilissimo testo di legge è insanabilmente divisa.
Le castagne dal fuoco le doveva togliere il Movimento? 
Alberto Airola

E in più al prezzo di una votazione farsa anti democratica e incostituzionale con l'emendamento "kanguro" che taglia la possibilità  di discutere e votare tutti gli altri emendamenti, un principio questo NON negoziabile e indipendente dai contenuti della legge in votazione. 


La democrazia non si difende a targhe alterne: ieri voto contro la soppressione della discussione parlamentare perché sono contrario ai provvedimenti in corso di approvazione a tappe forzate, oggi invece sono favorevole ai provvedimenti (nello specifico Unioni Civili) e allora voto per la soppressione della discussione parlamentare. 
Non funziona così la democrazia. 
In democrazia i principìi sono importanti.   
Do you remember Azzollini?! ...
Alcuni  lamentano che i 5 Stelle avrebbero  votato contro le decisioni della ormai mitica rete. Ma non è  così. Non hanno votato contro le Unioni Civili ma contro un espediente furbetto di un partito alla frutta  (il PD) incapace di fare quadrato e dimostrare unità tranne che per salvare dall'arresto personaggi squallidi (o meglio squali) come Azzollini (ricordate? quello che pisciava in bocca alle monache) o la Boschi (ricordate la Ministra azionista a sua insaputa nella banca di famiglia?). 

Io capisco l'ansia da parte della comunità  e del movimento per i diritti civili di far approvare la legge che stabilisce i loro diritti ma non credo che i valori che loro difendono siano superiori a quelli dei lavoratori il cui lavoro è  stato precarizzato a tappe forzate con il "Jobs Act" o a quelli di chi aspirava a un diverso modello energetico basato sulla rinnovabili che è invece è stato massacrato dalla corsia preferenziale data a trivelle, gasdotti, carbone e inceneritori con lo sblocca Italia.

A questi provvedimenti folli di un governo fossile e criminale che hanno tagliato diritti a tappe forzate i 5 Stelle si sono opposti invocando la democrazia del dibattito parlamentare. 


Non vedo perché  avrebbero dovuto invece passarci sopra in questo caso. 
Si può  forse recriminare per il modo pasticciato in cui si è comunicato (libertà  di coscienza  etc) ma i sostenitori delle Unioni Civili se la prendessero con il PD, perché è da quella parte che i conti non tornano. 
I numeri non un'opinione! 
La scelta di presentare l'emendamento taglia emendamenti è una scelta tutta interna alle dinamiche di un partito presuntamente di sinistra che già da parecchi anni ha completamente dimenticato la lezione di rigore, onestà, appoggio al mondo del lavoro e all'economia reale di Enrico Berlinguer, e che è ormai diventato una satrapia in cui i valori della sinistra (e qualunque tipo di valori che non siano quelli  finanziari), Sono ormai andati a finire nei calzini di capi e capetti locali legati a diversi comitati d'affari, cosche, cricche  e mandamenti in permanente guerra fra di loro, ma in possesso di leve fenomenali per condizionare un sistema mediatico informativo massonico mafioso che continua a accreditare tale partito delle migliori intenzioni e  a condizionarne la percezione che di esso ha un elettorato distratto e/o  ipocrita, sempre più vecchio e sempre più in imbarazzo. 
Un partito che per sopravvivere all'estinzione verso cui lo stava portando il suo affarismo ha dovuto rifugiarsi nell'espediente a termine dello squallore renziano, in cui si nega domani quello che si afferma oggi e si nega oggi quello che si è affermato ieri senza che nessuno trovi questa incoerenza insopportabile!!!

Il M5S non deve fare da stampella  a un PD la cui maggioranza diventa traballante quando si tratta di concedere diritti, e che invece è in grado di garantire una maggioranza granitica quando si tratta di distruggerli! 
A me questo sembra assolutamente ovvio! 

In questo senso non capisco affatto le critiche "urbi et orbi" di Saviano, quasi che, dovendo criticare il PD (e come potrebbe esimersi?!?), poi deve comunque dimostrare a qualcuno che una "bottarella" per un malinteso spirito di eguaglianza o di equidistanza deve darla anche al M5S. 
A meno che la "benignite" non abbia contagiato anche lui. 
Ma conoscendolo, e rispettando al massimo le sue scelte coraggiose e sempre fuori dal coro, preferisco attribuire questa sua presa di posizione ad un eccesso di rigidità e forse, di amore verso il Movimento. 
"Benignite" o eccesso di amore? 

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martedì 9 dicembre 2014

LA POLITICA DEI RIFIUTI E IL RIFIUTO DELLA POLITICA

Rifiutare la logica dei rifiuti e la politica che li produce è molto di più che un semplice cambiamento nella chiusura del ciclo dei prodotti di consumo.
E' un atto rivoluzionario.
E' un atto sovversivo rispetto all'iperconsumismo esasperato indotto dai gruppi economici multinazionali della seconda rivoluzione industriale  che trasforma l'essere umano in consumatore, spossessandolo della sua capacità di decidere e anche di ragionare, perchè lo priva della facoltà di capire le cose più elementari dei processi produttivi e dei cicli economici. E alla fine ci impone l'accettazione della logica perversa dei rifiuti come conseguenza inevitabile del ciclo consumistico, e addirittura come essenza  preminente rispetto al consumo stesso.
Il consumo estremo diventa rifiuto estremo, l'atto della creazione del rifiuto diventa prevalente rispetto allo stesso atto del consumo di un prodotto!

Le "campane" del vetro. Vanno abolite. O riservate al vetro rotto da smaltire
come un rifiuto speciale.Il vetro va RIUSATO, non riciclato!
Per esempio non ha nessun senso comprare acqua in bottigliette di plastica usa e getta, perché si tratta di un gesto che racchiude un consumo della durata di pochi secondi (come bere una bottiglietta d'acqua) nella produzione di un rifiuto della durata di 400 anni (tanto durerà il PET di quella bottiglietta di plastica nell'ambiente).
Così come non ha nessun senso riciclare il vetro quando lo si può e lo si deve riutilizzare, come raccomanda il Manifesto TERRITORIO ZERO, uno dei cui principali fondamenti è appunto che non si deve riciclare quello che si può riutilizzare, in questo senso la direttiva rifiuti europea è molto chiara e fissa la gerarchia delle tre "R" in modo molto preciso: prima la R del RISPARMIO, poi quella del RIUSO, e infine, solo per ultima la "R" del RICICLO. Il vetro è un classico esempio di questo: buttare  nei contenitori per la raccolta differenziata una bottiglia di vetro per distruggerla, fonderla e poi farne ... una bottiglia di vetro è semplicemente FOLLE! E ha un bilancio energetico f estremamente negativo! Il vetro va riutilizzato imponendo le sane vecchie pratiche del vuoto  a rendere e concentrandone la raccolta in banche del vetro da cui può essere riavviato in riutilizzo, sia nelle aziende imbottigliatrici che per conserve e prodotti degli agri turismi e dei piccoli opifici di trasformazione dei prodotti agricoli locali! Si stanno moltiplicando in questo senso iniziative come quella di "frutta urbana" (http://www.fruttaurbana.org/) in cui si utilizzano barattoli di vetro riutilizzati per contenere le conserve di frutta.
Vanno quindi  soppresse le assurde campane del vetro dove tanto vetro buonissimo viene ... ucciso dopo un solo utilizzo. E' solo pura logica. Naturalmente è una logica non speculativa e non condizionata dal business del riciclo di filiera lunga, che è una vera e propria mafia.

Il film di Jeremy Irons "Trashed" è una miniera di informazioni simili e andrebbe proiettato nelle scuole di ogni ordine e grado ogni mese da qui all'eternità per le verità che svela.

La produzione di rifiuti è la conseguenza diretta di scelte precise fatte dalle grandi corporation che dominano la scena economica della seconda rivoluzione industriale. Una logica che è ispirata solo ed unicamente alla ricerca del profitto più estremo, ed alla produttività più esasperata.
Questa logica deresponsabilizza totalmente il sistema di imprese che produce beni e servizi rispetto alla società e all'ambiente che la ospita con i suoi beni comuni, e con la salute umana.
E dunque permette di fare profitto in danno di tutti questi beni (in realtà sono dei valori), introducendo dinamiche produttive lineari anziché circolari (come era stato fino alla scoperta dell'energia fossile).
Una foglia che cade dall'albero termina il suo ciclo come schermo della radiazione solare nel processo di fotosintesi, ma non diventa un rifiuto. Entra in un nuovo ciclo, quello dell'humus.
In natura i rifiuti non esistono.
Così come non esiste la combustione.
In natura esistono solo cicli circolari per cui finito un ciclo, la materia entra in un altro ciclo e viene trasformata dall'energia secondo processi elettrochimici e (appunto) non combustivi.
In natura non brucia nulla.

Noi invece da quando abbiamo scoperto i fossili non facciamo che bruciare, contravvenendo alle leggi fondamentali della termodinamica e dei cicli naturali della biosfera.
Bruciamo idrocarburi per produrre energia (ad una efficienza energetica aggregata ridicola), bruciamo rifiuti (legalmente e anche illegalmente) credendo di essercene liberati, mentre invece abbiamo solo fatto cambiare loro forma, da quella solida a quella gassosa, così ce li respiriamo pure, con le conseguenze sanitarie che tutti conosciamo.
Ma non bruciamo solo rifiuti. Bruciamo anche i tempi di consumo delle risorse naturali, che ormai sono in via di rapido esaurimento e se non si sono ancora esaurite è solo perché (fortunatamente o purtroppo) 2/3 del mondo hanno ritmi di consumo meno folli dei paesi industrializzati, quando non prossimi allo zero.
Nell'occidente felice e sprecone noi abbiamo basato tutta la nostra economia sulle fonti fossili, bruciandole per trarne energia.
In altre parole abbiamo messo a sistema processi produttivi lineari anziché circolari. Alla fine della linea c'è il rifiuto. Sia esso sottoforma di cambiamento climatico, inquinamento o semplice residuo materiale. Si chiama "entropia".

Recycle art. Collana di fondi di bottiglie di plastica realizzata
da Laura Buffa per Alter Equo e il consorzio R(H)OME MADE
La società moderna, condizionata dai falsi miti della crescita infinita e della irresponsabilità sociale e ambientale delle attività economiche e industriali, ha portato a regime la civiltà dei consumi lineari, cioè dei rifiuti.
E' diventato così normale pensare che si possano immettere sostanze nocive nell'ambiente come necessario e inevitabile prezzo da pagare al progresso generato dalla civiltà industriale e dal libero mercato, in nome del quale tutto si giustifica.
La "Civiltà dei rifiuti" ha prodotto mostri.
E non parlo solo degli inceneritori incentivati con soldi pubblici, o delle discariche che vengono fortemente avversate dalla direttiva europea rifiuti, ma che continuano a rimanere il sistema privilegiato in questo paese per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Parlo anche della distorsione mentale  provocata dall'assuefazione all'idea che i rifiuti possano costituire un "mercato", che sulla loro produzione, si possa fare "economia".
In altre parole si sono viste nascere aziende in tutto il mondo la cui unica funzione è portar via rifiuti, accumularli, distruggerli. E che smetterebbero di lavorare  se il ciclo dei rifiuti fosse gestito in modo virtuoso (cioè normale). Noi siamo stati condizionati a considerare normale una espressione come "il mercato dei rifiuti", quando invece la normalità sarebbe che il rifiuto non venga prodotto, o se prodotto non se ne faccia commercio. Come può trovarsi normale che qualcuno faccia "impresa" e si arricchisca mettendo rifiuti in una buca o bruciandoli?
Siamo invece purtroppo al paradosso che queste "aziende" assumono, pagano salari, distribuiscono profitti, comprano e vendono forniture e servizi, solo perchè noi produciamo rifiuti. Organici, plastici, metallici legnosi, imballaggi, oggetti complessi rotti o comunque non funzionanti, e alcune volte perfin funzionanti (!!!)  etc. Ma insomma, rifiuti.
L'inceneritore di Parma. Produrre rifiuti per contratto...
La questione del paradosso dei rifiuti è diventata evidente in Emilia Romagna quando per giustificare i loro inceneritori sovradimensionati fra cui il celeberrimo inceneritore di Parma, le ecomafie in doppiopetto hanno imposto in tutta la Regione contratti che obbligavano i sindaci a un comportamento non virtuoso, ossia a garantire una produzione minima di rifiuti.
A questa logica si è opposto fin dall'inizio e continua a opporsi il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti quando dice che le politiche del Comune mirano ad "affamare la bestia"con pratiche virtuose di RIDUZIONE piuttosto che di AUMENTO della produzione dei rifiuti.
Queste aziende la cui unica utilità è basata sull'incapacità della società contemporanea di adottare politiche di consumo che non producano rifiuti, sono spesso entrate in contiguità quando non si sono proprio sovrapposte alla criminalità organizzata.
E hanno condizionato la politica in modo più o meno diretto.
In discussione sulle Comunità del riuso a Parma con il
Sindaco Pizzarotti e il parlamentare Stefano Vignaroli,
primo firmatario della proposta di legge sul vetro a rendere.
E' noto a tutti quanto per esempio, abbia condizionato in modo del tutto trasversale la politica romana la figura di Manlio Cerroni, un avvocato di provincia che ha costruito un impero semplicemente portando a sistema la chiusura del ciclo dei rifiuti in discarica.
E' noto come la camorra abbia giocato a sporcare il proprio territorio fino a farlo diventare la tristemente famosa "Terra dei fuochi", dove una terra fertile e prospera è stata tramutata in una discarica tossica, paradigma in microcosmo di quello che il capitalismo ha fatto all'ambiente del pianeta, secondo l'autrice americana Naomi Klein.
Ma queste aziende rappresentano una anomalia anche quando (raramente in realtà) non entrano in contatto con l'illegalità perchè il loro business model e la loro stessa esistenza sono basati sulla negazione dei principi della Direttiva Europea Rifiuti.
Sappiamo come politici che affermavano che "Il rifiuto non esiste, anzi non dovrebbe esistere e se dovesse invece esistere non dovrà più esistere" (Nichi Vendola Mediterre 2010-Bari), poi si sono convertiti al compromesso con i gruppi produttori di impianti di smaltimento.
E quando non si trattava di impianti di smaltimento, si trattava di servizi di raccolta appaltati a amici e ad amici di amici, in cui l'azienda appaltante lucrava su bidoncini per la differenziata comprati a prezzi "cinesi" e rivenduti a  prezzi esorbitanti, e su servizi inesistenti o gestiti in modo sottodimensionato rispetto la compenso percepito.
Bidoncini per la differenziata.
Insomma, dove c'è un rifiuto c'è un inghippo.
Tutto questo ha scoperto l'ex sindaco Emiliano nell'ormai celebre video che sta facendo il giro della rete quando, da candidato per il PD alla Presidenza della Regione Puglia, si lascia andare alla domanda retorica (in verità espressa con un candore sospetto) se sia possibile essere eletto alla Presidenza della Regione senza fare gli interessi delle aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti e che pagano le campagne elettorali.
Probabilmente nella sua furbizia levantina, l'ex sindaco di Bari crede di poter utilizzare questa sua affermazione come esorcismo nei confronti delle potenti lobby dei rifiuti. Come a dire: "Con me non ci provate perchè vi ho sgamato!"
Ma nel lanciare questa provocazione Emiliano non si rende conto che \sollevato una questione molto più grande di lui.

Infatti la risposta alla sua domanda è SI.
Perchè così richiede l'Europa.
Secondo la normativa europea (Direttiva Rifiuti, CE 2008/98)  i rifiuti non vanno proprio più
prodotti, e se proprio è impossibile non produrli, vanno riutilizzati e qualora non possano essere riutilizzati vanno riciclati. E' la legge delle 3 "R" (Riduzione, Riuso, Riciclo).  Quindi una regione virtuosa dovrebbe cominciare a chiudere il ciclo dei rifiuti in conformità a questa direttiva per la qual cosa esiste già un piano preciso, il dodecalogo di territorio Zero Puglia che voglio riprodurre qui sotto per il più ampio beneficio di Emiliano e di tutti coloro che si candideranno alla guida della regione. Qualunque sia la loro collocazione politica non dovrebbero avere difficoltà ad ammettere che è venuto il momento di una Puglia a Rifiuti, emissioni e chilometro zero.

DODECALOGO TERRITORIO ZERO PUGLIA


L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi. Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell'esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici. Il modello di sviluppo alternativo, proposto da “Territorio Zero”, invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull'interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini. Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (quattro ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura): 


ENERGIA AGRICOLTURA RIFIUTI

  1. Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  2. Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  3. Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell'energia.
  4. Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  5. Valorizzazione dell'OFFERTA sul mercato dell'ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell'industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  6. Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso: prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano lavorato all'estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia)Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale 
  7. Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche etc)
  8. Erogazione diretta da parte della Regione di INDENIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  9. Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  10. Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA' DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale. 
  11. Per la frazione SECCA, anziché la raccolta differenziata, privilegiare la creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO tramite l'organizzazione di banche dei materiali (banca dell'alluminio, banca del vetro, banca della carta dei RAE etc.) direttamente collegate con i distretti locali della stampa 3D. Abolizione del riciclo del vetro e della raccolta differenziata del vetro e imposizione di pratiche di riuso, vuoto a rendere e redistribuzione del vetro usato nell'industria conserviera e agrituristica locale.
  12. Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

Questo Dodecalogo rappresenta una nuova idea di società alla portata degli enti locali perchè  riesce a immaginare e raccontare come da una politica virtuosa per la chiusura del ciclo dei rifiuti possano nascere le comunità del riuso, che insieme alle comunità dell'energia e alle comunità del cibo possono diventare la pietra angolare di una nuova economia dal basso in cui la cittadinanza raggiunge la sovranità energetica, alimentare e economica.
Questa nuova economia della condivisione remunera il capitale sociale creato dal lavoro dell'uomo anziché il capitale finanziario creato dalla macchina.
Ma mi rendo conto che questo potrebbe provocare un corto circuito mentale in chi, come l'ex Sindaco e tutta la partitocrazia di cui lui è esponente, sia abituato a pensare alla politica in termini di rapporti di scambio con l'economia e con i comitati d'affari locali, regionali e nazionali.
E Così ecco che diventa normale e accettabile che  la politica debba scendere a compromessi con chi la finanzia, foss'anche la lobby dei rifiuti, diventando così una vera e propria "politica dei rifiuti".

Come meravigliarsi se poi il cittadino si disaffeziona alla politica tanto da scegliere di non andare a votare nelle percentuali stratosferiche che abbiamo visto nelle recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria?

Breve infatti, è il  passo dalla politica dei rifiuti al rifiuto della politica.


Per chi si fosse perso l'uscita di Emiliano sui rifiuti, ecco il link:











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