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mercoledì 4 giugno 2014

NON ABBIATE PAURA

"Non abbiate paura!"

Con queste bellissime parole  Karol Woytila si presentò al mondo nella sua prima liturgia domenicale da Santo Padre,il 22 ottobre 1978.

Non abbiate paura! ... aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! ...
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione... Non abbiate paura

Iqbal Masih nacque nel 1983 in una famiglia molto povera. A quattro anni già lavorava in una fabbrica di tappeti.[1]
Iqbal Masih
Quando aveva cinque anni i suoi familiari si indebitarono per pagare le spese matrimoniali del primogenito[senza fonte] e Iqbal fu ceduto a un fabbricante di tappeti per l'equivalente di 12 dollari. Fu quindi costretto a lavorare un minimo di 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana, incatenato al telaio, con uno stipendio pari ad una sola rupia (corrispondente a pochi centesimi di euro).
Cercando di fuggire, si rivolse alla polizia ma venne riportato alla manifattura e bastonato per punizione[senza fonte].
Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò insieme ad altri bambini ad una manifestazione del Bonded Labour Liberation Front, (BLLF), organizzazione fondata da Ullah Khan che ottenne nello stesso anno la promulgazione del Bonded Labor System Abolition Act.[2] Ritornato nella manifattura, si rifiutò di riprendere il lavoro malgrado le percosse. Il padrone disse alla sua famiglia che il debito contratto anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal, supposti errori di lavorazione eccetera. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio e Iqbal, ospitato in un ostello dalla BLLF, ricominciò a studiare.
Dal 1993 cominciò a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l'opinione pubblica sui diritti che nel suo paese erano negati ai bambini, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell'infanzia.

Nel dicembre del 1994 ottenne un premio (sponsorizzato da un'azienda di calzature) di 15.000 dollari, con il quale decise di finanziare una scuola nel natìo Pakistan. In una conferenza a Stoccolma, affermò che «Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite». Ricevette una borsa di studio, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan, per portare avanti la sua campagna.
Nel 1995, nella città di Lahore, partecipò ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dalla loro condizione: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano iniziò infatti a chiudere decine di fabbriche di tappeti.
Di sé disse «da grande voglio diventare avvocato e lottare perché i bambini non lavorino troppo».

Il 16 aprile 1995, a solamente 12 anni, Iqbal Masih venne assassinato, mentre si stava recando in bicicletta in chiesa (l'edificio era situato nei pressi della casa di sua nonna dove poi sarebbe andato) con i suoi cugini Liaqat e Faryad. «Un complotto della mafia dei tappeti» disse Ullah Khan subito dopo il suo assassinio.
La polizia pakistana attribuì il gesto ad un contadino col quale Iqbal avrebbe avuto una lite.
Alcuni testimoni affermarono di aver visto una macchina (dai finestrini oscurati) avvicinarsi al ragazzo in bici. Dall'auto sarebbero poi partiti dei colpi di arma da fuoco che ne avrebbero causato la morte.
Iqdal non ha avuto paura! Adesso non c'è più ma il suo insegnamento vive dentro tutti coloro che si ribellano all'ingiustizia di un mondo incapace di distinguere fra progresso e profitto, benessere e opulenza, sobrietà dei consumi e macelleria sociale, fra disciplina di partito e intimidazione.
La storia di Iqdal dice a tutti noi che la ribellione a un sistema ingiusto non è un'opzione ma un dovere morale. Che di fronte alla falsità affermata come verità non possiamo, non dobbiamo tacere. 
Le forze soverchianti di un'economia che che non rispetta i bambini per favorire il profitto di pochi grandi speculatori finanzari rivoltanti come grassi  porcelli protesi nell'unico scopo chn hanno che è quello  di accumulare più ricchezze di quelle che essi possano mai utilizzare nella loro miserabile vita terrena, hanno schiacciato un povero bambino che era riuscito a liberarsi dalla paura.
Oggi, di fronte alle intimidazioni di chi detiene un potere contro di noi, sia esso un potere economico, politico, sociale, un potere di ricatto o una capacità di intimidazione, a ricordarci di essere uomini, di reagire da uomini di fronte alla falsificazione sistematica della verità operata da uomini che si fingono innovatori ma che in realtà tendono a perpetuare lo stato di cose che essi stessi a parole dicono di voler cambiare, c'è Iqbal a ricordarci di quell'esortazione di un Papa appena eletto pronunciata con voce vibrante nel caldo ottobre romano, una esortazione ripresa inconsapevolmente da un bambino pakistano che rappresenta, anche e sopratutto da morto un esempio luminoso per tutti noi.
"Non abbiate paura" come non ne ebbero il Capitano Thomas Sankara assassinato in Burkina Faso perchè al debito in dollari del suo paese osò opporre il debito di sangue, carne e disperazione di trecento anni di schiavismo, e Patrice Lumumba che osò alzare la testa contro le oligarchie corrotte del Congo vendute ai regimi coloniali occidentali, Ernesto Che Guevara
ucciso nella selva boliviana mentre combatteva al finaco dei più umili invece di godere degli allori della vittoria cubana,  Salvador Allende che osò ricordare a Nixon che il Presidente del
Ken Saro Wiva
Cile era lui, Ken Saro Wiva che diede voce al popolo degli Ogoni contro la Shell e venne impiccato dai satrapi petroliferi del governo nigeriano così da permettere al gigante fossile di continuare a sversare petrolio nel delta del Niger, Rafael Correa che combatte la sua battaglia contro il debito immorale imposto dalla burocrazia internazionale incompetente e disonesta ai suoi
predecessori corrotti e contro l'arroganza della Chevron che non vuole pagare la bonifica dell'Amazzonia Ecuadoregna violentata per due decenni dalla Texaco, Ghandi, Martin Luther King, Falcone e Borsellino, che andarono incontro alla loro sorte sorretti dalla forza della Verità.
Non abbiate paura come Yvan Sagnet chein quell'agosto del 2011 dimostrò al mondo che il sistema dei caporali nell'agricoltura pugliese poteva essere sconfitto dalla lotta dei ragazzi stranieri della Masseria Boncuri, spinti dall'anelitò di libertà che soffiava dai loro paesi.
Non abbiate paura come Iqbal Masih che si ribello al furto di infanzia e fu ucciso per uccidere la speranza di tutti i bambini come lui che il mondo per loro potesse essere qualcosa di più che una fabbrica di tappeti e di morte. 
Yvan Sagnet, leader della rivolta di Nardò contro il caporalato
President Rafael Correa
Ribellatevi all'imposizione della menzogna attraverso i canali in cui un tempo passava la verità!
Ribellatevi all'intimidazione di  oligarchie autocratiche ispirate a un senso di morte che passano comunicati preconfezionati spacciati come la verità assoluta
Ribellatevi alla rassegnazione imposta con la neolingua orwelliana che vi fa odiare chi dice la verità e amare chi vi impone la sua menzogna.
Voi avete il potere, non loro!
Non abbiate paura!

















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