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martedì 24 giugno 2014

RENZI L'EUROPA E L'IPOCRISIA

In una  interessante analisi delle priorità della Presidenza Italiana dell'UE (che inizia il primo luglio)  comparsa sul magazine on line specializzato in affari europei  EUNEWS,  si sottolinea che l'Italia, in un documento sottoposto all'attenzione del Presidente del Consiglio Van Rompuy in vista del Consiglio Europeo del 26 e 27 giugno,  mette l'accento sulla necessità di cambiare registro e passare delle politiche di austerità che hanno caratterizzato l'azione della Commissione Europea Barroso II nell'ultimo quinquennio (con le conseguenze tragiche che tutti conosciamo)  a politiche di crescita e stimolo all'occupazione,  per invertire la percezione negativa che hanno i cittadini dell'Europa.
Interessante notare però come queste buone intenzioni siano destinate a diventare "lastrico per l'inferno" come tante prima di esse.
Infatti esse vengono da un Premier e un governo che hanno dimostrato ampiamente di non avere la più pallida idea di come stimolare la crescita. Per farlo servono politiche economiche ad alta intensità di lavoro e non di capitali. Invece, il governo Renzi (e la catastrofica Ministra per lo Sviluppo Economico Guidi) hanno fatto esattamente il contrario.
Guidi: "drill baby drill!
Infatti incoraggiando le trivellazioni e il ritorno a una politica energetica basata sui fossili (quindi ad altissima intensità di capitali e a bassa intensità di lavoro) e stroncando le rinnovabili, che invece sono il settore energetico a più alta intensità di lavoro e a bassa intensità di capitali,  con il decreto spalma incentivi e la tassazione dell'autoconsumo, il governo italiano sta andando nella direzione opposta e sta distruggendo quel poco che è sopravvissuto ai disastri dei governi precedenti, in controtendenza sia con le indicazioni dell'Europa che con l'esempio virtuoso della Germania, Paese che ha pianificato la propria indipendenza energetica (e dunque la propria sovranità economica) al 2050 e già oggi ha creato centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore del solare e delle rinnovabili pur avendo una esposizione solare ridicola rispetto all'Italia (http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/fotovoltaico-germania-record-consumo-123/).

Il passo indietro retroattivo del governo italiano sull'energia rinnovabile ha determinato una caduta verticale della sua credibilità come è stato rilevato impietosamente dalla stampa internazionale che conta, come ad esempio il Financial Times

Financial Times del 23 luglio 2014: caduta verticale della credibilità
dell'Italia a causa dei tagli retroattivi agli incentivi per le rinnovabili
A ciò aggiungasi che il governo italiano, vittima di cattivi consiglieri economici, con il cosiddetto "Jobs Act" ha precarizzato quel poco di lavoro stabile che restava in Italia, prigioniero del malinteso secondo il quale per stimolare l'occupazione bisogna agire sulla flessibilità del mercato del lavoro, quando è vero l'esatto opposto e cioè che per creare occupazione bisogna dare stabilità all'economia e non precarietà, per esempio (scusate se insisto) con politiche energetiche di lungo termine che diano continuità e sicurezza agli investimenti nel settore delle rinnovabili e con politiche infrastrutturali in grado di fornire contratti alla piccola e media impresa che assume, e non appalti per grandi opere alla grande impresa che non assume e anzi licenzia. Anche questa è una lingua estranea al governo Renzi, ostaggio di un sistema di partiti che sulle grandi opere e sui suoi appalti pilotati ha costruito la sua fortuna (e la disgrazia del Paese).

Rimangono perciò dubbi più che legittimi sul fatto che il governo italiano, nell'assumere la presidenza dell'UE, possa sciogliere a Bruxelles quei nodi che ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di sciogliere in Italia.
 Mentre la Ministra Guidi, Renzi e la sua improbabile squadra di governo continuano a fare le politiche che le consorterie e le grandi lobby impongono loro, in Italia sta sorgendo una nuova economia dal basso fatta di attività industriali ed energetiche a bassa intensità di capitali e a costo marginale zero.
Fatta di Fab Lab di giovani tecnici e ingegneri che trovano in continuazione nuove applicazioni per le
La stampa 3D, Sempre più diffusa!
stampanti 3D e che continuano a entrare sul mercato guadagnando ogni giorno nuove piccole ma significative porzioni di esso in settori nei quali fino a pochi anni fa per entrare era necessario munirsi di padrinato politico, fideiussioni bancarie e cospicui capitali, mentre oggi basta una stampante 3 D da mille euro, alimentata da pannelli fotovoltaici o sistemi energetici rinnovabili anch'essi a costo marginale zero (il sole non si paga, il petrolio e il gas sì).
Una nuova economia dal basso fatta di scambi primari e sostenibilità, Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) per stimolare la produzione agricola locale (e dunque la sovranità alimentare del territorio) banche del riuso e filiere del riciclo e della riparazione, nuova imprenditoria innovativa a cui bastano 5 o 10 mila euro per partire, e non gli 800 mila euro prescritti (con relativa affidabilità bancaria che per i veri innovatori è utopia pura) dai bandi per l'innovazione dei programmi di un ministero per lo Sviluppo Economico ancora impantanato in quel pensiero fossile che ha fatto la fortuna dei grandi monopoli energetici ma che certo non è in grado di creare quella ricchezza distribuita che è necessaria per uscire dalla crisi e dare stabilità economica e sociale a un paese in affanno (e in affanno proprio a causa della crisi del modello fossile che lo sta soffocando).
Redemption Fund: il colpo di grazia contro le politiche redistributive.
Durante la Presidenza Italiana verranno al pettine nodi importantissimi, quali quello sul Regolamento Europeo per gli OGM (che potrebbero distruggere l'agricoltura locale a vantaggio de modello agro-industriale e del mercato proprietario delle sementi), la strategia di medio termine (2030) per l'energia in Europa, in cui le lobby fossili e del nucleare stanno cercando di ritagliarsi quello spazio che nella strategia di breve termine (2020) hanno perduto, la decisione relativa al trattato di libero scambio commerciale con gli Stati Uniti (il famigerato TITP) che mira a lasciare mano libera alle multinazionali in violazione legale di qualunque legislazione sociale e ambientale e a tutela dei beni comuni. E anche la discussione sul Fiscal Compact avviata ormai sui binari forzosi di quel Redemption Fund architettato dal sistema bancario per estorcere la residua  autonomia dei governi e intervenire direttamente nelle politiche nazionali espropriando i beni comuni e privatizzandoli a vantaggio di pochi grandi gruppi (ancora loro, si veda articolo di lato).
Come ci aspettiamo che un branco di ministri/e assolutamente privi della cultura e delle conoscenze fondamentali relative all'economia di rete, all' open source e ai modelli empatici della condivisione redistributuiva, ma ostaggio di lobby energetiche, finanziarie e agro industriali, riusciranno a orientare il transatlantico-Europa nella direzione giusta?  Perdonatemi ma io non ci credo, e anche in queste roboanti affermazioni di principio ( l'articolo in oggetto è al link qui sotto e  il  suo testo è comunque riprodotto qui di seguito per ragioni pratiche) che parlano di crescita, occupazione, sviluppo, vedo solo tanta, ma tanta ipocrisia...

http://www.eunews.it/2014/06/23/le-priorita-ue-per-5-anni-targate-italia-il-documento-del-governo-a-van-rompuy/17972



Renzi

Le priorità Ue per 5 anni targate Italia, il documento del governo a Van Rompuy


E’ il contributo del governo italiano al Consiglio europeo del 26 e 27 giugno. Priorità crescita e lavoro, il prossimo presidente dell’esecutivo Ue deve avere “coraggio e inventiva”

In un documento in inglese inviato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, come contributo per il vertice dei capi di Stato e di governo che si svolgerà 26 e 27 giugno a Bruxelles, il governo italiano propone una serie di priorità per le politiche dell’Ue nei prossimi cinque anni e un profilo abbastanza preciso di quello che dovrebbe essere il prossimo presidente della Commissione europea, e della sua “job description”.
Prima priorità, secondo il governo, è quella di “ripensare a mente fresca la strategia più efficace per ripristinare la crescita, creare occupazione e promuovere la coesione”. Questo, si sottolinea nel documento, intitolato “Un nuovo inizio per l’Unione europea”, è anche “il modo migliore di migliorare la sostenibilità dei conti pubblici”. La ripresa finora “rimane debole e ineguale”, e comporta “rischi di divergenze ancora maggiori fra gli Stati membri”. E il consolidamento dei bilanci pubblici è una sfida ancora difficile, “nonostante gli sforzi senza precedenti” che sono stati fatti, “a causa della crescita debole e dell’inflazione bassissima”. Secondo il governo italiano, “siamo davanti a un bivio: accettare un pericoloso lungo periodo di crescita fragile e alta disoccupazione, o stimolare le aspettative macroeconomiche (‘boosting macroeconomic prospects’, ndr). Una risposta in termini di politiche europee è di un’urgenza allarmante”, si osserva nel documento.
Per spingere la crescita, l’Italia propone diverse “linee d’azione”: 1) dare priorità a quest’aspetto in tutte le politiche europee, al di là dello strumento “soft” del coordinamento delle politiche nazionali; 2) “incoraggiare le riforme strutturali nazionali” e l’innovazione, che sono “il più importante motore di crescita”, ma tenendo presente che ci vuole tempo perché producano i loro effetti positivi, soprattutto in un contesto macroeconomico di debole domanda aggregata; 3) mettere l’accento sull’economia reale, rafforzare la competitività dell’industria, puntare sul “rinascimento industriale”; 4) “finanziare la crescita” con una serie di iniziative che rimedino alla “caduta drammatica degli investimenti privati e pubblici verificatasi negli ultimi anni”, in particolare investendo nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo del mercato unico dell’energia (interconnessioni e reti di trasmissione elettrica) e di quello delle comunicazioni elettroniche; 5) “continuare ad approfondire l’Unione monetaria europea”, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Eurozona di resistere agli shock esterni e alle crisi asimmetriche, in particolare “pensando seriamente” a come introdurre “degli stabilizzatori automatici” che ne garantiscano la stabilità, come un “sistema europeo di sussidio di disoccupazione”.
Oltre a tutto ciò, il documento italiano ricorda, in una nota, che le attuali regole di sorveglianza Ue dei bilanci comprendono diversi elementi di flessibilità, sia per quanto concerne i “fattori rilevanti” che possono essere presi in conto quando si valuta il rispetto dei vincoli riguardanti deficit e debito pubblico, sia riguardo ad eventuali deviazioni temporanee dall’obiettivo di medio termine del pareggio strutturale di bilancio, quando sono dovute all’attuazione delle riforme strutturali più importanti, che solo nel lungo termine hanno effetti positivi sulla sostenibilità dei bilanci, aumentando il potenziale di crescita.
Secondo il governo, nel quinquennio che si apre ora con la nuova legislaturadell’Europarlamento e il rinnovo della Commissione europea e degli altri vertici dell’Ue (e in coincidenza con la presidenza semestrale italiana del Consiglio), oltre che alla questione fondamentale del rilancio della crescita, bisognerà dare priorità anche ad altre due azioni.
Come seconda priorità, l’Italia propugna un “cambiamento di discorso” che faccia sentire ai cittadini l’importanza dell’Europa al di là dell’economia e della finanza, che negli ultimi cinque anni di crisi hanno monopolizzato l’informazione e il dibattito politico sull’Ue. Un dibattito che si è concentrato sulle politiche di austerità, risultando in un “costo pesante” pagato dall’Ue in termini di percezione e fiducia dell’opinione pubblica. In questo quadro, secondo il governo italiano bisognerà rafforzare la legittimità e l’efficienza delle istituzioni euroopee e dei loro processi decisionali. In particolare, il governo caldeggia l’ipotesi di suddividere la Commissione europea in “clusters” (il documento non entra nei dettagli, ma in sostanza, alcuni commissari sarebbero responsabili dei settori a cui è stata data priorità, con poteri di coordinamento anche su altri colleghi) e di “ridisegnare” le attuali dieci formazioni del Consiglio Ue (Esteri, Ecofin, Agricoltura, Ambiente, Competitività etc.).
Sempre nell’ambito “nuovo discorso” che l’Ue dovrebbe intraprendere, ben al di là delle questioni finanziarie e di bilancio, il documento sottolinea l’attenzione alla difesa e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il governo italiano incoraggia l’adesione diretta dell’Ue in quanto tale alla Convenzione europea dei Diritti umani (oggi vi aderiscono solo i singoli Stati membri), e la creazione di un nuovo quadro giuridico per il monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali in seno all’Ue (oggi un tale meccanismo esiste solo per i paesi candidati all’adesione, non per quelli già membri dell’Unione).
Il documento italiano sottolinea poi la necessità di “promuovere un’autentica Politica comune dell’immigrazione”, rafforzando gli strumenti di gestione integrata delle frontiere con la creazione di un vero e proprio Sistema Ue di guardie di frontiera, e sviluppando nuove regole sul riconoscimento reciproco dell’asilo, per promuovere “una genuina solidarietà a livello europeo”. In altre parole, l’asilo concesso dal paese di primo approdo dovrebbe essere riconosciuto anche da tutti gli altri Stati membri, permettendo al richiedente di muoversi liberamente e stabilirsi ovunque nell’Ue.
La terza priorità, infine, è quella relativa all’azione esterna dell’Ue, che L’Italia chiede si concentri particolarmente nell’area del Mediterraneo e Medio Oriente, per quanto riguarda le politiche di vicinato, e sui Balcani e la Turchia per quanto riguarda il processo di allargamento verso futuri Stati membri; un processo, questo, che “promuove pace, democrazia e sicurezza”.
Il documento propone di “rinvigorire” i negoziati in corso con Ankara e spingere per le strategie di cooperazione macroregionali. Quanto ai rapporti con il tradizionale grande alleato statunitense, il governo sottolinea la necessità di “continuare il dialogo sulle questioni di sicurezza energetica” e di fare progressi nel negoziato in corso sull’Accordo transtlantico di libero scambio e protezione degli investimenti (Ttip).
Dopo aver illustrato le priorità del programma politico, il documento italiano è molto netto per quanto riguarda la “job description” del futuro presidente della nuova Commissione europea: “L’Italia – vi si legge – sosterrà i leader che condividono i nostri punti di vista sul futuro dell’Europa e sono determinati a promuovere le priorità” descritte in precedenza.
“Per fare questo, bisognerà che il nuovo presidente della Commissione europea abbia coraggio e inventiva, che sia determinato a spingere avanti le cose, pronto a difendere le prerogative della Commissione ma anche a guardare negli occhi i capi di Stato”, osserva il documento del governo, dipingendo un ritratto che si allontana molto da quello dell’attuale capo dell’Esecutivo comunitario, José Manuel Barroso, sempre attento a non urtare le sensibilità dei governi più importanti, e a evitare di fare proposte a loro sgradite o di procurare loro troppi fastidi.
Il suo successore, invece, insiste il governo italiano, dovrà “esigere il rispetto delle regole europee, ma anche essere in grado di pensare fuori dagli schemi (‘think out of the box’, ndr); essere inventivo, ed esplorare nuovi percorsi, guardando al lungo periodo per l’impatto delle politiche Ue”. In altre parole dovrà essere “un catalizzatore di cambiamento”.
L’Italia, conclude il documento, dal nuovo presidente della Commissione non accetterà di sentirsi dire: “Questo è il modo in cui le cose sono sempre state fatte finora”, ma vorrà sentirsi rispondere invece: “Questo è un nuovo inizio per l’Europa”.
Lorenzo Consoli per TMNews










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