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giovedì 8 settembre 2016

Rifiuti quando la Germania fa la virtuosa: dallo SPREAD allo PFAND

Il dibattito politico recente è stato polarizzato sulla questione dei rifiuti a Roma e dell'assessore Paola Muraro che dopo 12 anni di consulenze in AMA (la municipalizzata romana per la gestione dei rifiuti e la protezione dell'ambiente) è stata assunta non senza polemiche e controversie al ruolo delicato di assessore all'Ambiente (pardon! Alla Sostenibilità). Voglio prendere questa palla al balzo per cogliere l'occasione di riportare l'attenzione sulla causa del problema e non sui suoi effetti.

Roma è una città che produce all'incirca 3000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno (al giorno!!!). 2300 tonnellate finiscono nei 4 impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) romani (due di proprietà AMA, contestatissimi perché ammorbano e infestano zone abitate a Rocca Cencia e sulla Salaria) due di proprietà dell'immarcescibile Cerroni, a Malagrotta. E le altre 700 tonnellate? Vengono esportate. In provincia (Aprilia) in Regione (Frosinone), e perfino fuori regione (in Abruzzo). Arriva la Muraro e decide che basta esportazioni. Dall'alto della sua pluridecennale esperienza comincia con le buone o con le cattive a imporre che le tonnellate residue vadano al
tritovagliatore di Rocca Cencia, impianto sotto sequestro per mancata osservanza delle norme di sicurezza che produce rifiuti sminuzzati ma non li separa secondo la tipologia. Il più agghiacciante modo di chiudere il ciclo dei rifiuti. Ancora più agghiacciante è che tale proposta ridà fiato e protagonismo all'autocrate autoreferenziale Cerroni che ha costruito un impero sulla “monnezza” reclamando anche la gratitudine dei romani (“Senza di me sarete sommersi dalla spazzatura”).
Comincia così una stucchevole querelle sulla destinazione delle tonnellate “orfane”. 
Esportazione o Cerroni? 
Ancora il 6 maggio scorso. In piena campagna elettorale, la Muraro affermava in un comunicato stampa emesso in qualità di Presidente dell'ATIA ISWA, che il sistema impiantistico di Roma era sottodimensionato e insufficiente rispetto alle esigenze di una “moderna” gestione dei rifiuti, (sic!). Ecco. Io vorrei sottrarmi a questo dilemma del diavolo che tradisce immediatamente i limiti culturali (oserei definirli mentali) di persone come la Muraro, abituate ad affrontare il tema dei rifiuti in chiave di smaltimento e di impiantistica, di mercato e di “fabbisogno”. Il cibo, i vestiti, le auto, possono essere interpretati in chiave di fabbisogno. I rifiuti no! I rifiuti non sono neanche un mercato (benchè abbiamo fatto la fortuna dei vari Cerroni). Perchè a parte che i rifiuti non dovrebbero neanche esistere, la loro esistenza pone problemi che vanno affrontati in chiave di servizi alla comunità. Se le zanzare ci infestano, o i topi ci invadono, la disinfestazione o la derattizzazione non sono “un mercato”, ma un servizio. Stressa cosa per i rifiuti.

Bisogna cambiare totalmente paradigma e cominciare a parlare di CHIUSURA VIRTUOSA DEL CICLO DEI CONSUMI- Per chiudere il ciclo dei consumi senza rifiuti è necessario adottare le pratiche dell'economia circolare. Non mi dilungherò nella definizione dell'Economia Circolare che in questo momento è stata adottata dall'UE come nuova frontiera della strategia rifiuti zero, e si sta lavorando a un pacchetto di proposte per ridurre progressivamente il quantitativo di rifiuti prodotti sia indifferenziati, che differenziati, con dei precisi obiettivi
scadenzati. Per maggiori approfondimenti sull'economia circolare vedere i link in fine articolo. Torniamo a rileggere il dilemma rifiuti di Roma alla luce di questo nuovo paradigma. Allora le tremila tonnellate non vanno esportate. Non vanno nemmeno “tritovagliate”. Vanno ridotte. Semplicemente ridotte. Siccome qui non siamo ingenui, precisiamo subito che non è realistico pensare che la riduzione possa avvenire in pochi giorni e far fronte a una emergenza rifiuti. Ma un piano scadenzato di riduzione (come fra poco ci chiederà l'Europa con il pacchetto Economia Circolare) si può sempre fare Santiddio! E' possibile ipotizzare attività per ridurre i rifiuti a Roma secondo un calendario realistico e mettendo in campo le necessarie azioni (che hanno a che fare con i comportamenti individuali e della Comunità e non con gli “impianti”)? Si è possibile. Senza se e senza ma. Lo stanno facendo in molti comuni anche in Italia (Parma, Ragusa, Formia, Tivoli, Rieti fra gli altri). Ci sono tecniche e azioni ispirate al decalogo rifiuti zero di Paul Connett (banche del riuso, centri di riparazione, riciclo di filiera corta, centri di compostaggio di comunità etc). Ma soprattutto ci sono esempi virtuosi in paesi del Nord Europa, che hanno ridotto così tanto i rifiuti da incenerimento che per poter ammortizzare gli inceneritori incautamente impiantati negli anni 90, sono costretti a importare spazzatura dall'Italia. In Germania non si trova più una bottiglia, una lattina, un imballaggio per strada. Come mai? I tedeschi sono più civili di noi italiani? Siamo seri. E' che in Germania c'è una strategia di premialità spinta verso i comportamenti virtuposi per cui gettare costa, mentre conferire rende. Vediamo meglio.
Si chiama Pfand ( o normativa Dpg Deutsche Pfandsystem GmbH), ed è uno straordinario metodo di rimessa in circolo adottato in Germania già da qualche anno. Pfand in italiano potrebbe essere tradotto come “vuoto a rendere” o come “deposito”. Si tratta di un metodo di raccolta di rifiuti efficacissimo e all’avanguardia in Europa.
Come funziona lo Pfand?
E' presto detto: lo Stato, per l’acquisto di bottiglie e recipienti in vetro, PET, allumino e polistirolo, impone una cauzione con un sovrapprezzo aggiuntivo all'atto della vendita (chiamato appunto Pfand), che il compratore si vedrà restituire al momento della restituzione del vuoto non appena avrà consumato il prodotto. In pratica quindi se io acquisto una bottiglia di acqua minerale, dal costo di 0,90 cent, dovrò pagare alla cassa una cauzione (generalmente 0,25 cent), Quindi 1 Euro e 15 cent, di cui mi vedrò restituire i 25 cent di cauzione.

L'aspetto originale del sistema tedesco è che bottiglie e contenitori vuoti possono essere restituiti da chiunque a chiunque!
Dunque non necessariamente dal compratore al negoziante che gli ha venduto il prodotto.
Qualunque negoziante è tenuto a provvedere al rimborso del vuoto, o alternativamente a dotarsi di un distributore automatico per effettuare l'operazione (il cosiddetto “reverse vending”) veri e propri “cassonetti elettronici” che rilasciano uno scontrino recante il numero dei recipienti introdotti e il corrispettivo che verrà corrisposto in denaro o in buoni sconto sulla spesa in quell'esercizio bottiglie gettate e il prezzo del rimborso dovuto, con il quale recandosi in qualsiasi supermercato si può ottenere il corrispettivo dovuto. In altre parole, i rifiuti da riuso o riciclo vengono pagati per unità e non a peso. Le macchine predisposte alla raccolta (reverse Vending machines) leggono il logo “Pfand” che lo Stato tedesco impone a tutte le industrie produttrici di acqua minerale e di qualsiasi altro prodotto commercializzato in recipienti di plastica o vetro. In sostanza tutti i produttori sono obbligati ad attuare lo Pfand: ossia le bottiglie prodotte dall’industria dovranno essere raccolte, sterilizzate da apposite ditte di
smaltimento tedesche e riconsegnate alle relative industrie, le quali quindi provvederanno a riciclarle o a riutilizzarle rimettendole sul mercato. Il sistema del riciclo quindi è stato reso non solo obbligatorio per tutte le industrie produttrici, ma introduce quella premialità motivante che incentiva i consumatori. I cittadini infatti sono motivati oltre che dalla loro sensibilità ambientale, e dal combattere l'iperconsumismo folle delle nostre società anche dalla remunerazione economica (100 bottiglie sono 25 euro!)
Questo modo di raccolta dei contenitori usati garantisce innanzitutto il riuso (importantissimo per il vetro) e rallenta notevolmente la produzione e la immissione nell'ambiente di nuovi contenitori e il conseguente enorme spreco dell'intero ciclo produttivo usa e getta-un ciclo produttivo costoso e notevolmente inquinante. Una conseguenza importante della legislazione Pfand è che le imprese hanno smesso di produrre contenitori a base di petrolio ed altre sostanze di
scarto industriale che contribuiscono all’inquinamento ambientale e delle falde acquifere. Grazie allo Pfand in Germania si è ridotta la produzione di bottiglie in plastica mentre aumentano le ditte produttrici che scelgono di fornire i propri prodotti in bottiglie di vetro, meno deteriorabili delle bottiglie in plastica, riutilizzabile e più facile da riciclare e pulire rispetto alle di bottiglie in plastica.
Così nei supermercati tedeschi contenitori di vetro diventano sempre più comuni, mentre quelli di plastica, sono quasi scomparsi.
Lo Pfand ha costretto anche i produttori stranieri che vogliono vendere i propri prodotti in Germania, ad adeguarsi per non doversi ritirare dal ricco mercato tedesco. Le marche straniere produttrici di acqua e altre bevande che non portano sull’etichetta il logo Pfand non vengono accettate nella distribuzione tedesca, perché se le accettano poi devono tenersele sullo stomaco in giacenza in quanto non possono farle entrare nel circuito Pfand.
Le ditte italiane, per essere in regola con la normativa dello Pfand, devono aprire un conto corrente al Gewerbe (licenza d’esercizio) tedesco. Inoltre, per poter stampare il codice Pfand sull’etichetta (che permette il riconoscimento delle bottiglie nelle macchine di "reverse vending"), le ditte devono avere un’autorizzazione internazionale che viene rilasciata previo pagamento di una tassa 
Gli esportatori stranieri che non vogliono adeguarsi, devono rassegnarsi a scomparire dal mercato tedesco per … “incompatibilità ambientale”! E non ci fanno una bella figura.
La Germania è stata così in grado di costituire un sistema di riciclo ecosostenibile e soprattutto utile, che ha fatto scuola ed è stato rapidamente adottato in molti Paesi d'Europa.
Purtroppo non così in Italia dove manca una legislazione nazionale che ne permetta l'espansione per cui il sistema dello Pfand è stato adottato in Italia solamente in alcuni comuni del Piemonte ( Alessandria e Valenza) e questo, pur costituendo un primo piccolissimo passo verso l’applicazione obbligatoria in Italia di tale sistema, fa riflettere comunque sull'arretratezza dello Stato italiano in termini di smaltimento di rifiuti rispetto al resto d’Europa.
In italia la situazione è regolata da normative antiquate e pensate su misura per le lobby del riciclo industriale che escludono i cittadini e la comunità, mentre invece lo Pfand è basato sulla collaborazione fra cittadini, negozianti, aziende e comunità. Sarebbe dunque auspicabile che il parlamento italiano discutesse al più presto la proposta di Legge di Iniziativa Popolare che prevede un sistema molto simile, sempre ammesso che la nostra politica riesca a superare la dipendenza psicologica (e non solo) dalle lobby che fanno soldi con lo smaltimento e i grandi impianti. 
Ma anche in assenza di una normativa nazionale, a Roma, se l'assessorato fosse retto da una personalità capace di uscire dal dilemma del diavolo fra esportazione e incenerimento locale, non è impossibile inventarsi sistemi premiali incoraggianti ispirati allo Pfand per diffondere localmente quella cultura del vuoto a rendere che porta vantaggi economici a tutti i cittadini e non li restringe mafiosamente solo a poche cooperative “elette” stile Buzzi e Carminati (ebbene si, sempre loro, anche nei rifiuti... )

Per approfondire il modello Pfand Tedesco:
3) http://www.bmub.bund.de/fileadmin/Daten_BMU/Download_PDF/Abfallwirtschaft/pfandpflicht_faq_de_bf.pdf
4)
5)
https://www.youtube.com/watch?v=eUoBajxNuOs
6)
https://www.youtube.com/watch?v=JIEaNooqkvw
7)
https://www.youtube.com/watch?v=lg1h7X4QgRY


In relazioni alle posizioni espresse da Paola Muraro sui rifiuti 

:http://www.atiaiswa.it/2016/05/07/la-gestione-dei-rifiuti-a-roma/

http://www.atiaiswa.it/2014/07/29/trashed-la-disinformazione-ambientale/

Per approfondire l'Economia circolare:

http://cetri-tires.org/press/2015/leconomia-circolare-per-far-circolare-leconomia/

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-6204_it.htm

http://cetri-tires.org/press/2015/nasce-lalleanza-per-leconomia-circolare/


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