venerdì 29 dicembre 2017

E PER NON FARCI MANCARE NIENTE, ADESSO ECCO ANCHE LA MISSIONE MILITARE IN NIGER!

E così dopo aver smentito per mesi che l'Italia si sarebbe mai impegnata in una missione "umanitaria" in Niger, giurando e spergiurando che si trattava di voci assolutamente infondate, eccoci qui, in partenza per il pericolosissimo paese dell'Africa Occidentale. Non c'è che dire, questo governo ha davvero la faccia come il... mulo... L'ipocrisia dell’imperialismo alle vongole degli italiani è pari solo alla sua infamia. Gentiloni e Minniti, esponenti di un governo persino peggiore di quello di Renzi, già responsabili per la politica disumana e reazionaria dei respingimenti in mare e per l’esternalizzazione delle frontiere, dopo aver firmato intese con il fantoccio Sarraj e le milizie sahariane per sigillare la rotta libica - che hanno avuto come conseguenza altre stragi in mare e l’incarceramento di migliaia di migranti nei lager dove torture e abusi atroci sono all'ordine non del giorno ma del minuto- adesso annunciano gàrruli l'invio di 470 militari e 130 veicoli in Niger nell’ambito di una missione militare "no combat" condotta sotto l’egida della UE. Adesso a parte il fatto che una missione militare "No combat" è un ossimoro assoluto (come ad esempio "ghiaccio bollente", o "caos calmo", o "PD onesto"), questa missione non ha nulla di umanitario ma è solo l’ennesima flagrante violazione della Costituzione da parte di un governo scaduto e mai eletto. Gli obiettivi dichiarati di bloccare nello snodo di Agadez il flusso dei migranti provenienti dall Africa occidentale, presuppongono la realizzazione di altri lager e l'addestramento di truppe del corrotto regime di Issofou, ansioso di ricevere soldi e armi per combattere i suoi nemici e restare al potere secondo il modello euro-turco (ricordate la crisi siriana e Erdogan? Euro in cambio di macelleria?). Nulla di “umanitario” dunque nell'operazione “Deserto rosso” (rosso sangue of course! ) anche se non nutro dubbi sul fatto che l'intera operazione ci verrà spacciata in campagna elettorale dal PD (e media compiacenti in coro unisono) come missione umanitaria per raccattare qualche voto xenofobo senza perdere il consenso dell'elettorato "umanitario". Credibilità del governo al capolinea! In realtà la missione bellica farà comodo all’imperialismo francese, che saccheggia le risorse di uranio del Niger (terzo produttore mondiale), rischia di alimentare il terrorismo islamista (Boko Haram è ben presente in Niger) e di esporre la popolazione italiana a possibili ritorsioni, oltre al peso del fardello delle rilevanti spese militari che comporterà ulteriori tagli alla spesa sociale interna e agli investimenti produttivi. Quindi ancora una volta andiamo a fare i burattini per proteggere gli interessi delle multinazionali americane e francesi con i soldi dei nostri contribuenti, condannati ad avere sempre meno servizi, assistenza, istruzione, sanità, e ad andare in pensione sempre più tardi così che noi possiamo impiegare le nostre scarse risorse pubbliche, da quest'anno limitate in modo mortale anche dall'entrata in vigore del Fiscal Compact, per fare i fantocci del governo francese e della missione finto UE. Basta con la politica da guerrafondai de noantri del governo italiano! L'Italia dovrebbe ritirare tutte le truppe inviate all’estero, e poi cominciare una reale politica di accoglienza dignitosa e rispettosa dei diritti dei migranti, e una regolarizzazione e parità dei salari e dei diritti per le lavoratrici e i lavoratori italiani e di quelli immigrati, impegnandosi nell'apertura di corridoi umanitari e rilasciando documenti di viaggio e permessi di soggiorno per i migranti. Con la politica guerrafondaia basata sulla paura, la violenza, i lager, i ghetti, i respingimenti e le deportazioni non si va da nessuna parte! Per approfondire sui rischi di questa ulteriore e inutile avventuristica operazione militare, è bene leggere questa intervista pubblicata dal magazine on line Sputnik all'esperto di difesa e geopolitica internazionale Giampiero Venturi. (l'originale dell'intervista si può leggere al link alla fine).
D. La missione italiana in Niger, smentita per lunghi mesi dal ministero della Difesa, si farà. Bloccare il traffico di esseri umani e addestrare le forze locali, sarebbero questi gli obiettivi dell’operazione europea nel Sahel, regione estremamente strategica per la Francia. Quali sono i rischi della missione italiana?
GP Venturi: Il Niger, fra i Paesi più poveri al mondo, è un terreno d'azione di diversi gruppi terroristici affiliati ad al-Qaeda e ad altre sigle jihadiste. La missione italiana, nella quale prenderanno parte 500 militari, si inserisce quindi in un quadro assai complesso.La missione "no combat" sarebbe volta a formare le forze del Niger, Paese di transito dei flussi migratori verso l'Italia, ma è proprio nella regione che gli interessi nazionali dell'Italia e dei suoi alleati francesi divergono. Si profila sempre più chiaramente quindi il rischio di subalternità dell'Italia nei confronti della Francia, impegnata da tempo nel Sahel. Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Giampiero Venturi, analista per "Gli Occhi della guerra".
Giampiero Venturi
© FOTO: FORNITA DA GIAMPIERO VENTURI
Giampiero Venturi
—D. quali sono gli obiettivi, ma soprattutto i rischi della missione italiana in Niger?
— GP Venturi: Gli obiettivi non sono chiarissimi, c'è un dibattito che sta prendendo piede in queste ore. Si parla di un intervento europeo teso a stroncare il traffico di essere umani, ma sinceramente ci sono dei presupposti per pensare che sia un appoggio alla Francia, la quale ha interessi plurisecolari nel Sahel. Non si riesce a capire quale sia l'obiettivo concreto dell'Italia in tutto questo. I rischi della missione sono connessi al fatto di non avere obiettivi precisi. Parlare di interruzione del traffico di esseri umani senza accompagnare il tutto con un intervento forte sulle coste libiche rischia di essere una missione fine a sé stessa. C'è la probabilità di esporre il contingente italiano ad enormi rischi militari, perché l'operazione sembra molto delicata sul campo.
— D. Secondo te c'è la probabilità anche di subire una sorta di subalternità nei confronti della Francia impegnata da tempo nella regione?
— GP Venturi: Direi che è una realtà più che un rischio. Non c'è una chiara struttura a livello europeo che identifichi ruoli, responsabilità, impegno e soprattutto diritti nella ripartizione finale dei vantaggi che quest'operazione comporterà. Dobbiamo, a mio avviso, uscire dalla logica del buonista secondo cui si interviene a livello internazionale tanto per fare qualcosa. Parlare di interruzione del traffico umano lascia un po' il tempo che trova. La Francia in Niger e in Mali ha interessi iniziati nell'800, non è possibile che sia disposta a condividere l'eredità di questi frutti così facilmente. Il rischio di subalternità è più che un semplice dubbio.
— D. La missione non è di combattimento, si tratta di addestramenti. Questo genere di missioni può portare a dei risultati concreti contro il traffico di essere umani?
— GP Venturi: Noi italiani abbiamo sempre il problema dell'opinione pubblica e quindi appena annunciamo un intervento militare automaticamente parte il dibattito sul "no combat". Prima di affermare la missione abbiamo già dovuto chiarire quest'aspetto. Il Niger è un Paese dove il governo ha un controllo molto scarso del territorio, nel confine di sud Boko Haram è molto presente, verso il Mali e l'Algeria vi è una grossa attività jihadista con un intenso giro di armi. Pensare di aiutare il Niger addestrando solo le truppe nigerine sembra una scusa, per fare questo sono già sufficienti i francesi e altri contingenti, i tedeschi hanno già una base all'aeroporto di Niamey. Mi sembra che parlare di una missione "no combat" sia come minimo una cosa inutile. Una missione senza la possibilità di autodifesa e di intervento contro bande armate non ha senso di esistere in questo momento in Niger.
— D. Dal punto di vista politico quali rischi corre l'Italia?
— GP Venturi: Non riuscire a mettere sotto controllo un'area che è il Sahel, dove l'insorgenza jihadista è fortissima porta a dei rischi anche politici. Non avendo una missione chiara la destabilizzazione del cuore del continente africano potrebbe avere ripercussioni ancora peggiori sul Mediterraneo. Il Niger confina con la Libia e la Libia è affare nostro, le due cose sono collegate. Non chiarire la situazione in Niger e nel Sahel avrà ripercussioni evidenti e si legherà con quanto di male abbiamo fatto negli ultimi dieci anni nel nord dell'Africa.
— D. Si parla della missione in Niger nel contesto del problema dei flussi migratori. Secondo te nel 2018 ci saranno delle svolte in questo senso?
— GP Venturi: Il 2018 è un anno elettorale, fare previsioni è molto difficile. Si diranno tante cose, poi quelle che si farà in realtà lo vedremo nei prossimi mesi. Sicuramente il discorso dei flussi migratori e delle conseguenze sociali non si può affrontare con una sola mano. Bisogna risolvere la situazione sulle coste del Mediterraneo e dell'Africa, non solo da un punto di vista militare, vanno fatti interventi chiari, decisi e risolutivi. Altrimenti non risolveremo mai nulla.
— D. A livello europeo ci saranno sviluppi positivi per l'Italia o non c'è da aspettarsi cooperazione?
— GP Venturi: L'Italia è un Paese di frontiera abbandonato, le belle parole di Bruxelles alla fine rimangono tali. L'immigrazione è un fenomeno secolare, le conseguenze vengono pagate non tanto dalla politica italiana quanto dalla nostra società. Stiamo continuando a nasconderci dietro un dito. Non prevedo cambiamenti rapidi, l'unica soluzione potrebbe giungere dalle pressioni delle varie tornate elettorali nei vari Paesi dell'Ue, l'insofferenza verso la gestione del problema aumenta e questo potrebbe spingere a dei cambiamenti. Pensiamo alle parole di Kurz in Austria per esempio, ci sono tante voci che alimentano il dibattito, per ora di cose concrete però se ne vedono poche.
https://it.sputniknews.com/opinioni/201712285455297-niger-rischi-missione-italiana/


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giovedì 28 dicembre 2017

ELOGIO DEL RAZZISMO 2018

Razzista. Lo ammetto. Sono diventato razzista! 

In questo fine 2017 funestato dalla violenza terrorista, (60 persone uccise dalla follia dell'ISIS fra l'attacco alla chiesa Copta in Egitto (*) e quello al mercato di Kabul (* *), ma anche dalla follia ultraliberista che  
1) spaccia lo smantellamento dei diritti, la precarizzazione del lavoro, e l'abbassamento delle condizioni sociali a livelli "asiatici", come "progresso economico",  
2) contrabbanda  l'accanimento terapeutico per una siderurgia ormai economicamente morta e tenuta in vita solo dalla tenda a ossigeno dei miliardi di denaro pubblico, (come l'ILVA di Taranto svenduta agli Indiani e a Marcegaglia per bruscolini insignificanti con in più licenza di uccidere e inquinare garantita per legge dalla immunità penale), per politiche industriali a favore dell'occupazione (***);  
3) politiche energetiche che insistono su carbone, trivellazioni, gasdotti e altre porcherie fossili del secolo scorso, destabilizzanti per il clima e fatali per la sopravvivenza della razza umana sul pianeta, come "modernizzazione produttiva e semplificazione amministrativa per le imprese".

Sono diventato razzista contro quelle autorità di Pubblica Sicurezza che impiegano centinaia di agenti pagati con i soldi pubblici per militarizzare San Foca e Melendugno nell'interesse di una multinazionale mafiosa con la sede fiscale in Svizzera che vuole costruire il gasdotto TAP solo per succhiare i generosi  finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti. 
Contro tutto questo era inevitabile che esplodesse il mio razzismo!  

Sono diventato razzista contro deliranti esponenti politici servi di strategie finanziarie globali che ci vogliono declassati a forza lavoro spendibile, a esercito di riserva di disoccupati disponibili a lavorare  in condizioni umilianti, con salari ridicoli e privi di qualunque diritto.

Sono diventato razzista contro il fondamentalismo delle multinazionali occidentali arricchitesi sul sangue e la sofferenza di decine di milioni di esseri umani durante lo schiavismo, e ancora oggi sempre intente a massacrare l'ambiente, depredare le risorse naturali dei paesi dell'Africa o  a saccheggiare le ricchezze dell'Amazzonia. 
Le mani dei bambini che lavorano blue jeans in Turchia

Sono inorridito dagli Jihadisti del profitto che spremono come limoni lavoratori/bambini in Pakistan e in Turchia per le multinazionali degli articoli sportivi e della moda pret à porter occidentale, oppure giovani neolaureati nei call center di Tirana, Taranto o di Bucarest per offrire servizi sempre più scadenti a costi sempre più stracciati, alle multinazionali delle comunicazioni, o dell'energia, 
Sono diventato razzista contro le multinazionali che sfruttano bambini d 3 anni facendo loro spaccare pietre per 10 ore al giorno in Benin o  minatori costretti a lavorare in miniere sempre pronte a diventare tombe in Cile o la Grande Distribuzione Organizzata sempre disinvolta nel commercializzare prodotti raccolti e trasformati in condizioni schiavistiche da lavoratori italiani e stranieri sotto caporale come le angurie di Nardò o le arance di Rosarno, o i pomodori di Pachino, sacerdoti estremisti di un modello fossile e eticamente insostenibile dell'energia e dell'alimentazione. 
Il disastro della Shell nel delta del Niger

Odio la razza dei petrolieri che uccidono gli attivisti come Ken Saro Wiva colpevoli solo di esporre al mondo la vergogna degli sversamenti petroliferi nel Delta del Niger o nell'Amazzonia ecuadoregna. 

Sono razzista contro gli scafisti cinesi e americani che con il loro "land grabbing" mettono virtualmente sui barconi nel Mediterraneo decine di migliaia di esseri umani espulsi dalle terre su cui lavorano
La "mano sporca" della Chevron
nell'amazzonia ecuadoregna.
 da 
generazioni. 

Sono razzista contro i leader americani che si inventano Bin Laden e l'ISIS per garantire gli astronomici profitti delle multinazionali delle armi, del petrolio e della logistica.

Sento esplodere una improvvisa furia razzista contro i banchieri della finanza speculativa che distruggono i risparmi di una vita di migliaia di famiglie e contro quella classe politica complice e connivente che poi li premia con bonus milionari o con la presidenza di associazioni di categoria (tipo l'ABI).

Auspico la più rigida discriminazione razzista contro   le masse di idioti che cadono nel tranello fin troppo scoperto della guerra fra poveri, e che invece di insorgere contro gli aguzzini che li affamano e li riducono in miseria con il giochino della creazione di moneta dal nulla, con l'adorazione totemica dell'austerità e con l'imposizione della logica del debito, rivolgono invece la loro rabbia contro il falso obiettivo di disperati che affrontano il mare su gusci di noce per sfuggire a guerra, morte, distruzione e miseria create sempre dagli stessi aguzzini nei loro paesi di origine.

Odio visceralmente i terroristi dei servizi segreti americani e europei e le multinazionali ingrassate a forza di sfruttamento colonialistico e imperialistico delle risorse naturali dell'Africa e dei paesi poveri, che hanno messo in ginocchio le economie dei paesi africani con la complicità dei leader  che riuscivano a corrompere e con l'assassinio di quelli che invece non riuscivano corrompere come Patrice Lumumba in Congo, Thomas Sankarà in Burkina Faso, Steven Biko in Sud Africa.  

Considero inferiore la razza dei produttori dei programmi pomeridiani di rimbecillimento televisivo sulle reti Mediaset come su quelle Rai, che traboccano di violenza, vippismo, sport, glamour e gossip, cronaca nera con descrizioni dettagliate di efferati omicidi compiuti da extracomunitari,  che spacciano paura un tanto al chilo e insicurezza a spanne. 

E sono ancora più razzista contro quegli imprenditori della paura e dell'insicurezza che su di esse costruiscono una fortuna personale e politica.


Distruzione e morte ad Aleppo - Siria
Sono convintamente a favore di una pulizia etnica contro i fondamentalisti della finanza speculativa internazionale, artefici dell'impoverimento delle classi lavoratrici e dei diseredati dell'intero pianeta, che spendono per una notte in una suite di un hotel a 5 stelle quanto il PIL del Togo e  nascondono le loro colpe grazie alla più grande operazione  di distrazione di massa della storia a base di TV spazzatura. 

Odio la razza dei petrolieri e dei poteri fossili criminali internazionali dispensatori di liquami petroliferi materiali e mentali che inquinano le facoltà intellettuali di masse di rimbambiti sprovveduti che cadono come tordi nella trappola della guerra contro gli ultimi della terra, sterilizzando il loro potenziale rivoluzionario e neutralizzando la loro rabbia che rivolgono anzichè contro il sistema di cui sono vittime, contro altre vittime dello stesso sistema,  incapaci di distinguere un aguzzino dalla sua vittima e un professionista del terrore da un profugo terrorizzato che fugge via dalla Siria con la morte negli occhi.
Buon 2018 a tutti.

(*)  http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/egitto_attacco_chiesa_copta_almeno_5_morti_un_terrorista_ucciso_un_altro_arrestato-3453985.html

(**)   http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/28/news/afghanistan_attentato_kabul-185357061/

(***)  https://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=99&id_topic=31



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