mercoledì 16 luglio 2014

Fra pensiero fossile e pensiero solare: le strategie energetiche della Presidenza Italiana 2014


Uno dei dossiers più scottanti che l'Italia eredità dalla precedente presidenza semestrale (che era retta dalla Grecia) è quello dell'energia, vista sotto due aspetti.
Il primo è quello delle strategie energetiche di medio termine per fissare gli obiettivi energetici e climatici a orizzonte 2030.
Il secondo è quello della revisione degli obiettivi già fissati a breve termine (orizzonte 2020)
LA POLITICA ENERGETICA DELL'UNIONE AL 2030
Per quanto riguarda il primo ambito, nel programma della Presidenza semestrale (che fissa l'obiettivo di ottenere una decisione al Consiglio Europeo di ottobre), si rivela una forte tensione ideale (in sintonia con le strategie energetichee eurupee) verso l'obiettivo di decarbonizzare l'economia europea in tempi rapidi anche come fattore di competitività dell'impresa continentale. Sarebbe qui consigliabile gettare il cuore oltre l'ostacolo e spingere per obiettivi forti e ambiziosi, capaci di creare una nuova dinamica ppolitica positiva,come fu nel 2007,  per esempio proporre di portare il 20 20 20 previsto per il 2020, a un tondo 50 500 50 per il 2030.
Infatti nel documento preparato dalla presidenza italiana si può leggere che "i passi che l’UE farà oggi saranno fondamentali per operare una decarbonizzazione efficace dal punto di vista dei costi e per ridurre i gas ad effetto serra, tenendo conto della competitività industriale e della massimizzazione dei benefici economici, tra cui l’innovazione, la crescita e l’occupazione". Sempre in materia di crescita e occupazione, emerge una forte consapevolezza che questi elementi positivi sono legati anche alla strategia energetica che viene adottata, consapevolezza che si delinea nella parte del programma in cui si parla in questi termini  addirittura di un "semestre verde", "l’integrazione delle priorità ambientali potrebbe aumentare le opportunità di crescita e di occupazione e contribuire alla promozione di un’economia eco-sostenibile, efficiente nell’uso delle risorse e a basse emissioni di CO2 (“green economy”). "
Il documento va addirittura nel dettaglio e arriva a dire che "La Presidenza italiana intende promuovere un dibattito sulla crescita verde e sulla creazione di posti di lavoro, mediante l’organizzazione di una riunione informale del Consiglio congiunto dei ministri dell’Ambiente e dell’Occupazione". E inoltre si afferma che "tenendo conto delle discussioni in seno al Consiglio informale e basandosi sulle varie comunicazioni in materia di economia verde, già citate, la Presidenza lavorerà per inverdire il semestre europeo, assicurando che i ministri dell’Ambiente apportino al processo contributi tempestivi e adeguati per concorrere alla preparazione dell’Analisi annuale della crescita 2015 e alla revisione della Strategia Europa 2020.
Il programma della Presidenza Italiana  continua affermando che, "le fonti energetiche rinnovabili (tradizionali e innovative) e l’efficienza energetica continueranno a essere vitali per porre le nostre economie su una traiettoria a bassa emissione di CO2, e rimanendo quindi al centro dell’azione dell’UE",  dunque lascia pochi dubbi quanto al fatto che le rinnovabili giochino un ruolo centrale nella strategia energetica di medio termine (il che è rassicurante,  dato l'alto livello di pressione da parte delle lobby fossili e di quelle nucleari per cercare di recuperare il terreno che hanno perso nel 2006/2007 quando le attuali strategie climatiche e energetiche al 2020 sono  state decise).
"La Presidenza italiana incoraggerà una maggiore attenzione alle opportunità per una transizione verso un’economia verde e a basse emissioni di CO2 nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli effetti positivi su opportunità di lavoro, migliore efficienza nell’uso delle risorse, equità e qualità della vita. La Presidenza italiana intende promuovere un dibattito sulla crescita verde e sulla creazione di posti di lavoro, mediante l’organizzazione di una riunione informale del Consiglio congiunto dei ministri dell’Ambiente e dell’Occupazione."  Conclude in modo incoraggiante il programma per il semestrale italiano. Il che non è male se si tiene presente che a tenere la relazione principale del suddetto Consiglio Informale (che si è svolto a Venezia nell'ambito della Conferenza "Digital Venice" il giorno 8 luglio)  per  collegare le strategie per l'economia verde alle più ampie strategie per una digitalizzazione dell'economia e della società,  è  stato chiamato Jeremy Rifkin, che ha parlato di "Internet dell'energia e internet delle cose, stampanti 3D, economia della condivisione, valorizzazione del capitale sociale". (il testo della relazione di Rifkin a Venezia è allegato ).
Ma i motivi di soddisfazione finiscono qui.
Infatti, alle ottime affermazioni di principio sembrano seguire proposte incoerenti e rinchiuse in un'ottica esclusivamente finanziaria e speculativa.

LA REVISIONE DELLA POLITICA ENERGETICA DELL'UNIONE AL 2020
In particolare per quello che riguarda il secondo ambito, quello della revisione degli obiettivi a medio termine, la Presidenza Italiana sembra non capire che la parola "revisione" non significa "stravolgimento", come invece ha fatto in Italia il governo e tutti i governi precedenti fin dal 2009.  In particolare  non sono molto coerenti con gli obiettivi europei del cosiddetto pacchetto "clima & energia" iniziative retroattive prese dal governo italiano come il cosiddetto decreto "spalmaincentivi", la tassazione dell'autoconsumo attraverso una inspiegabile estensione degli oneri di sistema a questo tipo di impianti, il capacity payment per gli impiantii fossili e l'esenzione dell'industria energivora dal contributo al finanziamento delle rinnovabili.
Ma lasciando che a  approfondire questi aspetti tecnici siano altri ben più qualificati commentatori in quest'opera, a me preme invece sottolineare come sia insanabiilmente schizofrenico, se non proprio ipocrita, che nel momento in cui il governo italiano si accinge a prendere le redini dell'Europa, al tempo stesso completi l'opera di smantellamento del sistema degli incentivi che era stato messo in piedi da Alfonso Pecoraro Scanio, quando era lui a guidare le politiche ambientali italiane, uno smantellamento peraltro iniziato dal governo Berlusconi e il suo Ministro Romani, nel 2010 e proseguito con ammirevole zelo nei successivi governi Monti e Letta dai ministri Passera e Zanonato.
Del resto questa schizofrenia/ipocrisia si riflette anche nel programma semestrale che risente appunto di un doppio approccio e di una conseguente mancata efficacia di visione e di programmazione. Infatti secondo la proposta di Rifkin, l'introduzione di un nuovo modello energetico solare distribuito e democratico ("l'internet dell'energia") mira non solo a una economia ma anche a una società verde.
E visto che il prestigioso economista americano  è stato fortissimamente voluto come relatore al suddetto Consiglio Informale di Venezia (come peraltro aveva già fatto nel 2007 a Essen sotto presidenza Merkel), non si può non prendere atto che poi la montagna ha partorito il classico topolino.
Infatti se davvero si vuole puntare su  una maggiore attenzione alle opportunità per una transizione verso un’economia verde e a basse emissioni di CO2 nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli effetti positivi su opportunità di lavoro, migliore efficienza nell’uso delle risorse, equità e qualità della vita" , come annunciato solennemente dal programma della Presidenza Italiana, poi non ci si può limitare a interventi cosmetici sul mercato dell'energia evitando accuratamente di impartire quegli indirizzi di visione suggeriti appunto da Rifkin con il suo contributo a lui sollecitato.

Quersti indirizzi presuppongono il coinvolgimento della società civile in nuovi e impegnativi programmi che guardino non solo al mercato ma anche alla società civile con la crescente consapevolezza della concreta possibilità di diventare prosumers, (produttori e consumatori) della propria elettricità verde, accelerando il processo che permette al gioco di passare nelle mani di milioni di piccoli imprenditori e proprietari di abitazioni, rendendoli protagonisti del passaggio alle energie rinnovabili secondo un modello non centralizzato (come è stato necessariamente quello delle energie fossili) ma distribuito.

Delle vere e proprie comunità dell'Energia, come proposto da Livio de Santoli con la sua opera omonima del 2012.

Si tratta di un nuovo modello economico e sociale ecologicamente virtuoso perchè rispettoso delle leggi fondamentali della termodinamica, che responsabilizza il cittadino e mette al centro la piccola e media impresa creando una occupazione stabile e legata al territorio.
Questo nuovo modello virtuoso, si è dimostrato in grado di trasformare la nostra società ed economia in tempi molto più rapidi di quanto non si prevedesse anche soltanto 7 anni fa, perchè esso si sviluppa in modo esponenziale e non lineare, come si prevedeva quando venne decisa la strategia energetica che oggi va sottoposta a revisione .
Ecco dunque una buona idea su cui impostare tale revisione.

Il modello energetico distribuito sulle fonti solari, ci permette di abbandonare il "pensiero fossile" che ha permeato e informato le strategie energetiche pubbliche fin dalla scoperta del carbone, e di abbracciare il nuovo "pensiero solare" in cui il passaggio dalle fonti tradizionali fossili e fissili verso le fonti solari e rinnovabili si accompagna al  passaggio del cittadino dalla condizione di consumatore a quella (appunto) di prosumer d’energia e segna un punto di svolta nel modo in cui l’energia viene generata e utilizzata.
Il nuovo "pensiero solare" (che non sembra aver ancora illuminato il Premier Renzi e il suo governo nel complesso) dovrebbe suggerire un approccio e obiettivi molto più ambiziosi. Per esempio visto il successo della penetrazione delle rinnovabili a basso costo marginale, perchè non alzare quell'obiettivo al 25% nella strategiia al 2020, com'era nella proposta originaria del Parlameento Europeo, poi abbassato al 20% per eccesso di realismo (o di pessimismo)?

Invece il programma della Presidenza Italiana, al di là dei proclami altisonanti, venuti al dunque mette la coda fra le gambe e si piega al diktat dei monopoli energetici (il famoso "Magritte Group" (*),  preoccupati solo di non perdere terreno in tempi troppo rapidi, e dunque fautori di una strategia energetica con il freno a mano tirato in relazione alla diffusione delle rinnovabili. Questi gruppi – legati a petrolio, carbone e gas – nel secolo hanno accumulato, spesso in collusione con banche e istituti di credito o con l’ausilio di sussidi statali alquanto favorevoli, ingenti somme di capitale finanziario, che hanno poi impiegato per ottenere il controllo della fornitura elettrica nazionale. Oggi milioni di piccoli soggetti stanno realizzando la rivoluzione dell'energie rinnovabile distribuita e democratica grazie a politiche di incentivi tariffari finanziati da un lieve aumento dei costi nella bolletta elettrica, peraltro compensato dall'abbassamento dei costi generato  dalle energie rinnovabili, tipicamente a costo marginale zero, o quasi zero, quindi più economiche di quelle tradizionali).

Alla fine del 2011 in Germania, il paese che sta guidando questa rivoluzione,  i colossi energetici tradizionali – E.on, Rwe, EnbW e Vattenfall Europe – controllavano solo il 7% della produzione di energia rinnovabile.
I privati cittadini ne controllavano invece «il 40%, gli operatori
energetici di nicchia il 14, gli agricoltori l’11, le varie imprese industriali
ad alto consumo di energia il 9 e le società finanziarie
l’11. Le aziende minori di servizi pubblici, regionali o internazionali,
un altro 7%» (**)

Il dibattito energetico a livello europeo dovrebbe concentrarsi su come estendere rapidamente in tutta l'Europa, anche i Paesi periferici come l'Italia, la "success story" tedesca.
Invece le proposte della Presidenza italiana rimangono racchiuse in un'ottica di pura geopolitica tradizionale delle fonti energetiche tradizionali. Infatti si "intende promuovere un dibattito approfondito sulla proposta di una nuova strategia europea in materia di sicurezza energetica, tenendo conto anche dei risultati della riunione ministeriale sull’energia del G7 di Roma e del vertice G7 di Bruxelles". In altre parole la Presidenza "ritiene che la principale priorità dell’UE sia quella di garantire una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento energetico a tutti gli Stati membri, attraverso una migliore diversificazione delle fonti e delle rotte, da perseguire mantenendo e sviluppando relazioni solide e stabili con i paesi fornitori e di transito interessati, anche al fine di agevolare la realizzazione di importanti infrastrutture di comune interesse".
Tradotto dal "burocratese significa che bisogna cercare di assicurarsi l'accesso ai sempre più costosi mercati dell'energia fossile, continuando a costruire inutili e dannosi gasdotti e rigassificatori per "diversificare" le fonti di  approvvigionamento (ecco a cosa allude il riferimento al G7  di Bruxelles). Come un drogato che non potendo più fare a meno del suo veleno quotidiano è costretto a sbattersi dalla mattina alla sera per trovare i mezzi per comprare non solo la droga ma anche gli strumenti sempre più costosi e sofisticati per spararsela in vena.

Tutto questo è una tipica manifestazione da leader politici fermi al pensiero fossile.  Ancora peggio, mentre noi annaspiamo per accaparrarci le ultime gocce del disgustoso liquido nero, la Germania prepara la sua infrastruttura di Terza Rivoluzione Industriale, lasciandoci al palo, e trasformandoci in un mercato in cui esportare le loro tecnologie solari (è già accaduto per il fotovoltaico, viste le scelte miopi dei vari Ministri per lo Sviluppo Economico da sempre susccedutisi, succederà ancora per le smart grid, il solar cooling, le tecnologie dell'idrogeno).
Del resto questa strategia va benissimo alla germania. perchè la Merkel dovrebbe volere che nooi sviluppiamo la nostra infrastruttura energetica solare auando può benissimo vendercela lei relegandoci ancora una volta al ruolo di consumatori e di compratori di tecnologie tedesche.
Qualcuno dovrebbe dire a Renzi che questa è la vera partita con la Germania, quando si parla di crescita occupazione e flessibilità.
Che non ha senso parlare di diversificazione se diversificazione significa solo cambiare il fornitore di gas.
Che non serve parlare di decarbonizzazione, se questo significa diventare dipendenti dalle tecnologie tedesche, americane e perfino cinesi.
Che indipendenza energetica non significa dipendenza tecnologica o industriale, perchè noi abbiamo il sole ma "loro" hanno le tecnologie per sfruttarne l'energia.

Il pensiero solare invece suggerisce che la migliore diversificazione, e la più efficace forma di indipendenza energetica è quella che ci libera per sempre dai fossili e che ci prepara il più rapidamente possibile a sfruttare l'energia solare in tutte le sue forme e con le tecnologie che si rivelano più adatte secondo la configurazione e la meteorologia di ogni territorio.  Con i soldi necessari a costruire un solo gasdotto, ad esempio, si potrebbe decarbonizzare tutta l'agricoltura italiana,  liberandola dal bisogno energetico con tecnologie come l'irrigazione fotovoltaica e la refrigerazione solare, rendendo i nostri agricoltori molto più competitivi, oltre che "energeticamente sovrani".

Certo, la trasformazione dei consumatori in produttori rappresenta un indiscutibile vantaggio per la cittadinanza e la piccola e media impresa, però anche un grattacapo per quei monopoli energetici che si nascondono dietro a termini come "stabilità del sistema termoelettrico" o "sicurezza degli approvvigionamenti" per mascherare la debolezza del loro business model costruito su fonti dai costi marginali altissimi ed ormai troppo volatili per essere prevedibili.

E' comprensibile la riluttanza a tradire i compagni di merende di una vita, che finanziano generosamente e pariteticamente tutta la partitocrazia italiana.

Ma in Europa è un'altra cosa.
In Europa è venuto il momento delle scelte nette.

Con i cittadini e la piccola e media impresa o con i monopoli energetici.

Continuare a premiare il modello inefficiente delle potenti sette (sorelle) petrolifere, o creare nuovi spazi per il cittadino e l'impresa sociale?

Arricchire ancora  Putin, gli americani e gli arabi, o usare le strategie energetiche come un formidabile strumento di sovranizzazione dell'economia europea e di redistribuzione della ricchezza sul pianeta?

La Merkel lo ha già capito, e ha fatto le sue scelte (e non da ora!)  facendosi rispettare dai colossi energetici.

Renzi e la sua squadra di consiglieri, vogliono fare un piccolo sforzo o preferiscono rimanere sempre più prigionieri del pensiero fossile?

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(*) http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/04/ultimora-golpe-bruxelles-dei-colossi.html  

(**)  per maggiori dettagli si veda: Geert De Clercq, Renewables Turn Utilities into Dinosaurs of the Energy World, in «Reuters», 8 marzo 2013, http://www.reuters.com/article/2013/03/08/us-utilities-
threat-idUSBRE92709E20130308



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martedì 24 giugno 2014

RENZI L'EUROPA E L'IPOCRISIA

In una  interessante analisi delle priorità della Presidenza Italiana dell'UE (che inizia il primo luglio)  comparsa sul magazine on line specializzato in affari europei  EUNEWS,  si sottolinea che l'Italia, in un documento sottoposto all'attenzione del Presidente del Consiglio Van Rompuy in vista del Consiglio Europeo del 26 e 27 giugno,  mette l'accento sulla necessità di cambiare registro e passare delle politiche di austerità che hanno caratterizzato l'azione della Commissione Europea Barroso II nell'ultimo quinquennio (con le conseguenze tragiche che tutti conosciamo)  a politiche di crescita e stimolo all'occupazione,  per invertire la percezione negativa che hanno i cittadini dell'Europa.
Interessante notare però come queste buone intenzioni siano destinate a diventare "lastrico per l'inferno" come tante prima di esse.
Infatti esse vengono da un Premier e un governo che hanno dimostrato ampiamente di non avere la più pallida idea di come stimolare la crescita. Per farlo servono politiche economiche ad alta intensità di lavoro e non di capitali. Invece, il governo Renzi (e la catastrofica Ministra per lo Sviluppo Economico Guidi) hanno fatto esattamente il contrario.
Guidi: "drill baby drill!
Infatti incoraggiando le trivellazioni e il ritorno a una politica energetica basata sui fossili (quindi ad altissima intensità di capitali e a bassa intensità di lavoro) e stroncando le rinnovabili, che invece sono il settore energetico a più alta intensità di lavoro e a bassa intensità di capitali,  con il decreto spalma incentivi e la tassazione dell'autoconsumo, il governo italiano sta andando nella direzione opposta e sta distruggendo quel poco che è sopravvissuto ai disastri dei governi precedenti, in controtendenza sia con le indicazioni dell'Europa che con l'esempio virtuoso della Germania, Paese che ha pianificato la propria indipendenza energetica (e dunque la propria sovranità economica) al 2050 e già oggi ha creato centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore del solare e delle rinnovabili pur avendo una esposizione solare ridicola rispetto all'Italia (http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/fotovoltaico-germania-record-consumo-123/).

Il passo indietro retroattivo del governo italiano sull'energia rinnovabile ha determinato una caduta verticale della sua credibilità come è stato rilevato impietosamente dalla stampa internazionale che conta, come ad esempio il Financial Times

Financial Times del 23 luglio 2014: caduta verticale della credibilità
dell'Italia a causa dei tagli retroattivi agli incentivi per le rinnovabili
A ciò aggiungasi che il governo italiano, vittima di cattivi consiglieri economici, con il cosiddetto "Jobs Act" ha precarizzato quel poco di lavoro stabile che restava in Italia, prigioniero del malinteso secondo il quale per stimolare l'occupazione bisogna agire sulla flessibilità del mercato del lavoro, quando è vero l'esatto opposto e cioè che per creare occupazione bisogna dare stabilità all'economia e non precarietà, per esempio (scusate se insisto) con politiche energetiche di lungo termine che diano continuità e sicurezza agli investimenti nel settore delle rinnovabili e con politiche infrastrutturali in grado di fornire contratti alla piccola e media impresa che assume, e non appalti per grandi opere alla grande impresa che non assume e anzi licenzia. Anche questa è una lingua estranea al governo Renzi, ostaggio di un sistema di partiti che sulle grandi opere e sui suoi appalti pilotati ha costruito la sua fortuna (e la disgrazia del Paese).

Rimangono perciò dubbi più che legittimi sul fatto che il governo italiano, nell'assumere la presidenza dell'UE, possa sciogliere a Bruxelles quei nodi che ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di sciogliere in Italia.
 Mentre la Ministra Guidi, Renzi e la sua improbabile squadra di governo continuano a fare le politiche che le consorterie e le grandi lobby impongono loro, in Italia sta sorgendo una nuova economia dal basso fatta di attività industriali ed energetiche a bassa intensità di capitali e a costo marginale zero.
Fatta di Fab Lab di giovani tecnici e ingegneri che trovano in continuazione nuove applicazioni per le
La stampa 3D, Sempre più diffusa!
stampanti 3D e che continuano a entrare sul mercato guadagnando ogni giorno nuove piccole ma significative porzioni di esso in settori nei quali fino a pochi anni fa per entrare era necessario munirsi di padrinato politico, fideiussioni bancarie e cospicui capitali, mentre oggi basta una stampante 3 D da mille euro, alimentata da pannelli fotovoltaici o sistemi energetici rinnovabili anch'essi a costo marginale zero (il sole non si paga, il petrolio e il gas sì).
Una nuova economia dal basso fatta di scambi primari e sostenibilità, Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) per stimolare la produzione agricola locale (e dunque la sovranità alimentare del territorio) banche del riuso e filiere del riciclo e della riparazione, nuova imprenditoria innovativa a cui bastano 5 o 10 mila euro per partire, e non gli 800 mila euro prescritti (con relativa affidabilità bancaria che per i veri innovatori è utopia pura) dai bandi per l'innovazione dei programmi di un ministero per lo Sviluppo Economico ancora impantanato in quel pensiero fossile che ha fatto la fortuna dei grandi monopoli energetici ma che certo non è in grado di creare quella ricchezza distribuita che è necessaria per uscire dalla crisi e dare stabilità economica e sociale a un paese in affanno (e in affanno proprio a causa della crisi del modello fossile che lo sta soffocando).
Redemption Fund: il colpo di grazia contro le politiche redistributive.
Durante la Presidenza Italiana verranno al pettine nodi importantissimi, quali quello sul Regolamento Europeo per gli OGM (che potrebbero distruggere l'agricoltura locale a vantaggio de modello agro-industriale e del mercato proprietario delle sementi), la strategia di medio termine (2030) per l'energia in Europa, in cui le lobby fossili e del nucleare stanno cercando di ritagliarsi quello spazio che nella strategia di breve termine (2020) hanno perduto, la decisione relativa al trattato di libero scambio commerciale con gli Stati Uniti (il famigerato TITP) che mira a lasciare mano libera alle multinazionali in violazione legale di qualunque legislazione sociale e ambientale e a tutela dei beni comuni. E anche la discussione sul Fiscal Compact avviata ormai sui binari forzosi di quel Redemption Fund architettato dal sistema bancario per estorcere la residua  autonomia dei governi e intervenire direttamente nelle politiche nazionali espropriando i beni comuni e privatizzandoli a vantaggio di pochi grandi gruppi (ancora loro, si veda articolo di lato).
Come ci aspettiamo che un branco di ministri/e assolutamente privi della cultura e delle conoscenze fondamentali relative all'economia di rete, all' open source e ai modelli empatici della condivisione redistributuiva, ma ostaggio di lobby energetiche, finanziarie e agro industriali, riusciranno a orientare il transatlantico-Europa nella direzione giusta?  Perdonatemi ma io non ci credo, e anche in queste roboanti affermazioni di principio ( l'articolo in oggetto è al link qui sotto e  il  suo testo è comunque riprodotto qui di seguito per ragioni pratiche) che parlano di crescita, occupazione, sviluppo, vedo solo tanta, ma tanta ipocrisia...

http://www.eunews.it/2014/06/23/le-priorita-ue-per-5-anni-targate-italia-il-documento-del-governo-a-van-rompuy/17972



Renzi

Le priorità Ue per 5 anni targate Italia, il documento del governo a Van Rompuy


E’ il contributo del governo italiano al Consiglio europeo del 26 e 27 giugno. Priorità crescita e lavoro, il prossimo presidente dell’esecutivo Ue deve avere “coraggio e inventiva”

In un documento in inglese inviato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, come contributo per il vertice dei capi di Stato e di governo che si svolgerà 26 e 27 giugno a Bruxelles, il governo italiano propone una serie di priorità per le politiche dell’Ue nei prossimi cinque anni e un profilo abbastanza preciso di quello che dovrebbe essere il prossimo presidente della Commissione europea, e della sua “job description”.
Prima priorità, secondo il governo, è quella di “ripensare a mente fresca la strategia più efficace per ripristinare la crescita, creare occupazione e promuovere la coesione”. Questo, si sottolinea nel documento, intitolato “Un nuovo inizio per l’Unione europea”, è anche “il modo migliore di migliorare la sostenibilità dei conti pubblici”. La ripresa finora “rimane debole e ineguale”, e comporta “rischi di divergenze ancora maggiori fra gli Stati membri”. E il consolidamento dei bilanci pubblici è una sfida ancora difficile, “nonostante gli sforzi senza precedenti” che sono stati fatti, “a causa della crescita debole e dell’inflazione bassissima”. Secondo il governo italiano, “siamo davanti a un bivio: accettare un pericoloso lungo periodo di crescita fragile e alta disoccupazione, o stimolare le aspettative macroeconomiche (‘boosting macroeconomic prospects’, ndr). Una risposta in termini di politiche europee è di un’urgenza allarmante”, si osserva nel documento.
Per spingere la crescita, l’Italia propone diverse “linee d’azione”: 1) dare priorità a quest’aspetto in tutte le politiche europee, al di là dello strumento “soft” del coordinamento delle politiche nazionali; 2) “incoraggiare le riforme strutturali nazionali” e l’innovazione, che sono “il più importante motore di crescita”, ma tenendo presente che ci vuole tempo perché producano i loro effetti positivi, soprattutto in un contesto macroeconomico di debole domanda aggregata; 3) mettere l’accento sull’economia reale, rafforzare la competitività dell’industria, puntare sul “rinascimento industriale”; 4) “finanziare la crescita” con una serie di iniziative che rimedino alla “caduta drammatica degli investimenti privati e pubblici verificatasi negli ultimi anni”, in particolare investendo nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo del mercato unico dell’energia (interconnessioni e reti di trasmissione elettrica) e di quello delle comunicazioni elettroniche; 5) “continuare ad approfondire l’Unione monetaria europea”, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Eurozona di resistere agli shock esterni e alle crisi asimmetriche, in particolare “pensando seriamente” a come introdurre “degli stabilizzatori automatici” che ne garantiscano la stabilità, come un “sistema europeo di sussidio di disoccupazione”.
Oltre a tutto ciò, il documento italiano ricorda, in una nota, che le attuali regole di sorveglianza Ue dei bilanci comprendono diversi elementi di flessibilità, sia per quanto concerne i “fattori rilevanti” che possono essere presi in conto quando si valuta il rispetto dei vincoli riguardanti deficit e debito pubblico, sia riguardo ad eventuali deviazioni temporanee dall’obiettivo di medio termine del pareggio strutturale di bilancio, quando sono dovute all’attuazione delle riforme strutturali più importanti, che solo nel lungo termine hanno effetti positivi sulla sostenibilità dei bilanci, aumentando il potenziale di crescita.
Secondo il governo, nel quinquennio che si apre ora con la nuova legislaturadell’Europarlamento e il rinnovo della Commissione europea e degli altri vertici dell’Ue (e in coincidenza con la presidenza semestrale italiana del Consiglio), oltre che alla questione fondamentale del rilancio della crescita, bisognerà dare priorità anche ad altre due azioni.
Come seconda priorità, l’Italia propugna un “cambiamento di discorso” che faccia sentire ai cittadini l’importanza dell’Europa al di là dell’economia e della finanza, che negli ultimi cinque anni di crisi hanno monopolizzato l’informazione e il dibattito politico sull’Ue. Un dibattito che si è concentrato sulle politiche di austerità, risultando in un “costo pesante” pagato dall’Ue in termini di percezione e fiducia dell’opinione pubblica. In questo quadro, secondo il governo italiano bisognerà rafforzare la legittimità e l’efficienza delle istituzioni euroopee e dei loro processi decisionali. In particolare, il governo caldeggia l’ipotesi di suddividere la Commissione europea in “clusters” (il documento non entra nei dettagli, ma in sostanza, alcuni commissari sarebbero responsabili dei settori a cui è stata data priorità, con poteri di coordinamento anche su altri colleghi) e di “ridisegnare” le attuali dieci formazioni del Consiglio Ue (Esteri, Ecofin, Agricoltura, Ambiente, Competitività etc.).
Sempre nell’ambito “nuovo discorso” che l’Ue dovrebbe intraprendere, ben al di là delle questioni finanziarie e di bilancio, il documento sottolinea l’attenzione alla difesa e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il governo italiano incoraggia l’adesione diretta dell’Ue in quanto tale alla Convenzione europea dei Diritti umani (oggi vi aderiscono solo i singoli Stati membri), e la creazione di un nuovo quadro giuridico per il monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali in seno all’Ue (oggi un tale meccanismo esiste solo per i paesi candidati all’adesione, non per quelli già membri dell’Unione).
Il documento italiano sottolinea poi la necessità di “promuovere un’autentica Politica comune dell’immigrazione”, rafforzando gli strumenti di gestione integrata delle frontiere con la creazione di un vero e proprio Sistema Ue di guardie di frontiera, e sviluppando nuove regole sul riconoscimento reciproco dell’asilo, per promuovere “una genuina solidarietà a livello europeo”. In altre parole, l’asilo concesso dal paese di primo approdo dovrebbe essere riconosciuto anche da tutti gli altri Stati membri, permettendo al richiedente di muoversi liberamente e stabilirsi ovunque nell’Ue.
La terza priorità, infine, è quella relativa all’azione esterna dell’Ue, che L’Italia chiede si concentri particolarmente nell’area del Mediterraneo e Medio Oriente, per quanto riguarda le politiche di vicinato, e sui Balcani e la Turchia per quanto riguarda il processo di allargamento verso futuri Stati membri; un processo, questo, che “promuove pace, democrazia e sicurezza”.
Il documento propone di “rinvigorire” i negoziati in corso con Ankara e spingere per le strategie di cooperazione macroregionali. Quanto ai rapporti con il tradizionale grande alleato statunitense, il governo sottolinea la necessità di “continuare il dialogo sulle questioni di sicurezza energetica” e di fare progressi nel negoziato in corso sull’Accordo transtlantico di libero scambio e protezione degli investimenti (Ttip).
Dopo aver illustrato le priorità del programma politico, il documento italiano è molto netto per quanto riguarda la “job description” del futuro presidente della nuova Commissione europea: “L’Italia – vi si legge – sosterrà i leader che condividono i nostri punti di vista sul futuro dell’Europa e sono determinati a promuovere le priorità” descritte in precedenza.
“Per fare questo, bisognerà che il nuovo presidente della Commissione europea abbia coraggio e inventiva, che sia determinato a spingere avanti le cose, pronto a difendere le prerogative della Commissione ma anche a guardare negli occhi i capi di Stato”, osserva il documento del governo, dipingendo un ritratto che si allontana molto da quello dell’attuale capo dell’Esecutivo comunitario, José Manuel Barroso, sempre attento a non urtare le sensibilità dei governi più importanti, e a evitare di fare proposte a loro sgradite o di procurare loro troppi fastidi.
Il suo successore, invece, insiste il governo italiano, dovrà “esigere il rispetto delle regole europee, ma anche essere in grado di pensare fuori dagli schemi (‘think out of the box’, ndr); essere inventivo, ed esplorare nuovi percorsi, guardando al lungo periodo per l’impatto delle politiche Ue”. In altre parole dovrà essere “un catalizzatore di cambiamento”.
L’Italia, conclude il documento, dal nuovo presidente della Commissione non accetterà di sentirsi dire: “Questo è il modo in cui le cose sono sempre state fatte finora”, ma vorrà sentirsi rispondere invece: “Questo è un nuovo inizio per l’Europa”.
Lorenzo Consoli per TMNews










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