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martedì 9 dicembre 2014

LA POLITICA DEI RIFIUTI E IL RIFIUTO DELLA POLITICA

Rifiutare la logica dei rifiuti e la politica che li produce è molto di più che un semplice cambiamento nella chiusura del ciclo dei prodotti di consumo.
E' un atto rivoluzionario.
E' un atto sovversivo rispetto all'iperconsumismo esasperato indotto dai gruppi economici multinazionali della seconda rivoluzione industriale  che trasforma l'essere umano in consumatore, spossessandolo della sua capacità di decidere e anche di ragionare, perchè lo priva della facoltà di capire le cose più elementari dei processi produttivi e dei cicli economici. E alla fine ci impone l'accettazione della logica perversa dei rifiuti come conseguenza inevitabile del ciclo consumistico, e addirittura come essenza  preminente rispetto al consumo stesso.
Il consumo estremo diventa rifiuto estremo, l'atto della creazione del rifiuto diventa prevalente rispetto allo stesso atto del consumo di un prodotto!

Le "campane" del vetro. Vanno abolite. O riservate al vetro rotto da smaltire
come un rifiuto speciale.Il vetro va RIUSATO, non riciclato!
Per esempio non ha nessun senso comprare acqua in bottigliette di plastica usa e getta, perché si tratta di un gesto che racchiude un consumo della durata di pochi secondi (come bere una bottiglietta d'acqua) nella produzione di un rifiuto della durata di 400 anni (tanto durerà il PET di quella bottiglietta di plastica nell'ambiente).
Così come non ha nessun senso riciclare il vetro quando lo si può e lo si deve riutilizzare, come raccomanda il Manifesto TERRITORIO ZERO, uno dei cui principali fondamenti è appunto che non si deve riciclare quello che si può riutilizzare, in questo senso la direttiva rifiuti europea è molto chiara e fissa la gerarchia delle tre "R" in modo molto preciso: prima la R del RISPARMIO, poi quella del RIUSO, e infine, solo per ultima la "R" del RICICLO. Il vetro è un classico esempio di questo: buttare  nei contenitori per la raccolta differenziata una bottiglia di vetro per distruggerla, fonderla e poi farne ... una bottiglia di vetro è semplicemente FOLLE! E ha un bilancio energetico f estremamente negativo! Il vetro va riutilizzato imponendo le sane vecchie pratiche del vuoto  a rendere e concentrandone la raccolta in banche del vetro da cui può essere riavviato in riutilizzo, sia nelle aziende imbottigliatrici che per conserve e prodotti degli agri turismi e dei piccoli opifici di trasformazione dei prodotti agricoli locali! Si stanno moltiplicando in questo senso iniziative come quella di "frutta urbana" (http://www.fruttaurbana.org/) in cui si utilizzano barattoli di vetro riutilizzati per contenere le conserve di frutta.
Vanno quindi  soppresse le assurde campane del vetro dove tanto vetro buonissimo viene ... ucciso dopo un solo utilizzo. E' solo pura logica. Naturalmente è una logica non speculativa e non condizionata dal business del riciclo di filiera lunga, che è una vera e propria mafia.

Il film di Jeremy Irons "Trashed" è una miniera di informazioni simili e andrebbe proiettato nelle scuole di ogni ordine e grado ogni mese da qui all'eternità per le verità che svela.

La produzione di rifiuti è la conseguenza diretta di scelte precise fatte dalle grandi corporation che dominano la scena economica della seconda rivoluzione industriale. Una logica che è ispirata solo ed unicamente alla ricerca del profitto più estremo, ed alla produttività più esasperata.
Questa logica deresponsabilizza totalmente il sistema di imprese che produce beni e servizi rispetto alla società e all'ambiente che la ospita con i suoi beni comuni, e con la salute umana.
E dunque permette di fare profitto in danno di tutti questi beni (in realtà sono dei valori), introducendo dinamiche produttive lineari anziché circolari (come era stato fino alla scoperta dell'energia fossile).
Una foglia che cade dall'albero termina il suo ciclo come schermo della radiazione solare nel processo di fotosintesi, ma non diventa un rifiuto. Entra in un nuovo ciclo, quello dell'humus.
In natura i rifiuti non esistono.
Così come non esiste la combustione.
In natura esistono solo cicli circolari per cui finito un ciclo, la materia entra in un altro ciclo e viene trasformata dall'energia secondo processi elettrochimici e (appunto) non combustivi.
In natura non brucia nulla.

Noi invece da quando abbiamo scoperto i fossili non facciamo che bruciare, contravvenendo alle leggi fondamentali della termodinamica e dei cicli naturali della biosfera.
Bruciamo idrocarburi per produrre energia (ad una efficienza energetica aggregata ridicola), bruciamo rifiuti (legalmente e anche illegalmente) credendo di essercene liberati, mentre invece abbiamo solo fatto cambiare loro forma, da quella solida a quella gassosa, così ce li respiriamo pure, con le conseguenze sanitarie che tutti conosciamo.
Ma non bruciamo solo rifiuti. Bruciamo anche i tempi di consumo delle risorse naturali, che ormai sono in via di rapido esaurimento e se non si sono ancora esaurite è solo perché (fortunatamente o purtroppo) 2/3 del mondo hanno ritmi di consumo meno folli dei paesi industrializzati, quando non prossimi allo zero.
Nell'occidente felice e sprecone noi abbiamo basato tutta la nostra economia sulle fonti fossili, bruciandole per trarne energia.
In altre parole abbiamo messo a sistema processi produttivi lineari anziché circolari. Alla fine della linea c'è il rifiuto. Sia esso sottoforma di cambiamento climatico, inquinamento o semplice residuo materiale. Si chiama "entropia".

Recycle art. Collana di fondi di bottiglie di plastica realizzata
da Laura Buffa per Alter Equo e il consorzio R(H)OME MADE
La società moderna, condizionata dai falsi miti della crescita infinita e della irresponsabilità sociale e ambientale delle attività economiche e industriali, ha portato a regime la civiltà dei consumi lineari, cioè dei rifiuti.
E' diventato così normale pensare che si possano immettere sostanze nocive nell'ambiente come necessario e inevitabile prezzo da pagare al progresso generato dalla civiltà industriale e dal libero mercato, in nome del quale tutto si giustifica.
La "Civiltà dei rifiuti" ha prodotto mostri.
E non parlo solo degli inceneritori incentivati con soldi pubblici, o delle discariche che vengono fortemente avversate dalla direttiva europea rifiuti, ma che continuano a rimanere il sistema privilegiato in questo paese per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Parlo anche della distorsione mentale  provocata dall'assuefazione all'idea che i rifiuti possano costituire un "mercato", che sulla loro produzione, si possa fare "economia".
In altre parole si sono viste nascere aziende in tutto il mondo la cui unica funzione è portar via rifiuti, accumularli, distruggerli. E che smetterebbero di lavorare  se il ciclo dei rifiuti fosse gestito in modo virtuoso (cioè normale). Noi siamo stati condizionati a considerare normale una espressione come "il mercato dei rifiuti", quando invece la normalità sarebbe che il rifiuto non venga prodotto, o se prodotto non se ne faccia commercio. Come può trovarsi normale che qualcuno faccia "impresa" e si arricchisca mettendo rifiuti in una buca o bruciandoli?
Siamo invece purtroppo al paradosso che queste "aziende" assumono, pagano salari, distribuiscono profitti, comprano e vendono forniture e servizi, solo perchè noi produciamo rifiuti. Organici, plastici, metallici legnosi, imballaggi, oggetti complessi rotti o comunque non funzionanti, e alcune volte perfin funzionanti (!!!)  etc. Ma insomma, rifiuti.
L'inceneritore di Parma. Produrre rifiuti per contratto...
La questione del paradosso dei rifiuti è diventata evidente in Emilia Romagna quando per giustificare i loro inceneritori sovradimensionati fra cui il celeberrimo inceneritore di Parma, le ecomafie in doppiopetto hanno imposto in tutta la Regione contratti che obbligavano i sindaci a un comportamento non virtuoso, ossia a garantire una produzione minima di rifiuti.
A questa logica si è opposto fin dall'inizio e continua a opporsi il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti quando dice che le politiche del Comune mirano ad "affamare la bestia"con pratiche virtuose di RIDUZIONE piuttosto che di AUMENTO della produzione dei rifiuti.
Queste aziende la cui unica utilità è basata sull'incapacità della società contemporanea di adottare politiche di consumo che non producano rifiuti, sono spesso entrate in contiguità quando non si sono proprio sovrapposte alla criminalità organizzata.
E hanno condizionato la politica in modo più o meno diretto.
In discussione sulle Comunità del riuso a Parma con il
Sindaco Pizzarotti e il parlamentare Stefano Vignaroli,
primo firmatario della proposta di legge sul vetro a rendere.
E' noto a tutti quanto per esempio, abbia condizionato in modo del tutto trasversale la politica romana la figura di Manlio Cerroni, un avvocato di provincia che ha costruito un impero semplicemente portando a sistema la chiusura del ciclo dei rifiuti in discarica.
E' noto come la camorra abbia giocato a sporcare il proprio territorio fino a farlo diventare la tristemente famosa "Terra dei fuochi", dove una terra fertile e prospera è stata tramutata in una discarica tossica, paradigma in microcosmo di quello che il capitalismo ha fatto all'ambiente del pianeta, secondo l'autrice americana Naomi Klein.
Ma queste aziende rappresentano una anomalia anche quando (raramente in realtà) non entrano in contatto con l'illegalità perchè il loro business model e la loro stessa esistenza sono basati sulla negazione dei principi della Direttiva Europea Rifiuti.
Sappiamo come politici che affermavano che "Il rifiuto non esiste, anzi non dovrebbe esistere e se dovesse invece esistere non dovrà più esistere" (Nichi Vendola Mediterre 2010-Bari), poi si sono convertiti al compromesso con i gruppi produttori di impianti di smaltimento.
E quando non si trattava di impianti di smaltimento, si trattava di servizi di raccolta appaltati a amici e ad amici di amici, in cui l'azienda appaltante lucrava su bidoncini per la differenziata comprati a prezzi "cinesi" e rivenduti a  prezzi esorbitanti, e su servizi inesistenti o gestiti in modo sottodimensionato rispetto la compenso percepito.
Bidoncini per la differenziata.
Insomma, dove c'è un rifiuto c'è un inghippo.
Tutto questo ha scoperto l'ex sindaco Emiliano nell'ormai celebre video che sta facendo il giro della rete quando, da candidato per il PD alla Presidenza della Regione Puglia, si lascia andare alla domanda retorica (in verità espressa con un candore sospetto) se sia possibile essere eletto alla Presidenza della Regione senza fare gli interessi delle aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti e che pagano le campagne elettorali.
Probabilmente nella sua furbizia levantina, l'ex sindaco di Bari crede di poter utilizzare questa sua affermazione come esorcismo nei confronti delle potenti lobby dei rifiuti. Come a dire: "Con me non ci provate perchè vi ho sgamato!"
Ma nel lanciare questa provocazione Emiliano non si rende conto che \sollevato una questione molto più grande di lui.

Infatti la risposta alla sua domanda è SI.
Perchè così richiede l'Europa.
Secondo la normativa europea (Direttiva Rifiuti, CE 2008/98)  i rifiuti non vanno proprio più
prodotti, e se proprio è impossibile non produrli, vanno riutilizzati e qualora non possano essere riutilizzati vanno riciclati. E' la legge delle 3 "R" (Riduzione, Riuso, Riciclo).  Quindi una regione virtuosa dovrebbe cominciare a chiudere il ciclo dei rifiuti in conformità a questa direttiva per la qual cosa esiste già un piano preciso, il dodecalogo di territorio Zero Puglia che voglio riprodurre qui sotto per il più ampio beneficio di Emiliano e di tutti coloro che si candideranno alla guida della regione. Qualunque sia la loro collocazione politica non dovrebbero avere difficoltà ad ammettere che è venuto il momento di una Puglia a Rifiuti, emissioni e chilometro zero.

DODECALOGO TERRITORIO ZERO PUGLIA


L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi. Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell'esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici. Il modello di sviluppo alternativo, proposto da “Territorio Zero”, invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull'interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini. Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (quattro ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura): 


ENERGIA AGRICOLTURA RIFIUTI

  1. Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  2. Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  3. Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell'energia.
  4. Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  5. Valorizzazione dell'OFFERTA sul mercato dell'ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell'industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  6. Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso: prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano lavorato all'estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia)Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale 
  7. Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche etc)
  8. Erogazione diretta da parte della Regione di INDENIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  9. Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  10. Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA' DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale. 
  11. Per la frazione SECCA, anziché la raccolta differenziata, privilegiare la creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO tramite l'organizzazione di banche dei materiali (banca dell'alluminio, banca del vetro, banca della carta dei RAE etc.) direttamente collegate con i distretti locali della stampa 3D. Abolizione del riciclo del vetro e della raccolta differenziata del vetro e imposizione di pratiche di riuso, vuoto a rendere e redistribuzione del vetro usato nell'industria conserviera e agrituristica locale.
  12. Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

Questo Dodecalogo rappresenta una nuova idea di società alla portata degli enti locali perchè  riesce a immaginare e raccontare come da una politica virtuosa per la chiusura del ciclo dei rifiuti possano nascere le comunità del riuso, che insieme alle comunità dell'energia e alle comunità del cibo possono diventare la pietra angolare di una nuova economia dal basso in cui la cittadinanza raggiunge la sovranità energetica, alimentare e economica.
Questa nuova economia della condivisione remunera il capitale sociale creato dal lavoro dell'uomo anziché il capitale finanziario creato dalla macchina.
Ma mi rendo conto che questo potrebbe provocare un corto circuito mentale in chi, come l'ex Sindaco e tutta la partitocrazia di cui lui è esponente, sia abituato a pensare alla politica in termini di rapporti di scambio con l'economia e con i comitati d'affari locali, regionali e nazionali.
E Così ecco che diventa normale e accettabile che  la politica debba scendere a compromessi con chi la finanzia, foss'anche la lobby dei rifiuti, diventando così una vera e propria "politica dei rifiuti".

Come meravigliarsi se poi il cittadino si disaffeziona alla politica tanto da scegliere di non andare a votare nelle percentuali stratosferiche che abbiamo visto nelle recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria?

Breve infatti, è il  passo dalla politica dei rifiuti al rifiuto della politica.


Per chi si fosse perso l'uscita di Emiliano sui rifiuti, ecco il link:











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