martedì 26 giugno 2018

Aiuto ci stanno bombardando! (e il governo assiste impotente!)


La professoressa D'Orsogna nel suo ultimo post (leggibile per intero al link in fondo pagina) ci informa che compagnie petrolifere straniere stanno bombardando i fondali di Puglia con la controversa e dannosissima tecnica dell'Airgun (un vero e proprio bombardamento dei fondali marini con potentissimi cannoni ad aria compressa che serve ad ottenere delle immagini sottomarine tridimensionali per scoprire se ci siano giacimenti di idrocarburi, che comunque l'Italia non vedrà mai perchè se li trovassero, li terrebbero per se e li venderebbero sui mercati internazionali non certo all'Italia!).
Riproduco qui sotto un ampio estratto del suddetto articolo ma prima vorrei fare alcune piccole considerazioni preliminari per poi offrire un consiglio gratuito e non richiesto al "governo del cambiamento". 
Innanzitutto le considerazioni preliminari:  per ritirare le autorizzazioni a queste prospezioni petrolifere a mezzo airgun scelleratamente concesse da Renzi, Guidi e Calenda è sufficiente un atto amministrativo di secondo grado. Basta il tempo di un caffè: una firma ed è fatta.
Un po' più complessa è la cancellazione del decreto c.d. "Sblocca Italia" (che, anch'esso deve essere revocato!), e la maggioranza parlamentare per farlo c'è. 

E mi sembra assolutamente sorprendente che la componente grillina del governo non si immoli su questa sacrosanta battaglia che è totalmente nei suoi programmi e nelle corde di chi li ha votati, visto che Salvini non si sta facend scrupolo di  immolarsi su quello che è il suo cavallo di battaglia: la lotta all'immigrazione. 

Il consiglio non richiesto al "Governo del cambiamento" : ritirate immediatamente le concessioni autorizzazioni alle esplorazioni petrolifere concesse dal governo Renzi sulla base dell'immondo decreto sblocca Italia! Immediatamente! Si può sapere cosa state aspettando? 
Noi ci abbiamo provato in tutti i modi: 
Ci abbiamo provato con gli emendamenti, (ma Renzi ha messo la fiducia e i suoi super miracolati deputati hanno votato qualsiasi schifezza pur di non andare a casa -che poi quando gli ricapitava?). 
Ci abbiamo provato con i referendum regionali (ma metà li ha segati la Corte Costituzionale sempre pronta a fare regali ai petrolieri, e metà non hanno raggiunto il quorum anche se il 92% dei votanti ha votato contro le trivellazioni!).
Ci abbiamo provato coi referendum popolari, (ma non siamo riusciti a raccogliere le 500.000 firme necessarie). 
Adesso che c'è il "governo del cambiamento", basta un decreto! Si può fare in 20 minuti. Si può sapere cosa state aspettando? Ogni giorno che passa la Edison Francese e la Petroceltic Irlandese bombardano i nostri mari e la nostra fauna con i loro maledetti airgun grazie a Renzi (potesse strozzarsi alla buvette del Senato con una oliva del Martini!!!) perchè a casa loro non è permesso! Ritirare lo Sblocca Italia non è complicato come abolire la Fornero o modificare il regime fiscale. E' un provedimento a costo zero! Che state aspettando ?!?



Tratto da "Petrolieri francesi e irlandesi “bombardano” il mare di Puglia: grazie a Renzi hanno ottenuto concessioni su 14 miglia che interessa anche aree protette." 

di Maria Rita Dorsogna 



"Si chiama Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

In piu' di dieci anni della mia personale esperienza, questo ministero, quali che siano stati i colori politici dei suoi rappresentanti, di tutela del mare ne ha fatta poca.

Anzi, questo ministero ha spesso fatto la tutela di affaristi e speculatori, petrolieri da ogni dove in primis.

E' questa volta il turno di due ditte che da tempo hanno preso di mira l'Italia e che ora ci riprovano con l'intento di fare airgun in Puglia.

La Edison SPA ha sede a Milano ed e' al 99.4% di proprieta' della Electrite' de France.

La Petroceltic ha sede a Dublino e fra le sue sussidiarie c'e' la Petroceltic Italia che ha varie concessioni in giro per l'Italia, inclusa Elsa fra l'Abruzzo e le isole Tremiti.

In questi giorni il duo Edison-Petroceltic di cui sopra deposita istanza per eseguire indagini geofisiche con airgun in tre dimensioni su un area di circa 300 chilometri quadrati nel permesso di ricerca di idrocarburi "d 84F.R-EL".

La concessione e' a 14 miglia da Santa Maria di Leuca e interessa due aree protette. A 14 miglia sorge infatti il Parco Naturale Regionale “Costa Otranto-S.Maria di Leuca e Bosco di Tricase” con zona di Bird Watching e caratterizzata da numerose specie migratrici, e a 29 miglia c'e' invece il Sito di Interesse Comunitario marino “Posidonieto Capo San Gregorio - Punta Ristola”. 


Notare che i posidonieti sono (o dovrebbero essere!) fra le strutture marine piu' protette del mondo, per la loro unicita' e perche' garantiscono la biodiversita' e la salute del mare.

In queste acque vivono (per ora) la stenella striata, la balenottera comune, il capodoglio, e lo zifio.

Passano per di qui il tonno rosso, l’alalunga e il pesce spada. Numerosi il gambero viola, il gambero rosso, lo scampo, il totano e la seppietta.

Ci sono pure le tartarughe Caretta caretta, anche questa in teoria super protetta, e le specie Chelonia mydas (tartaruga verde) e Dermochelys coriacea (tartaruga liuto).

Le tecniche sono le stesse di sempre, spari violenti ad aria compressa ogni 10-15 secondi ad alta intensita' per avere immagini del sottosuolo grazie ai segnali riflessi dalle strutture geologiche presenti sottoterra.

Il fatto che questo airgun sia per ottenere rilievi in tre dimensioni signfica che i lavori saranno molto piu' intensi rispetto alla presa in due dimensioni perche', ovviamente, ci vogliono piu' dati per visualizzare in tre dimensioni.
E infatti parlano di lavori fra i 15 e i 25 giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, anche se dopo scrivono che faranno sedici giorni di spari diretti con 33 airgun attivi.
Ce ne hanno pure 3 di riserva, che non si sa mai, eh?
Tra una linea e l’altra dell’area che spazzoleranno ci saranno 500 metri.
Facciamo allora sedici giorni, facciamo ogni 15 secondi, facciamo 33 airgun attivi.
Cosa significa?
Significano la bellezza di circa 3 milioni di spari.
Tre milioni di spari nel mare.
Purtroppo nessuno potra’ avvisare le strenelle, i balenotteri, i capodogli e gli zifi che vivono nel mare di Puglia che stanno per arrivare tre milioni di spari, ventiquattro ore su ventiquattro, da 33 sorgenti di airgun che li avvolgeranno da ogni dove.
E allora leggiamo la valutazione d’impatto ambientale.
Come sempre un sacco di panzane!
La prima e’ che l’opzione zero non si puo’ fare, perche’ non sarebbe coerente con “l’attuale politica energetica italiana”.
Io non so quale sia davvero la politica energetica italiana, visto che qui tutti parlano di tutto, ma alla fine non esiste una vera strada. Tutti fanno un po’ quello che vogliono, a casaccio, senza mai pensare alle conseguenze. Si parla, parla, parla, ma alla fine tutto e’ fatto a casaccio.
Nel 2018 e stiamo ancora cercando petrolio lungo le coste pugliesi?
Ma ci sono o ci fanno?
Quanti accordi abbiamo firmato da Kyoto in giu’?
Quante volte i poltici italiani si sono riempiti la bocca di promesse di energia green?
Di economia sostenibile? Di difesa dell’ambiente?
Me lo ricordo ancora Renzi che facevi proclami in California.
Quanto abbiamo preso in giro Trump perche’ si e’ ritirato dagli accordi di Parigi?
Quanto inchiostro e’ stato speso per dire che l’Italia lottera’ contro i cambiamenti climatici?
Quante ne abbiamo dette alla Croazia che voleva trivellare dal suo lato?
E noi siamo qui a fare air gun, l’anticamera delle trivelle, a pochi chilometri dalle coste di Puglia?
Se glielo lasciamo fare sara’ tutto una presa in giro.
Un po’ di vergogna almeno? No, eh?
—-

Andiamo a leggere ancora.
Dicono l’area e’ caratterizzata da colonie di coralli bianchi, alcuni noti, altre invece della cui esistenza non si e’ certi al 100%. Ovviamente la presenza di coralli significa anche la presenza di vita marina. Nella concessione ci sono anche zone di ripopolamento ittico, che loro chiamano “nursery” e zone di “spawning” per non far spaventare nessuno.
In inglese suona tutto un po’ piu’ asettico, vero?
Perche’ non parlare in italiano e dire che vogliono sparare nelle zone dove i pesci vanno a riprodursi e a depositare le uova? Mia risposta: perche’ pensano che la gente sia stupida.
Ma che vuoi che importi. Neanche sappiamo cosa c’e’ nei nostri mari, ma gli spariamo lo stesso.
Dicono che “al bordo” della loro concessione
sono presenti delle colonie di coralli bianchi. Si tratta di specie ritenute di grande importanza per la biodiversità che sono in grado di promuovere lo sviluppo di una ricca fauna bentonica. 
Notare che loro stessi, i petrolieri, dicono che evitano le zone con piu’ coralli e piu’ fauna ittica per preauzione. Quindi lo sanno anche loro che certo non e’ carino andare a sparare ai coralli e ai pesci che li vivono.
Ma e… le altre zone? Se ci spostiamo un pochino dai coralli noti, va bene invece?
E le balenottere? I zifi? I capidogli? E i tonni? E le tartarughe?
Per i cetacei dicono che secondo i loro studi, potrebbero esserci disturbi fino a 5,800 metri dal punto di emissione, se usano gli airgun piu’ potenti che hanno.
Bonta’ loro pero’ in alcuni punti useranno airgun meno potente, che si potra’ sentire “solo” a 1,700 metri di distanza.
Ovviamente questi sono tutti numeri di petrolieri, per cui, occorre verificarli, e potrebbero esser molti di piu’.
Ad ogni modo, considerato che faranno airgun in un area di 300kmq, tutta l’area (e anche un po’ di piu’) diventera’ una specie di sassaiola contro i cetacei, che non sapranno dove andare, confusi dagli spari che arriveranno senza sosta. Che vergogna.
Leggiamo ancora.
Viene fuori che questa istanza della Edison e della Petroceltic si trova all’interno dell’area D15, definito “spazio aereo pericoloso dalla superficie sino a 5500 piedi (circa 1650 m) per intensa attività aerea militare, attiva con preavviso a mezzo NOTAM”.
Ci sono qui pure “ordigni inesplosi”.
Ehh? Cioe’ ci sara’ attivita’ militare dall’alto, ci sono ordigni inesplosi, e facciamo airgun ai pesci.
Altro che far west! Qui e’ tutta una sparatoria.
Come in tutti i progetti di Valutazione di Impatto Ambientale si tende sempre a minimizzare, e a dare al colpa ad altri, a dire che e’ tutto nell’interesse nazionale, che gli effetti negativi sono tutti trascurabile e nulli e che e’ tutto “tuttapposto”, sempre.
Infatti quelli della Edison-Petroceltic dicono che le piu’ importanti minacce per i pesci sono la pesca, l’inquinamento e lo sviluppo antropico costiero. Non possono dire pero’ che l’airgun faccia bene e quindi aggiungono che l’esplorazione sismica, puo’ “comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica”
La parola trascurabile appare … ben 22 volte nel loro documento!
Un altra cosa che veramente fa male al cuore e’ leggere che, per qualche miracolo divino, la zona in questione e’ esclusa dalle “autostrade del mare”, cioe’ passano qui un enorme numero di navi merci e da crociera, pescherecci e altre imbarcazioni. Ma per puro caso, il rettangolo scelto dalla Edison-Petroceltic e’ fuori da tali tratte.
Forse e’ per questo che i pesci vanno qui a depositare le uova? A riprodursi? Perche’ e’ l’unica zona di pace che gli resta?
Non lo so, fatto sta che adesso andranno a bombardare anche questo posto qui.
La cosa vergognosa e’ che hanno collaborato con l’Istituto “Tethys onlus” di Milano per gli studi sui mammiferi marini.
Vergognoso per la Petroceltic e per la Edison, ma vergognoso anche per la Tethys onlus di Milano che ha deciso di lavorare con ditte che certo non faranno il bene dei mammiferi, ma porteranno loro altra possibile morte e distruzione.
E’ come dire che un medico oncologo collabora con la Marlboro!
Tethys: salvare i cetacei con i soldi dei petrolieri che le uccidono
Eccoci qui alla fine.
Che dire.
Adesso siamo tutti indignati, e arrabbiati e schifati. Ma e’ molto probabile che metteremo dei likes e che domani ce ne dimenticheremo. E invece no, occorre mettere pressione ai politici, rompere le scatole, e voler fermarli ogni santo giorno.
A tutti piace gingillarsi con le copertine e le immagini di CNN o del New York Times che osannano i mari di Puglia. Ma tutto questo non e’ gratis. Tutto questo, tutta questa bellezza, richiede lavoro, impegno, vigilanza, volonta’ di salvare e magari migliorare che abbiamo.
Nulla e’ per scontato, mai. Specie quando in giro ci sono rapaci come appunto la Edison o la Petroceltic che dalla lontana Francia, dalla lontana Irlanda pensano di poter venire qui e fare quello che vogliono.
Mi ci e’ voluto un sacco di tempo per mettere assieme tutte queste informazioni. Spero che si crei una maggior coscienza civile, non solo per lo scandalo, ma per combatterli e svergognarli ogni giorno.
Tornatevene in Francia, tornatevene in Irlanda e lasciate l’Italia in santa pace."
Per leggere tutto l'articolo: http://dorsogna.blogspot.com/2018/03/nuovo-airgun-petroceltic-edison-3d-su.html


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 26 marzo 2015

IL SONNO DELLA REGIONE GENERA MOSTRI


Razzi e Emiliano. Una foto "mostruosa"...
Già assurto all'onore delle cronache recenti per aver sputato nel piatto della magistratura in cui ha mangiato per decenni, criticando i suoi integerrimi ex colleghi di Milano dopo l'ennesima assoluzione dovuta a scappatoie legislative ad personam per Berlusconi, al solo scopo di saccheggiare il serbatoio di voti di una Forza Italia allo sbando e in avanzato stato di decomposizione, lo spregiudicato ex Sindaco di Bari, ha avuto l'ardire di entrare in un terreno per lui diciamo così un po' ostico, e proporre al Movimento 5 Stelle l'Assessorato all'Ambiente di un suo eventuale (quanto mai scongiurando) governo della Regione Puglia per “metterli alla prova sulla strategia rifiuti zero” (testuale). 

Con questa proposta il mangiacozze di Poggiofranco perde definitivamente quegli scampoli di residua credibilità che gli erano rimasti dopo la disgraziata scivolata di dicembre sui rifiuti, quando lanciò improponibili provocazioni sulla delicata questione (in merito alla qual cosa mi sono già espresso a dicembre scorso,  http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/12/la-politica-dei-rifiuti-e-il-rifiuto.html).

E' agghiacciante pensare che se i pugliesi si addormentano (non andando a votare o peggio ancora, votando per personaggi improbabili) da questo sonno si potrebbero risvegliare con il "mostro" di una leadership che non perde occasione di rivelare in modo plastico la sua totale inadeguatezza a guidare una regione complessa e difficile come la Puglia.  

Stiamo pagando il prezzo ambientale, economico e sociale di una era industriale in cui il petrolio ha permesso la compressione dello spazio-tempo (e dei diritti) in grado di creare le economie di scala e la produttività estrema per concentrare profitti e ricchezza nelle mani di pochissimi soggetti in grado di fornire l'altissima intensità di capitali necessaria allo sfruttamento degli idrocarburi su scala planetaria. 
Questo ha allungato a dismisura le filiere produttive e distributive, nell'interesse non già dei consumatori come erroneamente si crede, ma di una oligarchia finanziaria che governa i processi economici globali attraverso una faziosa  ideologia ultraliberista spacciata come la Verità assoluta da pseudo economisti prezzolati indifferenti all'infelicità dell'essere umano e alla devastazione del pianeta.

Bisogna capire infatti che l'ultraliberismo ideologico e la devastazione del pianeta sono due facce indissolubili della stessa medaglia.

La devastazione del territorio, dell'ambiente, del clima, dei rapporti sociali con pratiche energetiche e industriali in aperta violazione delle leggi della termodinamica non è un incidente, ma l'obiettivo fondamentale del capitalismo fossile in cui 300 persone posseggono la metà della ricchezza mondiale mentre miliardi di persone sono costrette a vivere sotto la soglia di povertà.

E' la dittatura del profitto estremo e della produttività assoluta, che Yanis Varoufakis denuncia da anni dal suo blog.

La dittatura del profitto estremo che declinata in salsa americana porta a scegliere di distruggere l'intero ecosistema del Golfo del Messico piuttosto che spendere 600.000 dollari per una valvola di sicurezza all'imboccatura del pozzo sottomarino della piattaforma Deep Water Horizon.
Oppure in salsa italiana, fa preferire l'avvelenamento di una intera città come Taranto, piuttosto che mettere filtri anti diossina ai camini dell'ILVA o coprire i parchi minerari!
La stessa logica che in salsa teutonica si declina con la regola “spremi il lavoratore fino alla buccia”, (la chiamano “riforma del mercato del lavoro”, in italiano Jobs act !!!) sia che si tratti di un disperato di Amburgo costretto a un umiliante mini job da 400 euro al mese o un privilegiato pilota depresso della German Wings costretto a volare che decide di suicidarsi con i suoi 150 passeggeri.

Ha ragione Varoufakis. Bisogna cambiare tutto. Cancellare la logica del profitto e ripartire dall'uomo e dalle emergenze umanitarie che la logica del profitto ha creato! 

Bisogna smetterla di seguire regole fiscali folli decise da un pugno di speculatori finanziari di ogni paese artificiosamente e immaginosamente nominatisi "i mercati", tutta gente che avrebbero bisogno di andare in analisi da uno veramente bravo invece di continuare compulsivamente a generare profitti astronomici che non riusciranno a portarsi nell'aldilà, spostando immense fortune di carta (o peggio di bit di computer) a loro esclusivo beneficio, generando montagne di rifiuti, devastazioni ambientali in cui la plastica entra nelle catene alimentari, cambiamenti climatici mortali per la sopravvivenza stessa della razza umana, e disperazione per miliardi di persone.

Ecco il mondo di Emiliano e di quelli come lui. 

Totalmente incapace di pensare al di fuori di questo schema fossile, il dinosauro mangia cozze pensa di mettere in difficoltà i 5 Stelle offrendo loro un assessoratuccio del cavolo.


Emiliano sei vecchio e pensi vecchio! 

Se i 5 Stelle vincono in Puglia non ci sarà nessun assessorato all'ambiente (che ormai è diventato un ghetto per lavarsi la coscienza dai crimini compiuti dagli assessorati allo "sviluppo economico" e all'agricoltura).
Se i 5 Stelle vincono in Puglia cambia tutto! 
Ci sarà finalmente quella rivoluzione millantata ma sempre rinviata dal parolaio di Terlizzi.
E comincerà con un assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, (altro che assessorato all'ambiente!)  per una Puglia a km, emissioni, e rifiuti Zero. 
E ci sarà un dipartimento all'economia circolare che organizzerà le comunità del riuso, le filiere locali del riciclo, le banche del vetro, dell'alluminio, della plastica, ci saranno i distretti locali della stampa 3D per i riciclo di filiera corta di quei materiali. 


"La Rivoluzione ti chiama!" Pubblicità del Credito Cooperativo Francese
per il libretto di risparmio per la Terza Rivoluzione Industriale nel NORPAC 
Non si tratta di pure fantasie velleitarie, ma di un piano esistente e già realizzato nella regione francese del Nord Pas de Calais, dove l'assessorato si struttura secondo i suggerimenti del Master Plan di Jeremy Rifkin (efficienza energetica, rinnovabili distribuite, edifici a energia positiva, id
rogeno e sistemi di stoccaggio, Smart grids, trasporti a emissioni zero, economia circolare, riconversione da industria pesante a produzioni funzionali con stampa 3D https://www.youtube.com/watch?list=PLNb4vJ3fi6PbRt1Q0J5RmL-aXp929HBuq&v=4ALOalFM_Jg#t=41). 

In questa regione francese tutti stanno partecipando alla riconversione della loro economia verso la Terza Rivoluzione Industriale, tramite iniziative regionali di Crowdfunding e perfino appositi libretti di risparmio per la Terza Rivoluzione Industriale emessi dal sistema bancario cooperativo. Un modello anche per la Puglia, a patto naturalmente di avere una leadership in grado di interpretare un mondo che cambia.  

Per cui qui c'è poco da fare gli scettici a pera su Rifiuti Zero ma c'è da evolvere verso l'economia della condivisione, dello scambio e del costo marginale zero. 

PS
Emiliano ci hai capito niente?


Per chi voglia approfondire il tema, anche oltre la problematica dei rifiuti, allego il DODECALOGO di Territorio Zero Puglia. 




------------------------------------------------------------------------------------

L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi. Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell'esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici. Il modello di sviluppo alternativo, proposto da “Territorio Zero”, invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull'interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini. Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (quattro ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura): 


ENERGIA AGRICOLTURA RIFIUTI

  1. Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  2. Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  3. Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell'energia.
  4. Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  5. Valorizzazione dell'OFFERTA sul mercato dell'ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell'industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  6. Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso: prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano lavorato all'estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia); Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale 
  7. Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche etc)
  8. Erogazione diretta da parte della Regione di INDENNIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  9. Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  10. Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA' DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale. 
  11. Per la frazione SECCA, anziché la raccolta differenziata, privilegiare la creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO DI FILIERA CORTA tramite l'organizzazione di banche dei materiali (banca dell'alluminio, banca del vetro, banca della carta dei RAE etc.) direttamente collegate con i distretti locali della stampa 3D. Abolizione del riciclo del vetro e della raccolta differenziata del vetro e imposizione di pratiche di riuso, vuoto a rendere e redistribuzione del vetro usato nell'industria conserviera e agrituristica locale.
  12. Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DISTRIBUITO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

Questo Dodecalogo rappresenta una nuova idea di società alla portata degli enti locali perchè  riesce a immaginare e raccontare come da una politica virtuosa per la chiusura del ciclo dei rifiuti possano nascere le comunità del riuso, che insieme alle comunità dell'energia e alle comunità del cibo possono diventare la pietra angolare di una nuova economia dal basso in cui la cittadinanza raggiunge la sovranità energetica, alimentare e economica.
Questa nuova economia della condivisione remunera il capitale sociale creato dal lavoro dell'uomo anziché il capitale finanziario creato dalla macchina.
Ma mi rendo conto che questo potrebbe provocare un corto circuito mentale in chi, come l'ex Sindaco e tutta la partitocrazia di cui lui è esponente, sia abituato a pensare alla politica in termini di rapporti di scambio con l'economia e con i comitati d'affari locali, regionali e nazionali. 



Etichette: , , , , , , ,

martedì 9 dicembre 2014

LA POLITICA DEI RIFIUTI E IL RIFIUTO DELLA POLITICA

Rifiutare la logica dei rifiuti e la politica che li produce è molto di più che un semplice cambiamento nella chiusura del ciclo dei prodotti di consumo.
E' un atto rivoluzionario.
E' un atto sovversivo rispetto all'iperconsumismo esasperato indotto dai gruppi economici multinazionali della seconda rivoluzione industriale  che trasforma l'essere umano in consumatore, spossessandolo della sua capacità di decidere e anche di ragionare, perchè lo priva della facoltà di capire le cose più elementari dei processi produttivi e dei cicli economici. E alla fine ci impone l'accettazione della logica perversa dei rifiuti come conseguenza inevitabile del ciclo consumistico, e addirittura come essenza  preminente rispetto al consumo stesso.
Il consumo estremo diventa rifiuto estremo, l'atto della creazione del rifiuto diventa prevalente rispetto allo stesso atto del consumo di un prodotto!

Le "campane" del vetro. Vanno abolite. O riservate al vetro rotto da smaltire
come un rifiuto speciale.Il vetro va RIUSATO, non riciclato!
Per esempio non ha nessun senso comprare acqua in bottigliette di plastica usa e getta, perché si tratta di un gesto che racchiude un consumo della durata di pochi secondi (come bere una bottiglietta d'acqua) nella produzione di un rifiuto della durata di 400 anni (tanto durerà il PET di quella bottiglietta di plastica nell'ambiente).
Così come non ha nessun senso riciclare il vetro quando lo si può e lo si deve riutilizzare, come raccomanda il Manifesto TERRITORIO ZERO, uno dei cui principali fondamenti è appunto che non si deve riciclare quello che si può riutilizzare, in questo senso la direttiva rifiuti europea è molto chiara e fissa la gerarchia delle tre "R" in modo molto preciso: prima la R del RISPARMIO, poi quella del RIUSO, e infine, solo per ultima la "R" del RICICLO. Il vetro è un classico esempio di questo: buttare  nei contenitori per la raccolta differenziata una bottiglia di vetro per distruggerla, fonderla e poi farne ... una bottiglia di vetro è semplicemente FOLLE! E ha un bilancio energetico f estremamente negativo! Il vetro va riutilizzato imponendo le sane vecchie pratiche del vuoto  a rendere e concentrandone la raccolta in banche del vetro da cui può essere riavviato in riutilizzo, sia nelle aziende imbottigliatrici che per conserve e prodotti degli agri turismi e dei piccoli opifici di trasformazione dei prodotti agricoli locali! Si stanno moltiplicando in questo senso iniziative come quella di "frutta urbana" (http://www.fruttaurbana.org/) in cui si utilizzano barattoli di vetro riutilizzati per contenere le conserve di frutta.
Vanno quindi  soppresse le assurde campane del vetro dove tanto vetro buonissimo viene ... ucciso dopo un solo utilizzo. E' solo pura logica. Naturalmente è una logica non speculativa e non condizionata dal business del riciclo di filiera lunga, che è una vera e propria mafia.

Il film di Jeremy Irons "Trashed" è una miniera di informazioni simili e andrebbe proiettato nelle scuole di ogni ordine e grado ogni mese da qui all'eternità per le verità che svela.

La produzione di rifiuti è la conseguenza diretta di scelte precise fatte dalle grandi corporation che dominano la scena economica della seconda rivoluzione industriale. Una logica che è ispirata solo ed unicamente alla ricerca del profitto più estremo, ed alla produttività più esasperata.
Questa logica deresponsabilizza totalmente il sistema di imprese che produce beni e servizi rispetto alla società e all'ambiente che la ospita con i suoi beni comuni, e con la salute umana.
E dunque permette di fare profitto in danno di tutti questi beni (in realtà sono dei valori), introducendo dinamiche produttive lineari anziché circolari (come era stato fino alla scoperta dell'energia fossile).
Una foglia che cade dall'albero termina il suo ciclo come schermo della radiazione solare nel processo di fotosintesi, ma non diventa un rifiuto. Entra in un nuovo ciclo, quello dell'humus.
In natura i rifiuti non esistono.
Così come non esiste la combustione.
In natura esistono solo cicli circolari per cui finito un ciclo, la materia entra in un altro ciclo e viene trasformata dall'energia secondo processi elettrochimici e (appunto) non combustivi.
In natura non brucia nulla.

Noi invece da quando abbiamo scoperto i fossili non facciamo che bruciare, contravvenendo alle leggi fondamentali della termodinamica e dei cicli naturali della biosfera.
Bruciamo idrocarburi per produrre energia (ad una efficienza energetica aggregata ridicola), bruciamo rifiuti (legalmente e anche illegalmente) credendo di essercene liberati, mentre invece abbiamo solo fatto cambiare loro forma, da quella solida a quella gassosa, così ce li respiriamo pure, con le conseguenze sanitarie che tutti conosciamo.
Ma non bruciamo solo rifiuti. Bruciamo anche i tempi di consumo delle risorse naturali, che ormai sono in via di rapido esaurimento e se non si sono ancora esaurite è solo perché (fortunatamente o purtroppo) 2/3 del mondo hanno ritmi di consumo meno folli dei paesi industrializzati, quando non prossimi allo zero.
Nell'occidente felice e sprecone noi abbiamo basato tutta la nostra economia sulle fonti fossili, bruciandole per trarne energia.
In altre parole abbiamo messo a sistema processi produttivi lineari anziché circolari. Alla fine della linea c'è il rifiuto. Sia esso sottoforma di cambiamento climatico, inquinamento o semplice residuo materiale. Si chiama "entropia".

Recycle art. Collana di fondi di bottiglie di plastica realizzata
da Laura Buffa per Alter Equo e il consorzio R(H)OME MADE
La società moderna, condizionata dai falsi miti della crescita infinita e della irresponsabilità sociale e ambientale delle attività economiche e industriali, ha portato a regime la civiltà dei consumi lineari, cioè dei rifiuti.
E' diventato così normale pensare che si possano immettere sostanze nocive nell'ambiente come necessario e inevitabile prezzo da pagare al progresso generato dalla civiltà industriale e dal libero mercato, in nome del quale tutto si giustifica.
La "Civiltà dei rifiuti" ha prodotto mostri.
E non parlo solo degli inceneritori incentivati con soldi pubblici, o delle discariche che vengono fortemente avversate dalla direttiva europea rifiuti, ma che continuano a rimanere il sistema privilegiato in questo paese per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Parlo anche della distorsione mentale  provocata dall'assuefazione all'idea che i rifiuti possano costituire un "mercato", che sulla loro produzione, si possa fare "economia".
In altre parole si sono viste nascere aziende in tutto il mondo la cui unica funzione è portar via rifiuti, accumularli, distruggerli. E che smetterebbero di lavorare  se il ciclo dei rifiuti fosse gestito in modo virtuoso (cioè normale). Noi siamo stati condizionati a considerare normale una espressione come "il mercato dei rifiuti", quando invece la normalità sarebbe che il rifiuto non venga prodotto, o se prodotto non se ne faccia commercio. Come può trovarsi normale che qualcuno faccia "impresa" e si arricchisca mettendo rifiuti in una buca o bruciandoli?
Siamo invece purtroppo al paradosso che queste "aziende" assumono, pagano salari, distribuiscono profitti, comprano e vendono forniture e servizi, solo perchè noi produciamo rifiuti. Organici, plastici, metallici legnosi, imballaggi, oggetti complessi rotti o comunque non funzionanti, e alcune volte perfin funzionanti (!!!)  etc. Ma insomma, rifiuti.
L'inceneritore di Parma. Produrre rifiuti per contratto...
La questione del paradosso dei rifiuti è diventata evidente in Emilia Romagna quando per giustificare i loro inceneritori sovradimensionati fra cui il celeberrimo inceneritore di Parma, le ecomafie in doppiopetto hanno imposto in tutta la Regione contratti che obbligavano i sindaci a un comportamento non virtuoso, ossia a garantire una produzione minima di rifiuti.
A questa logica si è opposto fin dall'inizio e continua a opporsi il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti quando dice che le politiche del Comune mirano ad "affamare la bestia"con pratiche virtuose di RIDUZIONE piuttosto che di AUMENTO della produzione dei rifiuti.
Queste aziende la cui unica utilità è basata sull'incapacità della società contemporanea di adottare politiche di consumo che non producano rifiuti, sono spesso entrate in contiguità quando non si sono proprio sovrapposte alla criminalità organizzata.
E hanno condizionato la politica in modo più o meno diretto.
In discussione sulle Comunità del riuso a Parma con il
Sindaco Pizzarotti e il parlamentare Stefano Vignaroli,
primo firmatario della proposta di legge sul vetro a rendere.
E' noto a tutti quanto per esempio, abbia condizionato in modo del tutto trasversale la politica romana la figura di Manlio Cerroni, un avvocato di provincia che ha costruito un impero semplicemente portando a sistema la chiusura del ciclo dei rifiuti in discarica.
E' noto come la camorra abbia giocato a sporcare il proprio territorio fino a farlo diventare la tristemente famosa "Terra dei fuochi", dove una terra fertile e prospera è stata tramutata in una discarica tossica, paradigma in microcosmo di quello che il capitalismo ha fatto all'ambiente del pianeta, secondo l'autrice americana Naomi Klein.
Ma queste aziende rappresentano una anomalia anche quando (raramente in realtà) non entrano in contatto con l'illegalità perchè il loro business model e la loro stessa esistenza sono basati sulla negazione dei principi della Direttiva Europea Rifiuti.
Sappiamo come politici che affermavano che "Il rifiuto non esiste, anzi non dovrebbe esistere e se dovesse invece esistere non dovrà più esistere" (Nichi Vendola Mediterre 2010-Bari), poi si sono convertiti al compromesso con i gruppi produttori di impianti di smaltimento.
E quando non si trattava di impianti di smaltimento, si trattava di servizi di raccolta appaltati a amici e ad amici di amici, in cui l'azienda appaltante lucrava su bidoncini per la differenziata comprati a prezzi "cinesi" e rivenduti a  prezzi esorbitanti, e su servizi inesistenti o gestiti in modo sottodimensionato rispetto la compenso percepito.
Bidoncini per la differenziata.
Insomma, dove c'è un rifiuto c'è un inghippo.
Tutto questo ha scoperto l'ex sindaco Emiliano nell'ormai celebre video che sta facendo il giro della rete quando, da candidato per il PD alla Presidenza della Regione Puglia, si lascia andare alla domanda retorica (in verità espressa con un candore sospetto) se sia possibile essere eletto alla Presidenza della Regione senza fare gli interessi delle aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti e che pagano le campagne elettorali.
Probabilmente nella sua furbizia levantina, l'ex sindaco di Bari crede di poter utilizzare questa sua affermazione come esorcismo nei confronti delle potenti lobby dei rifiuti. Come a dire: "Con me non ci provate perchè vi ho sgamato!"
Ma nel lanciare questa provocazione Emiliano non si rende conto che \sollevato una questione molto più grande di lui.

Infatti la risposta alla sua domanda è SI.
Perchè così richiede l'Europa.
Secondo la normativa europea (Direttiva Rifiuti, CE 2008/98)  i rifiuti non vanno proprio più
prodotti, e se proprio è impossibile non produrli, vanno riutilizzati e qualora non possano essere riutilizzati vanno riciclati. E' la legge delle 3 "R" (Riduzione, Riuso, Riciclo).  Quindi una regione virtuosa dovrebbe cominciare a chiudere il ciclo dei rifiuti in conformità a questa direttiva per la qual cosa esiste già un piano preciso, il dodecalogo di territorio Zero Puglia che voglio riprodurre qui sotto per il più ampio beneficio di Emiliano e di tutti coloro che si candideranno alla guida della regione. Qualunque sia la loro collocazione politica non dovrebbero avere difficoltà ad ammettere che è venuto il momento di una Puglia a Rifiuti, emissioni e chilometro zero.

DODECALOGO TERRITORIO ZERO PUGLIA


L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi. Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell'esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici. Il modello di sviluppo alternativo, proposto da “Territorio Zero”, invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull'interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini. Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (quattro ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura): 


ENERGIA AGRICOLTURA RIFIUTI

  1. Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  2. Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  3. Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell'energia.
  4. Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  5. Valorizzazione dell'OFFERTA sul mercato dell'ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell'industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  6. Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso: prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano lavorato all'estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia); Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale 
  7. Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche etc)
  8. Erogazione diretta da parte della Regione di INDENIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  9. Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  10. Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA' DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale. 
  11. Per la frazione SECCA, anziché la raccolta differenziata, privilegiare la creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO tramite l'organizzazione di banche dei materiali (banca dell'alluminio, banca del vetro, banca della carta dei RAE etc.) direttamente collegate con i distretti locali della stampa 3D. Abolizione del riciclo del vetro e della raccolta differenziata del vetro e imposizione di pratiche di riuso, vuoto a rendere e redistribuzione del vetro usato nell'industria conserviera e agrituristica locale.
  12. Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

Questo Dodecalogo rappresenta una nuova idea di società alla portata degli enti locali perchè  riesce a immaginare e raccontare come da una politica virtuosa per la chiusura del ciclo dei rifiuti possano nascere le comunità del riuso, che insieme alle comunità dell'energia e alle comunità del cibo possono diventare la pietra angolare di una nuova economia dal basso in cui la cittadinanza raggiunge la sovranità energetica, alimentare e economica.
Questa nuova economia della condivisione remunera il capitale sociale creato dal lavoro dell'uomo anziché il capitale finanziario creato dalla macchina.
Ma mi rendo conto che questo potrebbe provocare un corto circuito mentale in chi, come l'ex Sindaco e tutta la partitocrazia di cui lui è esponente, sia abituato a pensare alla politica in termini di rapporti di scambio con l'economia e con i comitati d'affari locali, regionali e nazionali.
E Così ecco che diventa normale e accettabile che  la politica debba scendere a compromessi con chi la finanzia, foss'anche la lobby dei rifiuti, diventando così una vera e propria "politica dei rifiuti".

Come meravigliarsi se poi il cittadino si disaffeziona alla politica tanto da scegliere di non andare a votare nelle percentuali stratosferiche che abbiamo visto nelle recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria?

Breve infatti, è il  passo dalla politica dei rifiuti al rifiuto della politica.


Per chi si fosse perso l'uscita di Emiliano sui rifiuti, ecco il link:











https://www.facebook.com/video.php?v=905341299489831&set=vb.100000419078016&type=2&theater

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,