giovedì 12 maggio 2016

Il terrore delle mani libere. Attacco al M5S.






 Questa mattina è arrivata la notizia che dopo Filippo Nogarin a Livorno, anche Federico Pizzarotti a Parma è stato iscritto nel registro degli indagati per una questione di nomine al Teatro Regio, partita da un esposto di un parlamentare del PD.
Ho avuto il piacere e l'onore di incontrare Federico Pizzarotti in più di una occasione e ne ho sempre ricavato una impressione di grande competenza, profonda onestà e rigore. Adesso, di fronte a questo coinvolgimento, che sia un atto dovuto o meno, sento il bisogno di manifestargli il mio sostegno con questo articolo ed alcune constatazioni incontestabili.
La giustizia a orologeria esiste e ultimamente il suo ticchettio si sta facendo assordante. Mi rendo conto di rasentare pericolosamente uno dei più squallidi argomenti berlusconiani, ma a differenza dei guai giudiziari del GP (Grande Puttaniere), che praticamente vive nell'illegalità più perfetta, qui siamo davvero nella fiction.

I NODI DEL PD STANNO VENENDO AL PETTINE.
Manca meno di un mese alle amministrative che si annunciano come un bagno di sangue per il petro-fascista Renzi, sia perchè il dissenso interno al PD comincia ad assumere la forma di fibrillazioni vere e proprie,  per il comprensibile malcontento che verrà manifestato da quel "popolo di sinistra" abbandonato a se stesso, deriso, oltraggiato tradito e sbertucciato,  che dopo aver votato una coalizione dal pomposo nome di ITALIA BENE COMUNE (con SEL) oggi si vede presentare provvedimenti mediamente più sfrontati di quelli di Berlusconi, dalla precarizzazione del lavoro del Jobs Act alla cancellazione dell'articolo 18, alla distruzione della scuola pubblica, alla messa in corsia preferenziale di inceneritori e trivellazioni alla privatizzazione dell'acqua, tutte leggi su cui lo stesso "Popolo di sinistra" si sta  mobilitando con la più grande campagna referendaria del dopoguerra (i cosiddetti Referendum Sociali). 
Tanto più se aggiungiamo la fine (prevedibile) dell'effetto "80 euro", e il disgusto dell'elettore medio verso un partito che è riuscito in trent'anni a passare dalla "diversità morale" del "galantuomo" Berlinguer al coinvolgimento in tutte le inchieste possibili e immaginabili, da Mafia Capitale, alla terra dei fuochi della Camorra, alla formazione professionale siciliana, all'Expo, al Mose, alla trivellopoli lucana,  al tradimento dei risparmiatori da parte delle banche di famiglia, alle spese pazze nelle Regioni, alle piscine di Lodi, alle indagini per corruzione su De Luca in Campania.
Con queste elezioni rischiano di venire al pettine i nodi irrisolti di un partito che da istanza di mediazione fra istituzioni e cittadinanza si è trasformato in portatore di interessi di cricche e comitati d'affari petroliferi, speculativi, bancari, finanziari, industriali e chi più ne ha più ne metta.
La crisi della partitocrazia cominciata con la denuncia circostanziata effettuata da Rizzo e Stella  ne La Casta ormai dieci anni orsono rischia a questa tornata elettorale di manifestarsi sotto forma di una sconfitta storica in città come Milano, Torino, Napoli, Brindisi, Alcamo, Vittoria, e a Roma il PD rischia seriamente di non arrivare neanche al ballottaggio.

Traversetolo (Parma) Dibattito su come affamare l'inceneritore
Consapevole di questo rischio Renzi la sta già buttando in caciara (attività nella quale non ha rivali) puntando direttamente al referendum costituzionale di ottobre nel (vano) tentativo di far passare sotto silenzio le amministrative di giugno. Un po' come un allenatore furbo di una squadra a rischio retrocessione che invece di parlare della prossima partita contro la Juventus, distoglie l'attenzione dei suoi tifosi sulla partita col Frosinone fra sei turni.

STRANE COINCIDENZE.
Ma siccome il gioco non sta funzionando e i sondaggi continuano a vedere il PD in calo verticale, ecco arrivare in suo soccorso due provvedimenti giudiziari quantomeno anomali, il primo, contro Nogarin, a cui si imputa in una riedizione kafkiana di Minority Report, un reato non ancora commesso, il secondo contro il sindaco-simbolo (e spesso in odore di apostasia pentastellare) Federico Pizzarotti che si basa su un esposto contro di lui presentato dal senatore PD Giorgio Pagliari per una questione di nomine al Teatro Regio. Adesso fermo restando che la magistratura inquirente deve fare il suo lavoro e potrebbe anche essere che l'iscrizione di Pizzarotti nel registro indagati sia un atto dovuto e si scioglierà come neve al sole, a me interessa cogliere i dati politici di questa situazione.
1) Innanzitutto è quanto meno singolare che l'iscrizione di Pizzarotti nel registro degli indagati per abuso di ufficio avvenga a tre settimane dal voto amministrativo che presenta le criticità per il PD di cui si diceva prima, soprattutto in considerazione del fatto che l'esposto del Senatore Pagliari risale a settembre 2015. 
2) Il PD, dovrebbe avere il buon gusto di tacere per almeno una legislatura in quanto parte  di quella partitocrazia consociativa che ha portato il comune di Parma alla bancarotta (quasi un miliardo di debiti accumulati negli ultimi 25 anni, riassorbiti al 40% dall'amministrazione di Pizzarotti). C'è qualcuno così ingenuo da credere che l'esposto da cui ha avuto origine l'indagine sia ispirato da amore per la giustizia e per la buona amministrazione, e non sia una operazione strumentale al limite  della temerarietà?
3) Diventa facile così sbarazzarsi di avversari politici scomodi: io per esempio potrei ravvisare un abuso di ufficio nei tre quarti delle cose che fa Renzi (per esempio è reo confesso sull'emendamento pro Tempa Rossa, mi permetto di segnalarlo alla magistratura come "Notitia criminis" per far partire l'obbligatoria azione penale)...

MANI PULITE E (SOPRATTUTTO) LIBERE CHE FANNO PAURA.
Taxi Sharing a Ragusa
La verità è che Pizzarotti, così come Nogarin, sono pericolosissimi per l'establishment partitocratico piddino perchè sono portatori nelle istituzioni di una visione alternativa della politica e dell'economia  e non sono controllabili da parte dei poteri fossili, perchè non hanno Fondazioni da farsi finanziare, sedi di partito da affittare, spese di congressi da ammortizzare e sponsorizzazioni da domandare. si tratta di una nuova classe politica che ha la capacità intellettuale di pianificare politiche economiche di Terza Rivoluzione Industriale e le mani libere per realizzarle.  
E infatti per questi amministratori la TRI diventa pratica quotidiana, dopo aver ispirato i loro 
programmi elettorali.

A Parma Pizzarotti ha spinto l'acceleratore su pratiche di economia circolare (sono stato con lui in
numerosi appuntamenti pubblici  e lo so per esperienza diretta) che hanno contribuito a mettere in crisi il famigerato inceneritore, evidenziando come gli accordi presi dai precedenti amministratori obbligavano l'amministrazione al paradosso di un comportamento NON VIRTUOSO (produrre un quantitativo minimo di rifiuti) contrario alle stesse norme comunitarie. A Ragusa (città a 5 Stelle il cui sindaco NON è indagato) è nato il primo eco portale con banca del riuso annessa, e si stanno mettendo in pratica esperimenti di taxi sharing all'avanguardia in Europa. A Milano il 15 aprile, il capogruppo alla Regione per il M5S Gianmarco Corbetta insieme al candidato Sindaco Gianluca Corrado sono stati a discutere di Terza Rivoluzione Industriale con me Livio de Santoli e Antonio Rancati fino a mezzanotte e
mezza con 400 attivisti. Si moltiplicano i candidati sindaci del M5S che si riferiscono a questo nuovo modello economico distribuito e democratico come Alparone a Brindisi, Trisolino a Taviano,  Surdi a Alcamo e Giurdanella a Vittoria (dove si parla di Terza Rivoluzione Industriale in un evento che si tiene proprio oggi). 

UN GIOCO SCOPERTO
Pizzarotti, per come l'ho conosciuto, non è il tipo di  amministratore che usa il suo potere per favorire nomine di suoi amici, e conosco pochissime persone più lontane di lui dalla logica spartitoria del sottogoverno partitocratico. Trovo perciò particolarmente ridicolo il tentativo protervo e sfrontato degli esponenti della partitocrazia tradizionale e in particolare dei rappresentanti del PD,  di approfittare di queste coincidenze di episodi giudiziari per affermare una pretesa "eguaglianza" del M5S a loro, quasi come se, non potendo negare di essere un partito marcio fino al midollo, infangare il M5S sanasse le loro colpe e li ripulisse agli occhi di un elettorato sempre più disgustato e quindi demotivato dal recarsi a votare.
Il loro gioco è ormai scoperto.
La partitocrazia tradizionale oltre a avere pesantissime responsabilità sul piano giudiziario e morale, ha anche la responsabilità di aver portato avanti da decenni politiche economiche generatrici di disoccupazione nell'interesse di gruppi fossili e finanziari. 

Avrebbero potuto cambiare le dinamiche economiche di questo paese, particolarmente fortunato sul piano delle risorse energetiche e naturali di terza rivoluzione industriale e invece  lo hanno condannato a una arretratezza ormai quasi irrecuperabile che mette i nostri assett alla mercè della speculazione finanziari internazionale. 
Parlano di occupazione ma la stanno distruggendo con strategie economiche ad alta intensità di capitali e a scarsissima intensità di lavoro, parlano di internet e connettività ma hanno fatto morire la Olivetti e rinunciato ad avere un produttore nazionale di computer o di telefonia mobile (ce l'ha perfino la Finlandia) pur essendo l'Italia il più grande mercato mondiale (pro capite) di questi apparati. 
Parlano di rinnovabili e sostenibilità e poi hanno distrutto i produttori di pannelli fotovoltaici
condannandoci alla dipendenza da produttori tedeschi o cinesi, mentre incoraggiano i fossili in ogni modo. 
Parlano di start up innovative ed economia digitale ma continuano a pompare miliardi in una siderurgia totalmente anti economica e fuori mercato ostacolando le start up della manifattura digitale con sistemi di finanziamento basati su criteri puramente finanziari e fiscalità punitiva. 
Scrivono le leggi sotto dettatura delle lobby fossili della seconda rivoluzione industriale, che stanno perdendo terreno in tutto il mondo salvo che in Italia dove invece godono di ottima salute. 
Per questo fa paura la prospettiva di vedere moltiplicarsi sul territorio amministratori appartenenti a una formazione politica come il M5S, che invece la Terza Rivoluzione Industriale (e l'uscita dalla seconda) ce l'ha nel DNA. 
Lungi da me l'intenzione di assumere la difesa di ufficio del movimento fondato da Grillo con il quale ho avuto  spesso da ridire e l'ho sempre fatto liberamente senza mordermi la lingua, specialmente sulle questioni europee. 
Ma di fronte all'attacco sfrontato di questi giorni non posso non vedere e non stigmatizzare un chiarissimo intento manipolatorio che cerca di accreditare la tesi falsa che gli amministratori a 5 Stelle non siano affidabili perchè anch'essi corrotti dal malaffare e nel mirino della giustizia. Si tratta del disperato tentativo di limitare la sconfitta alle amministrative e, conseguentemente, il numero di comuni che passeranno ad amministrazioni con le mani pulite e soprattutto libere dai condizionamenti delle lobby finanziarie e fossili, per fare delle politiche economiche e sociali di Terza Rivoluzione Industriale. 
Mani pulite e libere come quelle di Federico Pizzarotti e dei suoi amministratori. Coraggio Federico! Passate queste amministrative la bolla di sapone scoppierà e tutto tornerà alla normalità.
Pizzarotti all'inaugurazione dell'Eco Modulo a Parma
















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martedì 9 dicembre 2014

LA POLITICA DEI RIFIUTI E IL RIFIUTO DELLA POLITICA

Rifiutare la logica dei rifiuti e la politica che li produce è molto di più che un semplice cambiamento nella chiusura del ciclo dei prodotti di consumo.
E' un atto rivoluzionario.
E' un atto sovversivo rispetto all'iperconsumismo esasperato indotto dai gruppi economici multinazionali della seconda rivoluzione industriale  che trasforma l'essere umano in consumatore, spossessandolo della sua capacità di decidere e anche di ragionare, perchè lo priva della facoltà di capire le cose più elementari dei processi produttivi e dei cicli economici. E alla fine ci impone l'accettazione della logica perversa dei rifiuti come conseguenza inevitabile del ciclo consumistico, e addirittura come essenza  preminente rispetto al consumo stesso.
Il consumo estremo diventa rifiuto estremo, l'atto della creazione del rifiuto diventa prevalente rispetto allo stesso atto del consumo di un prodotto!

Le "campane" del vetro. Vanno abolite. O riservate al vetro rotto da smaltire
come un rifiuto speciale.Il vetro va RIUSATO, non riciclato!
Per esempio non ha nessun senso comprare acqua in bottigliette di plastica usa e getta, perché si tratta di un gesto che racchiude un consumo della durata di pochi secondi (come bere una bottiglietta d'acqua) nella produzione di un rifiuto della durata di 400 anni (tanto durerà il PET di quella bottiglietta di plastica nell'ambiente).
Così come non ha nessun senso riciclare il vetro quando lo si può e lo si deve riutilizzare, come raccomanda il Manifesto TERRITORIO ZERO, uno dei cui principali fondamenti è appunto che non si deve riciclare quello che si può riutilizzare, in questo senso la direttiva rifiuti europea è molto chiara e fissa la gerarchia delle tre "R" in modo molto preciso: prima la R del RISPARMIO, poi quella del RIUSO, e infine, solo per ultima la "R" del RICICLO. Il vetro è un classico esempio di questo: buttare  nei contenitori per la raccolta differenziata una bottiglia di vetro per distruggerla, fonderla e poi farne ... una bottiglia di vetro è semplicemente FOLLE! E ha un bilancio energetico f estremamente negativo! Il vetro va riutilizzato imponendo le sane vecchie pratiche del vuoto  a rendere e concentrandone la raccolta in banche del vetro da cui può essere riavviato in riutilizzo, sia nelle aziende imbottigliatrici che per conserve e prodotti degli agri turismi e dei piccoli opifici di trasformazione dei prodotti agricoli locali! Si stanno moltiplicando in questo senso iniziative come quella di "frutta urbana" (http://www.fruttaurbana.org/) in cui si utilizzano barattoli di vetro riutilizzati per contenere le conserve di frutta.
Vanno quindi  soppresse le assurde campane del vetro dove tanto vetro buonissimo viene ... ucciso dopo un solo utilizzo. E' solo pura logica. Naturalmente è una logica non speculativa e non condizionata dal business del riciclo di filiera lunga, che è una vera e propria mafia.

Il film di Jeremy Irons "Trashed" è una miniera di informazioni simili e andrebbe proiettato nelle scuole di ogni ordine e grado ogni mese da qui all'eternità per le verità che svela.

La produzione di rifiuti è la conseguenza diretta di scelte precise fatte dalle grandi corporation che dominano la scena economica della seconda rivoluzione industriale. Una logica che è ispirata solo ed unicamente alla ricerca del profitto più estremo, ed alla produttività più esasperata.
Questa logica deresponsabilizza totalmente il sistema di imprese che produce beni e servizi rispetto alla società e all'ambiente che la ospita con i suoi beni comuni, e con la salute umana.
E dunque permette di fare profitto in danno di tutti questi beni (in realtà sono dei valori), introducendo dinamiche produttive lineari anziché circolari (come era stato fino alla scoperta dell'energia fossile).
Una foglia che cade dall'albero termina il suo ciclo come schermo della radiazione solare nel processo di fotosintesi, ma non diventa un rifiuto. Entra in un nuovo ciclo, quello dell'humus.
In natura i rifiuti non esistono.
Così come non esiste la combustione.
In natura esistono solo cicli circolari per cui finito un ciclo, la materia entra in un altro ciclo e viene trasformata dall'energia secondo processi elettrochimici e (appunto) non combustivi.
In natura non brucia nulla.

Noi invece da quando abbiamo scoperto i fossili non facciamo che bruciare, contravvenendo alle leggi fondamentali della termodinamica e dei cicli naturali della biosfera.
Bruciamo idrocarburi per produrre energia (ad una efficienza energetica aggregata ridicola), bruciamo rifiuti (legalmente e anche illegalmente) credendo di essercene liberati, mentre invece abbiamo solo fatto cambiare loro forma, da quella solida a quella gassosa, così ce li respiriamo pure, con le conseguenze sanitarie che tutti conosciamo.
Ma non bruciamo solo rifiuti. Bruciamo anche i tempi di consumo delle risorse naturali, che ormai sono in via di rapido esaurimento e se non si sono ancora esaurite è solo perché (fortunatamente o purtroppo) 2/3 del mondo hanno ritmi di consumo meno folli dei paesi industrializzati, quando non prossimi allo zero.
Nell'occidente felice e sprecone noi abbiamo basato tutta la nostra economia sulle fonti fossili, bruciandole per trarne energia.
In altre parole abbiamo messo a sistema processi produttivi lineari anziché circolari. Alla fine della linea c'è il rifiuto. Sia esso sottoforma di cambiamento climatico, inquinamento o semplice residuo materiale. Si chiama "entropia".

Recycle art. Collana di fondi di bottiglie di plastica realizzata
da Laura Buffa per Alter Equo e il consorzio R(H)OME MADE
La società moderna, condizionata dai falsi miti della crescita infinita e della irresponsabilità sociale e ambientale delle attività economiche e industriali, ha portato a regime la civiltà dei consumi lineari, cioè dei rifiuti.
E' diventato così normale pensare che si possano immettere sostanze nocive nell'ambiente come necessario e inevitabile prezzo da pagare al progresso generato dalla civiltà industriale e dal libero mercato, in nome del quale tutto si giustifica.
La "Civiltà dei rifiuti" ha prodotto mostri.
E non parlo solo degli inceneritori incentivati con soldi pubblici, o delle discariche che vengono fortemente avversate dalla direttiva europea rifiuti, ma che continuano a rimanere il sistema privilegiato in questo paese per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Parlo anche della distorsione mentale  provocata dall'assuefazione all'idea che i rifiuti possano costituire un "mercato", che sulla loro produzione, si possa fare "economia".
In altre parole si sono viste nascere aziende in tutto il mondo la cui unica funzione è portar via rifiuti, accumularli, distruggerli. E che smetterebbero di lavorare  se il ciclo dei rifiuti fosse gestito in modo virtuoso (cioè normale). Noi siamo stati condizionati a considerare normale una espressione come "il mercato dei rifiuti", quando invece la normalità sarebbe che il rifiuto non venga prodotto, o se prodotto non se ne faccia commercio. Come può trovarsi normale che qualcuno faccia "impresa" e si arricchisca mettendo rifiuti in una buca o bruciandoli?
Siamo invece purtroppo al paradosso che queste "aziende" assumono, pagano salari, distribuiscono profitti, comprano e vendono forniture e servizi, solo perchè noi produciamo rifiuti. Organici, plastici, metallici legnosi, imballaggi, oggetti complessi rotti o comunque non funzionanti, e alcune volte perfin funzionanti (!!!)  etc. Ma insomma, rifiuti.
L'inceneritore di Parma. Produrre rifiuti per contratto...
La questione del paradosso dei rifiuti è diventata evidente in Emilia Romagna quando per giustificare i loro inceneritori sovradimensionati fra cui il celeberrimo inceneritore di Parma, le ecomafie in doppiopetto hanno imposto in tutta la Regione contratti che obbligavano i sindaci a un comportamento non virtuoso, ossia a garantire una produzione minima di rifiuti.
A questa logica si è opposto fin dall'inizio e continua a opporsi il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti quando dice che le politiche del Comune mirano ad "affamare la bestia"con pratiche virtuose di RIDUZIONE piuttosto che di AUMENTO della produzione dei rifiuti.
Queste aziende la cui unica utilità è basata sull'incapacità della società contemporanea di adottare politiche di consumo che non producano rifiuti, sono spesso entrate in contiguità quando non si sono proprio sovrapposte alla criminalità organizzata.
E hanno condizionato la politica in modo più o meno diretto.
In discussione sulle Comunità del riuso a Parma con il
Sindaco Pizzarotti e il parlamentare Stefano Vignaroli,
primo firmatario della proposta di legge sul vetro a rendere.
E' noto a tutti quanto per esempio, abbia condizionato in modo del tutto trasversale la politica romana la figura di Manlio Cerroni, un avvocato di provincia che ha costruito un impero semplicemente portando a sistema la chiusura del ciclo dei rifiuti in discarica.
E' noto come la camorra abbia giocato a sporcare il proprio territorio fino a farlo diventare la tristemente famosa "Terra dei fuochi", dove una terra fertile e prospera è stata tramutata in una discarica tossica, paradigma in microcosmo di quello che il capitalismo ha fatto all'ambiente del pianeta, secondo l'autrice americana Naomi Klein.
Ma queste aziende rappresentano una anomalia anche quando (raramente in realtà) non entrano in contatto con l'illegalità perchè il loro business model e la loro stessa esistenza sono basati sulla negazione dei principi della Direttiva Europea Rifiuti.
Sappiamo come politici che affermavano che "Il rifiuto non esiste, anzi non dovrebbe esistere e se dovesse invece esistere non dovrà più esistere" (Nichi Vendola Mediterre 2010-Bari), poi si sono convertiti al compromesso con i gruppi produttori di impianti di smaltimento.
E quando non si trattava di impianti di smaltimento, si trattava di servizi di raccolta appaltati a amici e ad amici di amici, in cui l'azienda appaltante lucrava su bidoncini per la differenziata comprati a prezzi "cinesi" e rivenduti a  prezzi esorbitanti, e su servizi inesistenti o gestiti in modo sottodimensionato rispetto la compenso percepito.
Bidoncini per la differenziata.
Insomma, dove c'è un rifiuto c'è un inghippo.
Tutto questo ha scoperto l'ex sindaco Emiliano nell'ormai celebre video che sta facendo il giro della rete quando, da candidato per il PD alla Presidenza della Regione Puglia, si lascia andare alla domanda retorica (in verità espressa con un candore sospetto) se sia possibile essere eletto alla Presidenza della Regione senza fare gli interessi delle aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti e che pagano le campagne elettorali.
Probabilmente nella sua furbizia levantina, l'ex sindaco di Bari crede di poter utilizzare questa sua affermazione come esorcismo nei confronti delle potenti lobby dei rifiuti. Come a dire: "Con me non ci provate perchè vi ho sgamato!"
Ma nel lanciare questa provocazione Emiliano non si rende conto che \sollevato una questione molto più grande di lui.

Infatti la risposta alla sua domanda è SI.
Perchè così richiede l'Europa.
Secondo la normativa europea (Direttiva Rifiuti, CE 2008/98)  i rifiuti non vanno proprio più
prodotti, e se proprio è impossibile non produrli, vanno riutilizzati e qualora non possano essere riutilizzati vanno riciclati. E' la legge delle 3 "R" (Riduzione, Riuso, Riciclo).  Quindi una regione virtuosa dovrebbe cominciare a chiudere il ciclo dei rifiuti in conformità a questa direttiva per la qual cosa esiste già un piano preciso, il dodecalogo di territorio Zero Puglia che voglio riprodurre qui sotto per il più ampio beneficio di Emiliano e di tutti coloro che si candideranno alla guida della regione. Qualunque sia la loro collocazione politica non dovrebbero avere difficoltà ad ammettere che è venuto il momento di una Puglia a Rifiuti, emissioni e chilometro zero.

DODECALOGO TERRITORIO ZERO PUGLIA


L’agricoltura, l’ambiente, il territorio, la cultura, la storia, il paesaggio sono le principali risorse della Puglia e dei Pugliesi. Esse vanno preservate e messe a frutto e non devastate. Il modello di sviluppo adottato dalla regione fino ad ora ha mirato ad attrarre investimenti industriali devastanti che hanno determinato la devastazione e l’impoverimento del territorio nell'esclusivo interesse di pochi grandi gruppi industriali e energetici. Il modello di sviluppo alternativo, proposto da “Territorio Zero”, invece mira a bonificare e preservare il territorio valorizzandone la ricchezza culturale e turistica attraverso politiche energetiche a emissioni zero, consumi senza rifiuti e valorizzazione della produzione alimentare locale di filiera corta. Serve una nuova pianificazione economica che miri ad attrarre non investimenti ma turismo di qualità e che perciò sia incentrata sull'interesse dei cittadini e non sui profitti delle multinazionali. La filiera lunga non è un incidente di percorso ma una strategia precisa mirante a schiavizzare il cittadino e renderlo dipendente da circuiti economici energetici e consumistici controllati da pochissimi soggetti. Per batterla ci vuole una nuova economia dal basso basata sulla filiera corta e su un nuovo protagonismo dei cittadini. Le linee guida di questa nuova politica sono state elaborate da attivisti e ambientalisti pugliesi in questa piattaforma che si può sintetizzare in questi dodici punti (quattro ciascuno per energia, rifiuti e agricoltura): 


ENERGIA AGRICOLTURA RIFIUTI

  1. Principio di SOSTITUZIONE delle fonti fossili con quelle rinnovabili su scala regionale per una rapida decarbonizzazione. Per ogni watt di rinnovabili installato, va disinstallato un watt di fossili.
  2. Piano regionale di RICONVERSIONE industriale che sviluppi simultaneamente tutte le tecnologie di Terza rivoluzione industriale (rinnovabili, idrogeno “smart grid”, costruzioni a energia positiva, trasporti a zero emissioni, manifattura additiva distretti della stampa 3D).
  3. Transizione dall’attuale modello energetico centralizzato verso un modello DISTRIBUITO che dia protagonismo ai cittadini incoraggiando le Comunità dell'energia.
  4. Grande piano regionale di RIQUALIFICAZIONE professionale per la formazione di una nuova generazione di professionisti dell’energia di Terza Rivoluzione Industriale.
  5. Valorizzazione dell'OFFERTA sul mercato dell'ortofrutta locale per correggere le distorsioni competitive che danneggiano i produttori locali. Imposizione della filiera corta in tutti gli acquisti alimentari pubblici e privati. Espansione dei mercati locali dei G.A.S. e dei farmer market anche notturni in periodo di raccolto, per evitare il deperimento dei prodotti. Introduzione delle Food parade con prodotti scartati dai circuiti della grande distribuzione perché “inestetici”. Introduzione di iniziative atte a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso; programmazione di un piano di rilancio e rinnovamento delle trasformazioni agricole dell'industria conserviera per offrire nuovi prodotti a più alto valore aggiunto e intensità occupazionale.
  6. Sviluppo di una DOMANDA basata su una nuova cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale tramite campagne di COMUNICAZIONE miranti a orientare verso il consumo di prodotti locali freschi di stagione, imposizione di centrifughe e estrattori in tutti i bar e gli esercizi commerciali, segnalazione secondo il modello “a semaforo” dei prodotti alimentari nei grandi centri commerciali (rosso: prodotto estero, giallo:prodotto estero lavorato in Italia o prodotto italiano lavorato all'estero, verde: prodotto italiano lavorato in Italia); Sviluppo di una cultura del cibo e dei consumi alimentari di filiera locale 
  7. Grande piano di DECARBONIZZAZIONE dell’agricoltura pugliese finanziato dai fondi europei per rendere le aziende agricole più competitive tramite tecnologie rinnovabili applicate all’agricoltura (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, trattori a idrogeno, mini biodigestori anaerobici per aziende zootecniche etc)
  8. Erogazione diretta da parte della Regione di INDENIZZI in via surrogatoria agli agricoltori vittime di inquinamento industriale in attesa dei risarcimenti giudiziari con sostituzione della Regione al singolo agricoltore danneggiato. Cessazione delle attività industriali inquinanti.
  9. Elaborazione di un piano regionale per la progressiva eliminazione degli imballaggi usa e getta e la RIDUZIONE consistente dei rifiuti prodotti con imposizione del vuoto a rendere e la proibizione del vuoto a perdere. Imposizione del riuso del vetro per il principio che non si ricicla quello che si può riusare. Introduzione della TPP (Tariffa Puntuale Progressiva).
  10. Lancio di una strategia regionale per il riuso con introduzione progressiva e rapida di banche e COMUNITA' DEL RIUSO, laboratori di riparazione, negozi di seconda mano affiliati al circuito SECOND LIFE, integrati da una moneta di scambio elettronica valida su tutto il territorio regionale. 
  11. Per la frazione SECCA, anziché la raccolta differenziata, privilegiare la creazione delle FILIERE LOCALI DEL RICICLO tramite l'organizzazione di banche dei materiali (banca dell'alluminio, banca del vetro, banca della carta dei RAE etc.) direttamente collegate con i distretti locali della stampa 3D. Abolizione del riciclo del vetro e della raccolta differenziata del vetro e imposizione di pratiche di riuso, vuoto a rendere e redistribuzione del vetro usato nell'industria conserviera e agrituristica locale.
  12. Per la residua frazione UMIDA di rifiuti prodotti, elaborazione di una strategia atta a limitare il biogas solo a piccoli impianti su scala aziendale e a valorizzare quanto più possibile il carbonio organico tramite la diffusione del COMPOSTAGGIO DOMESTICO in priorità rispetto a impianti su larga scala.

Questo Dodecalogo rappresenta una nuova idea di società alla portata degli enti locali perchè  riesce a immaginare e raccontare come da una politica virtuosa per la chiusura del ciclo dei rifiuti possano nascere le comunità del riuso, che insieme alle comunità dell'energia e alle comunità del cibo possono diventare la pietra angolare di una nuova economia dal basso in cui la cittadinanza raggiunge la sovranità energetica, alimentare e economica.
Questa nuova economia della condivisione remunera il capitale sociale creato dal lavoro dell'uomo anziché il capitale finanziario creato dalla macchina.
Ma mi rendo conto che questo potrebbe provocare un corto circuito mentale in chi, come l'ex Sindaco e tutta la partitocrazia di cui lui è esponente, sia abituato a pensare alla politica in termini di rapporti di scambio con l'economia e con i comitati d'affari locali, regionali e nazionali.
E Così ecco che diventa normale e accettabile che  la politica debba scendere a compromessi con chi la finanzia, foss'anche la lobby dei rifiuti, diventando così una vera e propria "politica dei rifiuti".

Come meravigliarsi se poi il cittadino si disaffeziona alla politica tanto da scegliere di non andare a votare nelle percentuali stratosferiche che abbiamo visto nelle recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria?

Breve infatti, è il  passo dalla politica dei rifiuti al rifiuto della politica.


Per chi si fosse perso l'uscita di Emiliano sui rifiuti, ecco il link:











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sabato 8 novembre 2014

BASTA COI FOSSILI, L'ALTERNATIVA C'E'! BLOCCHIAMO LO SBLOCCA ITALIA!

Domani, 9 novembre , si tiene a Brindisi la manifestazione contro il più disastroso provvedimento legislativo per l'ambiente e l'economia che mai sia stato proposto e imposto nella Repubblica Italiana, lo SBLOCCA ITALIA dell'"innovatore" (?) Renzi. Trivelle, inceneritori, gasdotti e grandi opere a go go imposti con la forza contro la volontà delle popolazioni locali e contro la tendenza globale a andare verso le rinnovabili e l'energia solare abbandonando definitivamente le fonti fossili e le energie del passato. Ma se il governo nazionale continua a guardare al passato, non è che quello regionale si differenzi molto. Infatti, pur avendo fatto alcune cose buone nell'ambito dell'imprenditoria giovanile, le politiche regionali rimangono un disastro sul piano ambientale e energetico perchè hanno permesso l'emergere di una speculazione finanziaria e non hanno fermato trivelle gasdotti e carbone. E tutto questo  nonostante l'alternativa ci sia e con la piattaforma Territorio Zero (che sarà presente a Brindisi nel gazebo delle proposte alternative) l'abbiamo indicata chiaramente. Domani a Brindisi ci saranno anche i ragazzi del fab lab di Francavilla Fontana, Fare Zero, che dimostreranno la loro stampante 3D alimentata a energia fotovoltaica. I ragazzi di Fare Zero la stampante se la sono costruita da soli e poi hanno contribuito al  successo di numerose manifestazioni, stampandone  i simboli (come la moneta simbolo della città di Taranto o lo scudo spartano ).
Fare Zero ha elaborato un sistema per rendere "stand alone" la stampante sia dal punto di vista informatico che energetico, che dimostra come si possano produrre oggetti (micro
produzione industriale) alimentando la stampante 3D direttamente a energia solare con pannelli fotovoltaici, e come sia possibile produrre oggetti anche senza il collegamento con un computer. Hanno fatto tutto questo con pochissimi mezzi e sono la dimostrazione vivente di come una economia senza fossili e senza sprechi sia possibile, se solo c'è la buona volontà! Immaginate cosa avrebbero potuto fare se la regione o il governo avessero creduto in loro. E non solo in loro. Sono ormai migliaia i maker in tutta Italia che producono oggetti 3D in piccole quantità con la manifattura additiva, ostacolati da un governo rivolto solo al passato, così come sono ostacolati coloro che producono energia verde,  che riciclano la materia, che coltivano la terra, che producono ricchezza localmente. Per questo domani è importante essere in piazza contro lo strumento principale di questa politica retrograda e di ostacolo all'innovazione. Il decreto sblocca Italia dell'"innovatore" (ha ha ha !!!) Renzi

Ecco le proposte alternative per l'energia in Pulia elaborate dal gruppo di lavoro Energia di Territorio Zero Puglia:
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NO AI FOSSILI. L'ALTERNATIVA IN QUATTRO PUNTI
L'era dei fossili è finita! Continuare a investire in carbone, gas, petrolio e uranio non ha più nessun senso né sul piano ecologico né su quello economico perché si tratta di fonti dai prezzi volatili e dal costo marginale altissimo. Invece investire nelle fonti rinnovabili ha senso perché una volta pagato il costo dell'impianto, il sole è gratis.

1) LE COMUNITA' DLL'ENERGIA: UN MODELLO DISTRIBUITO
Le fonti rinnovabili vanno installate in piccoli impianti a disposizione di tutti i cittadini, non in grandi impianti di cui beneficiano solo pochi speculatori. Modello distribuito significa cooperative energetiche nei condomini, fotovoltaico per l'irrigazione in agricoltura, solare termico per l'aria condizionata negli alberghi, trasporti a idrogeno puliti e efficienti per i privati e il pubblico. La Regione può finanziare un grande programma per le Comunità dell'Energia pugliesi con i miliardi di euro di fondi Europei che non spende, vergognosamente. Perchè il sole non solo è gratis e è pulito, ma è di tutti, non solo di pochi ricchi investitori.

2) DECARBONIZZAZIONE DELL'ECONOMIA
Man mano che le fonti rinnovabili prendono piede, vanno ridotte in misura corrispondente le fonti fossili. Per ogni megawatt di fotovoltaico o eolico installato bisogna disinstallare un megawatt di fossile. E bisogna completare il ciclo energetico rinnovabile con sistemi di accumulo a idrogeno e a batteria e con reti intelligenti, smart grids, per fare quella che Rifkin ha chiamato l'internet dell'energia, milioni di “prosumers” (consumatori/produttori di energia) in rete fra di loro invece di poche grandi centrali, gasdotti, trivelle impattanti, inquinanti e pericolosi. La transizione verso una economia decarbonizzata ce la chiede l''Europa: far parte della strategia 20 20 20.

3) UNA RIVOLUZIONE ECONOMICA DELLE IMPRESE PUGLIESI
Un modello energetico distribuito e interattivo, basato su prosumers e piccoli impianti distribuiti in tutto il territorio e integrati nell'economia locale, agricoltura, turismo, industria, presuppone una rivoluzione con la chiusura dei grandi impianti industriali pesanti, estranei alla vocazione economica della Puglia, e la riconversione della piccola e media impresa pugliese verso un modello energetico a alta intensità di lavoro anziché a alta intensità di capitali come quello fossile. La riconversione dell'infrastruttura economica, energetica e produttiva della regione va pianificata e studiata attentamente: produttori di impianti e servizi elettrici dovranno riconvertirsi verso smart grid e gli impianti rinnovabili, per turismo, agricoltura, produzioni industriali con stampanti 3D di diverse dimensioni e tipologie.

4) UNA RIVOLUZIONE FORMATIVA: NUOVE PROFESSIONALITA' DELL'ENERGIA
Sostituire ai grandi impianti fossili, una comunità di cittadini e piccole imprese in rete fra di loro, darà da lavorare per decenni alle PMI pugliesi. Ma si tratta di posti di lavoro che ancora non esistono e che bisogna creare con una rivoluzione formativa che miri a creare una generazione di nuovi professionisti dell'energia, abituati a pensare e programmare cicli produttivi sostenibili, circolari, e solari, conformi alle leggi della termodinamica e rispettosi della biosfera, sul modello di quanto proposto proprio in Puglia, dall'Università dell'Idrogeno (H2U). La Regione, ancora una volta deve impegnarsi per pianificare e realizzare questa rivoluzione in tempi rapidi e con i finanziamenti messi a disposizione dal fondo sociale europeo.



Per approfondire: 
Facebook:
 Territorio Zero Puglia 
https://www.facebook.com/groups/504415799641422/?fref=ts / 

Gruppo Zero Brindisi /
https://www.facebook.com/pages/Gruppo-ZERO-Brindisi/1504622949824138?fref=ts


Gruppo Zero Lecce /
https://www.facebook.com/groups/1469730339981924/?fref=ts


Gruppo Zero Ostuni / 
https://www.facebook.com/groups/703782536364178/?fref=ts

Gruppo Zero Torre Santa Susanna /
https://www.facebook.com/groups/1466676870265624/?fref=ts

Gruppo Zero Francavilla Fontana /
https://www.facebook.com/groups/823400777691238/?fref=ts

questo è il video di presentazione della manifestazione:
https://www.youtube.com/watch?v=1MAiLgWil_k&feature=youtu.be





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