martedì 10 ottobre 2017

La truffa del Jobs Act e l'attacco ai diritti del lavoro in chiave TRI

Una campagna mediatica instancabile a reti e giornali unificati continua a magnificarci le sorti magnifiche e progressive del Jobs Act, artefice di una nuova primavera occupazionale, liberalizzatore dell'ingessato mercato del lavoro e creatore di milioni di posti di lavoro. Ma è davvero così?
Assolutamente no. La verità è tutt'altra. Ma diventa difficilissimo comunicarla perchè la mistificazione di regime sul Jobs Act  ha ormai raggiunto livelli da propaganda goebbelsiana, difficilissima da contrastare con gli scarsi strumenti messi a disposizione dalla rete e i social media. Ci provano in pochi, eroici difensori della legalità costituzionale e dei principi sacrosanti di difesa della dignità e dei diritti del lavoro introdotti dallo Statuto dei lavoratori negli anni 70 e da allora sottoposti a un attacco concentrico da parte delle forze del neo liberismo. Fra quei pochi, l'esperto giuslavorista milanese Francesco Montorio, da ultimo con un articolo su Il fatto Quotidiano (link a fondo pagina), che chiarisce perfettamente gli aspetti di precarizzazione ulteriore del mercato del lavoro "a tutele crescenti" che in un esercizio degno della più rigorosa neo lingua orwellian-renziana, usa la parola "tutele" in un contesto che le tutele le smantella, e in definitiva introduce e generalizza una nuova tipologia contrattuale. quella del lavoro a tempo "indeterminabile" in cui molti dei nuovi posti di lavoro millantati sono a chiamata temporanea, alcuni solo per una mattinata ... 
Con quest'articolo, vorrei offrire una ulteriore chiave interpretativa di carattere ambientale ecologico. Le norme del Jobs Act sono tutte ispirate ad un malinteso di fondo, quello secondo cui per creare occupazione sia necessario liberare il mercato del lavoro dalle sue "rigidità" (così come gli adepti del liberismo post-miltonfriedmaniano amano chiamare le norme di protezione sociale e ambientale). In altre parole, secondo questi ultraliberisti all'amatriciana in Italia non si creerebbe occupazione perchè un eccesso di regolamentazione scoraggerebbe le imprese dall'assumere per non sobbarcarsi costi aggiuntivi importanti e prolungati nel tempo. Niente di più falso! In Italia non si assume perchè c'è una crisi economica che morde forte e le imprese non ricevono ordini, non fanno contratti, e dunque non hanno bisogno di assumere, anzi, nel circolo vizioso creato dalla crisi hanno bisogno di licenziare. E più licenziano, più si deprime l'economia, più si deprime l'economia  e meno investimenti ci sono, meno investimenti ci sono e più si licenzia. E l'infernale circolo vizioso si sublima e si replica in modo esponenziale. 
Per creare occupazione è necessario invertire questo infernale circolo vizioso (lo capisce anche un bambino). E per far questo bisogna incoraggiare investimenti in settori ad alta intensità occupazionale e a (più) bassa intensità finanziaria. Adesso il caso vuole che i settori a più alta intensità occupazionale siano quelli dell'energia rinnovabile, dell'efficienza energetica, delle tecnologie energetiche di Terza Rivoluzione Industriale (proprio quelle contro cui Renzi e chi lo ha preceduto si sono accaniti con precisione scientifica). 
Questo tipo di pianificazione economica generale non ha nulla a che vedere con il "mercato del lavoro" e le sue regole, ma con il mercato tout-court e la capacità di adottare strategie economiche coerenti. In altre parole il Jobs Act è sbagliato in tutto, perchè non doveva essere un provvedimento del Ministero del Lavoro, ma di quello dello Sviluppo Economico. Inoltre (e qui allarghiamo il discorso ad altri scellerati provvedimenti del governo Renzi, ma anche dei  governi precedenti e successivi). 
Se consideriamo le norme del Jobs Act in combinato disposto con quelle del cosiddetto Decreto Sblocca Italia (basato sempre sullo stesso malinteso del Jobs Act che le norme di tutela ambientale costituiscano un deterrente all'assunzione), vedremo che il favore concesso a impianti a energie fossili e inceneritori, è ulteriormente depressivo per l'occupazione, perchè le energie fossili hanno una produttività occupazionale per unità di capitale investito dalle 10 alle 20 volte inferiore a quella delle energie rinnovabili, e di tutte le altre tecnologie digitali della Terza Rivoluzione Industriale, come ci spiega magistralmente Rifkin nell'omonimo libro.  
In altre parole Renzi ha chiuso il ciclo di distruzione delle energie rinnovabili cominciato con il famigerato decreto Romani che, nel 2011, in un altro esercizio di neolingua Orwellian-berlusconiano,  smantellò il settore delle rinnovabili lanciato con il conto energia del Ministro Pecoraro Scanio nel precedente governo Prodi e che che aveva prodotto, come in Germania, decine di migliaia di nuovi posto di lavoro qualificati e stabili perchè legati al territorio. 
Se a ciò aggiungiamo che anche nel governo Prodi, il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani lavorava per i fossili e per il nucleare, e aveva smantellato invece di sostenerla, l'industria di produzione delle rinnovabili rassegnando il paese ad un destino di compratore di pannelli fotovoltaici dalla Germania o dalla Cina, vedremo in che modo la tempesta perfetta fossile-ultraliberista abbia distrutto centinaia di migliaia di posti di lavoro creando quel regime di precarietà funzionale alle élites finanziarie che hanno bisogno di un alto tasso di disoccupazione da agitare come ricatto contro i lavoratori per indurli ad accettare condizioni di lavoro sempre peggiori. 
In realtà, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è solo una norma anti discriminatoria per proteggere con il reintegro nel posto di lavoro anzichè con un semplice indennizzo, un lavoratore oggetto di discriminazioni a causa del suo impegno sindacale. Ma aldilà di fattispecie discriminatorie, le imprese avevano già tutti gli strumenti per liberarsi di lavoratori in esubero rispetto alle richieste del mercato o colpevoli di comportamenti gravi (giusta causa e giustificato motivo). Allora si capisce meglio come tutto questo infoiamento ideologico contro l'articolo 18 non sia altro che un esercizio intimidatorio contro il sindacato e i lavoratori più attivi nella difesa dei diritti. Perchè nessun imprenditore che avesse avuto un contratto da un milione di euro per realizzare un tetto fotovoltaico, o un sistema di domotica e sensoristica solare, sarebbe così pazzo da rinunciare ad assumere i lavoratori necessari ad incassare il suo guadagno, solo perchè c'è l'articolo 18. 
Per creare occupazione bisogna introdurre modelli economici ad alta intensità di lavoro, come quelli delle rinnovabili e delle tecnologie della TRI. Il Jobs Act, così come tutti i provvedimenti del governo Renzi e di tutti coloro che lo hanno preceduto fin dal 2008, va esattamente nella direzione contraria, quella di creare disoccupazione e precarietà nel supremo interesse delle lobby fossili e finanziarie che dettano l'agenda alla politica. 
Con questo articolo cominciamo a toglierci le prime fettine di prosciutto dagli occhi, ma fate piano, che vedere la luce troppo rapidamente dopo essere stati sommersi nelle tenebre per troppo tempo può abbagliare e fare male agli occhi. E al cervello.
Per ulteriori approfondimenti:
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/04/articolo-18-e-jobs-act-licenziati-in-qualsiasi-momento-reintegrati-praticamente-mai/3892465/


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giovedì 18 febbraio 2016

Unioni Civili: i diritti e la coerenza

Cirinnà pericolosamente contigua con Boschi...
Chi segue questo blog sa che non faccio sconti a nessuno. 
In particolar modo al M5S non ho mai riservato un trattamento di favore pregiudiziale, anzi, animato da spirito costruttivo e mai distruttivo quando ho ritenuto sbagliate certe scelte calate dall'alto ho espresso senza riserve le mie critiche  perché considero il  Movimento 5 Stelle, nella delicatissima fase attuale, la sola speranza per questo sfortunato e autolesionistico Paese.
Ma nel caso delle Unioni Civili, da qualunque punto di vista lo si guardi, non riesco davvero a trovare un solo argomento di critica. 

Ma stiamo scherzando? 
Ma davvero il problema sarebbe il rifiuto da parte del M5S di votare il "kanguro"?
Ricapitoliamo brevemente i fatti a beneficio  di amnesici, afasici, apatici e furbastri.  
La maggioranza (incostituzionale e guidata dal NON eletto), che ha "inghiottito" per amor di poltrona trivellazioni, inceneritori, riforme costituzionali pensate da Verdini e Gelli, la distruzione della scuola, lo smantellamento dei diritti del lavoro, regali miliardari alle banche, la presa per il culo ai piccoli obbligazionisti di Banca Etruria (e tanto tanto altro, troppo per essere elencato in un solo articolo), su questo civilissimo testo di legge è insanabilmente divisa.
Le castagne dal fuoco le doveva togliere il Movimento? 
Alberto Airola

E in più al prezzo di una votazione farsa anti democratica e incostituzionale con l'emendamento "kanguro" che taglia la possibilità  di discutere e votare tutti gli altri emendamenti, un principio questo NON negoziabile e indipendente dai contenuti della legge in votazione. 


La democrazia non si difende a targhe alterne: ieri voto contro la soppressione della discussione parlamentare perché sono contrario ai provvedimenti in corso di approvazione a tappe forzate, oggi invece sono favorevole ai provvedimenti (nello specifico Unioni Civili) e allora voto per la soppressione della discussione parlamentare. 
Non funziona così la democrazia. 
In democrazia i principìi sono importanti.   
Do you remember Azzollini?! ...
Alcuni  lamentano che i 5 Stelle avrebbero  votato contro le decisioni della ormai mitica rete. Ma non è  così. Non hanno votato contro le Unioni Civili ma contro un espediente furbetto di un partito alla frutta  (il PD) incapace di fare quadrato e dimostrare unità tranne che per salvare dall'arresto personaggi squallidi (o meglio squali) come Azzollini (ricordate? quello che pisciava in bocca alle monache) o la Boschi (ricordate la Ministra azionista a sua insaputa nella banca di famiglia?). 

Io capisco l'ansia da parte della comunità  e del movimento per i diritti civili di far approvare la legge che stabilisce i loro diritti ma non credo che i valori che loro difendono siano superiori a quelli dei lavoratori il cui lavoro è  stato precarizzato a tappe forzate con il "Jobs Act" o a quelli di chi aspirava a un diverso modello energetico basato sulla rinnovabili che è invece è stato massacrato dalla corsia preferenziale data a trivelle, gasdotti, carbone e inceneritori con lo sblocca Italia.

A questi provvedimenti folli di un governo fossile e criminale che hanno tagliato diritti a tappe forzate i 5 Stelle si sono opposti invocando la democrazia del dibattito parlamentare. 


Non vedo perché  avrebbero dovuto invece passarci sopra in questo caso. 
Si può  forse recriminare per il modo pasticciato in cui si è comunicato (libertà  di coscienza  etc) ma i sostenitori delle Unioni Civili se la prendessero con il PD, perché è da quella parte che i conti non tornano. 
I numeri non un'opinione! 
La scelta di presentare l'emendamento taglia emendamenti è una scelta tutta interna alle dinamiche di un partito presuntamente di sinistra che già da parecchi anni ha completamente dimenticato la lezione di rigore, onestà, appoggio al mondo del lavoro e all'economia reale di Enrico Berlinguer, e che è ormai diventato una satrapia in cui i valori della sinistra (e qualunque tipo di valori che non siano quelli  finanziari), Sono ormai andati a finire nei calzini di capi e capetti locali legati a diversi comitati d'affari, cosche, cricche  e mandamenti in permanente guerra fra di loro, ma in possesso di leve fenomenali per condizionare un sistema mediatico informativo massonico mafioso che continua a accreditare tale partito delle migliori intenzioni e  a condizionarne la percezione che di esso ha un elettorato distratto e/o  ipocrita, sempre più vecchio e sempre più in imbarazzo. 
Un partito che per sopravvivere all'estinzione verso cui lo stava portando il suo affarismo ha dovuto rifugiarsi nell'espediente a termine dello squallore renziano, in cui si nega domani quello che si afferma oggi e si nega oggi quello che si è affermato ieri senza che nessuno trovi questa incoerenza insopportabile!!!

Il M5S non deve fare da stampella  a un PD la cui maggioranza diventa traballante quando si tratta di concedere diritti, e che invece è in grado di garantire una maggioranza granitica quando si tratta di distruggerli! 
A me questo sembra assolutamente ovvio! 

In questo senso non capisco affatto le critiche "urbi et orbi" di Saviano, quasi che, dovendo criticare il PD (e come potrebbe esimersi?!?), poi deve comunque dimostrare a qualcuno che una "bottarella" per un malinteso spirito di eguaglianza o di equidistanza deve darla anche al M5S. 
A meno che la "benignite" non abbia contagiato anche lui. 
Ma conoscendolo, e rispettando al massimo le sue scelte coraggiose e sempre fuori dal coro, preferisco attribuire questa sua presa di posizione ad un eccesso di rigidità e forse, di amore verso il Movimento. 
"Benignite" o eccesso di amore? 

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