venerdì 15 dicembre 2017

GLIFOSATO E MONSANTO: IL CANCRO E LA METASTASI

Faccio completamente mio questo articolo del CETRI che rivela dove si possa arrivare con la lobby aggressiva delle multinazionali della chimica. I più informati avevano già visto il film: Il Mondo secondo Monsanto. Adesso sappiamo anche che dopo quel film l'aggressività della multinazionale americana non è affatto diminuita. 

Glifosato: facciamo un po’ di chiarezza:

è di ieri la notizia che quattro medici rinomati, gli oncologi Annibale Biggeri,   Franco Merletti,  Benedetto Terracini e l’epidemiologo Paolo Vineis hanno scritto una lettera congiunta alla Senatrice Cattaneo per la sua presa di posizione a favore del Glifosato strombazzata con gran fragore mediatico da La Repubblica il primo dicembre scorso in un articolo intitolato “Gli equivoci sul glifosato“.  Sempre su Repubblica l’agro Ecologo Stefano Bocchi aveva confutato seriamente le affermazioni della Cattaneo su un piano rigorosamente scientifico (vedere: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/08/le-alternative-sostenibili-in-agricoltura45.html?ref=search )
La lettera dei medici mira invece a confutarle sul piano politico, specialmente in relazione alle affermazioni della Senatrice secondo cui la valutazione negativa  sul Glifosato da parte dello IARC (l’istituto per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità -OMS) sarebbero basate sul conflitto di interessi di alcuni membri dello IARC, (Mentre, sempre secondo la Senatrice, possiamo tranquillamente fidarci  l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma, e continuare a ingerire alimenti contenenti Glifosato.

Adesso, per capire i reali termini del contrasto fra i quattro medici e la nota senatrice bisogna tenere presente il contesto nel quale questa polemica è maturata.
GLIFOSATO: IL PROCESSO AUTORIZZATIVO.
In vista del rinnovo dell’autorizzazione sul mercato europeo del noto diserbante della Monsanto che ha giustificato e accelerato l’ingresso sul mercato americano di semi OGM resistenti alla sua azione) si sono espressi lo IARC (Istituto mondiale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con sede a Lione, che ha decretato sulla base delle evidenze scientifiche e del principio di precauzione la probabile cancerogenicità del glifosato, e subito dopo, in senso diametralmente opposto, la EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma che invece ha escluso tassativamente la cancerogenicità del Glifosato. Due alte autorità che si esprimono in modo diametralmente opposto sulla stessa sostanza: e qui , scusate, gatta ci cova.
MONSANTO: UNA IMPRESA RECIDIVA.
Ricordiamo che la Monsanto è assurta all’onore delle cronache mondiali dopo che Rifkin, nel suo libro del 1998, rivelò che la Monsanto aveva introdotto un nuovo modo di far lobby, passando dal tradizionale tentativo di influenzare il legislatore a quello più efficace di sostituirsi a lui con una spregiudicata politica di revolving doors (porte girevoli) per cui funzionari della Monsanto si facevano nominare da politici https://www.youtube.com/watch?v=KvJhGeeI9iU&list=PL06DD9BFD26D4C449
compiacenti nelle autorità decisionali dove prendevano decisioni favorevoli alla diffusione degli erbicidi o degli OGM prodotti dalla Monsanto per poi abbandonare le pubbliche istituzioni e ripercorrere la porta girevole in senso inverso andando a rioccupare posizioni dirigenziali in Monsanto. Su questo c’è un film bellissimo che vi prego di cercare in rete: “il mondo secondo Monsanto, il trailer lo potete vedere a questo link dove Rifkin parla al minuto 0:30 
LE RIVELAZIONI DEL GUARDIAN SULLA MONSANTO
Fedele alla sua strategia spregiudicata, anche in occasione della discussione in sede europea del rinnovo dell’autorizzazione al Glifosato, la Monsanto è riuscita a influenzare il processo decisionale sostituendosi al legislatore e influenzandolo pesantemente con una strategia da premio Nobel. Vista la malaparata dopo che lo IARC (ossia l’OMS) aveva preso posizione contro il Glifosato, la Monsanto è riuscita a scrivere materialmente la decisione dell’EFSA. Ci sono intere pagine copiate dal position paper della Monsanto nella decisione che dichiara innocuo e non cancerogeno il Glifosato. La rivelazione viene dal Guardian in un coraggiosissimo articolo dello scorso settembre (questo: https://www.theguardian.com/environment/2017/sep/15/eu-report-on-weedkiller-safety-copied-text-from-monsanto-study ) in cui il Guardian afferma che la decisione dell’EFSA che mirava a contro bilanciare quella sfavorevole dello IARC, è uno sfacciato copia e incolla.
Infatti il Guardian,  dopo aver confrontato uno studio “pro domo sua”  della Monsanto con la valutazione dell’EFSA che ha spianato la strada al rinnovo dell’autorizzazione europea per la sostanza erbicida più diffusa al mondo, scrive che «L’autorità europea per la sicurezza alimentare ha basato la raccomandazione su una relazione dell’UE (la relazione RAR o Renewal Assessment Report)  che copia e incolla analisi da uno studio Monsanto, presentato per conto della Glyphosate Task Force, una lobby di imprese agrochimiche guidata proprio dal colosso statunitense».
L’EFSA ha ribadito che la l’affidabilità e la rilevanza di ogni ricerca sono state vagliate prima di emettere il parere. Ma decine di pagine del documento sono identiche a passaggi contenuti nella domanda di rinnovo presentata da Monsanto. Quel testo analizzava gli studi condotti sui legami tra il glifosato e la genotossicità, la cancerogenicità e il danno al sistema riproduttivo, tentando di smontarne le conclusioni. L’Agenzia europea, dal canto suo, sostiene che valutazione e opinione finale siano due cose separate: se quest’ultima spetta agli esperti dell’EFSA, la prima è prodotta da un organismo terzo, l’Istituto federale per la valutazione del rischio (BfR), con sede in Germania. Da quell’organo escono i documenti su cui l’EFSA basa le sue conclusioni.
Uno scaricabarile che non regge, e che secondo Greenpeace «mette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione. La maggior parte dei paragrafi che si occupano di riassumere le ricerche vagliate per l’opinione finale, infatti, sarebbero stati copiati parola per parola, modificando alcune parole utilizzate nell’inglese americano e cambiando la fonte di titoli e tabelle e alimentando il sospetto che i regolatori europei abbiano cercato di costruire la valutazione su una decisione già presa da altri e in questo caso dall’industria stessa» precisava il Guardian.
MISSIONE COMPIUTA: IL GLIFOSATO E’ RI AUTORIZZATO
Va precisato che, come indicato anche dalla lettera di medici citata all’inizio, anche il prestigioso quotidiano francese Le Monde aveva pubblicato uno dossier mirante a dimostrare il lavoro di disinformazione e di influenza della decisione europea sul Glifosato da parte della Monsanto (i Monsanto Papers, consultabili qui, http://www.lemonde.fr/planete/article/2017/10/04/monsanto-papers-desinformation-organisee-autour-du-glyphosate_5195771_3244.html )
Lo scoop del prestigioso quotidiano inglese e di quello francese, mettono in dubbio ancora una volta l’indipendenza delle istituzioni comunitarie preposte alla salvaguardia della salute umana, proprio negli ultimi due mesi decisivi per la decisione finale per la riautorizzazione del Glifosato, che infatti è puntualmente arrivata nonostante l’opinione contraria del Parlamento Europeo, tanto che l’Eurodeputato Dario Tamburrano aveva intitolato un suo articolo del maggio scorso “LE IMPRONTE DIGITALI DELLA MONSANTO NELL?AUTORIZZAZIONE UE AL GLIFOSATO  https://www.dariotamburrano.it/monsanto-efsa-ue-autorizzazione-glifosato/ ),
il 27 novembre scorso, per soli 5 anni rinnovabili per altri 5, quindi di fatto il Glifosato è stato autorizzato per altri dieci anni (per approfondimenti si veda questo articolo: https://www.teleambiente.it/glifosato-ue-autorizza-rinnovo/ ).
In altre parole: nel processo di approvazione per altri dieci anni del veleno della Monsanto, il Glifosato, la decisione dell’Unione Europea è stata presa sulla base di un rapporto della Autorità pubblica EFSA copiato di sana pianta dai documenti della Monsanto stessa! Un capolavoro!!! 
L’INTERVENTO DELLA SENATRICE CATTANEO
Ma c’è un ma… lo IARC, che non sono proprio gli ultimi peracottari sul pianeta, essendo l’agenzia ufficiale contro il cancro dell’organizzazione ONU per la salute (OMS), non sono affatto d’accordo e il mondo scientifico si presenta quantomeno spaccato in due sulla cancerogenicità del Glifosato.
E questo mette in discussione la credibilità della decisione di rinnovare l’autorizzazione al Glifosato.
E allora, dopo neanche una settimana vediamo comparire l’articolo della Senatrice Cattaneo, che quando c’è un OGM, un Glifosato o un’altra schifezza cancerogena da difendere, è sempre in prima fila per sostenere  le ragioni della “ricerca”, che in realtà celano quelle degli avvelenatori. Rimane ancora scolpita nella memoria la puntata di Presa Diretta dell’anno scorso in cui, intervistata dallo stesso Iacona, difese pancia a terra la possibilità di introdurre gli OGM nell’ambiente in nome della libertà di ricerca, ridicolizzato il principio di precauzione e facendo precipitare verticalmente la credibilità del programma che da allora non si è più riavuto: Qui una critica ragionata a quella trasmissione da parte del Deputato Mirko Busto, un ingegnere ambientale molto competente http://mirkobusto.net/omg-spot-presa-diretta/ ).
Ma l’interrogativo rimane. Perchè la Senatrice Cattaneo si spende senza pausa in favore del Glifosato, prima comparendo in una puntata di Matrix su Canale 5 in cui, in assenza di qualunque contraddittorio, insieme alla Cattaneao se la cantano e se la suonano Confagricoltura, Barilla e vari “ricercatori” pro Glifosato (la puntata per chi gli regge lo stomaco è visibile a questo link: http://www.video.mediaset.it/video/matrix/full/puntata-del-13-settembre_753040.html ), e poi approfittando della gentile ospitalità del Giornale La Repubblica?
A questo punto siamo nel regno delle ipotesi. La più probabile è che la lobby pro Glifosato, consapevole di averla fatta davvero grossa tanto da dover operare una forzatura inaudita anche per gli standard molto spregiudicati della Monsanto denunciati da Rifkin fin dal 1998 con la Commissione d’inchiesta al Congresso americano contro la Monsanto (si veda questo articolo https://www.washingtonpost.com/archive/business/1999/12/15/6-farmers-in-class-action-vs-monsanto/5930d4e7-cadd-4977-8eb5-4d3f2f27ce96/?utm_term=.5af760f8a58d ),  e soprattutto paventando nuove azioni giudiziari in tribunali nazionali come quelle che si prospettano contro l’EFSA e contro i loro corrispondenti tedeschi, l’agenzia BfR, intentate dalle organizzazioni ambientaliste  Global 2000 e Pesticide Action Network (PAN)  (per maggiori informazioni si veda http://www.rinnovabili.it/ambiente/tribunale-agenzie-glifosato-333/ ), si potrebbe essere autorizzati a pensare che sia si tratti di una controffensiva di immagine per screditare i propri avversari da parte dei sostenitori delle multinazionali della chimica e degli OGM,  che forse smear campaign” (= macchina del fango) orchestrata contro di loro dalla potentissima lobby della Monsanto. E’ una possibile chiave di lettura dello “strano” intervento a gamba tesa della Senatrice Cattaneo in una questione nella quale la Monsanto ha vinto comunque essendo riuscita ad ottenere il rinnovo del Glifosato in Europa.
cominciano a rendersi conto che  questa volta la loro spregiudicatezza li ha portati un po’ troppo lontano nella loro azione di influenza verso i decisori europei, incarnandosi in essi come una vera e propria cellula metastatica per ottenere il risultato voluto. Da qui nasce probabilmente la preoccupazione espressa  dai dottori Biggeri, Merletti, Terracini e Vineis il cui intervento a difesa della correttezza degli scienziati dello IARC che hanno ammonito contro i rischi di cancerogenità del Glifosato e contro di cui si è scatenata  quella che sembra a tutti gli effetti una “

Il problema dunque si sposta dalla salute dei consumatori alla salute della nostra democrazia. In altre parole a questo punto non sappiamo esattamente se e soprattutto quanto il Glifosato provochi il cancro,  ma è comunque chiaro che, cancro o non cancro, la Monsanto  sia ormai diventata una vera e propria metastasi della democrazia moderna.




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martedì 10 ottobre 2017

La truffa del Jobs Act e l'attacco ai diritti del lavoro in chiave TRI

Una campagna mediatica instancabile a reti e giornali unificati continua a magnificarci le sorti magnifiche e progressive del Jobs Act, artefice di una nuova primavera occupazionale, liberalizzatore dell'ingessato mercato del lavoro e creatore di milioni di posti di lavoro. Ma è davvero così?
Assolutamente no. La verità è tutt'altra. Ma diventa difficilissimo comunicarla perchè la mistificazione di regime sul Jobs Act  ha ormai raggiunto livelli da propaganda goebbelsiana, difficilissima da contrastare con gli scarsi strumenti messi a disposizione dalla rete e i social media. Ci provano in pochi, eroici difensori della legalità costituzionale e dei principi sacrosanti di difesa della dignità e dei diritti del lavoro introdotti dallo Statuto dei lavoratori negli anni 70 e da allora sottoposti a un attacco concentrico da parte delle forze del neo liberismo. Fra quei pochi, l'esperto giuslavorista milanese Francesco Montorio, da ultimo con un articolo su Il fatto Quotidiano (link a fondo pagina), che chiarisce perfettamente gli aspetti di precarizzazione ulteriore del mercato del lavoro "a tutele crescenti" che in un esercizio degno della più rigorosa neo lingua orwellian-renziana, usa la parola "tutele" in un contesto che le tutele le smantella, e in definitiva introduce e generalizza una nuova tipologia contrattuale. quella del lavoro a tempo "indeterminabile" in cui molti dei nuovi posti di lavoro millantati sono a chiamata temporanea, alcuni solo per una mattinata ... 
Con quest'articolo, vorrei offrire una ulteriore chiave interpretativa di carattere ambientale ecologico. Le norme del Jobs Act sono tutte ispirate ad un malinteso di fondo, quello secondo cui per creare occupazione sia necessario liberare il mercato del lavoro dalle sue "rigidità" (così come gli adepti del liberismo post-miltonfriedmaniano amano chiamare le norme di protezione sociale e ambientale). In altre parole, secondo questi ultraliberisti all'amatriciana in Italia non si creerebbe occupazione perchè un eccesso di regolamentazione scoraggerebbe le imprese dall'assumere per non sobbarcarsi costi aggiuntivi importanti e prolungati nel tempo. Niente di più falso! In Italia non si assume perchè c'è una crisi economica che morde forte e le imprese non ricevono ordini, non fanno contratti, e dunque non hanno bisogno di assumere, anzi, nel circolo vizioso creato dalla crisi hanno bisogno di licenziare. E più licenziano, più si deprime l'economia, più si deprime l'economia  e meno investimenti ci sono, meno investimenti ci sono e più si licenzia. E l'infernale circolo vizioso si sublima e si replica in modo esponenziale. 
Per creare occupazione è necessario invertire questo infernale circolo vizioso (lo capisce anche un bambino). E per far questo bisogna incoraggiare investimenti in settori ad alta intensità occupazionale e a (più) bassa intensità finanziaria. Adesso il caso vuole che i settori a più alta intensità occupazionale siano quelli dell'energia rinnovabile, dell'efficienza energetica, delle tecnologie energetiche di Terza Rivoluzione Industriale (proprio quelle contro cui Renzi e chi lo ha preceduto si sono accaniti con precisione scientifica). 
Questo tipo di pianificazione economica generale non ha nulla a che vedere con il "mercato del lavoro" e le sue regole, ma con il mercato tout-court e la capacità di adottare strategie economiche coerenti. In altre parole il Jobs Act è sbagliato in tutto, perchè non doveva essere un provvedimento del Ministero del Lavoro, ma di quello dello Sviluppo Economico. Inoltre (e qui allarghiamo il discorso ad altri scellerati provvedimenti del governo Renzi, ma anche dei  governi precedenti e successivi). 
Se consideriamo le norme del Jobs Act in combinato disposto con quelle del cosiddetto Decreto Sblocca Italia (basato sempre sullo stesso malinteso del Jobs Act che le norme di tutela ambientale costituiscano un deterrente all'assunzione), vedremo che il favore concesso a impianti a energie fossili e inceneritori, è ulteriormente depressivo per l'occupazione, perchè le energie fossili hanno una produttività occupazionale per unità di capitale investito dalle 10 alle 20 volte inferiore a quella delle energie rinnovabili, e di tutte le altre tecnologie digitali della Terza Rivoluzione Industriale, come ci spiega magistralmente Rifkin nell'omonimo libro.  
In altre parole Renzi ha chiuso il ciclo di distruzione delle energie rinnovabili cominciato con il famigerato decreto Romani che, nel 2011, in un altro esercizio di neolingua Orwellian-berlusconiano,  smantellò il settore delle rinnovabili lanciato con il conto energia del Ministro Pecoraro Scanio nel precedente governo Prodi e che che aveva prodotto, come in Germania, decine di migliaia di nuovi posto di lavoro qualificati e stabili perchè legati al territorio. 
Se a ciò aggiungiamo che anche nel governo Prodi, il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani lavorava per i fossili e per il nucleare, e aveva smantellato invece di sostenerla, l'industria di produzione delle rinnovabili rassegnando il paese ad un destino di compratore di pannelli fotovoltaici dalla Germania o dalla Cina, vedremo in che modo la tempesta perfetta fossile-ultraliberista abbia distrutto centinaia di migliaia di posti di lavoro creando quel regime di precarietà funzionale alle élites finanziarie che hanno bisogno di un alto tasso di disoccupazione da agitare come ricatto contro i lavoratori per indurli ad accettare condizioni di lavoro sempre peggiori. 
In realtà, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è solo una norma anti discriminatoria per proteggere con il reintegro nel posto di lavoro anzichè con un semplice indennizzo, un lavoratore oggetto di discriminazioni a causa del suo impegno sindacale. Ma aldilà di fattispecie discriminatorie, le imprese avevano già tutti gli strumenti per liberarsi di lavoratori in esubero rispetto alle richieste del mercato o colpevoli di comportamenti gravi (giusta causa e giustificato motivo). Allora si capisce meglio come tutto questo infoiamento ideologico contro l'articolo 18 non sia altro che un esercizio intimidatorio contro il sindacato e i lavoratori più attivi nella difesa dei diritti. Perchè nessun imprenditore che avesse avuto un contratto da un milione di euro per realizzare un tetto fotovoltaico, o un sistema di domotica e sensoristica solare, sarebbe così pazzo da rinunciare ad assumere i lavoratori necessari ad incassare il suo guadagno, solo perchè c'è l'articolo 18. 
Per creare occupazione bisogna introdurre modelli economici ad alta intensità di lavoro, come quelli delle rinnovabili e delle tecnologie della TRI. Il Jobs Act, così come tutti i provvedimenti del governo Renzi e di tutti coloro che lo hanno preceduto fin dal 2008, va esattamente nella direzione contraria, quella di creare disoccupazione e precarietà nel supremo interesse delle lobby fossili e finanziarie che dettano l'agenda alla politica. 
Con questo articolo cominciamo a toglierci le prime fettine di prosciutto dagli occhi, ma fate piano, che vedere la luce troppo rapidamente dopo essere stati sommersi nelle tenebre per troppo tempo può abbagliare e fare male agli occhi. E al cervello.
Per ulteriori approfondimenti:
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/04/articolo-18-e-jobs-act-licenziati-in-qualsiasi-momento-reintegrati-praticamente-mai/3892465/


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mercoledì 27 aprile 2016

Nel segno della TRI si vince. Consigli non richiesti a Podemos in vista delle elezioni.

Pablo Iglesias e Inigo Herregon di Podemos a colloquio
con Antonio Hernando del PSOE
“Non ci resta dunque 
che far ricorso a una vera insurrezione pacifica 
contro i mezzi di comunicazione di massa che propongono alla nostra gioventù un orizzonte fatto esclusivamente di consumismo becero, disprezzo dei più deboli e della cultura, amnesia generalizzata e competitività esasperata 
di tutti contro tutti”

Stephan Hessel
"Indignez vous!"


Stephan Hessel (1917 - 2013)
E così la Spagna si prepara a una nuova tornata di elezioni politiche, dopo che dalle urne meno di tre mesi fa è uscita una situazione di totale ingovernabilità politica che portò la vecchia volpe Felipe Gonzales a descrivere la situazione con queste parole: "Abbiamo un Parlamento italiano ma senza gli italiani". Nonostante la disponibilità di Podemos ad allearsi con i Socialisti per formare un governo di sinistra (sinistra?!?) quel che rimane del PSOE si è dimostrato impermeabile all'idea di un possibile abbraccio mortale (per entrambi in realtà) con i rappresentanti politici di quel movimento che, facendo riferimento al libro/manifesto"Indignez vous!" del vecchio (94 anni) partigiano tedesco naturalizzato francese Stephan Hessel aveva portato in piazza ad accamparsi per mesi "Indignados" in Spagna, a Wall Street, in Grecia e perfino in Italia (io e Rifkin tenemmo una memorabile assemblea con loro a Santa Croce in Gerusalemme a Roma in occasione della presentazione italiana del libro "La Terza Rivoluzione Industriale" nell'ottobre 2011). 
Che dire? 
E' colpa degli elettori spagnoli che continuano a votare per partiti decotti e corrotti (hey non mi sembra una situazione nuova...)? 
O è piuttosto colpa di Pablo Iglesias & CO che non riescono a dare risposte a un paese sull'orlo di ben più che una crisi di nervi? 
Rifkin e Zapatero a Madrid nel 2010
Eppure sembrerebbe intuitivo che in un paese con una disoccupazione strutturale (al netto di lavoretti saltuari e parziali) quasi al 30% della manodopera attiva, e con una rete di PMI disposte ad assumere anche stabilmente se soltanto potessero avere contratti da evadere, bisognerebbe mettere in campo strategie economiche ed energetiche ad alta intensità occupazionale, (come quelle che elaborammo nel 2010 per Zapatero che fu prontamente costretto ad accantonarlo dalla Confindustria Spagnola).  
Questo tipo di risposte in Spagna non le da nessuno. Nemmeno Podemos, che ci va vicino ma non si è dimostrato in grado di costruire una narrazione politica su questo programma perchè vittima di una subalternità culturale al mondo della finanza speculativa, proprio quel mondo che dice (a parole) di voler combattere. 
L'ultima campagna elettorale di Podemos è stata tutta incentrata su cose come crea­zione di una banca pub­blica, tassa patri­mo­niale, sala­rio minimo e limite mas­simo alle dif­fe­renze sala­riali, abo­li­zione delle «riforme» stile jobs act e del pareg­gio di bilan­cio e «prio­rità asso­luta» del paga­mento del debito su qua­lun­que altra spesa, ridu­zione d’orario a 35 ore, lotta a spre­chi e cor­ru­zione, coge­stione nelle imprese. In pratica era tutta giocata nel ..."campo dell'avversario". C'era si un timido accenno verso la fine a "incen­tivi agli inve­sti­menti nella green eco­nomy", ma mancava quella nuova visione economica (di cui la green economy è solo un aspetto), che è in grado di creare ricchezza distribuita sotto forma di salari oltre che di dividendi per azionisti, basata sulle idee forti della Terza Rivoluzione Industriale, (TRI) sostenibilità, nel senso di rispetto delle leggi della Termodinamica e secondo i canoni dell'economia circolare che crea ricchezza locale dalla materia e dagli oggetti destinati allo smaltimento, digitalizzazione dell'economia e internet delle cose, rifunzionalizzazione del modello economico secondo i canoni della sharing economy (cioè accedere a beni e servizi in condivisione anzichè possederli in esclusiva), diffusione dei prosumer e della manifattura tridimensionale digitale nei commons collaborativi per la tutela delle risorse naturali che sono di tutti. 

In definitiva un piano economico in cui il lavoro dell'uomo sia orientato più alla produzione di capitale sociale che alla produzione di capitale finanziario. 
Una economia in cui se c'è una crisi della domanda i primi a pagare non siano sempre e solo i lavoratori (e mai gli speculatori).
Perchè il sacro profitto deve sempre venire prima dell'essere umano e della sua felicità?

Che la TRI sia con voi ..."
Sembrerebbero tutte idee molto vicine a quel popolo degli indignados che ha occupato Puerta del Sol a Madrid e moltissime altre piazze in tutta la penisola iberica nel 2009/10/11. Ma non riescono ancora a entrare nei programmi e nelle strategie di Iglesias e di Podemos 
Dopo anni di indignazione è venuto il momento di passare alla proposta. Una proposta originale che sia in grado di fornire una speranza di futuro a milioni di giovani spagnoli a cui la crisi dell'economia capitalistica finanziaria predatoria e speculativa la voce "speranza" è relegata alla prospettiva poco allettante di andare a lavorare in un call center a 300 euro al mese con contratti mensili rinnovabili.
Mi auguro dunque che il leader spagnolo con i lunghi capelli a coda di cavallo, abbandoni finalmente la retorica sinistrorsa dell'alleanza con Tsipras (che tanto si è "venduto") e riscoprendo i valori delle origini si inginocchi davanti alla visione di un Rifkin fiammeggiante che scende dal Sinai con le dita tese nel simbolo TRI (indice medio e anulare sollevati) sibilandogli in un latino dal forte accento americano: "IN HOC SIGNO VINCES!" 


Per maggiori informazioni:

http://www.theguardian.com/world/2016/apr/26/spain-faces-new-elections-june-parties-fail-to-form-government

http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/04/09/l-espagne-se-prepare-a-de-nouvelles-elections-legislatives-en-juin_4899125_3214.html

http://politica.elpais.com/politica/2016/04/26/actualidad/1461689973_619104.html

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lunedì 4 gennaio 2016

Alemanno, Rifkin, e la verità sul Master Plan per Roma.



Rifkin presenta il Master Plan per Roma con Alemanno

Mi pare di sognare... leggo un'Ansa di pochi giorni fa in cui Alemanno, a commento della situazione smog/targhe alterne, lamenta l'accantonamento  da parte della giunta Marino del Master Plan commissionato a Rifkin dalla sua amministrazione. Non so se si tratti di amnesia di comodo o ricostruzione in malafede da parte dell'ex sindaco di Roma, ma se è vero che il sindaco Marino non ha fatto assolutamente nulla per riprendere il piano energetico elaborato da Rifkin per Roma e lo ha lasciato nel cassetto in cui dorme da quasi 5 anni, è anche vero che in quel cassetto, il piano di Rifkin ce lo aveva messo proprio lui, Alemanno, e ben due anni prima dell'avvento di Marino,  e questo per delle ragioni ancora tutte da chiarire. Quindi questo improvviso risveglio con ricostruzione di comodo annessa di Alemanno è quantomeno sospetto. Con questo articolo vorrei ripristinare la verità storica violentata dalla ricostruzione di Alemanno.
Quindi procediamo con ordine.

I FATTI: questo il comunicato di Alemanno:


SMOG: ALEMANNO, A ROMA GRAVE AVER CANCELLATO PIANO RIFKIN (ANSA) - ROMA, 30 DIC - «La situazione dell'inquinamento a Roma non sarebbe così grave se Ignazio Marino non avesse cancellato il Piano per la riduzione delle emissioni elaborato da Jeremy Rifkin per la nostra città durante l'amministrazione di centrodestra». Così l'ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Nel 2011, per rispettare gli impegni presi dalla nostra amministrazione nel 'Patto dei Sindaci per la riduzione delle emissionì di Bruxelles, avevamo dato incarico a Jeremy Rifkin di elaborare un progetto complessivo per il risparmio energetico, l'utilizzo delle energie alternative e la lotta all'inquinamento. Ne è venuto fuori un Master Plan così ambizioso da portare Roma all'avanguardia della sostenibilità in Italia e in Europa, così come riconosciuto dallo stesso Rifkin nel suo libro sulla 'Terza rivoluzione industriale. Questo piano, grazie al lavoro del Prof. De Santoli dell'Università La Sapienza, fu poi presentato alla Commissione Europea ottenendo l'approvazione e i relativi finanziamenti per l'attuazione. Subentrato Ignazio Marino, tutto questo lavoro fu cancellato per pregiudizio ideologico e per ignoranza, abbandonando impegni, finanziamenti europei e l'elaborazione di Rifkin. Si deve anche a questo clamoroso errore dell'amministrazione Marino se oggi la nostra Capitale si trova in una situazione così grave, piegata dall'emergenza smog e priva di qualsiasi prospettiva progettuale in grado di andare oltre le inutili misure tampone fin qui adottate». (ANSA). COM-RO 30-DIC-15 


4 dicembre 2009 - Introduzione Workshop
Prima di entrare nell'analisi delle imprecisioni, omissioni e falsità contenute in questo comunicato è necessario  fissare due date:
Rifkin ed io coordinammo, insieme a Livio de Santoli, il workshop iniziale per il master Plan di Roma dal 4 al 7 dicembre 2009, che si tenne nell'Arancera di San Sisto, sede dell'assessorato all'ambiente, assessore all'epoca De Lillo. L'incarico a Rifkin dunque risale al 2009 e non al 2011, come ricorda erroneamente Alemanno. Nel 2011 il Master Plan doveva già essere nella sua prima annata di realizzazione. Invece venne accantonato.
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Presentazione del Master Plan a Roma
10 maggio 2010

Il master Plan venne da noi elaborato per sei mesi e fu consegnato consegnato al Sindaco il 10 maggio 2010 con una conferenza stampa che si tenne in Campidoglio. Successivamente il dipartimento CITERA dell'Università La Sapienza, diretto da Livio de Santoli, veniva incaricato di predisporre  il SEAP (Sustainable Energy Action Plan, o, in italiano, PAES - Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile) ed era ad orizzonte 2020, ossia l'anno di riferimento del Patto dei Sindaci. Si tenga presente che il SEAP/PAES, deve essere presentato entro un anno dalla firma del Patto dei sindaci, e per Roma il termine era aprile 2011, avendo Alemanno firmato il patto a aprile 2010.
Quindi il master Plan di Rifkin e il SEAP di Livio de Santoli sono due cose distinte ancorchè concatenate e hanno orizzonti temporali molto diversi. Il Master Plan firmato da Rifkin (ancora oggi scaricabile a questo link del sito del Comune di Roma;

http://comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW141869&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode)   ed aveva un orizzonte di lungo periodo perchè arrivava fino alla decarbonizzazione dell'energia a Roma (2030 e oltre).

Il SEAP/PAES, curato da una equipe coordinata da Livio de Santoli e da me fu presentato al Comune ad aprile 2011 con pieno rispetto della scadenza prevista e delle richieste della Commissione Europea e prevedeva interventi avanzatissimi  come il car sharing elettrico, i distributori di idrogeno per linee sperimentali di autobus, l'illuminazione pubblica a basso consumo, l'efficientamento energetico delle case popolari e molto altro. Ma Alemanno aveva nel frattempo fatto richiedere ai suoi servizi una proroga, della quale non aveva avuto la cortesia di informarci, perchè aveva deciso di affidare il PAES a Corrado Clini, altra cosa di cui aveva "dimenticato" di informarci.
Il PAES elaborato da Clini era pieno di errori madornali, omissioni e soprattutto non teneva in nessun conto gli obiettivi ambiziosi del Master Plan di Rifkin. Io e Livio decidemmo di ritirare la nostra firma (e quella di Rifkin) dal PAES non riconoscendolo più come in linea con il Master Plan di Terza Rivoluzione Industriale della qual cosa io informai per iscritto Alemanno con una lettera nella quale esortavo il Sindaco a liberarsi  dagli "elementi di disturbo e di ritardo"  e gli ricordavo che " il Master Plan (che fissa l’obiettivo di una Roma Biosferica e post carbon), è stato definito dallo stesso Ballesteros nel video messaggio che hai postato sul tuo blog, “il più avanzato che sia stato finora individuato per una grande capitale mondiale, e che farebbe di Roma il faro dell’energia sostenibile e democratica nel mondo...”. E come sai, anche Jeremy ti accredita entusiasticamente come esempio di una nuova generazione politica che capisce la società dei network e vuole superare le obsolete categorie politiche ottocentesche ne “LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”, e dedica un intero capitolo a “La Biosfera di Roma”."
Impaurito che Rifkin potesse sconfessarlo pubblicamente Alemanno fece marcia indietro e  a Bruxelles fu  mandato il nostro piano in linea con il master Plan di Rifkin e non quello di Clini.
In un articolo da me pubblicato a giugno 2014, commentando l'incriminazione di Clini, scrivevo: "Io dovetti arrivare a minacciare Alemanno che se insisteva a dare retta a Clini, avrei informato Rifkin che avrebbe pubblicamente sconfessato il piano che Clini voleva imporre con il ricatto e la lusinga dei finanziamenti. Mi divenne chiaro in quella occasione come questo losco personaggio fosse uso a utilizzare i fondi (ingenti) a sua disposizione per garantirsi spazi di azione politica e di potere (oltre che vantaggi economici). Infatti la sua entrata a gamba tesa sul PAES di Roma fu un'azione parallela alla concessione di 1 milione di Euro a Roma Capitale per allestire un non meglio identificato "Osservatorio per i Cambiamenti Climatici" che più che altro sembrava essere una mangiatoia per la vecchia politica." (http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/democrazia-italiana-clinicamente-morta.html)

Non il Master Plan di Rifkin quindi  fu presentato alla Commissione Europea, ma il SEAP/PAES di Livio de Santoli e non senza dover superare, come abbiamo visto, notevoli difficoltà.


Schermata del sito del Patto dei Sindaci  che
mostra il SEAP non ancora approvato
Seconda imprecisione: Il SEAP di Roma non ha ancora ottenuto l'approvazione nè tantomeno i relativi finanziamenti. basta andare a verificare sul sito della Commissione Europea dedicato al patto dei sindaci per rendersi conto che il SEAP  di Roma è ancora in fase di esame: (http://www.pattodeisindaci.eu/actions/sustainable-energy-action-plans_it.html?city=Roma&x=9&y=9&country_seap=&co2=&date_of_approval=&accepted=) 


Pedro Ballesteros, del Patto dei Sindaci, elogia il SEAP di Roma
E perchè il PAES di Roma non è ancora approvato? Sarebbe utile cercare di capirlo, visto che nel frattempo sono stati approvati molti SEAP successivi e che i servizi del Comune di Roma hanno funzionari profumatamente pagati per gestire questo tipo di rapporti con la Commissione Europea.
Io posso solo dire che ... e che il nostro SEAP fu giudicato uno dei migliori dal Direttore del Patto, Pedro Ballesteros,(come si può vedere a questo link https://www.youtube.com/watch?v=yxS5hht0BGA )  quindi, se l'amministrazione ci si fosse messa d'impegno sarebbe stato approvato molto rapidamente (a differenza di quello "alternativo" voluto da Clini che per fortuna costringemmo Alemanno a  lasciar perdere e che, ripeto,  conteneva approssimazioni e grossolani errori.

  

Il mio ultimo incontro con Alemanno ad Atreju 2012
Nel mio ultimo colloquio con Alemanno, in pubblico, alla festa Atreju, a settembre 2012, non mancai  di far rilevare ad Alemanno che il PAES e il Master  Plan di Rifkin dormivano nei cassetti della sua amministrazione già da un anno, e lui mi rispose c'erano difficoltà amministrative (quali?!?) e che le stava risolvendo. Come le ha risolte? Cancellando il piano di Rifkin e mettendo nel dimenticatoio il SEAP di de Santoli, (che evidentemente non offrivano abbastanza punti opachi per garantire gli amici degli amici e i parenti dei parenti), e facendo rifare tutto da una società di consulenza  che immagino non sia un ente di beneficenza e quindi si sarà fatta pagare profumatamente. Di tutto questo venni informato e lo commentai con una intervista su Repubblica il 15 marzo 2012.  In questa intervista (che si può leggere al link qui sotto)  ricordavo che  "Di tutto il nostro lavoro passato non si trova più traccia - incalza Angelo Consoli, direttore dell'ufficio europeo di Jeremy Rifkin - Non sono al corrente neanche di questa nuova iniziativa e non sono stato né consultato in fase di preparazione, né invitato. Mi trovavo a Roma oggi e ho partecipato per pura curiosità. Rifkin non è stato neppure citato"
(http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/15/news/nasce_il_manifesto_per_sostenibilit_polemica_e_il_master_plan_di_rifkin-31601356/)

Dunque di che sta parlando Alemanno e perchè critica Marino, quando il primo a mettere nel dimenticatoio il famoso piano di Rifkin è stato proprio lui e dal 2011?!?

Altra imprecisione: non è stato abbandonato nessun finanziamento europeo per il semplicissimo motivo che nessun finanziamento era stato ottenuto nè poteva esserlo, se prima il SEAP non veniva approvato. E' vero che io e Livio avevamo cominciato a negoziare un finanziamento nell'ambito del progetto E.L.E.N.A. con la Banca Europea degli Investimenti (BEI) ma si tratta di uno sforzo che è stato vanificato dalla mancata approvazione del SEAP e non si è mai giunti alla concessione di un finanziamento. Questo lo spiegò perfettamente il funzionario della BEI che io e Livio ricevemmo all'Università per ben due volte, non solo a noi ma anche al sindaco Alemanno.
Non è bello millantare di aver ottenuto finanziamenti che invece non sono stati mai ottenuti, solo per mettere in cattiva luce chi è venuto dopo.  

Ricapitolando:  
1) Subito dopo aver lavorato come consigliere della Presidenza tedesca e della Merkel per introdurre
il 20 20 20 e le politiche europee di sostenibilità e transizione verso una energia rinnovabile di Terza Rivoluzione industriale, Jeremy Rifkin accettò l'invito di Alemanno ad elaborare un master Plan per decarbonizzare la biosfera di Roma. 
2) Quel master Plan che prevedeva l’utilizzazione di tutte le risorse naturali di Roma  giace abbandonato nei cassetti dell'amministrazione di Roma dal 2011 così come il piano iniziale di realizzazione del master Plan, il  SEAP / PAES  a orizzonte 2020 elaborato da me e Livio de Santoli con la sua eccellente  squadra di giovani ricercatori dell’Università la Sapienza a Roma;
Il Master Plan di Rifkin per la biosfera di Roma
3) Quel piano d’azione è stato mandato a Bruxelles in conformità alle regole del Patto dei Sindaci, dopo un estenuante braccio di ferro  con l'amministrazione Alemanno che ha cercato in tutti i modi per mano dell'assessore Marco Visconti (nel frattempo succeduto a De Lillo e ora inquisito)  di sostituirlo con quello di Clini, che di Rifkin usava solo il nome e che non rispondeva ai requisiti della Commissione europea ma alle esigenze delle peggiori lobby fossili;
4) il nostro piano che fu giudicato uno dei migliori dalla dirigenza del patto dei sindaci con un video messaggio che lo stesso Alemanno postò orgogliosamente sul suo blog; 
5) dopo la presentazione del PAES a Bruxelles l'amministrazione capitolina se ne disinteressò completamente, sia sotto Alemanno (2011-2012-2013-) che sotto Marino (2013-2014-2015)
6) La mancata approvazione del PAES mette Roma nell'impossibilità di accedere ai finanziamenti europei per gli interventi che il PAES prevede... finanziamenti che permetterebbero interventi ad altissima intensità occupazionale e la creazione di circa 20.000 posti di lavoro stabili nelle imprese romane e nell'indotto.
7) in attesa di improbabili risvegli, è tutto un festival delle occasioni sprecate e non solo da parte di Marino troppo intento a svolazzare da una parte del mondo all'altra e a partecipare a cene di rappresentanza con improbabili ambasciatori del Viet-Nam, ma anche da parte di Alemanno, troppo intento a piazzare parenti, amici e ex camerati in tutti i posti possibili dell'amministrazione capitolina e delle sue partecipate.
8) Quest'ultimo oggi si sveglia e si ricorda che Rifkin aveva fatto il master Plan per Roma, ma è troppo tardi e non ha nessuna credibilità. Avrebbe potuto cambiare la città e ha scelto di piegarsi ai diktat delle lobby fossili probabilmente in cambio probabilmente di qualche finanziamento alla sua fondazione privata, e di qualche assunzione clientelare. Invece di ricercare visibilità a buon mercato intervenendo sul tema del giorno con plateali distorsioni della realtà e dei fatti storici e ricostruzioni di comodo e non veritiere, farebbe bene a rinchiudersi in un decoroso silenzio.
Un'ultima cosa.
La questione delle belle parole spese da Rifkin nei suoi riguardi nel libro La Terza Rivoluzione Industriale va contestualizzata e storicizzata. Quel libro è stato scritto fra il 2009 e il 2010, quando sembrava davvero che Alemanno avrebbe portato Roma nella terza Rivoluzione Industriale. Alemanno può solo sperare che Rifkin non decida di ritornare sull'argomento in uno dei suoi prossimi libri, perchè oggi, alla luce dell'esperienza negativa di cui sopra, gli accenti sarebbero molto diversi...

 Allegato: lettera ad Alemanno del 12 dicembre 2011 /


Alla cortese attenzione di Gianni Alemanno
Sindaco di Roma
E p.c. Livio De Santoli
Direttore CITERA-Università La Sapienza
Riservata e personale
Oggetto: SEAP di Roma e PATTO DEI SINDACI: "dum Roma consulitur, Saguntum expugnatur".
Caro Gianni,
Come avrai saputo, la conferenza climatica di Durban si è conclusa con un fallimento: si è deciso di rimandare al 2015 la definizione di un nuovo protocollo che entrerà in vigore nel 2020, mentre il protocollo di Kyoto scade nel 2012!
Questo se da un lato rende sempre più incerta la “geopolitica climatica”, dall’altro apre spazi nuovi e insperati per il Patto dei Sindaci, e all'interno del Patto, per quelle Città che, come Roma, hanno programmato i loro SEAP secondo politiche biosferiche e post-carbon.

Questa visione, tanto a lungo vituperata dagli alfieri della vecchia lobby dell’energia, da oggi diventa il "carro dei vincitori" su cui fanno a gara per salire perfino coloro che l’hanno sdegnosamente bocciata "libro dei sogni", come ad esempio Clini che in questa intervista al Sole 24 Ore si rende protagonista di una spettacolare a virata a 180 gradi verso energia distribuita, e Comuni
A questo punto il SEAP di Roma, ispirato da Rifkin e validato da Carlin Petrini, può diventare un riferimento ancora più importante sia per i sindaci italiani, (per i quali Ballesteros propone la realizzazione di un "club italiano del Patto dei Sindaci", da organizzarsi a Roma quanto prima sotto la tua leadership), che per gli stranieri, alla cui attenzione Ballesteros vuole portarlo come dimostrazione di una concreta realizzazione della terza rivoluzione industriale durante una apposita conferenza "Rifkin/Sindaci” programmata per il marzo 2012 a Bruxelles. L’idea è quella di creare un vero e proprio movimento dei Sindaci, sull’onda della lettera sul patto di stabilità che abbiamo fatto circolare la settimana scorsa e che dobbiamo continuare a far circolare in vista della Presidenza Danese. Ma per fare tutto questo è necessario definire innanzitutto una struttura di governance  creando le sinergie giuste ed eliminando gli elementi di disturbo e di ritardo! 

A tale riguardo vorrei dire che mentre a Bruxelles avevamo deciso di definire al più presto una strategia attuativa del SEAP che ti aiuti a confermarti saldamente alla testa del suddetto movimento dei Sindaci, Livio mi informa che un primo incontro in tal senso slitterebbe addirittura al 21 dicembre. Permettimi di insistere perché questo incontro si tenga prima.

Quando ci siamo incontrati all’Araceli ti ho riferito le mie preoccupazioni, non ultima quella che i ritardi e gli intoppi causati al SEAP ci rallentino e ostacolino nel percorso per il finanziamento dell’assistenza tecnica sotto il programma E.L.E.N.A.
Caro Gianni, non c’è più tempo da perdere: nella confusione generale si profilano nuovi personaggi, con zero meriti ma forte senso dei media. Non è un caso che Clini appena sbarcato da Durban abbia scelto come teatro della sua improvvisa conversione all’energia distribuita la convention di Firenze organizzata da un mediaticamente iperattivo Renzi nell’ambito dell'UCLG – ( l'Unione dei Comuni e dei Governi Locali).
Più tempo perdiamo, più lasciamo aperti degli spazi a manovre diversive e confusioni, a cui noi non abbiamo alcun interesse perché noi i “compiti a casa” li abbiamo fatti e anche bene.

Permettimi di ricordare che il Master Plan (che fissa l’obiettivo di una Roma Biosferica e post carbon), è stato definito dallo stesso Ballesteros nel video messaggio che hai postato sul tuo blog, “il più avanzato che sia stato finora individuato per una grande capitale mondiale, e che farebbe di Roma il faro dell’energia sostenibile e democratica nel mondo anche in chiave Olimpiadi 2020”. E come sai, anche Jeremy ti accredita entusiasticamente come esempio di una nuova generazione politica che capisce la società dei network e vuole superare le obsolete categorie politiche ottocentesche ne “LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”, e dedica un intero capitolo a “La Biosfera di Roma”.
Io sono a Roma tutta la settimana e rimango a tua disposizione per avviare subito il lavoro di realizzazione e mediatizzazione.

Ti saluto con sincera cordialità




Angelo Consoli






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