mercoledì 7 gennaio 2015

MATITE, KALASHNIKOV, IDIOTI E SERVIZI SEGRETI

Gli idioti siamo noi.
Noi occidentali. 
Nel senso che sul terrorismo fondamentalista si è già detto tutto, ma in questa storia salta agli occhi ancor prima che la spietata efferatezza degli assassini, l'assoluta mancanza di preparazione e di difesa di un sistema di prevenzione e sicurezza che pure avrebbe dovuto essere in allarme giallo se non rosso e che invece viene trafitto come burro. 
Quindi piuttosto che soffermarci sul terrorismo fondamentalista  preferirei concentrarmi sugli aspetti sconcertanti della assoluta impreparazione dei servizi segreti francesi e occidentali, su cui molto resta da dire e analizzare. 
Prima che si scateni la canea razzista-leghista anti islamica, o la retorica solidarista pelosa sull'attentato alla libertà di informazione e alla sicurezza dell'Occidente "democratico", fermiamoci per un attimo a riflettere su quello che è successo davvero oggi a Parigi. 
Un commando terrorista perfettamente addestrato nell'arte militare riesce a entrare armi in pugno (le armi erano Kalashnikov non pistolette nascondibili in tasca!) nel palazzo a meno di un chilometro dal Louvre, quindi nel cuore di Parigi, dove ha sede il settimanale satirico Charlie Hebdo (che era stato già minacciato e aveva subito altri attentati) e uccide12 persone, giornalisti addetti alla sicurezza il grande economista anti liberista Bernard Marie e 4 vignettisti famosissimi (Wolinski, Char, Cabu e Tignous).
Per capirci, è come se in Italia fossero penetrati in un palazzo in via del Corso a Roma e avessero ucciso tutti insieme, l'economista Guido Viale, e i vignettisti  Vincino, Altan, Vauro e Forattini. 
Una cosa così non si improvvisa. Ci deve essere stata una preparazione, appostamenti, scambi di informazioni, addestramento etc. E' assolutamente poco credibile che i servizi segreti francesi, così efficienti quando si tratta di ordire colpi di stato all'estero, se la siano fatta fare sotto al naso in questo modo. 
Thomas Sankara, vittima del terrorismo francese nel 1987
Ad esempio vorrei ricordare la loro estrema efficienza e precisione quando si è trattato di eliminare capi di Stato africani come Patrice Lumumba in Congo e Thomas Sankara in Burkina Faso solo perchè si rifiutavano di concedere accesso alle loro risorse naturali a condizioni di sfruttamento coloniale e di pagare un debito puramente virtuale agli strozzini internazionali. 
In queste occasioni i servizi segreti francesi e la CIA furono efficientissimi. Infiltrarono gli staff delle loro vittime, corruppero a colpi di milioni tutti coloro che potevano essere utili a far cadere in trappola l'odiato nemico. Sankara per esempio fu tradito dal suo amico fraterno e braccio destro Blaise Compaorè, che è tuttora il Presidente del Burkina Faso. Soltanto per organizzare l'invasione della Libia con la scusa della difesa della primavera araba mentre in realtà si volevano mettere le mani su gas e petrolio, i servizi segreti francesi misero in moto una intelligence internazionale che  infiltrò centinaia di agenti provocatori ben pagati nei movimenti di liberazione a Tripoli, a Bengasi, a Misurata, in tutta la galassia anti (e pro) Gheddafi. 
Insomma quando la causa li interessa veramente, i servizi segreti francesi e occidentali non badano a spese (e la CIA ancor meno). E adesso noi ci dovremmo bere la panzana assolutamente indigeribile che due o tre terroristi abbiano messo in scacco da soli tutta la potentissima intelligence francese, altrettanto spietata? 
Hollande crede davvero di cavarsela così, propinandoci la balla che la sua intelligence civile e militare se la sia fatta fare sotto al naso da quattro beduini della banlieu francese spavaldi e spericolati al punto di architettare tutto da soli senza che i servizi segreti della quinta potenza nucleare del mondo ne sapessero nulla? Davvero qualcuno si aspetta che noi crediamo che l'intelligence dei terroristi funzioni meglio della di quella di uno dei paesi più potenti del mondo, tanto che sapevano l'ora, il giorno e il posto della riunone di redazione di Charlie Hebdo?
Quanto sono costate le guerre contro i paesi islamici per prenderci le loro risorse, e i loro idrocarburi e quanto avrebbe potuto costare una operazione di "intelligence" efficace in grado di prevenire questo attacco vigliacco a Charlie Hebdo? 
Alessandro Politi
Come ha detto il mio amico Alessandro Politi commentando l'attentato stasera, l'antiterrorismo non si fa solo con le pistole in pugno e con i tweet ma c'è un lavoro ingrato lungo e faticoso, ci si infiltra nella Jihad e si ottengono le informazioni in anticipo per prevenire attentati come questo.
Per ogni attentato come questo (ieri in Turchia, prima ancora in Arabia Saudita) oltre al commando suicida pronto a farsi saltare, c'è un fattore molto più importante che è questo: un sistema di intelligence che non ha funzionato per incompetenza o collusione. I servizi segreti di un paese moderno, non possono essere presi di sorpresa da due franco algerini appena rientrati dalla Siria dove si sono addestrati nelle file dell'ISIS del Califfo di Al Baghdadi senza che ci sia incompetenza o, molto peggio, complicità da parte loro. 
Come è possibile che nel cuore della capitale di uno dei Paesi più nel mirino del terrorismo e impegnato su tutti i fronti caldi del mondo per 5 minuti i terroristi abbiano potuto agire indisturbati e attentare al giornale più esposto al terrorismo fondamentalista? 
Se ci diamo una risposta seria a questa domanda capiremo chi sono i veri nemici! 
Altro che Islam. Il nemico ce l'abbiamo in casa nostra. Chi deve proteggerci o è colluso coi terroristi, o è incapace. Questa è la semplice verità. 
Se non vogliamo vederla, siamo degli idioti. 
Se invece davvero i servizi segreti si siano fatti infinocchiare da un terrorismo che dovevano invece tenere sotto controllo con la stessa efficienza delle operazioni contro i capi di stato scomodi di cui parlavo sopra, allora gli idioti sono loro. 
E dovrebbe saltare tutto il vertice dell'intelligence francese (ma scommetto che nessuno si dimetterà a Parigi per questo).
Detto questo, naturalmente, non posso che stigmatizzare senza alcuna riserva chi crede che per fermare una matita sia sufficiente il Kalashnikov, perchè la matita è un'arma molto più potente del Kalashnikov. Che non sarebbe nemmeno arrivato a sparare se i servizi segreti avessero fatto il loro lavoro.

PS. 
Che Charlie Hebdo fosse nel mirino dei terroristi lo sapevano tutti. Io stesso avevo scritto un post quando il settimanale subì il primo attentato, su questo blog, in cui anticipavo alcuni dei temi di questo post.
http://angeloconsoli.blogspot.it/2012/09/la-primavera-araba-e-lintolleranza.html

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giovedì 20 settembre 2012

La primavera araba e l'intolleranza religiosa

Mentre migliaia di disperati nei paesi arabi braccano diplomatici e presenze simboliche occidentali per sfogare la loro rabbia contro il film blasfemo "a orologeria" (guarda caso proprio sotto elezioni americane), milioni di occidentali si domandano che fine hanno fatto i milioni di giovani che coordinati con i social network meno di un anno fa hanno fatto crollare regimi che pareva impensabile potessero mai essere rimossi dalla furia popolare: satrapi autocratici  come Ben Alì, rais petroliferi come Gheddafi,  semi divinità per diritto dinastico come Mubarak, cadono in rapida sequenza e subito si grida al miracolo, alla fine dell'estremismo integralista islamico, marginalizzato da processi rivoluzionari "laici" e moderni. La doccia fredda arriva dalle elezioni, dove riprendono il sopravvento proprio quelle forze date per spacciate forse troppo frettolosamente. Gli sviluppi successivi sono la cronaca degli ultimi giorni. Che fine hanno fatto le rivoluzioni arabe? ci si domanda in quella parte dell'occidente che aveva a cuore l'emergere di movimenti moderni sull'altra sponda del mediterraneo che potessero forse, accendere se non lo spirito rivoluzionario, almeno il senso critico delle popolazioni non solo arabe ma anche occidentali, sommerse sotto una valanga di debiti non generati da loro e costrette a subire, con la scusa del rigore finanziario, il più duro attacco ai diritti dei lavoratori e alla spesa sociale che si ricordi nel dopoguerra. Ricordo ancora una vignetta sul Manifesto in cui della penisola italiana, un personaggio in pantofole si rivolgeva alla folla festante per la caduta di Gheddafi sull'altra sponda del mediterraneo e con l'indice sul naso diceva "Shhhh! un po' di silenzio per favore, qui c'è un popolo che dorme!". Meno di un anno dopo dobbiamo dunque prendere atto che niente è cambiato? Che la primavera araba è stata solo una parentesi fra due  stagioni di fondamentalismo e intolleranza? Una meteora presto scomparsa dallo schermo radar dei paesi islamici in cui invece resistono ottimamente fratellanze musulmane, Sharie, Jihad e quedismi vari? 
Non credo. Io comprendo l'atteggiamento di scoraggiamento di fronte a questo rigurgito di intolleranza fondamentalista che si sperava sepolta per sempre da una più matura e moderna espressione di rivolta popolare. Ma lo trovo frutto di una analisi affrettata, come affrettata era stata la gioia per la prematura scomparsa del fondamentalismo. Penso invece che il processo rivoluzionario che si è innescato in tutto il mondo arabo con il sacrificio della vita di Mohamed Bouazizi nella terra dei gelsomini, sia un processo irreversibile. I tumulti della primavera araba apparentemente rifluiti in quello che è stato definito "l'autunno" islamico,  erano solo un preludio. 
La verità è che le masse sfruttate dei paesi islamici hanno cominciato a prendere coscienza della loro condizione di sfruttamento. In altre parole,  stanno formando una coscienza di classe,  per dirla con Gramsci stanno passando dalla condizione di "classe in sè"  a quella di "classe per se". Non è un processo lineare, e nemmeno prevedibile. E' un processo contraddittorio e lento. Ma è un processo irreversibile. I valori dei ventenni sono diversi da quelli dei loro padri a occidente come nel mondo musulmano. Ho incontrato giovani marocchini, tunisini, algerini, libici, che hanno più considerazione per Messi o Shakira che per i muezzin che li chiamano alla preghiera ogni quattro ore, che si sentono parte di un islam diverso e certamente mille miglia lontano da qualunque fondamentalismo. Che guardano film occidentali e trangugiano immonde bevande gassate americane davanti a vecchi che scuotono la testa rassegnati. E che considerano la loro libertà personale e la loro indipendenza economica e anche psicologica un valore di gran lunga superiore a qualunque tradizionalismo religioso. Comincia a emergere la consapevolezza per milioni di persone nei paesi islamici in fase pre e post rivoluzionaria, della loro condizione di classe sfruttata, che non  migliorerà con l'oltranzismo religioso, e si diffonde l'dea che non sono gli occidentali infedeli e secolarizzati il vero nemico, ma gli arabi delle classi dominanti ricchi da fare schifo, gonfi  della loro arroganza ed ipocrisia ma forti dell'appoggio dei potentati petroliferi e e finanziari occidentali. Presto o tardi questa consapevolezza si diffonderà in modo virale facendo prevalere un senso di fratellanza con i coetanei indignati spagnoli o americani di Occupy , e allora per le classi dominanti islamiche sarà l'inferno. Non ci saranno vignette o film satirici su Maometto che riusciranno a distrarre la nuova classe "per" sè (cioè consapevole dei propri diritti violati e auto organizzata per ripristinarne il rispetto). 
Perchè in realtà questi rigurgiti fondamentalisti degli ultimi giorni, a me sembrano solo una potente arma di distrAzione di massa, orchestrata dai ceti dirigenti e i loro servizi segreti con la complicità della destra americana, necessario sparring partner di una guerra di religione artificiale, servita col ghiaccio on the rocks dai soliti burattinai. Perchè questo sono tutte le guerre religiose: armi di distrAzione di massa! Questi popoli arabi tenuti in condizioni semi feudali (alcuni proprio pre feudali) con una concentrazione della ricchezza e un divario di reddito agghiacciante avrebbero tutte le ragioni per fare una rivoluzione contro le caste oligarchiche che li affamano in nome di Allah (in nome del quale loro però "magnano"). Invece l'aggressività di questi popoli si scarica nei tumulti di intolleranza religiosa! Il medesimo modello lo osserviamo nei paesi occidentali, mutatis mutandis, dove l'aggressività si scarica negli stadi secondo il modello millenario dei  "panem et Circenses"o addirittura in false competizioni artificiali costruite a tavolino, come  Miss Italia  e addirittura "Veline", o i reality shows che servono a distrarre da una disoccupazione giovanile al suo massimo storico, masse di giovani troppo passive per reagire emigrando. Agli stessi fini nei Paesi arabi invece si organizzano gli assalti all'infedele... Ma le rivoluzioni arabe hanno fatto nascere collettivi di auto coscienza, gruppi di studio sui social network, e ancora in fasce,  una coscienza nuova della propria condizione di sfruttamento che è il preludio allo sviluppo di una classe rivoluzionaria, che in questo momento non è in piazza contro gli occidentali. La distrazione può ritardare questo processo ma non arrestarlo. I giorni sono contati. Forse saranno anni, forse decenni (Mi piace qui parafrasare il bellissimo titolo del libro di Giorgio Ruffolo, "Il Capitalismo ha i secoli contati"). Certo non sarà domani, e forse nemmeno  l'anno venturo. Forse nemmeno fra dieci anni. Ma il processo storico che si è innescato a Sidi Bouzin e Kasserine in Tunisia a febbraio 2011, è ormai inarrestabile e alla fine produrrà un risultato liberatorio. Dopo ogni preludio c'è sempre una sinfonia...

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