domenica 3 febbraio 2019

I Segreti di Roma: Babbo Natale deposita a Villa Mercede i regali in ritardo. Regali e energia!

I SEGRETI DI ROMA

La rubrica che svela cose su Roma che nessuno sa, salvo i nostri lettori!

Molti bambini romani che non fanno in tempo a scrivere le letterine a Babbo Natale.

Allora questi bambini si domandano, "Esiste un posto a Roma dove è possibile farsi portare da Babbo Natale i regali in ritardo?

Ebbene sì! C'è un posto! E' Villa Mercede a San Lorenzo, dove i bambini che non hanno fatto in tempo a Natale possono depositare la loro letterina (ma deve essere scritta a mano e proprio da loro!!!) Ed è proprio li che il sabato successivo al deposito della letterina Babbo Natale passerà a depositare il regalino. 



Infatti si fida molto dei Rangers perchè è molto amico del loro capo e infatti gli ha dato una divisa rossa come il suo costume, ed è molto amico di Giorgio, il Capo dei Rangers, che sono amici dei bambini, della bontà, dell'ambiente e infatti tengono villa Mercede pulita per i bambini e non fanno entrare i cagnolini e le biciclette così i bambini possono giocare senza nessuna paura.


COME SI FA A RICHIEDERE IL REGALO IN RITARDO A BABBO NATALE?
E' molto semplice: i bambini devono depositare una letterina alla Madonnina  che prega che sta nella fontanina sulla via principale di Villa Mercede, ed è nello stesso posto che poi andranno il sabato seguente a ritirare il regalo.


Ma attenzione, non devono prendere i regali di altri bambini se non vogliono che altri bambini poi prendano i regali loro. Babbo Natale si arrebbierebbe molto! Allora Buona Fortuna. E Buon Natale!





Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 15 dicembre 2016

Grillo e l'energia: critiche giuste e critiche "interessate".

Dopo la pubblicazione del video di Beppe Grillo sull'Energia come primo punto del programma del M5S in vista delle elezioni che prima o poi seguiranno al referendum che ha bocciato la proposta di revisione della Costituzione voluta a colpi di maggioranza dal governo Renzi, si è scatenata una polemica non del tutto disinteressata sull'argomento.
In particolare, Grillo è stato accusato da molti esperti di non aver capito nulla di energia, di aver proposto un NON programma in quanto non individua obiettivi chiari e non fa proposte concrete. Nell'articolo pubblicato su Linkiesta da Luca Longo, (si veda in fine articolo) il programma dei 5 Stelle per l'energia così come illustrato dal video di Grillo viene demolito e descritto come il trionfo della superficialità, della approssimazione, del luogo comune, e come "un insieme di speranze utopiche e datate che non affronta i veri problemi con i quali ci troviamo a fare i conti che lo vogliamo o no"
Grillo viene esortato a studiare l'argomento energia che è troppo importante e deve essere trattato con competenza e divulgato con precisione.
In effetti, certo, molte delle affermazioni del video di Grillo sono iperboliche, approssimative, superficiali, mal documentate ed esposte in modo sciatto e confuso.
Per esempio Grillo confonde energia con potenza e da l'impressione di non sapere esattamente cosa sia una smart grid, confonde Uzbekistan con Azerbajan come Paese da cui origina il gasdotto TAP, scade nella eccessiva semplificazione e faciloneria quando illustra l'idea dello scambio notturno dell'energia accumulata nella batteria dell'auto a prezzi tripli che in effetti è presentata da Rifkin fin dal libro "L'Economia all'Idrogeno", ma è un'altra cosa che ha più a che fare con la sharing economy che con la speculazione sul differenziale del prezzo dell'energia fra giorno e notte.
Lo stesso quesito su cui il blog invita a votare gli iscritti è di una ovvietà allucinante: chi può votare NO, alla domanda se vogliamo sopprimere il petrolio? Sarebbe come domandare se vuoi bene alla mamma o no... Ma Beppe lo conosciamo e sappiamo che è così
Capisce le cose a modo suo le riferisce a modo suo, ma normalmente ci azzecca, anche se poi si decredibilizza per lo stile comico giullaresco con cui presenta argomenti maledettamente seri. Va però dato atto a Beppe Grillo di aver sempre dato spazio sul tema dell'energia alle visioni dei grandi pensatori come Rifkin, Amory Lovins, Lester Brown e effettivamente pochi come lui sono stati in grado, nel tempo, di sviluppare una visione complessiva alternativa sul tema dell'energia. Ritengo perciò inaccettabile che l'autore di questo commento su Linkiesta mescoli il sacro col profano rilevando le contraddizioni del messaggio di Grillo ma facendo affermazioni allucinogene che (e qui c'è una forte complicità di Grillo per come lui si è espresso e ha presentato le cose nel famoso video) mirano a seminare scetticismo sulle possibilità delle tecnologie solari di far fronte ai bisogni energetici di una economia moderna e a ripristinare, invece, fiducia in quelle fossili. Infatti tutto diventa più chiaro quando nell'articolo su Linkiesta si leggono affermazioni come: "Se fosse passata la riforma costituzionale, allora sarebbe stato possibile creare e fare rispettare un piano energetico nazionale organico. Ma ora rimarremo alla paralisi anche su questo: il piano per trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale è bloccato dall’opposizione della regione Puglia all’abbattimento di 124 piante di ulivo" (!!!)
Pierferdinando Casini esci da questo corpo e manifestati in tutto il tuo satanico splendore!
20 settembre 2014: presento Beppe Grillo sul palco della Manifestazione
NO TAP / NO FOSSILI
Non ritornerò alla polemica sulla totale inutilità del gasdotto TAP, contro di cui ho contribuito a creare il Comitato interprovinciale NO TAP/NO FOSSILI che il 20 settembre 2014 organizzò una memorabile manifestazione con la Marcia San Foca - Melendugno (si veda il link in fondo pagina). Voglio però sottolineare una notevole contraddizione di questa critica a Grillo. L'obbligo dello Stato di elaborare un piano energetico nazionale era già previsto dalla competenza concorrente dell'articolo 117 della Costituzione nella sua formula vigente. Anzi, era tutto quello che lo Stato doveva fare, e che si è dimostrato totalmente incapace di fare. L'ultimo piano energetico nazionale risale al 1988 (il giurassico dell'energia). Le strategie energetiche dei vari governi che si sono succeduti sono state solo marchette ai produttori di fossili e gas in particolare. Ricordiamo in tal senso la SEN (Strategia Energetica Nazionale) in epoca Monti Passera, che vedeva l'Italia come l'"hub del gas" di tutta l'Europa (il gasdotto TAP nasce da questa impostazione: devastiamo pure i nostri territori e il nostro mare per andare a vendere il gas azero ai tedeschi, gli austriaci e gli svizzeri facendo fare profitti stratosferici a una multinazionale svizzera che apre un ufficio nel centro di Lecce. Francamente se la strategia nazionale deve essere "trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale", allora è molto meglio rimanere senza alcuna strategia nazionale, e bene fa il governatore Emiliano a opporvisi anche se dovrebbe farsi consigliare meglio, perché continua a parlare a vanvera di "decarbonizzazione dell'ILVA" confondendo il carbonio con il carbone, ma questo è un fronte polemico che apriremo a tempo debito).
Quindi è assurdo pretendere maggiori poteri (competenza esclusiva) in campo energetico per lo Stato, quando esso non è stato in grado di far fronte neanche agli obblighi derivanti dalla competenza concorrente.
Disinnescata la favoletta dell'immobilismo energetico dovuto alla mancata riforma costituzionale, vorrei concentrarmi sugli ultimi due aspetti di queste critiche che facendo di ogni erba un fascio, finiscono per scadere in quelle fanfaronate che imputano a Grillo. Mi riferisco innanzitutto alla questione dei sussidi alle fonti fossili (sulla quale il commentatore de Linkiesta diventa imporvvisamente afono e che nel mondo ammontano a oltre 700 miliardi di dollari (più del doppio di quelli per le rinnovabili, e che nella sola Unione Europea, come ricordava con un suo magistrale intervento in aula l'Eurodeputato Dario Tamburrano proprio ieri, ammontano a 300 miliardi di euro l'anno (600 euro a persona neonati inclusi-per chi fosse interessato il link a questo intervento è nelle note). La seconda questione è quella dell'accumulo di energia rinnovabile e della presunta insufficienza delle fonti rinnovabili a fare massa critica per coprire i bisogni di una economia moderna per cui ci sarebbe ancora molto da investire in ricerca e innovazione, e quindi (concludono) per il momento, non ci sarebbe alternativa ai fossili. Bisogna non aver mai letto Rifkin per lasciarsi andare a simili banalità. Perchè se è vero che le batterie e le auto elettriche sono per il momento fuori mercato (anche a causa di un sistema di incentivi che privilegia il modello fossile), le tecnologie dell'idrogeno (appena "sdoganate con il recepimento della Direttiva DAFI-Carburanti Alternativi - si veda in fondo articolo) permettono di far fronte in modo molto più economico ed energeticamente vantaggioso la problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili come Jeremy Rifkin ha dimostrato fin dal 2001 con il suo libro Economia all'Idrogeno e poi ha portato a sintesi con i 5 pilatri della Terza Rivoluzione Industriale nell'omonimo libro del 2011, e con il Commons collaborativo e l'internet dell'energia nel libro "La Società a costo marginale zero" del 2014).
L'ENERGY UNION della Commissione Europea propone  nuove regole per
una transizione verso l'energia pulita con il consumatore protagonista.
Infatti il problema degli accumuli non si risolve con le batterie (per cui non c'è abbastanza litio sul pianeta) ma appunto con le tecnologie dell'idrogeno che ormai cominciano ad arrivare sul mercato nonostante una legislazione sfavorevole le abbia relegate per troppo tempo nel limbo della ricerca e sperimentazione. Infatti se è vero che la ricerca nel settore delle fonti alternative deve andare avanti perchè gli investimenti in questo settore non sono mai abbastanza (il 95%della ricerca energetica dagli anni 30 ad oggi è andata a fossili e nucleare!), è rivoltante che questo argomento venga usato in modo strumentale come un alibi per non introdurre nel mercato tecnologie ormai consolidate in grado di accelerare la transizione energetica dal modello fossile centralizzato a quello decentrato e basato sul prosumer (al quale si rivolge la nuova legislazione Europea: si veda nelle note). E' vero esattamente il contrario dunque! Le fonti rinnovabili stanno mettendo profondamente in crisi il modello fossile ad alti costi marginali perchè sono a costi marginali ZERO, tanto che i produttori di energia fossile non si vergognano a domandare allo Stato il pagamento di una sovvenzione mascherata da "Capacity Payment" come rimborso per i loro investimenti sbagliati negli impianti fossili (carbone, turbogas e oli combustibili). La realtà è che da quando sono entrate in funzione le rinnovabili (specialmente il fotovoltaico) si è invertito il momento del picco dei costi della produzione energetica, da mezzogiorno (quando ci pensa il sole che è gratis) alla sera (quando il sole non c'è più e allora bisogna andare con i fossili che gratis non sono, si veda diagramma sotto). Purtroppo questo non si è tradotto in un beneficio in bolletta da parte dei produttori e distributori che preferiscono "chiagnere e fottere", lamentando costi eccessivi alle rinnovabili, quando invece i loro problemi economici nascono tutti dai costi delle fonti fossili dal prezzo volatile e imprevedibile, e comunque a più alti costi marginali del sole e del vento. Se avessimo una autorità Garante per il Gas e l'energia saprebbe lei come metterli a posto. Come dite?!? Ce l'abbiamo?! Noooo dai! Mi state prendendo in giro!

Inversione del picco del costo dell'energia 2005-2013

Purtroppo queste cose l'articolo de Linkiesta non le dice (e ci può stare), ma il vero problema è che non le dice nemmeno Grillo (e questo di può stare un po' di meno).
Eppure nel M5S ci sono parlamentari bravissimi (tanto per citarne solo due, il Senatore Gianni Girotto e il già citato Europarlamentare Dario Tamburrano) che su queste cose sono impegnati pancia a terra ogni giorno e che se fossero stati consultati prima di diffondere il video-pietra dello scandalo, avrebbero certamente evitato una serie di imprecisioni, approssimazioni, errori e figuracce.

Se Grillo non ha il loro numero di telefono, posso darglielo io...


Riferimenti:
Ecco il video di Grillo:
(http://www.beppegrillo.it/2016/12/il_programma_di_governo_del_movimento_5_stelle_lenergia.html)

ed ecco l'articolo de Linkiesta:
(http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/08/ecco-perche-sullenergia-beppe-grillo-non-ha-capito-niente/32664/)

Ecco uno dei video relativi alla manifestazione contro il Gasdotto TAP del 20 settembre 2014 con Beppe Grillo: https://www.youtube.com/watch?v=ezN4qmu48MQ

Ecco il link all'intervento di Dario Tamburrano nel Parlamento Europeo contro gli incentivi all'energia fossile:
http://www.ilblogdellestelle.it/ogni_cittadino.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

Ecco le informazioni sulla direttiva DAFI: http://cetri-tires.org/press/2016/un-grande-passo-avanti-verso-lidrogeno-recepita-la-direttiva-europea-per-i-carburanti-alternativi-dafi/).

E infine ecco le informazioni sulle nuove strategie europee:
(https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition)
.


Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 22 settembre 2015

JEREMY RIFKIN AL LUSSEMBURGO ILLUSTRA LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE AL CONSIGLIO DEI MINISTRI EUROPEI DELL'ENERGIA

Non accade spesso che un pensatore visionario sia invitato a parlare in quelle aule sorde e grigie che sono i Consigli dei Ministri europei. L'ultima volta che io ricordi fu ad Essen il 10 giugno 2007 quando la Merkel invitò un certo Jeremy Rifkin per illustrare la terza Rivoluzione industriale ai ministri dell'Ambiente.
Eravamo freschi dal successo della Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo che introdusse la strategia del 20 20 20 e del pacchetto clima energia (fortemente voluta dalla Merkel) che disegnava un orizzonte sostenibile per l'Europa del 2020:
20% in meno di emissioni di gas climalteranti,
20% in più di efficienza energetica e
20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020.

La battaglia per l'approvazione della Dichiarazione Scritta al Parlamento Europeo era stata  durissima perchè la posta in gioco era molto alta. A quell'epoca la lobby del nucleare era scatenata per rifarsi una verginità che le permettesse di presentare la tecnologia nucleare come sicura pulita e umanitaria. Ebbene sì c'era anche la corrente di pensiero del "nucleare umanitario" che grosso modo diceva che siccome tutti i regimi fossili sono tirannici (Russia, Arabia Saudita, Iran, Irak, Venezuela, Libia etc etc) coloro che avevano a cuore i diritti umani dovevano perorare la causa nucleare perchè questa tecnologia permetteva di affrancarsi dalla schiavitù dei fossili e fare energia con fonti alternative, il che permetteva la massima libertà di critica dei regimi dittatoriali petroliferi. Che poi che l'uranio fosse anch'esso principalmente in mano ai russi e a regimi dittatoriali africani, era un
Nuclearista umanitaria - L'Europarlamentare finlandese Riitta Khorola
dettaglio che i fautori del nucleare umanitario preferivano ignorare... All'epoca la principale fautrice di questa visione del nucleare umanitario era una ambientalista finlandese, l'Europarlamentare Riitta Khorola che apparteneva al gruppo PPE che vedeva con orrore la prospettiva di finire sotto le zampe dell'orso russo per motivi energetici. Del resto il PPE era (ed è tuttora) infestato di nuclearisti (anche non umanitari), e dunque la bella Riitta era in buona compagnia. Ricordo chiaramente che mi scontrai con lei in più di una occasione nel corso della campagna per il 20 20 20 e la dichiarazione scritta sulla terza Rivoluzione Industriale, proprio sul fatto che passare dal petrolio all'uranio significava cambiare  fonte energetica ma non padrone.

Chi invece non aveva nessuna simpatia per il nucleare era un'altra donna, che era da poco diventata cancelliera della Germania. Il suo nome era Angela Merkel.

Appena eletta, volle subito incontrare Rifkin, che aveva letto attentamente  in quanto da laureata in fisica teorica, aveva familiarità con il concetto di Entropia (il primo grande lavoro di Jeremy Rifkin) e si rendeva conto che non esiste sistema energetico più entropico di quello basato sull'uranio portato a migliaia di gradi solo per far arrivare l'acqua di una turbina a 300 gradi (una follia termodinamica).

In vista dell'assunzione della presidenza dell'Unione Europea (primo semestre 2007) la Merkel e Rifkin lavorarono molto insieme, soprattutto in Germania per disinnescare le tendenze nucleari del partito della Cancelliera (e del  paese)  e per illustrare alla comunità scientifica e imprenditoriale tedesca i vantaggi della Terza Rivoluzione Industriale e dei suoi processi energetici a basso o nullo costo marginale (il sole non costa nulla, il petrolio, l'uranio il gas e il carbone invece costano moltissimo).
Rifkin e Merkel a Berlino nel 2007
Rifkin e Zapatero a Madrid nel 2008
  L'invito a parlare ai ministri Europei dell'ambiente a Essen fu la logica conclusione di una strategia che si era articolata durante tutto l'anno precedente sia in Germania che a Bruxelles appunto con la dichiarazione scritta sulla terza Rivoluzione Industriale che fissava l'obiettivo di una Europa post-carbon e post nuclear come il "prossimo grande obiettivo dell'integrazione europea dopo l'allargamento e la moneta unica". Rifkin aveva scritto pagine stupende al riguardo nel suo libro "IL SOGNO EUROPEO".
Va tenuto presente che quello fu un periodo magico in cui la destra della Mekel e la sinistra di Zapatero, divise su molte altre cose, erano invece unite e si riconoscevano entrambe nella necessità di dare all'esigenza di sostenibilità che saliva dall'opinione pubblica europea dell'epoca una risposta duratura e economicamente sensata, e cioè quella che Rifkin proponeva come Terza Rivoluzione Industriale. Zapatero aveva domandato a Rifkin di aiutarlo a redigere la la parte economica del suo programma di governo per la qual cosa Rifkin era spesso a Madrid  come consigliere dell'allora popolarissimo leader della sinistra spagnola (stendiamo un velo pietoso su quello che sarebbe successo di li a pochi anni in Spagna). Insomma l'Europa andava a gonfie vele verso una sostenibilità non generica ma specifica e iscritta dentro le linee guida politiche della Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo sulla Terza Rivoluzione Industriale che parlava di modello energetico distribuito, rinnovabili al servizio dei cittadini e delle PMI, smart grid, idrogeno, trasporti a zero emissioni e costruzioni a energia positiva.
Si tratta esattamente del modello che nel 2014 comincerà ad essere praticamente realizzato nella regione francese del Nord Pas de Calais, (http://www.latroisiemerevolutionindustrielleennordpasdecalais.fr/)  mentre nel resto d'Europa, anche a causa della crisi, le strategie legate al 20 20 20 e al Patto dei Sindaci subiscono uno sviluppo diseguale, e sostanzialmente una battuta d'arresto.
In alcuni paesi (i più avanzati) quali Germania, Austria, Svezia Danimarca Olanda) vanno velocemente. In altri  (più arretrati) come Polonia, Grecia, Italia, Spagna, subiscono il sabotaggio dettato dalle lobby del petrolio e del nucleare, avvelenate contro la strategia del 20 20 20 da cui erano state escluse.

La Commissione Barroso 2  che avrebbe dovuto farsi rispettare in quanto organo esecutivo a guardia della legislazione comunitaria, si rivela debole e ininfluente, così le rinnovabili e le tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale si sviluppano a macchia di leopardo.
Rifkin con Romano Prodi nel 2008
In Italia, nel 2008 cade il governo Prodi, che con il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio all'ambiente era riuscito a far partire la green economy secondo i canoni della Terza Rivoluzione Industriale (nonostante il sabotaggio dell'allora Ministro allo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani), e a creare le premesse per un impetuoso sviluppo occupazionale che stava dando una nuova prospettiva di vita e speranza a centinaia di migliaia di giovani italiani.  Il successivo governo Berlusconi distrugge tutto il lavoro fatto da Pecoraro Scanio. Il Ministro Paolo -colpogrosso- Romani, rocambolescamente assurto dalla televisione pecoreccia alla guida del dicastero economico del governo Berlusconi, con un decreto tristemente famoso che porterà eternamente il suo nome nell'infamia  (il famigerato decreto Romani), si prende la responsabilità di cambiare retroattivamente le regole del sistema di incentivi alle rinnovabili salvaguardando solo i grandi impianti dell'ENEL e dei grandi speculatori finanziari e stroncando il settore dei piccoli impianti familiari e aziendali,  settore che stava crescendo a due cifre l'anno.
Il successo delle rinnovabili cominciava infatti a far tremare ginocchia e gomiti ai monopolisti fossili consapevoli di essere giganti dai piedi di argilla perchè indeboliti dai loro stessi altissimi costi marginali che li avrebbero in breve tempo resi non competitivi con le fonti energetiche di origine solare a costo marginale quasi zero.

Dopo Romani è stato tutto un infernale avvitamento a spirale verso il nucleare (provvidenzialmente stoppato dal referendum in epoca Fukushima) e verso i fossili,  contrariamente alle direttive europee che indicavano invece un percorso virtuoso.
Si passa dall'accoppiata Prestigiacomo/Romani a quella Clini /Passera nel governo Monti, a Zanonato/Orlando nel governo Letta e infine Guidi e Galletti nel governo Renzi in cui si sublima  la strategia assolutamente suicida del governo italiano, completamente antitetica alle direttive europee che mette in corsia preferenziale gli interventi fossili (inceneritori, carbone, gasdotti e trivellazioni) e opera un vero e proprio sabotaggio delle rinnovabili, con eccessi burocratici kafkiani, discutibili revisioni retroattive degli incentivi già concessi, deroghe ad aziendam (anzi ad familiam) delle normative ambientali cogenti in favore dei grandi inquinatori come l'ILVA del gruppo Riva  a Taranto, tassazione della produzione e perfino dell'autoconsumo di energia rinnovabile e impedimento del libero mercato di energia rinnovabile (come invece avviene in Germania, dove il 50% dell'elettricità viene ormai da energia da fonti rinnovabili prodotta al 93% da cooperative di cittadini  e PMI in rete fra di loro mentre i grandi monopoli energetici si accontentano del restante 7 % (questo è in realtà il vero "spread" fra Italia e Germania... ).
Rifkin con Merkel e Juncker a Berlino a luglio 2015
Ma mentre l'Italia annaspa sempre più nelle tenebre petrolifere di un governo guidato da un premier pseudo giovane che abusa ipocritamente del concetto di modernità mentre mantiene la testa  pervicacemente rivolta al peggior passato fossile, in Europa si ritorna a parlare di crescita sostenibile con la Commissione Juncker (seppure fra mille difficoltà e contraddizioni, che sarebbe stupido negare), di economia circolare e di Unione Energetica. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la conferenza che Rifkin tiene al Lussemburgo ai Ministri Europei dell'Energia sulla Energy Union per una riunione dedicata alle "nuove tecnologie energetiche come forza propulsive verso una crescita sostenibile e la creazione di impiego". (per maggiori informazioni sull'evento http://www.eu2015lu.eu/en/actualites/communiques/2015/09/22-info-energie/).

Certo il pacchetto dell'Energy Union presentato a luglio scorso lascia molto a desiderare, ma è perfettibile, e a questo fine riunioni come quella del Lussemburgo sono molto utili.

A questo proposito è bene ricordare che il discorso introduttivo che Jeremy Rifkin è chiamato a fare ai ministri europei non è generico ma è focalizzato sulla "illustrazione di una visione lungimirante sulla transizione dei mercati energetici verso un modello distribuito e collaborativo basato fondamentalmente sulle rinnovabili", come si può vedere dall'immagine sottostante estratta dal programma della riunione.
L'annuncio del tema trattato da Rifkin al Consiglio Europeo Energia del Lussemburgo

Per maggiori informazioni sull'Energy Union Package:
http://www.energypost.eu/highlights-energy-union-package-responses/

Per informazioni sulla partecipazione di Jeremy Rifkin alla riunione informale dei Ministri dell'Ambiente di Essen nel 2007:
http://www.foet.org/activities/FederalEnvironmentalMinistersEssen.htm

Jeremy Rifkin a Firenze nel 2010 durante la sua conferenza all'assemblea annuale dell'ANTER  organizzata da Antonio Rancati




Etichette: , , , , , , , , , ,

sabato 16 maggio 2015

L'ENERGIA SOLARE STA RENDENDO ANTIECONOMICA QUELLA FOSSILE (MA IN TV E' VIETATO DIRLO...)

E' uscito oggi il Rapporto sui Comuni rinnovabili 2015: ormai quasi il 40% dell'elettricità italiana è da fonti rinnovabili. Alla faccia di chi "gufava" che con le rinnovabili non si sarebbe mai arrivati a fare massa critica per le esigenze energetiche di un paese moderno. Attraverso il contributo di oltre 800.000 impianti rinnovabili ormai presenti in tutti gli 8047 Comuni italiani, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014. Ma tutto wuesto non si è riflesso nelle nostre bollette, anzi l'ENEL (e il governo) continuano a "chiagnere e fottere" accusando le rinnovabili dell'esatto contrario (alto costo dell'energia), che è invece dovuto ai loro investimenti in impianti fossili ormai anti economici. Questo risultato è ancora più notevole se si pensa a tutti i bastoni fra le ruote amministrativi, fiscali, ed economici che il governo ha messo alle rinnovabili dalla revisione retroattiva degli incentivi del 2011 alla tassazione dell'autoproduzione del 2014. E al contempo si incentivano e mettono in corsia preferenziale trivellazioni, gasdotti e carbone, quando l'Europa raccomanda di fare esattamente il contrario (ma l'Europa si sa, va assecondata solo se ci impone macelleria sociale e riforme del mercato del lavoro, non se propone politiche energetiche e economiche virtuose e a lata intensità di lavoro). E tutto questo non c'è nessuno che va in televisione a dirlo. E quando dico nessuno intendo dire proprio nessuno. A parte me. Io ci ho provato quando sono stato a Ballarò. Infatti non mi hanno più chiamato...















Per coloro che fossero interessati ad approfondire:

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/13/news/rinnovabili_italia_prima_al_mondo_per_il_solare-114238347/?ref=HRLV-16


RINNOVABILI, ITALIA PRIMA AL MONDO PER IL SOLARE. MA I TAGLI AGLI INCENTIVI FRENANO IL BOOM.
Il rapporto "Comuni rinnovabili 2015" di Legambiente fotografa la crescita dell'energia pulita con 800mila impianti e il 38% dei consumi elettrici. Ma le misure fiscali del governo ostacolano questa rivoluzione nata dal basso. Premiati Campo Tures (BZ), Forlì e Celle San Vito (FG)



ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015"di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guarda: videointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

Leggi: Pasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi |Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.
ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015" di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guarda: videointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

9I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

Leggi: Pasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi | Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.

Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a
 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.



Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a

 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.
 



Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 13 ottobre 2014

LA NOTTE (NUCLEARE) DEI MORTI VIVENTI - COME UNA COMMISSIONE ORMAI A FINE CORSA RILANCIA ILLEGALMENTE IL NUCLEARE di Mario Agostinelli e Angelo Consoli

Questo articolo scritto in collaborazione con Mario Agostinelli, Presidente de L'Energia Felice e membro del Comitato scientifico della Foundation on Economic Trends di Jeremy Rifkin e del Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale CETRI-TIRES, è comparso oggi sul Fatto Quotidiano con titolo "Nucleare e affari di Stato", e intende dare un contributo di analisi e riflessione sulla svolta nuclearista della Commissione Europea uscente.
----------------------------------------------------------------------
Era il dicembre 2006. Su iniziativa del primo ministro spagnolo Zapatero, Jeremy Rifkin incontrò il Commissario agli affari economici Joachin Almùnia che per tutto l'incontro non fece che lamentare il costo eccessivo dell'energia rinnovabile, “Sovvenzionarla rappresenta una distorsione del Mercato” -sosteneva Almùnia- “una tecnologia che non è in grado di stare sul merato da sola, non dovrebbe essere spinta artificialmente dall'intervento pubblico!” Oggi Almunia da Commissario alla Concorrenza, ha proposto di dare il via libera agli ingenti aiuti di Stato che il governo britannico intende dare a una nuova centrale nucleare, che sarà costruita nei prossimi 10 anni a Hinkley Point, per un costo totale di 31,2 miliardi di euro (la più cara della storia) e una potenza di 3,3GW, il doppio dei progetti fino ad oggi messi in cantiere. La scellerata proposta di Almùnia è stata approvata dalla Commissione europea con un drammatico voto che l'ha spaccata in due (10 contro cinque, con un astenuto). I sussidi di stato sono stimati a 20 milardi di euro.
Lo stesso 8 mattina andava in scena l'ipocrita tragicommedia italiana sull’occupazione.
L’Europa della Merkel ci ha abituato a reprimende sugli aiuti che gli Stati fornirebbero ad imprese in crisi per evitare il dramma della disoccupazione (si pensi alle acciaierie di Terni o agli impianti del Sulcis). Ma dietro i giri di valzer milanesi dell’establishment continentale con il neopromosso Renzi – autoproclamatosi giustiziere dell’art. 18 – in cerca di un ruolo, vediamo fra Bruxelles e Roma inquietanti operazioni che riguardano nientemeno che il nucleare futuro e quello passato.
La maggioranza di una Commisione rmai in uscita ( capitanati da Almunia, Barroso, Oettinger, e dall'onnipotente segretario generale Catherine Day, ) si è trovata contro una minoranza qualificata composta dai Commissari all'Ambiente (Potoçik), al Clima (Hedrgaard), alle Politiche regionali (Haan) e la responsabile della Giustizia e diritti fondamentali (Reicherts). Ma hanno tirato dritto mentre un complice silenzio copriva il loro disegno criminoso e oscuro.


E così, in barba alle regole tanto decantate del libero mercato, si è dato il via libera a un aiuto consistente nell'impegno che il governo di Londra prende con gli investitori e costruttori della centrale – inglesi, francesi e cinesi - a finanziare il ritorno dell'investimento, garantendo per 35 anni l'acquisto dell'elettricità generata a un prezzo stabile predeterminato, che sarà indicizzato all'inflazione! Per di più,
la società che costruisce la centrale sarà protetta da qualsiasi modifica legislativa, politica, regolamentare o fiscale (inclusa la tassazione dell'uranio) che dovesse intervenire se, ad esempio, un nuovo governo a Londra cambiasse idea. Il prezzo predeterminato e garantito fa sì che l'investimento sia completamente al riparo dalle variazioni di mercato. Se nei prossimi anni prezzi di mercato dovessero calare, per esempio a causa dell'aumento della produzione di energia rinnovabile, i consumatori britannici dovranno continuare a pagare quello stesso prezzo ancora per decenni.
Al contrario della politica di incentivazione delle rinnovabili che è stata decisa democraticamente dall'Ue nel 2008-2009 (con voto in Consiglio ed Europarlamento su proposta della Commissione), qui è la Commissione, in scadenza a fine Ottobre, che ha preso da sola la decisione a strettissima maggioranza.
La decisione, senza precedenti, sta già suscitando non solo le proteste delle Ong ambientaliste, dei Verdi europei e dei movimenti antinucleari, ma anche l'opposizione di alcuni governi dell'Ue, a cominciare da quello austriaco, irlandese e greco.
E il governo italiano, chiederete, forte in casa di un pronunciamento referendario contro il nucleare? Ha ben altro cui pensare e da raccontare, non solo contro i diritti del lavoro e dell’ambiente (torneremo sull’incredibile Salvitalia), ma addirittura sugli affari ancora da incassare sulle scorie e il decomissioning del nostro lascito nucleare.
All’ISIN, l’Istituto che, secondo la nuova normativa, dovrebbe sovrintendere e coordinare tutta la fase della dismissione degli impianti nucleari e della costituzione del deposito di superficie dei rifiuti radioattivi, il Governo avanza la proposta di Antonio Agostini, consigliere dei ruoli della presidenza del Consiglio dei ministri, un uomo legato all'apparato organico del vecchio potere politico e che - questo è l'aspetto più grave, non ha alcuna competenza in materia. Si tratta di un ruolo dal quale deve essere garantita a ogni passo informazione completa e adeguata e trasparenza delle decisioni. Ma tant’è: il cambiamento si dice ma non si fa. Come nel caso di sorprendente di Tiscar, nuovo e inaspettato direttore generale della presidenza del Consiglio, uomo di CL e fedele di Formigoni, da sempre favorevole alla privatizzazione dell’acqua. Insomma: il cambiamento e il metterci la faccia, da Bruxelles a Roma, anche quando il popolo ha detto la sua coi referendum, ha sempre il sapore degli affari.

Per maggiori informazioni si prega di consultare i link seguenti:



http://www.wallstreetitalia.com/article/1748373/via-libera-commissione-ue-ad-aiuti-di-stato-al-nucleare-in-gb.aspx

http://planetark.org/wen/72306

A questo link si può vedere tutta la conferenza stampa di presentazione della decisione di approvare "l'aiutino nucleare" di Almùnia, Un imbarazzatissimo Commissario alla Concorrenza si confonde, farfuglia, e esita sotto i colpi delle domande di mio fratello Lorenzo Consoli,  dal minuto 8:30 in poi.

http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I093626













Etichette: , , , , , ,