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domenica 24 marzo 2013

Pietro Mennea, amico e campione 200 metri sopra il cielo (in 19"72)

"Ragazzi mi raccomando non mettete i manifesti, che se lo sa Carlo, cud m'accit...!" (1)  
Pietro era molto preoccupato nello spogliatoio dello Stadio di Adelfia prima della partita Giurisprudenza vs Agraria del torneo inter facoltà dell'Università di Bari.
L'organizzatore factotum, allenatore, magazziniere della squadra di Giurisprudenza il bidello Gazzillo,  rispose in Adelfiese stretto (dialetto di Adelfia), "Nan't sce 'ncarecann, Piè!" (2)  E mi strizzò l'occhiolino dandomi il paccone delle maglie della Juventus donate a Pietro Mennea dall'Avvocato Agnelli per Dio solo sa quale ragione. Da romanista sfegatato non indossavo volentieri la maglia dei ... "gobbi", ma rispetto al set di maglie tradizionale tutto sgualcito e rappezzato, quelle magliette originali, nuovissime, devo ammettere che avevano il loro fascino. E poi avevano anche i numeri (nel 1980 era raro, mentre ancora non si usavano nomi del giocatore sul retro e il logo dello sponsor sul petto). 

Pietro era già un atleta famosissimo perchè aveva già fatto quel record di 19"72 sui 200 metri che resisterà per ben sedici anni, finché non verrà superato da Michael Johnson, ma non disdegnava di farsi una partitella con gli amici della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bari, anzi adorava il calcio, specialmente quando c'era da affrontare gli avversari di sempre, la temibilissima Agraria. Lo avevo conosciuto l'anno prima. Lui aveva 5 anni più di me e era già laureato in Scienze politiche che all'Università di Bari era accorpata a Giurisprudenza nella stessa facoltà. Ma voleva prendere anche la Laurea in Giurisprudenza "perchè nella vita non si sa mai, dovesse andarmi male con lo sport, potrei sempre fare l'avvocato" mi aveva spiegato quando mi era stato presentato dal professor Gaetano Veneto, Ordinario di Diritto del Lavoro, allievo di Giugni e della Scuola che aveva studiato e redatto lo Statuto dei Lavoratori. 


Il professor Gaetano Veneto oggi
"Pietro, ce cazz' ve' discinn (3) , ormai hai vinto tutto quello che potevi vincere, sei l'atleta più famoso del mondo..." Gli aveva ribattuto Ninni (lo chiamavamo così tutti noi laureandi). 
"Ma no Ninni, tu non hai idea di quanto ci sia ancora da fare, ho appena cominciato"... Aveva risposto l'uomo più veloce del mondo con una grandissima umiltà e a sentirgli pronunciare queste parole non si sarebbe detto che a parlare era il detentore del titolo Europeo sui 100 mt. mondiale, sui 200,e anche dell'oro olimpico conquistato a Mosca nell'estate precedente. 
La Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche di Bari oggi
Io e Pietro dovevamo laurearci in Diritto del Lavoro nella stessa sessione, il giorno del suo onomastico San Pietro e Paolo del 1981. Perciò Ninni aveva pensato di farci incontrare e scambiare qualche idea sui nostri rispettivi lavori. Poi impegni sportivi lo costrinsero a rimandare, mentre io mi laureai puntualmente il giorno di San Pietro e Paolo del 1981. 
Ma torniamo a pochi mesi prima, in quel marzo del 1981. Negli spogliatoi dello stadio comunale di Adelfia, il bidello Gazzillo aveva fatto la formazione. Incredibile a credersi per una Facoltà di 11.000 studenti, ma difficilmente si riusciva a raggiungere 11 giocatori alle partite,  anzi spesso si giocava anche in 10 e in 9. Per cui io ero sempre titolare. Solo che non sempre era disponibile la mia posizione preferita, il 7, esterno destro (all'epoca si diceva "ala destra", e non c'è niente da ridere, allora avevo 35 chili in meno e una discreta agilità con la palla  :-p )
Gazzillo mi si avvicinò e mi diede la maglia nr 6. "Scusa, ma mi metti a mezzala?" gli domandai delusissimo. "E che vuoi giocare tu a 7, e Pietro che faccio lo metto in porta?" Rispose sarcastico Gazzillo. Vista la  mia delusione Pietro intervenne e disse "Va bene Gazzì, fammi giocare a me a mezzala, e Angelo davanti". Allora subito mi resi conto che stavo esagerando e dissi "No no Pietro va bene così scusa, ma che scherzi? Gioca tu all'ala!" Ma Pietro rispose subito, "No Angelo tu giochi all'ala e io parto da più dietro, basta che tu ti allarghi quando mi vedi arrivare. E poi mi passi la palla! E mi strizzò l'occhio! 
Tonio, che era il centravanti, aggiunse ridendo: "Pietro, più che allargarsi Angelo quando ti vede arrivare dovrebbe scansarsi per non essere preso nel risucchio!" Lo spogliatoio esplose in una risata. 
Quella partita finì 4 a 3 per noi. Quelli di Agraria erano fortissimi, ma Mennea ce l'avevamo noi. Fece una tripletta. Ogni volta che toccava palla era uno spettacolo. Non era solo veloce, era un vero giocoliere. Nascondeva la palla all'avversario, dribblava stretto e nessuno osava fargli fallo per non rischiare di compromettere i garretti di un monumento dello sport nazionale. 
Dopo quella partita non si vide più alle partite del torneo interfacoltà:  Carlo (Vittori, il suo allenatore) nonostante le precauzioni, era venuto a sapere che aveva giocato a pallone e pare che fece un tale casino che le urla si sentirono in tutto il campo di allenamento.
Poi dopo la laurea andai a Roma e poi a Bruxelles. E fu proprio là che lo rividi nel 1999. Nel frattempo lui infatti era entrato in politica e era stato eletto Eurodeputato con l'Asinello (i Democratici, formazione antesignana e diversa dell'attuale Partito Democratico nonostante la quasi omonimia). 

Ci rivedemmo e ci frequentammo per un po' al Parlamento Europeo. Un giorno del 2001 gli domandai di venire a fare da testimonial al torneo internazionale dei bambini (in Belgio la categoria dei "Diablotins" -i Diavoletti, corrispondente a quello che in Italia sono i Pulcini), organizzato da Robert Van Bemptem, il Presidente della storica squadra dilettantistica di Bruxelles Saint Michel, dove giocava mio figlio Peppino. Robert era un benemerito quasi novantenne, ma con l'energia di un ragazzino, che dedicava tutto il suo tempo (e la sua pensione...) a organizzare ben 18 squadre giovanili del Saint-Michel che giocavano "ogni maledetta domenica", la metà in casa (nel celebre campo sportivo erba e sabbia del College Saint Michel, a Etterbeek), e la metà fuori casa, e lavorava tutto l'anno per preparare il torneo internazionale fra "Diablotins" del Belgio della Francia della Germania, della Spagna, del Portogallo.  
Il torneo Internazionale dei "Diablotins" a Bruxelles

Tentammo di far partecipare la squadra dei "Pulcini" di San Lorenzo di Roma, ma non fu possibile perchè i genitori erano troppo diffidenti, e a parte l'ottimo Riccardo Fiorani che si era battuto per convincere il management della squadra e tutti gli altri genitori, (e con il quale poi è nata una amicizia stretta che perdura tutt'ora), nessuno volle mandare il figlio a fare questa fantastica esperienza a Bruxelles. Comunque quell'anno il Torneo Internazionale dei Diablotins, anche senza la squadra romana,  si tenne con due testimonial d'eccezione. 
Uno fu Pietro Mennea, che diede il simbolico calcio d'inizio della finale del torneo, l'altro fu Enzo Scifo, calciatore Italo-Belga che all'epoca si era ritirato a gestire un ristorante a Waterloo ("Le  1815") ma era ancora molto popolare. Questa fu una delle ultime soddisfazioni di Robert Van Bemptem, che morì l'anno dopo. 
Ricordo che portai Pietro Mennea a cena al ristorante di Enzo Scifo insieme a Robert Van Bemptem e con il mio carissimo amico Emiliano Alonso, anche lui padre di due bambini che giocavano nel Saint-Michel. Emiliano era stato uno splendido centrocampista nella squadra degli stagiares della Commissione Europea con cui avevo giocato per i primi due anni della mia permanenza a Bruxelles (1985, 1986). Emiliano metteva gli avversari a sedere con due finte consecutive, e da centrocampo apriva squarci nelle difese avversarie con dei lanci da urlo. Purtroppo all'epoca non c'erano videofonini o telecamere e perciò di quelle gesta calcistiche è rimasta solo qualche sbiadita fotografia.  Quella sera del 2001, a cena con Enzo Scifo e Pietro Mennea all'ombra della collina "memorial" di Waterloo con il leone di bronzo fatto con la fusione dei cannoni di Napoleone, fu una delle più belle della mia vita a Bruxelles, e la ricordo ancora con l'orgoglio di averla organizzata e il rimpianto per chi non c'è più. 
Pietro Mennea negli anni 90
Con Pietro Mennea ci rivedemmo ancora, sia a Bruxelles che a Roma dove ci incontrammo un po di volte perchè lui aveva lasciato il movimento politico dell'Asinello e voleva cercare di coinvolgermi nel suo nuovo progetto politico "liberal", il cosiddetto "Partito della Bellezza", al quale io mi sottrassi con grande rapidità quando capii che c'era dietro Vittorio Sgarbi. :-( 
Pietro Mennea fa lo sprint con i bambini in una scuola

Feci fiamme e fuoco per convincere Pietro a rientrare nei ranghi del Centro Sinistra e mi rimane il rimpianto di non essere riuscito a dissuaderlo  dal bruciare l'enorme capitale politico guadagnato come Europarlamentare specialmente nel campo dello sport di base e le attività sportive per i bambini per i quali Pietro aveva una vera adorazione.  Quel progetto politico fu un grande fallimento e non riuscì a eleggere nemmeno un deputato alle elezioni del 2004, e la  credibilità politica di Pietro (già duramente provata dalla discutibile decisione di presentare la sua candidatura con Forza Italia a Sindaco di Barletta nel 2002, naufragata addirittura al primo turno), ebbe il colpo definitivo, seppellendo le sue residue ambizioni politiche. Pietro continuò a seguire lo sport di base e a battersi per esso e a fare i procuratore di calciatori con alterne fortune. 
Ci rivedemmo brevemente nel 2010 a un convegno sullo sport di base del Comune di Roma, giusto il tempo di salutarci per pochi secondi, prima che venisse risucchiato in vortici di attività para sportive.  
Oggi Pietro è 200 metri sopra il cielo dove la sua anima è arrivata in un tempo record, diciamo in 19"72...

(1) Traduz. dal barese: "Ragazzi mi raccomando non fate troppa pubblicità, che se lo viene a sapere Carlo, mi uccide..."

(2) Traduz. dal barese "Non preoccuparti Pietro!"

(3) Traduz. dal barese "Pietro che cazzo vai dicendo?"



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