venerdì 31 maggio 2013

I peggiori anni della nostra vita (Alemanno)

Mino Dinoi
Aledanno, Alemagno, Romanzo Comunale, Romanzo Capitale. La saggistica si è sbizzarrita per descrivere la Roma dell'era Alemanno. 
Oggi ho ricevuto comunicazione dall'amico Michele Baldi, consigliere regionale del Lazio con la lista Zingaretti e leader del movimento per Roma che aveva appoggiato Marchini alle comunali, che  per il ballottaggio ha deciso di appoggiare Marino per  "evitare la riconferma del peggior sindaco della storia di Roma". 
Il Movimento, in caso di vittoria di Marino, porterebbe in Consiglio Mino Dinoi, un imprenditore impegnato nel sociale e una persona di cultura che ha messo la Green Economy e Territorio Zero (www.territoriozero.org) nel suo programma.  Sono sollevato dal vedere che Marchini tiene fede alla sua promessa di non appoggiare Alemanno al secondo turno. Per questo vorrei portare un po' d'acqua al sempre attivissimo mulino di Michele Baldi aggiungendo una mia personale motivazione all'affermazione che  "Alemanno è il peggior Sindaco che Roma abbia mai avuto".

Nel 2009 io portai a Roma Rifkin e il suo gruppo di 50 esperti mondiali di tecnologie energetiche rinnovabili, idrogeno, trasporto a zero emissioni, ristrutturazione energetica e edifici a energia positiva, smart grids, trasporto sostenibile etc. Quel gruppo lavorò sodo insieme al gruppo romano coordinato da Livio de Santoli e in sei mesi produsse uno splendido documento, il Master Plan per una Roma post carbon e biosferica,  (scaricabile qui http://cetri-tires.org/press/2012/master-plan-di-roma-in-italiano/?lang=it

Questo piano prevedeva di fare di Roma la capitale mondiale dell'energia sostenibile, decarbonizzandola totalmente in meno di 50 anni, creando il "parco della Biosfera nell'agro romano con vivai, banche dei semi,  impianti modernissimi di refrigerazione solare e irrigazione fotovoltaica, cooperative di giovani agricoltori certificate dallo Slow Food che vendono i loro prodotti in centinaia di mercati diretti e gruppi di acquisto senza filiera speculativa, per garantire il rapido ritorno della capitale alla sovranità alimentare, la creazione di una rete di migliaia di piccole e medie imprese fornitrici di servizi energetici integrati al alto valore aggiunto e la possibilità per ogni romano di farsi e scambiarsi la propria energia in una specie di internet del'energia che in piccolo è stata già realizzata da Livio de Santoli come energy manager a "La Sapienza" (Livio era coautore del piano ed è coautore, non a caso del libro/manifesto "Territorio Zero"). 

Fu un periodo di grande esposizione mediatica positiva per il neo eletto sindaco Alemanno, che certamente contribuì non poco ad attenuare e depistare l'attenzione dei media sulla nascente parentopoli e tutti gli altri scandali ben sottolineati da REPORT ultimamente. 
Grande fu l'eccitazione anche da parte nostra perchè credemmo davvero che sotto la gestione Alemanno si sarebbe realizzata la Roma della biosfera, tanto che io aiutai Jeremy Rifkin a scrivere un capitolo sul libro "La Terza Rivoluzione Industriale", che si intitolava proprio "La biosfera di Roma", e metteva in ottima luce le intenzioni di Alemanno, che sempre con Livio de Santoli, sia dopo il Master plan che dopo il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile continuammo ad  


assistere per ben due anni consecutivi nella presentazione a Bruxelles nelle cerimonie del Patto dei Sindaci in aula della plenaria del Parlamento Europeo In particolare e sempre per la immeritata gloria mediatica del nostro,   il PAES,(Piano di Azione per l'Energia Sostenibile, un piano che va fino al 2020 nel frattempo elaborato dalla equipe universitaria di Livio e dagli esperti del CETRI TIRES da me coordinati), fu giudicato dal responsabile del Patto dei Sindaci, "uno dei migliori fra le centinaia presentati" (come conferma questo video http://www.youtube.com/watch?v=yxS5hht0BGA)

Poi?...
Il nulla!
A due anni del PAES e del Master Plan di Rifkin non si sa più nulla.
Alemanno dimenticò completamente gli impegni che aveva preso con l'Europa, la cittadinanza, e Rifkin, che addirittura si permise di snobbare in occasione della presentazione del libro a Roma che io volli organizzare coinvolgendo anche Guglielmo Epifani,  al Campidoglio in suo onore (e non sai quanto me ne sono pentito) e a cui arrivò con 2 ore di ritardo ripartendo in anticipo  senza tener fede all'impegno di tenere un incontro con Rifkin (non ho mai conosciuto un amministratore che eviti di incontrare Rifkin mentre ne conosco migliaia che farebbero carte false per una discussione di 5 minuti con lui). 

Dopo di quell'evento accettai anche di partecipare a un dibattito alla festa  Atreju al Colosseo dove c'era anche Pisapia, 

Ci pensai bene prima di accettare perchè si trattava sempre della festa degli ex fascisti. Poi accettai sia perchè Giorga Meloni (tutto sommato una deii migliori ministri dell'allora governo Berlusconi) insisteva con una gentilezza irresistibile, sia perchè c'era comunque anche Pisapia, sia perchè, non lo nego, ero anche animato dalla speranza di  poter riprendere le fila del discorso interrotto con Alemanno.
 Avevo urgente bisogno di trovare   e  delle spiegazioni plausibili da offrire a Rifkin sul comportamento di Alemanno  e sulla scomparsa delle prospettive di Terza Rivoluzione Industriale indicate nel Master Plan e nel Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile. 


Il dibattito fu serrato e ricordo che i giovani di Atreju mi applaudirono più volte a scena aperta, a conferma che, come dice Rifkin, la Terza Rivoluzione Industriale non è ne di destra nè di sinistra, ma è una prospettiva di intelligenza umana che non può non piacere a chi sia dotato di un minimo di onestà intellettuale, perchè l'dea della redistribuzione delle ricchezze attraverso un modello energetico distribuito, l'idea dell'internet dell'energia in cui ciascuno diventa protagonista e non solo fruitore dell'energia, sono principi di buon senso e non sono divisivi. La mia speranza di "acchiapparlo" durò poco. 

Anche in questa occasione il simpaticone mi sfuggì dandosi alla macchia subito dopo aver finito il panel sul palco, ma non mi lamento perchè questa manifestazione mi diede modo di conoscere un gran signore come Pisapia che era appena stato eletto a Milano e con il quale scambiammo numerose opinioni ed impressioni sulla situazione politica generale e sulla possibilità di fare un incontro con Rifkin a Milano, cosa che poi effettivamente avvenne l'anno successivo.


Ma non finisce qui. Alemanno  e il suo assessore all'ambiente, l'anno successivo, organizzarono una manifestazione  per presentare un non meglio identificato  "manifesto sula sostenibilità ambientale per Roma", che rappresentava una tardiva e costosa ripetizione del Master Plan di Rifkin (ma molto peggiore naturalmente) a proposito del quale venni interpellato dai giornali manifestando sconcerto e perplessità. Dissi che era venuto il momento di passare dal dire al fare, dai manifesti alle realizzazioni concrete perchè  c'era (come c'è ancora)  un Master Plan, e un PAES da realizzare per dare ai Romani quel sogno della Roma della Biosfera, che invece è rimasto nel cassetto 
(http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/15/news/nasce_il_manifesto_per_sostenibilit_polemica_e_il_master_plan_di_rifkin-31601356/ )

Ma il bello dei sogni nel cassetto è che possono sempre essere tirati fuori se c'è la volontà politica di farlo. 

E infatti, in conclusione, caro Michele, quando ho incontrato Rifkin il mese scorso per il master Plan in Francia, e lui mi ha domandato cosa stesse succedendo per il piano d Roma, e se doveva pentirsi di aver dato credito a futura memoria ad Alemanno nel libro, gli ho risposto che Alemanno era stato un errore ma che i romani avrebbero presto provveduto a ripararlo e che il capitolo sulla "Biosfera di Roma" sarebbe presto comunque diventato realtà grazie al prossimo sindaco, sia esso Marchini (che nel frattempo avevo incontrato a Ballarò ottenendo rassicurazioni in tal senso) sia esso Marino. Adesso pare che sarà Marino, con il contributo di Marchini e di Di Noi. Bene! 





Roma ha diritto a veder partire un sogno che però è anche un piano lungimirante e concreto che libera risorse per asili, assistenza, reddito di cittadinanza, manutenzione pubblica, generando risparmi grazie all'efficienza energetica e che crea da subito migliaia di posti d lavoro, facendola diventare la prima capitale mondiale a emissioni zero, rifiuti zero e chilometri zero. 

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giovedì 29 novembre 2012

Primarie e Green Economy

Prendo atto che la cosiddetta Green Economy viene utilizzata come l'accessorio di lusso da indossare quando si vuol fare bella figura dai candidati del centro sinistra (del centrodestra non parlo perchè ormai è in rianimazione). Però non posso non constatare che il vostro partito, cari Bersani e Renzi, sta appoggiando un governo greeneconomycida, preda di un riflesso pavloviano verso gli interessi e le posizioni espresse dai monopoli dell'energia, un governo che si vanta di una liberalizzazione all'amatriciana, per cui è possibile fare una Srl in 36 ore, ma se quella Srl vuole poi ottenere un allaccio ENEL per un impianto fotovoltaico, può aspettare 180, 240 e perfino 560 giorni, perchè questo governo non mette mani al conflitto di interesse dell'ENEL che gestisce la distribuzione elettrica. 

Un governo che ha introdotto burocrazia inutile per i piccoli impianti, con la scusa di evitare una speculazione sui grandi impianti (dei loro amici)  che invece si è già mangiata tutto il mangiabile. Un governo che non si vergogna di fare l'obolo del "capacity payment" ai grandi gruppi energetici, (che a loro volta non si vergognano di domandarlo) facendo pagare alla collettività le disastrose scelte industriali di ENEL, EDISON & Co (nessuno ha loro prescritto di investire in tutte queste centrali fossili, anzi volevano fare pure 10 centrali nucleari!). Per non parlare della follia di nuove esplorazioni petrolifere mentre le poche coraggiose imprese italiane come la Solsonica arrancano in mezzo a mille difficoltà stritolate dal proprio governo prima ancora che dalla concorrenza cinese (forza ing Mutti, resista!). L'Energia è un settore che "tira" nonostante la crisi. Adottare un nuovo modello industriale ad alta intensità di lavoro basato sulle tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale (Green Economy sì ma distribuita, per le PMI non centralizzata per i grandi gruppi) significa rimettere in piedi l'economia reale. Ma questo governo sta facendo esattamente il contrario. Eppure avrebbe dovuto capire che non è vero che le rinnovabili sono costose, anzi al contrario fanno crollare il prezzo dell'energia (ricordate le tabelle del GME con il prezzo a zero a Pasqua grazie al fotovoltaico?). Su tutto questo i candidati del PD hanno nulla da dire?



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sabato 20 ottobre 2012

STRATEGIA ENERGETICA? NON CON QUESTO GOVERNO, GRAZIE!



Dopo tanto inutile starnazzare la gallina fece l'uovo. E sarebbe stato meglio di no!  Il 16 ottobre il governo Monti ha presentato la”strategia energetica nazionale”/piano integrato UE - 2020, come nei migliori film di Mel Brooks: aperta la porta, visto il mostro, emesso l'urlo, chiusa la porta!

Del resto da un governo con un Ministro come Passera che è perfino arrivato a farci rimpiangere Romani, non potevamo aspettarci che una strategia in linea con la contro-rivoluzione energetica che l'Italia ha messo in atto negli ultimi mesi con la successione fulmicotonica di provvedimenti intesi a ammazzare la green economy e restituire il controllo totale dell'energia ai monopoli:
1) la burocratizzazione dei piccoli impianti rinnovabili e l'azzeramento dello scambio sul posto;
2) il capacity payment per tenere ancora accese le centrali convenzionali e garantire un sussidio economico pubblico a ENEL & CO. per le loro scelte industriali sciagurate (nucleare, sovrapproduzione elettrica, over capacity, strozzature distributive etc); 
3) il via libera a trivella selvaggia senza nessun senso nè economico nè energetico, spacciato per sovrappiù come provvedimento per la crescita (applausi-sipario!);

Eppure la lettera del Direttore Generale dell'Energia della Commissione Europea Philippe Lowe, al suo omologo italiano Leonardo Senni raccomandava tutt'altro. Ma  evidentemente per questo governo di europeisti alle vongole, l'Europa va bene solo quando permette di nascondersi dietro alle sue direttive per stroncare i diritti dei lavoratori e la spesa sociale, mentre le sue raccomandazioni energetiche possono benissimo essere usate come carta igienica! 
Sul piano formale poi, la tanto attesa strategia energetica nazionale non è nemmeno un provvedimento legislativo, ma si è scelta  la forma dell'indirizzo che non diventerà mai legge in questa legislatura e dunque sarà lasciato in eredità (avvelenata) ai governi futuri. E meno male!!! Perchè  queste  “Linee guida“ sono un vero disastro:  si scorge in esse la determinazione tutta liberista ad eliminare gli ultimi vincoli istituzionali per dare via libera ai mercanti energetici, padroni di devastare,inquinare, e fare profitti con la salute, il territorio, l'acqua e l'aria di tutti i cittadini (caso Taranto docet!) Tanto poi c'è sempre un ministro venduto, disposto a dichiarare, in provvedimenti compiacenti ai limiti della connivenza, che i limiti di legge sono rispettati ! 

Più in dettaglio le 116 pagine del documento S.E.N. prevedono  
1 - la modifica all’117 della Costituzione, eliminando i poteri delle Regioni in materia energetica e ri attribuiti al potere centrale del governo (evviva il federalismo!);
2 - iter autorizzativi semplificati e il superamento dei vincoli ambientali indicati da VIA , AIA..
3 -  il superamento dei limiti-soglie inquinanti, delle distanze territoriali-marittime, dei piani paesaggistici
4 - la concessione di un cofinanziamento statale all'iniziativa privata inerente le “linee guida”

Questo ultimo capitolo è rivelatore del  “conflitto di interessi” del governo-imprenditore  (detiene circa il 30%  in Enel e Eni), regolatore (nomina le authority di intesa col Parlamento)  e "privatizzatore selvaggio" del settore. In queste condizioni può un governo rispondere all’interesse generale del Paese anzichè agli scopi privatistici di azionisti e CdA, finalizzati al massimo profitto, scopi che qualificare meritevoli del finanziamento pubblico è quanto meno azzardato?

L'eredità avvelenata della  “Strategia Energetica Nazionale” del governo Monti ai suoi successori, lede profondamente oltre alla Costituzione, anche i più elementari prinicipii di democrazia perché procede senza pudore nell’incentivazione dell’iniziativa privata tramite finanziamenti pubblici, peraltro eliminando gli ultimi vincoli di tutela ambientale e sanitaria.
In particolare il “ piano” prevede i seguenti indirizzi devastanti :
1) far diventare l’Italia l'HUB/SUD- UE del Gas , attraverso lo scempio inutile e costoso di altri gasdotti , di oltre 11 rigassificatori e 18 grandi depositi ;
2) sostenere il raddoppio della produzione nazionale di idrocarburi, attraverso le centinaia di concessioni a trivellare fondali e territori, in gran parte della fascia adriatica e della Sicilia devastando gli equilibri deilicati degli ecosistemi di fondale:
3) incentivare la produzione di agrocombustibili (falsamente chiamati “bio”) attraverso la sottrazione di milioni di ettari di suolo agricolo per l’alimentazione, finalizzati ad uso industriale e per la diffusione di colture OGM;
4) far passare sotto il titolo “efficienza energetica”, il recupero e la valorizzazione dei rifiuti attraverso la "termovalorizzazione“ in quanto  "obiettivo primario in questo campo”;
5) finalizzare ed incentivare la Ricerca per alcune priorità, tra cui spiccano quella sui “biocarburanti di 2° generazione; la cattura e il sequestro della CO2 (bufala planetaria!); il riordino in tal senso dell’Enea.”

Infine il governo, con il copioso documento, gioca la carta della “ partecipazione”  dando il via alla  “consultazione pubblica via web fino al 30/11”(basta ciccare su Ministero Sviluppo Economico), sostenendo di recepire consigli, contributi, anche critici. "Com'è democratico lei!" bisbiglierebbe Fracchia torcendosi le mani in ginocchio davanti al capufficio Monti e al tirapiedi Passera.
Aldilà delle furbizie del governo, dopo la “consultazione” che non avrà alcun risultato pratico sul piano legislativo, e dopo attento studio della sedicente strategia con i 5 indirizzi di cui sopra – è chiaro che non è con questa classe politica che riusciremo a fare quello che è stato fatto in altri Paesi, vedi in Germania, con la Merkel, che è di destra ma non è scema. E che invece bisogna fare, non perchè siamo degli ambientalisti irragionevoli e sfegatati ma perchè il mondo sta cambiando e l'energia pure, anzi è il cambiamento energetico che sta determinando il cambiamento del mondo. In una Europa che sarà post carbon al 2050, l'industria più competitiva sarà quella basata sulle tecnologie solari di terza rivoluzione industriale. L'Europa lo ha detto chiaramente la settimana scorsa nella sua Comunicazione sulla nuova politica industriale (http://cetri-tires.org/press/2012/unindustria-europea-piu-forte-per-la-crescita-e-la-ripresa-economica/?lang=it). Dal nostro governo ci saremmo aspettati una strategia per creare le filiere che creino in Italia, Paese di immense risorse energetiche rinnovabili, una leadership industriale capace di valorizzare le nostre PMI sui mercati  modiali dei servizi energetici integrati di Terza Rivoluzione Industriale.
Ma il nostro governo continua a guardare al passato, mentre i paesi che si stanno attrezzando con le filiere tecnologiche energetiche del futuro (vedi Germania, ma anche Cina, Corea, India, Brasile e perfino il Marocco) diventeranno i market leader. E noi diventeremo i loro compratori. Così ripeteremo l'errore del conto energia in cui, per non aver creato le filiere nazionali, abbiamo regalato decine di miliardi a investitori lussemburghesi o americani, che hanno riempito di pannelli cinesi o tedeschi e torri eoliche danesi o spagnole il nostro territorio lasciando a noi le briciole!
E poi chiudendo le porte a buoi scappati, quando avrebbero potuto crescere le piccole e medie imprese. Con questa classe politica l'Italia non avanzerà mai perchè si continua a privilegiare l'interesse di pochi a discapito delle necessità di tutti. E sia chiaro che non ce l'ho solo con Berlusconi, Romani o Passera, ma anche con quei presunti innovatori del centro sinistra che avrebbero potuto e non hanno voluto. Vale la pena ricordare che la creazione di filiere incombeva a un ministro che si chiamava Bersani, che però si è ben guardato dal mettere in moto un processo liberatorio di questo tipo. Per questo l'energia va utilizzata come arma contro! Contro tutta la classe politica affamatrice corrotta, nuclearista e inceneritorista (le cose sono tutte legate). A aprile tutti a casa!

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