mercoledì 6 dicembre 2017

La Quarta Rivoluzione Industriale non esiste.

"Angelo ma che ca@@o è la QUARTA rivoluzione industriale?"

Da un po' di tempo si intensifica l'appello a chiarire il rapporto fra la Terza Rivoluzione Industriale annunciata da Jeremy Rifkin con il libro "La Fine del Lavoro" nel 1995 e poi delineata con grande chiarezza nel libro omonimo del 2011, e la strombazzatissima quarta rivoluzione industriale.




Mi sono dunque risolto a intervenire sul tema per fare chiarezza, spazzare via le mistificazioni e riportare la Chiesa al centro del villaggio.

Ma andiamo per ordine.

Nel 2016, un certo Klaus Schwab, economista tedesco assurto agli onori della cronaca più che per meriti accademici, per il suo frenetico attivismo pro multinazionali sublimato nell'invenzione World Economic Forum di Davos, (un appuntamento annuale più ricco di soldi che di idee), scopre con vent'anni anni di ritardo e un bagaglio culturale notevolmente più limitato,  la rivoluzione tecnologica della quale Rifkin ci parla fin dal 1995 con il libro "La fine del lavoro" e non potendola chiamare "Terza Rivoluzione Industriale", terminologia ormai ufficialmente riconosciuta come rifkiniana, con una prodigiosa impennata di originalità,  la chiama "Quarta Rivoluzione Industriale".
Questa terminologia, in associazione alla idea di Industria 4.0 (che però è tutt'altra cosa), ha contribuito grandemente a creare una confusione non so fino a che punto accidentale piuttosto che  voluta sulla questione.

Il fatto che il più strombazzato appuntamento del neo ultra liberismo mondiale fosse imperniato sulla "Quarta Rivoluzione Industriale" non mancò di suscitare la ilare curiosità di molti fra i  collaboratori della Fondazione di Rifkin (me compreso) che glielo fecero notare.

E fu così che Rifkin, non senza qualche perplessità iniziale, decise di intervenire sull'argomento e lo fece da par suo a gennaio 2016 con un articolo sull'Huffington Post dal titolo abbastanza esplicito: "The fourth industrial revolution does not exist" (poi cambiato in un più diplomatico "The 2016 World Economic Forum misfires with its Fourth Industrial Revolution Theme (l'articolo può essere letto al link in fondo pagina).

Faccio mio quel titolo e ripeto:

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NON ESISTE!

In realtà tutta questa fretta nel voler  passare alla quarta senza che la terza sia nemmeno incominciata realmente, è piuttosto sospetta perchè la Terza Rivoluzione Industriale è appena cominciata e dichiararla frettolosamente esaurita per precipitarsi nella quarta tradisce un'ansia di cancellazione degli aspetti socialmente più qualificanti di questa grande trasformazione epocale.

Infatti, dico preliminarmente che, a tagliarla con l'accetta, la Quarta Rivoluzione Industriale non è altro che la Terza, con la sottrazione della sharing economy e tutti quegli aspetti qualificanti di un nuovo modello sociale di redistribuzione della ricchezza che Rifkin auspica e che agli amici di Schwaub fa invece molta paura.

Prosumer energetico? Ma volete scherzare? Qui non si deve destabilizzare il modello fossile centralizzato e verticistico: da una parte il mercato monopolistico con i suoi incumbent operators che fanno come gli pare e i prezzi che gli pare, dall'altra i consumatori, popolo bue relegato al ruolo passivo di compratore di un servizio offerto dagli "specialisti dell'energia Volete davvero alterare una situazione così vantaggiosa per i grandi gruppi energetici ?". Prosumer?!? Ma fate il piacere! 

Ecco in sintesi la verità sulla Quarta Rivoluzione Industriale.

A leggere attentamente le tesi di Schwaub (consultabili a questo link) ci si rende subito conto che si ha a che fare con una indecorosa operazione di scopiazzatura sciatta e superficiale di una teoria molto più complessa e articolata principalmente di Jeremy Rifkin.

Infatti, si legge nell'articolo "Manifesto" della Quarta Rivoluzione Industriale pubblicato da Schwaub  nella rivista Foreign Affars e riprodotto in fondo alla pagina, "  the inexorable shift from simple digitization (the Third Industrial Revolution) to innovation based on combinations of technologies (the Fourth Industrial Revolution)“. 

In altre parole, secondo l'ineffabile economista tedesco, la terza Rivoluzione Industriale rappresenta l'era digitale, mentre la quarta sarebbe l'era della innovazione basata sulla combinazione di tecnologie. 

Qualcuno ci ha capito niente? 

In realtà nella sua foga di dichiarare ufficialmente chiusa la Terza Rivoluzione Industriale onde evitare che a qualcuno venisse in mente davvero di dare potere ai cittadini  tramite le nuove tecnologie digitali, Schwaub non si rende conto che la sua Quarta Rivoluzione Industriale non si tiene in piedi concettalmente, perchè non si differenzia in niente dalla Terza.

Lui individua alcune differenze che giudica sostanziali in grado di giustificare un salto paradigmatico, ma si tratta solo di trascurabili variazioni quantitative dell'intensità e della velocità di evoluzione della tecnologia, non nuove tecnologie. 


La transizione fra rivoluzioni industriali non è contrassegnata da un elemento quantitativo, ma è qualitativa e si verifica quando c'è una convergenza fra nuove tecnologie di comunicazione per gestire in modo più efficiente l'informazione, nuove fonti energetiche per alimentare le attività economiche in modo più efficiente e nuove forme di trasporto per rendere più veloci gli scambi e la logistica. 

Adesso fra gli elementi identificati da Schwaub non c'è questo salto paradigmatico: stiamo sempre parlando della Terza Rivoluzione Industriale  con le sue fonti energetiche solari, la sua internet e la sua digitalizzazione dell'economia e dei trasporti. 

Per una lettura più approfondita dell'articolo di Jeremy Rifkin che analizza in dettaglio la questione della Quarta Rivoluzione Industriale si prega di fare riferimento al suo articolo  sull'Huffington Post del gennaio 2016 (riprodotto in fine articolo, come si diceva prima).

Va sottolineato con forza che la terza Rivoluzione Industriale è stata ufficialmente riconosciuta dall'Unione Europea come la prospettiva di riferimento per la transizione energetica che è l'obiettivo di fondo dell'Energy Union, in corso di approvazione nel processo inter-istituzionale europeo (e prima ancora nella strategia di sostenibilità e promozione delle energie rinnovabili nota come 20 20 20 o pacchetto Clima/Energia del 2007), ed è stata adottata da numerose regioni europee in Francia, Olanda, Lussemburgo e Belgio come piano strategico a lungo termine. Inoltre (e non da ultimo!) anche la Cina ha deciso di investire circa 800 miliardi di dollari nella realizzazione della Terza Rivoluzione Industriale (si vedano riferimenti in fondo pagina) 

Una critica molto più articolata e ragionata della cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale di Klaus Schwab si può leggere a questa pagina Web in inglese:
http://cetri-tires.org/press/2017/the-fourth-industrial-revolution-does-not-exist/?lang=en

Altri riferimenti:

Articolo di Rifkin sulla Quarta Rivoluzione Industriale
https://www.huffingtonpost.com/jeremy-rifkin/the-2016-world-economic-f_b_8975326.html

Articolo di Schwaub sulla Quarta Rivoluzione Industriale
https://www.foreignaffairs.com/articles/2015-12-12/fourth-industrial-revolution

Articoli sulla Terza Rivoluzione Industriale in Cina:

http://cetri-tires.org/press/2015/jeremy-rifkin-in-china-out-of-the-crisis-with-the-third-industrial-revolution/?lang=en

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2015/08/17/news/jeremy-rifkin-finalmente-c-e-una-terza-via-1.225297

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/2013/02/14/la-cina-sta-pianificando-la-terza-rivoluzione-industriale-di-rifkin/

http://cetri-tires.org/press/2012/london-times-la-cina-sposa-la-terza-rivoluzione-industriale-di-jeremy-rifkin/

http://cetri-tires.org/press/2012/the-london-times-china-embraces-rifkins-third-industrial-revolution/?lang=en

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/author/desversen/page/3/



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mercoledì 27 aprile 2016

Nel segno della TRI si vince. Consigli non richiesti a Podemos in vista delle elezioni.

Pablo Iglesias e Inigo Herregon di Podemos a colloquio
con Antonio Hernando del PSOE
“Non ci resta dunque 
che far ricorso a una vera insurrezione pacifica 
contro i mezzi di comunicazione di massa che propongono alla nostra gioventù un orizzonte fatto esclusivamente di consumismo becero, disprezzo dei più deboli e della cultura, amnesia generalizzata e competitività esasperata 
di tutti contro tutti”

Stephan Hessel
"Indignez vous!"


Stephan Hessel (1917 - 2013)
E così la Spagna si prepara a una nuova tornata di elezioni politiche, dopo che dalle urne meno di tre mesi fa è uscita una situazione di totale ingovernabilità politica che portò la vecchia volpe Felipe Gonzales a descrivere la situazione con queste parole: "Abbiamo un Parlamento italiano ma senza gli italiani". Nonostante la disponibilità di Podemos ad allearsi con i Socialisti per formare un governo di sinistra (sinistra?!?) quel che rimane del PSOE si è dimostrato impermeabile all'idea di un possibile abbraccio mortale (per entrambi in realtà) con i rappresentanti politici di quel movimento che, facendo riferimento al libro/manifesto"Indignez vous!" del vecchio (94 anni) partigiano tedesco naturalizzato francese Stephan Hessel aveva portato in piazza ad accamparsi per mesi "Indignados" in Spagna, a Wall Street, in Grecia e perfino in Italia (io e Rifkin tenemmo una memorabile assemblea con loro a Santa Croce in Gerusalemme a Roma in occasione della presentazione italiana del libro "La Terza Rivoluzione Industriale" nell'ottobre 2011). 
Che dire? 
E' colpa degli elettori spagnoli che continuano a votare per partiti decotti e corrotti (hey non mi sembra una situazione nuova...)? 
O è piuttosto colpa di Pablo Iglesias & CO che non riescono a dare risposte a un paese sull'orlo di ben più che una crisi di nervi? 
Rifkin e Zapatero a Madrid nel 2010
Eppure sembrerebbe intuitivo che in un paese con una disoccupazione strutturale (al netto di lavoretti saltuari e parziali) quasi al 30% della manodopera attiva, e con una rete di PMI disposte ad assumere anche stabilmente se soltanto potessero avere contratti da evadere, bisognerebbe mettere in campo strategie economiche ed energetiche ad alta intensità occupazionale, (come quelle che elaborammo nel 2010 per Zapatero che fu prontamente costretto ad accantonarlo dalla Confindustria Spagnola).  
Questo tipo di risposte in Spagna non le da nessuno. Nemmeno Podemos, che ci va vicino ma non si è dimostrato in grado di costruire una narrazione politica su questo programma perchè vittima di una subalternità culturale al mondo della finanza speculativa, proprio quel mondo che dice (a parole) di voler combattere. 
L'ultima campagna elettorale di Podemos è stata tutta incentrata su cose come crea­zione di una banca pub­blica, tassa patri­mo­niale, sala­rio minimo e limite mas­simo alle dif­fe­renze sala­riali, abo­li­zione delle «riforme» stile jobs act e del pareg­gio di bilan­cio e «prio­rità asso­luta» del paga­mento del debito su qua­lun­que altra spesa, ridu­zione d’orario a 35 ore, lotta a spre­chi e cor­ru­zione, coge­stione nelle imprese. In pratica era tutta giocata nel ..."campo dell'avversario". C'era si un timido accenno verso la fine a "incen­tivi agli inve­sti­menti nella green eco­nomy", ma mancava quella nuova visione economica (di cui la green economy è solo un aspetto), che è in grado di creare ricchezza distribuita sotto forma di salari oltre che di dividendi per azionisti, basata sulle idee forti della Terza Rivoluzione Industriale, (TRI) sostenibilità, nel senso di rispetto delle leggi della Termodinamica e secondo i canoni dell'economia circolare che crea ricchezza locale dalla materia e dagli oggetti destinati allo smaltimento, digitalizzazione dell'economia e internet delle cose, rifunzionalizzazione del modello economico secondo i canoni della sharing economy (cioè accedere a beni e servizi in condivisione anzichè possederli in esclusiva), diffusione dei prosumer e della manifattura tridimensionale digitale nei commons collaborativi per la tutela delle risorse naturali che sono di tutti. 

In definitiva un piano economico in cui il lavoro dell'uomo sia orientato più alla produzione di capitale sociale che alla produzione di capitale finanziario. 
Una economia in cui se c'è una crisi della domanda i primi a pagare non siano sempre e solo i lavoratori (e mai gli speculatori).
Perchè il sacro profitto deve sempre venire prima dell'essere umano e della sua felicità?

Che la TRI sia con voi ..."
Sembrerebbero tutte idee molto vicine a quel popolo degli indignados che ha occupato Puerta del Sol a Madrid e moltissime altre piazze in tutta la penisola iberica nel 2009/10/11. Ma non riescono ancora a entrare nei programmi e nelle strategie di Iglesias e di Podemos 
Dopo anni di indignazione è venuto il momento di passare alla proposta. Una proposta originale che sia in grado di fornire una speranza di futuro a milioni di giovani spagnoli a cui la crisi dell'economia capitalistica finanziaria predatoria e speculativa la voce "speranza" è relegata alla prospettiva poco allettante di andare a lavorare in un call center a 300 euro al mese con contratti mensili rinnovabili.
Mi auguro dunque che il leader spagnolo con i lunghi capelli a coda di cavallo, abbandoni finalmente la retorica sinistrorsa dell'alleanza con Tsipras (che tanto si è "venduto") e riscoprendo i valori delle origini si inginocchi davanti alla visione di un Rifkin fiammeggiante che scende dal Sinai con le dita tese nel simbolo TRI (indice medio e anulare sollevati) sibilandogli in un latino dal forte accento americano: "IN HOC SIGNO VINCES!" 


Per maggiori informazioni:

http://www.theguardian.com/world/2016/apr/26/spain-faces-new-elections-june-parties-fail-to-form-government

http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/04/09/l-espagne-se-prepare-a-de-nouvelles-elections-legislatives-en-juin_4899125_3214.html

http://politica.elpais.com/politica/2016/04/26/actualidad/1461689973_619104.html

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lunedì 31 agosto 2015

BREVE RIFLESSIONE SUL MERCATO E SULL'ECONOMIA CHE UCCIDE.

"Questa economia uccide" - Papa Francesco.
A conclusione dello Spinelli Day,  consacrato alla riflessione sulle visioni del grande europeista italiano (nato il 31 agosto di 108 anni fa) che scrisse il manifesto di Ventotene, mi sorprendo a fare una inaspettata associazione conl'Enciclica  "L'audato Si' " di Papa Francesco e con la visione della terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin.
Cosa ha in comune il pensiero di Altiero Spinelli con l'idea di un nuovo modello economico distribuito e interattivo, digitale e sostenibile promosso da Jeremy Rifkin e con l'insegnamento di Papa Francesco che ci mette in guardia contro l'' Economia che uccide" e contro il cambiamento climatico indotto dall'ingordigia dell'uomo? Come si intrecciano queste tre visioni apparentemente molto diverse e nate in epoche e ambiti diversissimi?

La risposta è semplice: hanno in comune una analoga visione del mondo. Una visione del mondo nella quale non si parte dal Dio mercato ma dall'uomo.
La teologia del mercato ultraliberista che pensa che lo Stato non debba intervenire nei mercati se non per indebitarsi e far fronte alla spesa pubblica possibilmente militare e non sociale (più carri armati e aerei e meno scuole e ospedali), ma non per regolamentarli o moderare la smodata sete di profitto,  è stata teorizzata dal "genio del male" Milton Friedman, economista ultraliberista inventore della finanza speculativa e compagno di bisbocce di Pinochet e dei peggiori dittatori, ispiratore delle politiche neo ultra liberiste della destra degli anni ottanta (Reagan e Thatcher) ma anche purtroppo, sciaguratamente, delle politiche della sinistra degli anni 90 e 2000 (new labour di Blair, riforma del lavoro di Schroeder, liberalizzazioni bancarie selvagge di Bill Clinton, Merchant banking all'amatriciana di D'Alema e dei suoi amici "capitani coraggiosi"), e fino ai parametri di governance dell'EURO, stabiliti dal trattato di Maastricht e confermato da quello di Lisbona.
Questa visione del mondo in cui i listini di borsa vengono prima della vita dei bambini (8 milioni ne muoiono ogni anno in questa folle economia mondiale criminale) si basa nell'accettazione fideistica delle virtù del libero mercato. Che si auto regolamenterebbe, e garantirebbe una equa redistribuzione delle risorse. Tutte falsità!
Ebbene, sia Altiero Spinelli che Rifkin che Papa Francesco invece la pensano molto diversamente. Essi si fanno (in diversi momenti storici) paladini dell'idea  secondo cui che se lo Stato interviene può mettere in scacco il mercato; che non deve necessariamente subirlo, blandirlo, esserne servo.
Il mercato esiste se i poteri sovrani gli permettono di esistere, e può essere limitato, regolamentato, orientato, condizionato e persino represso e sospeso, se i poteri sovrani lo decidono.

Quei poteri sovrani erano l'Europa Unita, nella visione del Manifesto di Ventotene (quindi una vera e propria Rivoluzione Europea diametralmente opposta per valori e comportamenti all'Europa delle banche che ha preso il sopravvento dal 2004 (prima Commissione Barroso) in poi.

Ma quei poteri sovrani sono anche  le leggi immutabili della natura e del creato secondo Papa Francesco e della termodinamica e della biosfera secondo Rifkin.

Non sta scritto in nessuna legge, né divina, né naturale, né scientifico-matematica, né storico-sociologica, che sia il mercato a dover condizionare le decisioni degli stati e dominarli.

O che i governi e i parlamenti debbano subordinare la prosperità dei cittadini, il welfare e la giustizia sociale, le prospettive economiche di intere generazioni, alla logica del mercato, al moloch della fiducia dei mercati.
Grecia: scomparsa dallo schermo radar mediatico internazionale
E invece, questo è proprio quello che hanno fatto per cinque anni la Germania di Schauble, la Commissione europea di Barroso e Rehn, e tutti i paesi membri dell'Eurozona e in particolare con una Grecia che, come ha sottolineato da sempre l'ex ministro Varoufakis, è stata usata come cavia di laboratorio di un modello socio economico ultraliberista disastroso e disfunzionale e che infatti non ha mai funzionato essendo tutte le ricette della troika fallite miseramente sia nell'intento di dare stabilità finanziaria al paese sia nell'intento di creare coesione sociale. (A proposito, avete notato che non si parla più della Grecia? è sparita dallo schermo radar, rapidamente scopata sotto il tappeto da un sistema mediatico mafioso  orwelliano).
Ma torniamo all'oggetto principale di questa riflessione.
I poteri fossili nati con l'inizio della seconda rivoluzione industriale (l'era del petrolio) ringraziano le istituzioni europee, i governi, e gli organismi internazionali per la loro generosità a senso unico e continuano ad arricchirsi a dismisura secondo standard inimmaginabili per il cittadino comune.
Le 80 persone più ricche del mondo, grazie a questa teologia del mercato posseggono oggi una ricchezza pari al reddito dei 4 miliardi di persone più povere (sotto la soglia di povertà certificata ONU) del mondo.
Spinelli vide lucidamente tutto questo venire e ci mise in guardia contro i poteri finanziari ingordi e insensibili alle esigenze dei cittadini, che manipolano gli stati nazionali e creano nazionalismi disastrosi per la pace e la prosperità economica, prima con il Manifesto di "Ventotene per un'Europa Libera e Unita"  e poi con tutta la sua azione di Commissario Europeo e poi europarlamentare poi.

Papa Francesco con l'Enciclica "Laudato Si' "  si oppone a tutto questo ricordandoci che non si
possono servire Dio e il Denaro allo stesso tempo, che "questa economia uccide", e che la difesa del creato e della biosfera incombe come dovere improcrastinabile individuale su ciascuno di noi in una nuova, ritrovata "conversione ecologica" che superi la cultura dello scarto (materiale e umano) e ci faccia diventare tutti guardiani del creato, che è la nostra "Casa Comune", nel superamento dalla religione del profitto verso una nuova alleanza fra l'Umanità e l'Ambiente.

Rifkin ne "La Terza Rivoluzione Industriale" spiega come una nuova "Coscienza Biosferica" stia prendendo il posto della coscienza geo politica che tanti disastri ha creato nell'ultimo secolo (e qui si intreccia perfettamente con le visioni anti nazionaliste del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli quando denuncia "la pseudo scienza della geo politica" ), e come un "homo empaticus" nuovo stia trasformando in senso sostenibile, digitale, collaborativo, condivisivo e circolare la società e l'economia, basandone i canoni di comportamento sul rispetto delle leggi della termodinamica e della biosfera e non sulla loro sistematica violazione, come invece suggerisce il mercato il cui unico interesse è l'arricchimento a dismisura degli scommettitori incalliti che qualcuno chiama operatori finanziari, o banche d'affari.

Sono sempre di più le persone che si stanno rendendo conto dell'insostenbilità del modello economico nel quale siamo stati calati da duecento anni di follia fossile e ultraliberista, dalla teologia del mercato e dalla follia del profitto estremo e dell'iperproduttività che non considera le esigenze dell'uomo ma solo quelle della finanza (le "tante baronie economiche in acerba lotta tra loro. Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l’intera collettività" e " i plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali"  di cui parla Spinelli nel Manifesto di Ventotene.
La reazione a questo stato di cose dell'economia che mette l'uomo contro l'uomo nel solo interesse di giochi finanziari internazionali che impoveriscono la maggior parte degli esseri umani ( e che "uccidono") è già cominciata.
Dentro ciascuno di noi prima ancora che in formazioni politiche che abbraccino coscientemente la nuova visione del mondo.
O, per dire le stesse cose con le parole del Santo Padre:
"Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente."
(Enciclica Laudato Si' ,229-230)

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domenica 17 maggio 2015

BARBARA SPINELLI E LA SINISTRA TRADITA

Barbara Spinelli abbandona la lista Tsipras. 
Barbara Spinelli e Jeremy Rifkin
al Parlamento Europeo

I suoi motivi (secondo me condivisibilissimi) sono espressi in modo esaustivo nell'intervista che metto in calce a questa mia riflessione. 
Siccome molta polemica ha destato il fatto che non si sia dimessa da europarlamentare, ci terrei a spostare l'asse della discussione su un livello un po' più elevato e utile. 
Quando Barbara Spinelli denuncia che ci sono delle battaglie che la sinistra ha rinunciato a combattere, e cita l'esempio del reddito di cittadinanza, dice una cosa vera e che va molto oltre questo caso particolare. 
La sinistra in Italia (e non solo in Italia)  non esiste più perchè ha tradito i suoi valori fondamentali di giustizia sociale, tutela del lavoro e protezione delle classi più deboli. 
A ciò io, vecchio militante ecologista nel PCI degli anni 70, aggiungo anche il tradimento della visione di un modello di sviluppo compatibile con la biosfera, gli ecosistemi,  e con le leggi della termodinamica. Quest'ultimo "tradimento" trascende il caso Italia e (purtroppo) si rivela una malattia mondiale della sinistra, dai democratici americani che sostengono "big oil",  trivellazioni a go go e shale gas, ai peggiori disastri ecologici perpetrati nei Paesi del comunismo reale (Cina, Russia, Polonia, Romania, Ucraina etc). 
Ma proprio di fronte alla crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale (ovvero dell'economia finanziaria basata sul petrolio), il movimento internazionale progressista avrebbe potuto prendere la palla al balzo e abbracciare una visione nuova (proposta da Rifkin all'Internazionale Socialista  mondiale a giugno 2008 a Lagonissi in Grecia su invito dell'allora Presidente dell'Internazionale, Georges Papandreu), che vede nella lotta
Papandreu apre l'Internazionale Socialista di Lagonissi nel 2008
all'economia fossile al cambiamento climatico e all'inquinamento, anche una grande occasione di redistribuzione del reddito e di livellamento delle disparità economiche insostenibili generate dalla seconda rivoluzione industriale. Una sinistra che rinuncia al sogno della redistribuzione della ricchezza ma continua a sostenere una economia fossile centralizzata ad altissima intensità di capitali e a bassa intensità di lavoro (che si sta progressivamente esaurendo), solo perchè nei grandi impianti i lavoratori sono più facilmente associabili in aggregazioni sindacali e politiche, ha rinunciato alla sua funzione principale per accontentarsi delle briciole del capitalismo speculativo predatorio mondiale. Ci sono innumerevoli manifestazioni di questo curioso fenomeno di tradimento degli scopi e degli ideali della sinistra a livello mondiale.  La sinistra mondiale infatti, ha preferito darsi attivamente da fare per salvare le banche e l'economia finanziaria speculativa che aveva generato questa crisi irreversibile, piuttosto che mettersi dalla parte dei cittadini e imbracciare la bandiera del cambiamento del modello di sviluppo energetico ed economico proposto da Rifkin (adesso delineato con chiarezza nel libro "L'economia a costo marginale zero"). 


LA SINISTRA MONDIALE: UNA STORIA INFINITA DI TRADIMENTI
Ed è così che nel breve volgere di pochi anni, i leader della sinistra mondiale, tutti tranne pochissime eccezioni, quasi come comandati da una malefica forza aliena, si impegnano allo spasimo per tradire non solo gli ideali del progressisti, ma anche le speranze di sopravvivenza dell'essere umano sul pianeta.  
Bill Clinton playing with balls...
 

E dunque vediamo in rapida successione:  gli Stati Uniti del "democratico" Bill Clinton abrogano il Glass Steagall Act, caposaldo anti speculazione finanziaria voluto da Roosevelt perchè prescriveva la rigida separazione fra banche d'affari speculative e banche di risparmio, in modo da evitare di coinvolgere milioni di piccoli risparmiatori nei crack finanziari. E questo non aveva avuto il coraggio e la forza politica di farlo nemmeno il super ultra liberista Ronald Reagan, a dimostrazione che nessuno riesce  a fare politiche di destra meglio di leader di sinistra (Renzi in Italia è solo l'ennesima conferma di ciò). L'America democratica di Clinton avrebbe potuto avviare una transizione energetica a vantaggio dei cittadini ma per far ciò avrebbe dovuto avere il coraggio di intaccare i monumentali interessi delle grandi società petrolifere che da sempre determinano le fortune o le disgrazie dei governi americani finanziandone i partiti e i leader; 
Il mio articolo contro l'importazione delle condizioni di lavoro cinesi in
Europa sostenuta da Tony Blair in nome di una falsa idea della
competitività pubblicato nel 2006 su "LIBERAZIONE". 
in UK il "rosso" Tony Blair, suggestionato dal finto riformatore Anthony Giddens, rivoluziona il mercato del lavoro interno per adeguarlo agli standard asiatici,  su principi pseudo laburisti ma in realtà ultra liberisti, nella convinzione che la competitività delle imprese sia dovuta unicamente alla compressione del costo del lavoro. Ma inseguire gli standard cinesi e i mercati emergenti sul loro terreno è una politica fallimentare e certamente non "di sinistra". Una politica che sfocia inevitabilmente in una disgraziata deriva ultra liberista e in una follia privatizzatrice  che manco in epoca Thatcher, secondo cui per dare stabilità finanziaria agli stati e competitività alle imprese bisogna attirare investimenti stranieri e "privatizzare" (= svendere)  tutto quello che non era stato ancora privatizzato. All'epoca io scrissi un articolo di fuoco contro questa logica suicida che si può leggere nel riquadro;

in Germania il cancelliere "socialista" Gerard Schroeder trasformatosi nel paladino della locale Confindustria fa approvare il famigerato piano Hartz, riforma del mercato del lavoro da terzo mondo  che spacchetta un posto di lavoro stabile in due o tre precari e part time (i famosi mini jobs), accentuando la dipendenza della Germania dal gas di Putin (per cui poi notoriamente Schroeder andrà a lavorare)  mentre la Merkel che gli succederà, cambierà rotta portando la Germania nella
Terza Rivoluzione Industriale e verso il primato mondiale nell'energia rinnovabile. Va anche ricordato per completezza che in Germania, questa grande svendita è costata molto cara alla sinistra perchè (per fortuna) non tutti sono stati concordi e  c'è stata la scissione della "Linke", guidata dall'ex leader della SPD Oskar Lafontaine  (politico dal nome francese ma di appartenenza germanica), di cui è ora leader la tostissima Sarah Wagenknecht, (della cui amicizia mi onoro), e che fu determinante quando era parlamentare europea per portare i voti della sinistra alla Dichiarazione Scritta di Rifkin per la Terza Rivoluzione Industriale e le politiche energetiche sostenibili del pacchetto 20 20 20. Ecco questa è una vera leader politica di sinistra che non ha dimenticato i valori
Sarha Wagenknecht
fondamentali per i quali la sinistra politica è nata e riesce ancora a esprimerli in modo esplicito e efficace. Per chi non l'avesse ancora visto consiglio di guardare questo video di uno dei suoi interventi nel parlamento tedesco che fa capire che una sinistra  vera in Europa ancora c'è per quanto tragicamente minoritaria e marginale (
https://www.youtube.com/watch?v=lIi4a7ri-dc) ; 

in Grecia, Papandreu, una volta arrivato al potere si butterà a capofitto nella logica del debito, ignorando completamente il piano di terza Rivoluzione Industriale suggerito ed elaborato appositamente  da me e Jeremy
Rifkin per dare alla Grecia la sovranità energetica e alimentare necessarie a tener testa alle folli politiche predatorie di cosiddetta austerità della troika (il rapporto con Papandreu si concluderà con una durissima lettera da parte mia a lui personalmente, che metto in calce a questo articolo, che esprime meglio di qualunque articolo la delusione per il suo tradimento degli ideali rifkiniani oltre che della sinistra). Ma se Papandreu ha iniziato la deriva che trascinerà il Paese nella crisi che lo sta distruggendo, e che si è aggravata con i governi successivi della destra di Samaras, non si può dire che ai giorni nostri, con il governo Tsipras / Varoufakis, siano in vista spettacolari cambiamenti strutturali. Infatti il nuovo governo, mentre si sta dimostrando molto determinato nel reagire agli effetti della crisi con nuove politiche anti inflattive, ripristinando diritti sociali ed economici negati dai governi precedenti, non sembra in grado di capire come agire sulle cause di tale crisi. L'indebitamento greco infatti, (ce lo ricordano Millet e Toussaint nel loro meraviglioso libro "DEBITOCRAZIA", che tutti dovrebbero leggere) è dovuto solo in parte alla cattiva burocrazia e alla pubblica corruzione. La maggior parte del debito è privata. Perchè la Grecia non dispone di materie prime e dunque dipende da politiche di approvvigionamento di filiera lunga ad altissimi costi marginali di fossili, risorse minerarie etc. E quando una economia è basata su costi marginali molto alti, l'intensità di capitali necessaria viene ottenuta contraendo debito, e dunque indebolendo il paese fino a metterlo nelle condizioni di debitore insolvente, costretto a svendere i gioielli di famiglia ai tedeschi e ai cinesi. Che è esattamente quello che hanno fatto Papandreu e Samaras sotto dettatura della troika. Dunque se oggi il governo Tsipras
Varoufakis e Tsipras
vuole spezzare le catene della dipendenza greca dal debito, oltre a ridurre il debito passato deve anche garantirsi che non si creino i presupposti per un indebitamento futuro e per questo è necessario varare un piano di terza rivoluzione industriale per dare al paese la sovranità energetica, alimentare e economica che gli permetta di fare economia abbassando i costi marginali e dunque (appunto) riducendo la necessità di futuri indebitamenti. In questo senso mi sia permesso di esprimere una certa perplessità per le relazioni pericolose instaurate con Putin. Che lui si compri il debito in un gioco delle tre carte geopolitico in cui si sostituisce il creditore ci può anche stare. Ma che tutto questo venga ottenuto al prezzo di concedere alla Russia fossile di Putin permessi di trivellazione, gasdotti e altre attività che infogneranno la Grecia nella dipendenza da fossili sempre di più, mi pare miope e scellerato. Come ho detto nella mia conferenza a Patrasso il 25 aprile scorso, "La Grecia non deve uscire dall'Euro! Deve uscire dal petrolio!" 

Il pubblico ha dimostrato d apprezzare con entusiasmo. Tsipras invece va per la sua strada disinteressandosi con incoscienza delle implicazioni a lungo termine per il suo Paese dell'abbraccio mortale con il fossile Putin; 
infine torniamo all'Italia e alla sua frammentatissima e smandrappata sinistra. Già verso la fine degli anni 90, quello che  si supponeva essere il primo governo di sinistra della storia nazionale, il governo D'Alema, oltre a macchiarsi del peggiore crimine immaginabile per un politico, ossia l'"intelligenza con il nemico", (perpetrato negando le frequenze di Rete 4 alla televisione dell'imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano, Europa 7 che le aveva
L'imprenditore televisivo Francesco Di Stefano, Europa 7
legittimamente conquistate tramite regolare procedura di evidenza pubblica, regalando al presunto avversari Berlusconi, 30 anni di dominio totale sull'informazione televisiva), il governo di D'Alema si diede come mai prima di allora alla finanza speculativa (i Capitani Coraggiosi, il caso Telecom, etc) tanto da meritare la sarcastica affermazione di Guido Rossi che  Palazzo Chigi era ormai diventata l'unica Merchant Bank in cui non si parla l'inglese. Dopo D'Alema alla guida della sinistra italiana si sono avvicendati personaggi sotto il limite della decenza, dal Fassino che telefona a Consorte con la famosa affermazione "Allora abbiamo una banca?" (peraltro ce l'avevano già. Era il Monte dei Paschi di Siena, da alcuni ribattezzato Monte dei Pasti, per la moltitudine di fondazioni locali e nazionali d pseudo sinistra a cui ha dato da mangiare), al Veltroni che, non appena eletto segretario dl PD si butta in pasto a Berlusconi pugnalando alle spalle tre  milioni di elettori che lo avevano votato alle primarie, e il governo Prodi, al Bersani che si spende per TAV e grandi opere, e prende finanziamenti dall'ILVA per far fuori gli Eco Dem dal Parlamento (è ormai storia assodata). In queste condizioni di allegro tradimento, nel 2005 emerge l'astro di Vendola, nel quale tutti abbiamo creduto perchè le sue affabulazioni  suonavano come il necessario riscatto per una sinistra burocratico-sindacale di comitati d'affari locali e nazionali piddini collusi con quelli piddiellini, sponsor di personaggi improbabili come l'asso pigliatutto Bertolaso, e espressione di torbidi ambienti collusi con mafie locali dai Crisafulli e Crocetta in Sicilia ai De Luca e Bassolino in Campania,  al Lazio dove il capo di gabinetto del Sindaco Veltroni, Luca Odevaine, è stato arrestato per i suoi rapporti pericolosi con
le cooperative mafiose di Buzzi e Carminati. 

LA METEORA VENDOLA
Vendola si staglia luminosamente nel firmamento della sinistra italiana con affermazioni che lasciano sperare. Dice che bisogna ricominciare dalla biosfera, e dalla valorizzazione del territorio. Che bisogna riscattare il peso del compromesso degli anni bui con la luminosa legittimazione popolare di una nuova classe politica libera dalle collusioni del passato, che bisogna slegare le mani alla società civile e permetterle di entrare nella stanza dei bottoni, che bisogna battere la grammatica del dolore e dell'oppressione con un nuovo alfabeto di democrazia dal basso e di protagonismo della cittadinanza attiva. Purtroppo l'astro si
Così si presentava Vendola nel 2005...
rivelerà una meteora e discenderà alla velocità della luce perpetrando forse il tradimento più stridente dei millantati ideali di giustizia sociale, apprendendo con grande velocità i metodi di quel passato che si voleva superare, e formando nuove clientele di segno diverso ma sempre clientele. La Sanità pugliese, da diritto per tutti, è stata trasformata in un privilegio per pochi, paradiso delle cliniche private e della speculazione farmaceutica. Lo scellerato progetto di finanziare con centinaia di milioni Don Verzè perchè costruisse un San Raffaele a Taranto, si fermò solo per l'arresto (e poi la morte) del diretto interessato. Come se gli operatori sanitari degli ospedali tarantini, qualora adeguatamente finanziati, non sarebbero stati in grado di esprimere la stessa eccellenza (se non di più) delle cliniche private dell'oscuro prete milanese. Ancora peggiore è quello che è successo nel campo dell' l'energia rinnovabile, che è diventato terreno di caccia dei grandi speculatori finanziari (gratificati del titolo di "investitori"), e ha escluso la piccola e media impresa locale a vantaggio di tutti i grandi gruppi. Memorabile in questo senso, la reprimenda di Carlo Petrini in prima pagina su Repubblica del 17 aprile 2010 in cui si invocava una inversione di tendenza del modello fotovoltaico centralizzato che arricchiva pochi grandi investitori e impoveriva il terreno e le risorse agricole, per realizzare un modello distribuito di piccoli impianti integrati nelle aziende agricole allo scopo di coadiuvarne la decarbonizzazione con applicazioni specificamente pensate per l'agricoltura come l'irrigazione fotovoltaica e la refrigerazione solare, cofinanziati con appositi bandi per usare fondi europei altrimenti inutilizzati.

(si veda http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/17/pannelli-solari-via-dalle-campagne-via-dalle.html) . 
Archinà e Vendola
Si chiusero così le stalle a buoi scappati (ormai i grandi impianti a terra erano centinaia, con gravi danni per l'agricoltura e l'idrogeologia della regione) e si aprirono le porte al modello distribuito. Ma siccome Vendola pensa in grande, snobbò la piccola impresa pugliese e passo direttamente a fare accordi con i grandi gruppi perchè il fotovoltaico su tetti lo mettessero solo ENEL Green Power e Beghelli, sollevando la furia delle associazioni della piccola e media impresa pugliese. Una furia che è niente rispetto a quella dei Tarantini quando vennero rese note le conversazioni telefoniche fra Vendola e Archinà, sulle quali stendo un velo pietoso anche perchè presumo che non ci sia nessun dei lettori che non le abbia sentite almeno due volte,  la prima per superare lo sbigottimento e l'incredulità e la seconda per superare i conati di vomito. 
Ma per chi come me aveva vissuto i tradimenti e i voltafaccia di Vendola, (a cominciare dalla inqualificabile maleducazione di far venire Rifkin per una conferenza sulla terza Rivoluzione industriale al Castello Svevo di bari nel 2006 e alzarsi e andar via prima che Rifkin prendesse la parola), la telefonata con Archinà è stata solo una terribile conferma e non certo una sorpresa! 

E qui, il cerchio si chiude e ritorniamo al punto d partenza, ossia alle ragion invocate da Barbara Spinelli, epigona di una grande tradizione democratica e libertaria inaugurata con la rivoluzione europea che suo padre Altiero e altri visionari come Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, avevano avuto il coraggio di immaginare e scrivere a Ventotene in piena guerra mondiale nel 1941/2.

LA SINISTRA E IL MANIFESTO DI ALTIERO SPINELLI

Si legge in questo testo ispirato e visionario, una anticipazione di quello che è successo alla sinistra italiana (e europea e mondiale)...

"La linea di divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale"
Spinelli a Ventotene nel film Rai "Il Mondo Nuovo"

Sul piano propositivo, il Manifesto di Ventotene esprime proposte chiarissime:
"Un'Europa libera e unita è premessa necessaria per il potenziamento della civiltà moderna, di cui l'éra totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era farà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro le disuguaglianze e i privilegi sociali. Tutte le vecchie istituzioni conservatrici, che ne impedivano l'attuazione, saranno crollanti o crollate, e questa loro crisi dovrà essere sfruttata con coraggio e decisione. La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita".

"La rivoluzione Europe dovrà essere socialista... dovrà cioè proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita".

Mi domando quale parte di questa frase chiarissima non sia stata compresa dalle classi dirigenti della sinistra venduta e compromissoria dei comitati d'affari dalemian/fassinian/bersanian/vendoliani....

Aggiungiamo che l'Europa di Spinelli era basata su un modello economico in cui :   "non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore, ecc. (l'esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); le imprese che per la grandezza dei capitali investiti ed il numero degli operai occupati, o per l'importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz'altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti"
Spinelli e compagni vanno ancora più nello specifico e arrivano ad affermare che  "diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria, in senso egualitario per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gl'istrumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorarne le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori, nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l'azionariato operaio, ecc"
Spinelli al Parlamento Europeo nel film "Il Mondo Nuovo"

E non finisce qui! C'è perfino l'intuizione della necessità democratica di un reddito di cittadinanza quando si afferma che : "La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori;"

Voglio sottolineare quel "Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori" Non è stupefacente come le parole dei padri fondatori dell'Europa descrivano perfettamente non solo la realtà del capitalismo nazifascista violento e spietato degli anni 40, ma anche l'Europa ultraliberista della troika? 
Il manifesto di Ventotene identifica in una Europa che applicherà rigorosamente i principi di eguaglianza, il possibile antidoto al ripetersi di queste tragedie storiche. E non si tratta  di un egualitarismo di facciata ma di una eguaglianza realizzata concretamente,  "...i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare, in ogni branca di studi per l'avviamento ai diversi mestieri e alla diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino pressappoco eguali, per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze tra le rimunerazioni nell'interno delle categorie, a seconda delle diverse capacità individuali;

Si tratta di una Europa creatrice di "un nuovo ordine nell'interesse di un larghissimo strato di cittadini per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale. Su queste basi le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto e non solo formale per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una conoscenza sufficiente per esercitare un efficace e continuo controllo sulla classe governante".

E per essere ancora più chiari...
"la liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo non lasciandole ricadere nella politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici specialmente del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni a cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l'osservanza dei patti conclusi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che saranno realizzate quelle trasformazioni sociali."

Ecco il background culturale che dobbiamo tenere presente se vogliamo comprendere appieno le critiche di Barbara Spinelli alla Lista Tsipras dalla quale è appena uscita. 
Una tale nobiltà di visione non è compatibile in alcun modo con la sinistra stracciona ipocrita e velleitaria disposta a svendersi per uno stipendio da parlamentare o un vitalizio da Presidente di Regione. 
Invece la visione Spinelliana anticipa e trova profonda  trova rispondenza nell'intuizione rifkiniana che il capitalismo sta gradualmente cedendo il passo a una economia della condivisione dal basso nella quale i cittadini interagiscono in Commons Collaborativi che rispettano le regole della biosfera, le risorse naturali e le leggi della termodinamica. E infatti Quando Barbara Spinelli e Rifkin si sono incontrati, l'intesa sul nuovo modello di società per il quale conviene battersi è stata totale. 


Mentre nessuna intesa può esserci con la sinistra vendoliana del compromesso con i poteri forti economici e finanziari, e se errore c'è stato, è stato forse all'origine, nell'accettare di continuare a rimanere in lista con chi di questo questo compromesso puzzava perchè ne era espressione più o meno consapevole. 

Ma adesso che Barbara Spinelli è nel Parlamento Europeo, più che domandarsi se dovrebbe dimettersi in conseguenza della sua presa di distanze dalla lista Tsipras, la vera questione che si pone è a mio avviso ben diversa.

Può il suo contributo e la sua stessa presenza  aiutare questa istituzione ormai allo sbando a riscoprire il proprio ruolo di guida ispiratrice dell'integrazione europea e l'Europa stessa a riscoprire quella anima sociale che l'ha giustificata dalle origini fino a Jacques Delors e che ancora oggi dispiega tutta la sua forza attrattiva quando si leggono le profetiche parole del Manifesto di Ventotene? 

Ecco, marzullianamente mi son fatto una domanda e, probabilmente, mi sono anche dato una risposta...


Allegato 1. L'Intervista su Repubblica a Barbara Spinelli.

ROMA - Barbara Spinelli, la sua decisione di lasciare la lista in cui era stata eletta all'europarlamento, "L'Altra Europa con Tsipras", ha scatenato le polemiche. Il coordinatore di Sel, Fratoianni, la accusa di essere incoerente, rimproverandole di aver voluto tenere il seggio proprio per garantire la tenuta di quel progetto di cui oggi dichiara il fallimento. E sui social network c'è addirittura chi la accusa di tradimento. Come risponde?
"Io non trovo che ci siano né incoerenza né tradimento. Il motivo per cui, da tempo ormai, ho preso le distanze da "L'Altra Europa" è che secondo me è stata la lista ad abbandonare il progetto originario, che era quello di creare un insieme di forze della sinistra molto costruito dal basso, basato sull'associazionismo, sulla società civile. E soprattutto non dominato dai vecchi partiti della sinistra radicale. In questo anno e mezzo, piano piano ho avuto invece l'impressione di un predominio dei piccoli partiti che avevano promesso di sciogliersi ma non si sciolgono mai".

Cosa è successo? Siete in tre, a Strasburgo: non andavate più d'accordo?
"Gli altri deputati de "L'Altra Europa" sono al tempo stesso in un partito: Curzio Maltese, sia pure come indipendente, è entrato nel comitato direttivo di Sel, Eleonora Forenza è nella segreteria di Rifondazione. Io ero espressione solo della Lista, ma nel frattempo "L'Altra Europa" è stata monopolizzata da Sel e Rifondazione. Nell'assemblea del 18 aprile è stata resa nota una lettera aperta di buona parte dei militanti, firmata anche da me, che si sono dissociati e sono praticamente usciti da "L'Altra Europa". Tra questi: Luciano Gallino e Guido Viale".

Provo a mettermi nella testa di un elettore di sinistra, che forse si starà chiedendo: ma come, in Grecia ha vinto Tsipras, in Spagna il consenso di Podemos cresce, e in Italia la sinistra frana?
"Non si può dire che sia solo colpa della nostra lista se in Italia non c'è Tsipras né Podemos. Sicuramente c'è un difetto: "L'Altra Europa" si è rivelata un'aggregazione di mini-partiti, non è riuscita a rappresentare strati più ampi della società. Però in Italia c'è anche il Movimento 5 Stelle, che prende una gran parte dell'elettorato antigovernativo di sinistra".

Lei considera di sinistra il Movimento 5 Stelle?
"Nel Movimento 5 Stelle ci sono molte componenti. Una è senz'altro quella che fa importanti battaglie sociali che sono tradizionali della sinistra. La battaglia che stanno facendo i Cinquestelle sul reddito di cittadinanza è una battaglia che secondo me avrebbe dovuto fare "L'Altra Europa". Ma non l'ha fatta. Quando al Parlamento europeo il M5S ha fatto un'iniziativa sul reddito minimo, ho aderito".

Lei crede che ormai la sinistra fuori dal Pd sia condannata alla frammentazione?
"Non necessariamente. Io sono favorevole all'idea di Landini di una "coalizione sociale". È un progetto ancora timido, che deve strutturarsi, ma proprio la sua nascita segnala che l'esperienza della lista Tsipras è ormai superata. Sicuramente bisogna pensare a qualcosa che non sia un partito classico. Prima che Syriza diventasse un partito sono passati anni. Podemos non è un partito. Il M5S non è un partito. Il peso degli apparati deve ridursi al minimo, e lasciare spazio ai movimenti, alla società".

Ha letto i commenti su Facebook? Molti le chiedono: ma se hai lasciato la lista, perché non ti dimetti da europarlamentare?
"Perché in Europa continuo a battermi per le idee che ho difeso in campagna elettorale, per il programma che ho in parte scritto. Sono stata eletta dagli elettori, non dagli apparati ".

Sotto quale bandiera?
 Ha detto che non intende fondare un altro partitino.
"L'Italia ha una nobile tradizione di indipendenti, soprattutto in Europa. Molti eurodeputati, tra cui mio padre, sono stati indipendenti di sinistra. O lo sono, come Sergio Cofferati. Lo sarò anch'io".

http://www.repubblica.it/politica/2015/05/13/news/barbara_spinelli_la_lista_tsipras_e_finita_tutta_colpa_di_sel_e_rc_ma_io_non_mi_dimettero_-114230727/?ref=HRER2-2




Allegato 2. Il mio email di commiato dal leader dell'Internazionale Socialista e allora neo primo ministro George Papandreu. 

From: Angelo Raffaele Consoli <XXX@gmail.com>
Date: 2010/9/9
Subject: a message from Angelo Consoli on the Mediterranean climate change initiative in Athens
To: "XXX@politicalforum.gr" <XXXXX@politicalforum.gr>


Dear George,
I have just been informed about the Mediterranean Climate Change initiative you are hosting on the 22nd of October in Athens and it surprises me that Jeremy has not been considered at all for that. 
It also surprises me that his last deeply felt message to you  (here below) remains still  unreplied since the 8th of July. 
 As you certainly recall, Jeremy's vision has based the bold 20 20 20 European strategy of the Commission, as well as the Third Industrial Revolution Industrial long term plans of Chancellor Merkel in Germany. It is also encompassed in the EU legislation after the Thrid Industrial Revolution Written Declaration was approved in May 2007 by the European Parliament, with the unanimous support  of the Greek Socialist delegation (as well as the signature of all the Group Presidents and Committee leaders). 
It would have done no harm to recall this powerful and prestigiuos background to your initiative on the 22nd of October. I am sure that Jeremy would have enthousiastically supported your initiative, had he been required. Furthermore,  his vision fully complements the deserving work of his very good friend Rejandra Pachouri, with whom he has been called to share the Herald Tribune Climate Conference in Lisbon. The many prominent EIB representatives would have certainly benefitted from a the awareness that there is a Third Industrial Revolution economic long term game plan supporting the financial commitments of Greece (and of Europe).
In any case I fail to understand how it is possible that we not been consulted nor informed of this initiative after all the time spent talking with you about introducing this new powerful narrative and economic strategy in Greece, (last with his interview to TO VIMA on the 4th of July), in Europe and in the world, as it was the case when Jeremy addressed, on your invitation the International Socialist in Lagonissi. 
I need to understand what happened and why, because Jeremy is for sure going to ask me, as soon as the Greek media will  approach him to have his comments on his absence from such an important event. 
I would not like him to jump to the wrong conclusions. 
I myself  tend to jump to the wrong conclusions when I think that Tina Birbili has never returned not even one of my emails to her since she became Minister. Not one. And that she declined the dinner meeting with Jeremy and yorself last December, chosing to be represented by Dimitri Lalas who spent the whole evening putting Jeremy down, interrupting him sometimes rudely, and contraddicting his vision, and yours. 
Dear George, I don't want to sound paranoid, but I know how much Jeremy cares for you and the difficult task you are facing, and how hard Jeremy has been trying to help you provide your compatriots with a new hope based on jobs and redistribution of the wealth generated by a new, distributed energy model, in an empathic manner.
And I know he will be disapponted when he will see that his concern has been disregarded without even the courtesy of informing him. Disappointed as a friend can be. Especially at a time when his vision is being implemented in Rome, Sicily, and other regions with whose leaders Jeremy cannot claim the same commong feeling and shared history as with you.
I would greatly appreciate your thoughts on this.
With unchanged consideration
Angelo 

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