giovedì 25 agosto 2016

L'OCCUPAZIONE MEDIATICA DI VENTOTENE.


OVVERO COME RENZI È RIUSCITO A IMPOSSESSARSI DI UN SIMBOLO CHE NON GLI APPARTIENE PER LEGITTIMARE UNA OPERAZIONE DI SEGNO CONTRARIO A QUEL SIMBOLO.




Devo assolutamente congratularmi con la comunicazione renziana per l'operazione "Ventotene" che vince sicuramente il premio per la più ipocrita ed eterogenetica azione di comunicazione della storia dell'umanità. Il simpatico caratterista fiorentino in realtà ci ha già abituato a vederlo fare il contrario di quello che dice e dire il contrario di quello che fa in una mistificazione permanente delle sue azioni politiche.
Del resto Renzi è recidivo. Già a gennaio scorso era cominciata questa che ormai è scopertamente una vera e propria operazione di OCCUPAZIONE MEDIATICA  di Ventotene, quando era andato a farsi fotografare sull'isoletta tirrenica, consapevole del suo forte impatto mediatico, per proporre un'Europa Federale che, detta da lui, suona a metà fra un insulto e una minaccia. 
Ma con questa operazione è riuscito a internazionalizzare lo svuotamento di qualunque contenuto e il capovolgimento dei valori di cui Ventotene è riferimento.
Invitando Hollande e Merkel nell'isoletta tirrenica dove Spinelli era stato confinato da Mussolini, Renzi usurpa un luogo simbolo della lotta ideale per una Europa libera dai nazionalismi, dalla logica finanziaria capitalista, dallo sfruttamento dell'essere umano e dalla soppressione dei diritti, una lotta che non solo non gli appartiene ma che lo vede sul fronte opposto! 

L'operazione è stata condotta innanzitutto grazie alla spregiudicata rimozione chirurgica delle parole "Manifesto di", dalla parola "Ventotene". Amputata della sua parte più impegnativa e spinelliana, Ventotene è diventata improvvisamente vuota forma senza contenuto, "l'isola dove è nata l'Europa" un contenitore buono per qualunque idea di Europa da quella puramente mercantilista di Nigel Farage, a quella di Europa Fortezza degli Orban e delle Le Pen, a quella di Europa delle banche e della finanza e della speculazione di Draghi, Schäuble Monti. L'unica Europa rimasta fuori dalla Ventotene occupata mediaticamente da Renzi/Merkel/Hollande è giustappunto quella del Manifesto. L'Europa dei Popoli. 
Quei popoli oppressi ieri dalla guerra e dal nazionalismo, oggi dalle politiche ultraliberistiche del trio Italo franco tedesco che creano sofferenza sociale e alti margini di profitto per i padroni della finanza nascosti dietro alla scusa ipocrita del "recupero di competitività", quei popoli derubati dalla svendita dei patrimoni pubblici nascosta dietro al paravento ipocrita e sempre meno credibile del rigore finanziario e della necessità di pagare un debito che come spiega Varoufakis non può più essere pagato perché i debitori non versano in situazioni di momentanea scarsità di liquidità ma in situazione di insolvenza permanente e irreversibile. Non era certo questa l'idea di Europa che ispirò Spinelli, Colorni e Rossi a scrivere il Manifesto di Ventotene. Nella loro visione l'Europa doveva mettere insieme le risorse energetiche ed economiche per prevenire ulteriori conflitti bellici e assicurare benessere e prosperità ai cittadini mettendoli al riparo dalla rapacità della speculazione finanziaria (ebbene sì il Manifesto di Ventotene mette in guardia da questo pericolo! Leggete queste poche righe 

e capirete: 
“Di fatto, poi, i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione di tutti i dissenzienti, ogni possibilità legale di ulteriore correzione dello stato di cose vigenti. Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle possibilità proletarie resta così ridotto, che per vivere i lavoratori sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità di impiego.).


Chi scrisse il Manifesto di Ventotene aveva visto un futuro diverso da quella Equitalia Europea a cui l'Europa è stata ridotta dalla risma di politicanti da strapazzo che oggi guidano le nazioni europee e che sono ben simboleggiati dai tre occupanti abusivi di Ventotene. Un futuro in cui l'Europa avrebbe garantito ai propri cittadini innanzitutto e al resto del mondo successivamente, prosperità, lavoro, reddito e felicità.
Il Manifesto di Ventotene si conclude auspicando una vera e propria Rivoluzione Europea, e va anche molto nel dettaglio. Per capire quanto siano lontani da questa “Rivoluzione europea i tre personaggi da disegni animati che hanno incautamente occupato Ventotene oggi, basta leggere come Spinelli e i suoi amici intendevano realizzare questa rivoluzione Europea sul piano economico e su quello sociale:

“La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.
Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per le forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne sieno vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routinière per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.
c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali.
d) La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana. La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.
e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che siano realizzate quelle trasformazioni sociali.”
Questa è l'idea di Europa che gemma dal Manifesto di Ventotene! Una rivoluzione dei cittadini che mette fuori gioco grandi gruppi economici e assicura benessere distribuito e prosperità per tutti. Una visione che è già da anni diventata oggetto di una operazione di "sterilizzazione" che fa diventare il mito di Spinelli vuota retorica priva dei suoi contenuti più rivoluzionari. Oggi Renzi riesce nell'operazione di svuotarlo di qualunque contenuto ed anzi riempirlo di contenuti opposti. Perchè l'idea di Europa che esprimono lui, Hollande e la Merkel, occupanti abusivi di Ventotene, è sempre più lontana dal progetto spinelliano, una Europa in cui i cittadini tedeschi per avere un reddito indecoroso devono entrare nell'umiliante tunnel dell'Hartz 4, e quelli francesi e italiani vengono sempre più precarizzati e destabilizzati da Jobs act e Loi travail varie. Per non parlare di quello che è stato fatto al popolo greco.
Questa operazione di occupazione mediatica di Ventotene puzza. Puzza di renzismo (vuote forme comunicate a palla ma prive di qualunque contenuto). Ma puzza anche di tentativo di di usare il suo immaginario più popolare, per rilegittimare  un'Europa che ha perduto l'anima, e che per ritrovarla deve ricominciare dal Manifesto di Ventotene, non da "Ventotene sui Manifesti" (questa battuta finale giuro che non l'ho rubata a Crozza!) 




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Per una lettura completa del Manifesto di Ventotene suggerisco questo link:
http://www.presidioeuropa.net/blog/un%E2%80%99europa-libera-unita-il-manifesto-di-ventotene/

Inoltre a questa pagina è possibile leggere una "interpretazione autentica" del Manifesto di Ventotene di Pier Virgilio Dastoli che fu collabotaore di Altiero Spinelli al Parlamento Europe fino ai suoi ultimi giorni.
https://www.facebook.com/piervirgilio.dastoli/posts/10201997380360428

Su Renzi a Ventotene a gennaio 2016:
http://www.europainmovimento.eu/europa/l-europa-smemorata-alla-ricerca-dello-spirito-di-altiero-spinelli.html

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Manifesto di Ventotene: 5 proposte per far ripartire l'Europa al di là della propaganda

Dopo la conferenza stampa sulla Garibaldi, grande colpo comunicativo privo di qualunque contenuto (è proprio il caso di parafrasare il famoso film: ... sotto il vestito niente) in cui senti parlare di solidarietà, agenda digitale, energie rinnovabili crescita e occupazione, ma è evidente che sono vuote parole da parte di chi ha imposto a colpi di maggioranza il jobs act, lo sblocca Italia, la "buona scuola", il "salvabanche" per obbedire ai diktat della finanza speculativa globale. 
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene
è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si
suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono  molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea, come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato sabato scorso, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). Una rivoluzione che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche. Invece dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea,  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Se il vertice di Ventotene non è solo una buffonata propagandistica intesa a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto, è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di  Ventotene
Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria (è successo anche questo:  il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, nel commentare il vertice tirrenico viene a  spiegarci che il rigore finanziario c'è lo prescrive Spinelli con il Manifesto di Ventotene! Incredibile ma vero. Leggere per credere!)
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si certo si parla anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui 
Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotto dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognate di fare  e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a Ventotene per celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza avere la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediatamente i parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche e la fuffa delle dichiarazioni di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience.  Chi non è d'accordo, scenda dalla portaerei Garibaldi e torni a casa in gommone. 

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domenica 23 novembre 2014

A PROPOSITO DEL "MONDO NUOVO" DI SPINELLI

scheda segnaletica del pericoloso
detenuto Altiero Spinelli 1941
Lo Spinelli TV interpretato da un intenso Vinicio Marchioni
Quest'uomo si chiamava Altiero. Altiero Spinelli. Insieme a Eugenio Colorni e Ernesto Rossi scrisse nel segreto della clandestinità, il Manifesto per una Europa Libera e Unita dal confino di Ventotene, e stasera la Rai gli ha dedicato un film, UN MONDO NUOVO. Qualche mese fa, nell'intento di far prevalere nel M5S un sano spirito rivoluzionario europeo, scrissi un articolo in cui spiegavo che l'eredità di Spinelli è molto impegnativa e implica l'adesione a un programma sovversivo che è l'opposto di quello che sta facendo questa Europa ipocrita e spietata, che ha trasformato il sogno di Spinelli nell'incubo della crisi del debito, nella fame del popolo greco, nei suicidi degli imprenditori onesti, nella terzomondizzazione del sud Europa.
Che ha asservito la visione di una Europa Sociale alle esigenze di un pugno di speculatori finanziari, che ha subordinato gli interessi dei popoli agli interessi di stabilità finanziaria degli stati e delle banche in un reciproco gioco di prestiti e indebitamento in cui le banche prestano soldi agli Stati per salvarli dal fallimento e poi gli stati prestano soldi alle banche per salvarle dal fallimento. Che ha trasformato il Social Compact di Jacques Delors, nel Fiscal Compact della Troika.
Con questo messaggio, ho girato le piazze d'Italia a sostegno dei candidati a 5 Stelle al Parlamento Europeo.

Come siano andate le cose poi lo sanno tutti e mi considererei noioso a ribadire ancora una volta concetti che ormai ho espresso fino alla nausea.

Ma ritengo utile, adesso che il il "mito" di Spinelli è entrato nel mainstream televisivo attraverso la porta principale della prima serata di Rai 1,  rilanciare quel messaggio come modestissimo contributo a far emergere nelle coscienze di chi ha guardato e apprezzato "UN MONDO NUOVO", la consapevolezza che - come ho avuto modo di vedere negli ultimi 15 giorni accompagnando Jeremy Rifkin in incontri con i leader europei più importanti-  la partita è ancora tutta da giocare.
E che bisogna identificare bene i nemici, le strategia per batterli e gli alleati con i quali combattere questa battaglia.  E voi da che parte state?


L'EREDITA' DI SPINELLI E IL MOVIMENTO 5 STELLE

GIOVEDÌ 15 MAGGIO 2014

Bruxelles, in quell'inverno rigidissimo, era ghiacciata e la neve continuava a cadere.  
1985 Bruxelles durante lo stage,
con la mia compagna norvegese.
Era il gennaio del 1985 e io avevo raggiunto la Capitale Belga per fare  lo ”Stage” alla Commissione Europea della “promozione" primavera-estate 1985 che iniziava a febbraio.  L’Europa era ancora a 10.  Ai primi sei  membri  del pacchetto iniziale, i “fondatori”  (Italia, Germania, Francia e Benelux)  del Trattato di Roma del 1957, si erano aggiunti negli anni settanta Irlanda, UK e Danimarca e l’Europa e poi la Grecia. unica entrare da sola, per quello che sarebbe stato il terzo “allargamento” nella storia dell’Unione Europea (allora si chiamava ancora CEE o Comunità Economica Europea). 
Ma se il clima era freddo, la  città era calda, bollente, accogliente. Tutti parlavano di questo nuovo Presidente Francese della Commissione che aveva appena preso servizio all’inizio dell’anno Jacques Delors. Le  aspettative erano altissime.

LO STAGE "PROMOZIONE" INVERNALE 1985
Jacques Delors, Presidente della Commissione
delle Comunità Europee dal 1985 al 1995
Nella mia "promozione" c’erano 450 “stagiares” principalmente dai 10 Paesi membri, ma anche da Spagna e Portogallo che sarebbero entrate l’anno successivo. Poi c’erano anche “stagiares” dalla Turchia, (Yavuz ) dal Marocco (indimenticabile Abdel,  di Casablanca), dagli Usa, dal Messico, dal Brasile (Jogi Umberto Oshai, Brasiliano di origine giapponese che è ancora a Bruxelles e si è sposato con una italiana che lavora al Parlamento Europeo) e perfino dalla Cina!  Jacques Delors ci ricevette in una fredda mattina di
febbraio dopo una interminabile serie di raccomandazioni  da parte di  Wolfgang Kraus, il funzionario tedesco che faceva da “domatore” per questo gruppo scalmanato di giovani ventenni accomunati solo da una cosa; la voglia di far festa!

Bruxelles per gli irlandesi e gli inglesi era un pub lungo 50 km e senza obbligo di chiudere alle 11. Per i tedeschi e gli olandesi era cultura, musei e teatro da tutto il mondo.
Per i francesi era una “petite Paris”  dove però si parlava un buffo francese con l’accento fiammingo.
Per noi italiani era soprattutto le tre  F.
Le altre due erano “Festa” e “Football” (i campi in erba del Belgio diffusi,  ben mantenuti e liberi, in Italia ce li sognavamo!).

L'INCONTRO CON SPINELLI
Pier-Virgilio Dastoli, durante il documentario di Rai Storia
su Altiero Spinelli e sul Manifesto di Ventotene
Pier Virgilio Dastoli
Il gruppo italiano della “Rotonde” il mitico luogo di ritrovo degli stagiares dopo il lavoro, era composto anche da  giovani funzionari e assistenti parlamentari. Fra di essi  legai fin da subito con due assistenti, Gian Angelo Bellati e Pier Virgilio Dastoli. Il primo era assistente del Sindaco di Venezia Mario Rigo. Il secondo era l’assistente di Altiero Spinelli.
Dastoli con Altiero e Ursula...

L’incontro con l’autore del “Manifesto di  Ventotene”  fu un privilegio che ricordo ancora con emozione. Quel giorno si piantò il seme che in seguito sarebbe stato decisivo nel determinarmi a rimanere a Bruxelles.
Spinelli non era  imponente anzi era di dimensioni piuttosto minute, ma aveva una solennità di comportamento e uno stile unico che imponevano un immediato senso di rispetto.
Il Manifesto di Ventotene
Il rispetto che si deve a chi, pur sotto le bombe,  mentre l’Europa era in fiamme e gli europei morivano in modi atroci e a migliaia ogni giorno, dal confino dell’isoletta tirrenica aveva avuto il coraggio visionario e forse un po’ incosciente di immaginare una Europa LIBERA E UNITA, (vero titolo del Manifesto di Ventotene), di dipingere una nuova idea di società che ridà il potere ai cittadini, aiuta chi rimane indietro, abolisce le anacronistiche frontiere nazionali della geo-politica post-westfaliana e esporta la pace in tutto il pianeta. Una nuova idea di società che oggi è incarnata a meraviglia dal M5S.


GIU' LE MANI DA SPINELLI!
E meno male! Perchè le istituzioni europee, il "sogno Europeo" di Spinelli se lo sono totalmente infilato nei calzini. E per questo sono incazzato!
Perché vedo l’Europa  di Spinelli (e degli altri co-autori del Manifesto, Ernesto Rossi e  Eugenio Colorni) tradita da una associazione a delinquere di rigidi eurocrati arroganti e ipocriti, speculatori finanziari,  banchieri senza scrupoli e senza senso, pseudo parlamentari euroscettici!.
Invece credo che il M5S dovrebbe far  propria la battaglia di Spinelli, (tradita dagli eurocrati), per una “rivoluzione Europea” (Manifesto di Ventotene -Capitolo III – Compiti del dopoguerra -  La riforma della Società). 
Il carcere di Santo Stefano a Ventotene
Il Manifesto di Spinelli è molto chiaro nel dipingere una società molto simile, quasi identica a quella per cui il M5S si batte:

SPINELLI E IL REDDITO DI CITTADINANZA
Per esempio a pag. 9 del Manifesto si legge
“ La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”. 

Questo non è forse come dire che basta con l'assistenzialismo e la cassa integrazione e che bisogna andare verso il reddito di cittadinanza così come il M5S ripete in tutte le piazze d’Italia?


SPINELLI E I BENI COMUNI. 
Quando il Manifesto recita:
“Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l'esempio più notevole di questo tipo d'industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l'importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz'altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.”

Forse che non c’è qui dentro tutta la nostra battaglia per la salvaguardia dei beni comuni e delle risorse naturali? 
C’è perfino  l’intuizione per quanto possibile in quell'epoca, dell’intreccio perverso fra banche e energia da tenere sotto stretto controllo dei cittadini! 
Spinelli fu il primo Commissario Europeo all'Ambiente negli anni 70. Le politiche di sostenibilità dell'UE cominciarono con lui.





SPINELLI E IL MODELLO DISTRIBUITO E COOPERATIVO DI GESTIONE DELL'ECONOMIA
E quando il Manifesto recita:
“Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l'azionariato operaio ecc.”
Monumento a Spinelli - Bucarest

Non è forse un grido contro la speculazione finanziaria (in embrione nell’Europa della guerra)? E un fantastico inno al modello distribuito e condiviso d’impresa agricola e industriale?

SPINELLI OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA
E  l’idea di superare le anacronistiche categorie politiche ottocentesche di "destra" e "sinistra" per ridefinire il discrimine della politica lungo le linee di  una maggiore o minore attenzione alle esigenze del cittadino in opposizione a quelle di una casta politica autoreferenziale e autogiustificante, non trova un sorprendente fondamento nella intuizione che “la linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale (...)  e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale dei cittadini"... 
E le parole “ … quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea è l'unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possano svolgere su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo” non rivelano l’intuizione di una Europa unita come primo passo verso un mondo unito senza più guerre, che fonda la politica estera del M5S?
Ventotene- Il faro

SPINELLI E IL SOCIAL COMPACT
A ciò si aggiunga l’anatema contro uno Stato che  ”da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi tenuti a servizio, con tutte le facoltà per renderne massima l'efficienza bellica.” Basta sostituire alla parola “bellica” la parola “finanziaria” ed è perfetto per i giorni nostri!
E l’analisi  che il “totalitarismo nega innanzitutto l’eguale diritto di tutti i cittadini a concorrere alla formazione della volontà dello Stato”,  e che” la riconquista della libertà di stampa di associazione e di suffragio” debbano portare progressivamente  ” alle imposte sociali sui redditi non guadagnati e sulle successioni, alle aliquote progressive sulle maggiori fortune, alla esenzione dei redditi minimi e dei beni di prima necessità, alla gratuità della scuola pubblica, all'aumento delle spese di assistenza e di previdenza sociale, alle riforme agrarie, al controllo delle fabbriche“  attaccando “ i ceti privilegiati nelle loro più fortificate cittadelle”….   non anticipa i cardini  del programma socio - economico del Movimento 5 Stelle?

SPINELLI E LA SPECULAZIONE FINANZIARIA
E nell’affermazione che il
 “ceto parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori;  dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l'apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali, la conservazione delle colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura, sono la quintessenza della dittatura” (...)   “per cercare di realizzare quell'uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un contenuto concreto di effettiva libertà” (Pag. 2 del Manifesto),
non si legge la condanna  definitiva della speculazione finanziaria che verrà, e della prevalenza dell’economia virtuale su quella reale, di carne, sangue sudore, terra e diritti  che il Movimento difende in ogni sua azione? 
Francobollo commemorativodella
nascita di Altiero Spinelli

SPINELLI E I DIRITTI UMANI 
Poi per quanto riguarda i diritti umani  minacciati dalla globalizzazione ci sono parole che appaiono quasi profetiche:
“Contro il dogmatismo autoritario, si è affermato il valore permanente dello spirito critico.
Quantunque nessuno sappia che cosa sia una razza, e le più elementari nozioni storiche ne facciano risultare l'assurdità, l'imperialismo (leggi "il potere")  esige di credere, dimostrare e convincere che si appartiene ad una razza eletta, solo perché ha bisogno di questo mito per esaltare nelle masse l'odio e l'orgoglio. I più evidenti concetti della scienza economica debbono essere considerati anatemi per presentare la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferri vecchi del mercantilismo, come straordinarie scoperte dei nostri tempi. A causa della interdipendenza economica di tutte le parti del mondo, spazio vitale per ogni popolo che voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna è tutto il globo; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica, che vuol dimostrare la consistenza della teoria degli spazi vitali, per dar veste teorica alla volontà di sopraffazione dell'imperialismo.
La storia viene falsificata nei suoi dati essenziali, nell'interesse della classe governante.”

Come non vedere in questa frase l'intuizione che non fra razze va diviso il mondo ma fra sfruttati (di tutte le razze) e sfruttatori (di tutte le razze anch’essi), mentre l’odio etnico (e tante altre forme d’odio come quello religioso,  quello di genere, etc.)  altro non sono che diversivi creati artificialmente dal potere per depistare il cittadino dal prendere coscienza della situazione di sfruttamento e subalternità imposta dai signori della finanza mondiale, e silenziare la sua protesta?


SPINELLI E LA LIBERTA' DI IMPRESA E INNOVAZIONE

E come non rimanere meravigliati dalla concretezza dell’intuizione  che non più fra lavoratori e imprenditori va cercata la definizione del conflitto economico, ma fra imprenditori e lavoratori dell'economia reale da una parte e  ceti speculativi, parassitari e burocratici dall'altra!

“alle parti più illuminate delle classi lavoratrici che non si sono lasciate distogliere dal terrore e dalle lusinghe nella loro aspirazione ad una superiore forma di vita; agli elementi più consapevoli dei ceti intellettuali, offesi dalla degradazione cui è sottoposta la intelligenza; agli  imprenditori che, sentendosi capaci di nuove iniziative, vorrebbero liberarsi dalle bardature burocratiche e dalle autarchie nazionali, che impacciano ogni loro movimento; a tutti coloro infine che, per un senso innato di dignità, non sanno piegar la spina dorsale nell'umiliazione della servitù, a tutte queste forze è oggi affidata la salvezza della nostra civiltà”.

LA RIVOLUZIONE DI SPINELLI
Per realizzare questo compito  Spinelli,   ipotizzava la creazione di un “partito  rivoluzionario” guarda caso formato da cittadini, e costruito intorno alle loro esigenze.
“ Ma se il partito rivoluzionario andrà creando con polso fermo, fin dai primissimi passi, le condizioni per una vita libera, in cui tutti i cittadini possano partecipare veramente alla vita dello stato, la sua evoluzione sarà, (...)  nel senso di una progressiva comprensione ed accettazione da parte di tutti del nuovo ordine, e perciò nel senso di una crescente possibilità di funzionamento, di istituzioni politiche libere.
Spinelli al Parlamento Europeo-1985
Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie fra i giovani (SCARTARE GLI INETTI FRA I VECCHI E SUSCITARE NUOVE ENERGIE FRA I GIOVANI!!!). Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell'attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l'eredità di tutti i movimenti di elevazione dell'umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”Per Spinelli, quel “Partito Rivoluzionario”, è il Partito Federalista Europeo. E deve mirare agli “Stati Uniti d’Europa”. Ma questa è solo una formula, e non bisogna aver paura delle formule. L’idea di fondo è che un nuovo partito di cittadini liberi deve creare un grande spazio Europeo di Pace e Libertà per un giorno arrivare a un mondo intero di Pace e Libertà. 

Non vi ricorda qualcosa?   E allora io dico: riprendiamoci l’Europa!  Portiamo i cittadini in Europa per riportare gli interessi dei cittadini al centro dell'azione Europea.  L’Europa della solidarietà, della crescita umana e sociale, dell’ambiente e della libertà di espressione! 

L'Europa del sogno di Altiero Spinelli oggi è a 5 Stelle! (O perlomeno dovrebbe esserlo!)


Fin qui il post del 15 maggio. A questo punto si impongono CONSIDERAZIONI FINALI  di aggiornamento al 23 novembre 2014. Eccole:

L'Europa divinata da Spinelli, Rossi e Colorni era una Europa di cittadini liberi dal bisogno, dalla guerra e dalla povertà. 
Era una Europa in cui l'Economia reale era prevalente su quella virtuale degli "staccatori di cedole trimestrali".
Era una Europa in cui la finanza speculativa non trova nessuno spazio. Dal Manifesto emerge chiaramente la necessità di dare ai cittadini la sovranità energetica, alimentare, culturale ed economica. 
Una Europa in cui si va alla sostanza privilegiando la qualità della vita, il benessere e la felicità degli europei, e non gli interessi nazionalistici dei singoli stati, o peggio ancora, di alcuni potentati finanziari. 
In questa logica, la moneta unica,  è solo un punto di arrivo, lo strumento finale di una unificazione politica e economica, processo del quale si fece massimo interprete Jacques Delors. 

Quel progetto si è arenato nel 2004 con il fallimento del referendum francese sulla Costituzione Europea. A quel punto andava arrestato anche il processo di unificazione monetaria, ma esso invece andò avanti per ragioni riconducibili agli interessi dei gruppi finanziari che da allora hanno condizionato pesantemente le decisioni dell'UE. 

Secondo alcuni per uscirne bisogna tornare indietro agli Stati nazionali e alle monete nazionali. A me sembra che questa soluzione si limiti a rimuovere gli effetti del problema ma non ne tocca le cause. 

Il mondo si sta evolvendo verso una globalizzazione che sta "uccidendo" il lavoro, creando quella che gli esperti chiamano "disoccupazione tecnologica" che è la prima causa di quella "Jobless recovery" (ripresa senza occupazione) che fu prevista da Rifkin nel 1995 nel suo "LA FINE DEL LAVORO" e provocò vesti stracciate fra tutti gli ultra-liberisti al di qua e al di la dell'Atlantico. E che oggi si è verificata in pieno, mettendo in ginocchio il capitalismo tradizionale, incapace di andare oltre i limiti da lui stesso creati.

Non è l'Euro il problema dunque, ma l'ultraliberismo selvaggio ispirato alla logica del profitto estremo che controlla i mercati energetici, alimentari e industriali attraverso pratiche oligipolistiche, per battere le quali sono necessarie strategie europee a bassa intensità di capitali, alta intensità occupazionale e costi marginali bassissimi. 

Si tratta di ridare ai cittadini la sovranità energetica, alimentare, economica e politica. 

La sovranità monetaria è solo una rappresentazione convenzionale di quelle più profonde realtà.
Insistendo su di essa ci si avvita in un falso dibattito che alla fine ci porterà a dipendere sempre più dal petrolio, dal cibo di filiera lunga e da produzioni industriali insostenibili, indebitandoci in monete locali sempre più svalutate. 
Mentre invece dobbiamo da subito, insieme a tutti i popoli d'Europa, diventare indipendenti dai fossili, dal cibo industriale di filiera lunga e dalla schiavitù dell'iper-consumismo andando verso cicli di rifiuti virtuosi, cibo locale di filiera corta e di qualità, e una nuova economia della condivisione, sostenibile e dal basso. Questo renderebbe irrilevante la questione monetaria. Questo è lo spirito moderno del Manifesto di Ventotene e sfido chiunque a dimostrare il contrario.



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