giovedì 25 agosto 2016

L'OCCUPAZIONE MEDIATICA DI VENTOTENE.


OVVERO COME RENZI È RIUSCITO A IMPOSSESSARSI DI UN SIMBOLO CHE NON GLI APPARTIENE PER LEGITTIMARE UNA OPERAZIONE DI SEGNO CONTRARIO A QUEL SIMBOLO.




Devo assolutamente congratularmi con la comunicazione renziana per l'operazione "Ventotene" che vince sicuramente il premio per la più ipocrita ed eterogenetica azione di comunicazione della storia dell'umanità. Il simpatico caratterista fiorentino in realtà ci ha già abituato a vederlo fare il contrario di quello che dice e dire il contrario di quello che fa in una mistificazione permanente delle sue azioni politiche.
Del resto Renzi è recidivo. Già a gennaio scorso era cominciata questa che ormai è scopertamente una vera e propria operazione di OCCUPAZIONE MEDIATICA  di Ventotene, quando era andato a farsi fotografare sull'isoletta tirrenica, consapevole del suo forte impatto mediatico, per proporre un'Europa Federale che, detta da lui, suona a metà fra un insulto e una minaccia. 
Ma con questa operazione è riuscito a internazionalizzare lo svuotamento di qualunque contenuto e il capovolgimento dei valori di cui Ventotene è riferimento.
Invitando Hollande e Merkel nell'isoletta tirrenica dove Spinelli era stato confinato da Mussolini, Renzi usurpa un luogo simbolo della lotta ideale per una Europa libera dai nazionalismi, dalla logica finanziaria capitalista, dallo sfruttamento dell'essere umano e dalla soppressione dei diritti, una lotta che non solo non gli appartiene ma che lo vede sul fronte opposto! 

L'operazione è stata condotta innanzitutto grazie alla spregiudicata rimozione chirurgica delle parole "Manifesto di", dalla parola "Ventotene". Amputata della sua parte più impegnativa e spinelliana, Ventotene è diventata improvvisamente vuota forma senza contenuto, "l'isola dove è nata l'Europa" un contenitore buono per qualunque idea di Europa da quella puramente mercantilista di Nigel Farage, a quella di Europa Fortezza degli Orban e delle Le Pen, a quella di Europa delle banche e della finanza e della speculazione di Draghi, Schäuble Monti. L'unica Europa rimasta fuori dalla Ventotene occupata mediaticamente da Renzi/Merkel/Hollande è giustappunto quella del Manifesto. L'Europa dei Popoli. 
Quei popoli oppressi ieri dalla guerra e dal nazionalismo, oggi dalle politiche ultraliberistiche del trio Italo franco tedesco che creano sofferenza sociale e alti margini di profitto per i padroni della finanza nascosti dietro alla scusa ipocrita del "recupero di competitività", quei popoli derubati dalla svendita dei patrimoni pubblici nascosta dietro al paravento ipocrita e sempre meno credibile del rigore finanziario e della necessità di pagare un debito che come spiega Varoufakis non può più essere pagato perché i debitori non versano in situazioni di momentanea scarsità di liquidità ma in situazione di insolvenza permanente e irreversibile. Non era certo questa l'idea di Europa che ispirò Spinelli, Colorni e Rossi a scrivere il Manifesto di Ventotene. Nella loro visione l'Europa doveva mettere insieme le risorse energetiche ed economiche per prevenire ulteriori conflitti bellici e assicurare benessere e prosperità ai cittadini mettendoli al riparo dalla rapacità della speculazione finanziaria (ebbene sì il Manifesto di Ventotene mette in guardia da questo pericolo! Leggete queste poche righe 

e capirete: 
“Di fatto, poi, i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione di tutti i dissenzienti, ogni possibilità legale di ulteriore correzione dello stato di cose vigenti. Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle possibilità proletarie resta così ridotto, che per vivere i lavoratori sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità di impiego.).


Chi scrisse il Manifesto di Ventotene aveva visto un futuro diverso da quella Equitalia Europea a cui l'Europa è stata ridotta dalla risma di politicanti da strapazzo che oggi guidano le nazioni europee e che sono ben simboleggiati dai tre occupanti abusivi di Ventotene. Un futuro in cui l'Europa avrebbe garantito ai propri cittadini innanzitutto e al resto del mondo successivamente, prosperità, lavoro, reddito e felicità.
Il Manifesto di Ventotene si conclude auspicando una vera e propria Rivoluzione Europea, e va anche molto nel dettaglio. Per capire quanto siano lontani da questa “Rivoluzione europea i tre personaggi da disegni animati che hanno incautamente occupato Ventotene oggi, basta leggere come Spinelli e i suoi amici intendevano realizzare questa rivoluzione Europea sul piano economico e su quello sociale:

“La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.
Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per le forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne sieno vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routinière per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.
c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali.
d) La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana. La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.
e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che siano realizzate quelle trasformazioni sociali.”
Questa è l'idea di Europa che gemma dal Manifesto di Ventotene! Una rivoluzione dei cittadini che mette fuori gioco grandi gruppi economici e assicura benessere distribuito e prosperità per tutti. Una visione che è già da anni diventata oggetto di una operazione di "sterilizzazione" che fa diventare il mito di Spinelli vuota retorica priva dei suoi contenuti più rivoluzionari. Oggi Renzi riesce nell'operazione di svuotarlo di qualunque contenuto ed anzi riempirlo di contenuti opposti. Perchè l'idea di Europa che esprimono lui, Hollande e la Merkel, occupanti abusivi di Ventotene, è sempre più lontana dal progetto spinelliano, una Europa in cui i cittadini tedeschi per avere un reddito indecoroso devono entrare nell'umiliante tunnel dell'Hartz 4, e quelli francesi e italiani vengono sempre più precarizzati e destabilizzati da Jobs act e Loi travail varie. Per non parlare di quello che è stato fatto al popolo greco.
Questa operazione di occupazione mediatica di Ventotene puzza. Puzza di renzismo (vuote forme comunicate a palla ma prive di qualunque contenuto). Ma puzza anche di tentativo di di usare il suo immaginario più popolare, per rilegittimare  un'Europa che ha perduto l'anima, e che per ritrovarla deve ricominciare dal Manifesto di Ventotene, non da "Ventotene sui Manifesti" (questa battuta finale giuro che non l'ho rubata a Crozza!) 




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Per una lettura completa del Manifesto di Ventotene suggerisco questo link:
http://www.presidioeuropa.net/blog/un%E2%80%99europa-libera-unita-il-manifesto-di-ventotene/

Inoltre a questa pagina è possibile leggere una "interpretazione autentica" del Manifesto di Ventotene di Pier Virgilio Dastoli che fu collabotaore di Altiero Spinelli al Parlamento Europe fino ai suoi ultimi giorni.
https://www.facebook.com/piervirgilio.dastoli/posts/10201997380360428

Su Renzi a Ventotene a gennaio 2016:
http://www.europainmovimento.eu/europa/l-europa-smemorata-alla-ricerca-dello-spirito-di-altiero-spinelli.html

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Manifesto di Ventotene: 5 proposte per far ripartire l'Europa al di là della propaganda

Dopo la conferenza stampa sulla Garibaldi, grande colpo comunicativo privo di qualunque contenuto (è proprio il caso di parafrasare il famoso film: ... sotto il vestito niente) in cui senti parlare di solidarietà, agenda digitale, energie rinnovabili crescita e occupazione, ma è evidente che sono vuote parole da parte di chi ha imposto a colpi di maggioranza il jobs act, lo sblocca Italia, la "buona scuola", il "salvabanche" per obbedire ai diktat della finanza speculativa globale. 
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene
è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si
suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono  molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea, come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato sabato scorso, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). Una rivoluzione che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche. Invece dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea,  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Se il vertice di Ventotene non è solo una buffonata propagandistica intesa a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto, è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di  Ventotene
Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria (è successo anche questo:  il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, nel commentare il vertice tirrenico viene a  spiegarci che il rigore finanziario c'è lo prescrive Spinelli con il Manifesto di Ventotene! Incredibile ma vero. Leggere per credere!)
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si certo si parla anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui 
Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotto dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognate di fare  e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a Ventotene per celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza avere la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediatamente i parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche e la fuffa delle dichiarazioni di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience.  Chi non è d'accordo, scenda dalla portaerei Garibaldi e torni a casa in gommone. 

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martedì 22 settembre 2015

JEREMY RIFKIN AL LUSSEMBURGO ILLUSTRA LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE AL CONSIGLIO DEI MINISTRI EUROPEI DELL'ENERGIA

Non accade spesso che un pensatore visionario sia invitato a parlare in quelle aule sorde e grigie che sono i Consigli dei Ministri europei. L'ultima volta che io ricordi fu ad Essen il 10 giugno 2007 quando la Merkel invitò un certo Jeremy Rifkin per illustrare la terza Rivoluzione industriale ai ministri dell'Ambiente.
Eravamo freschi dal successo della Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo che introdusse la strategia del 20 20 20 e del pacchetto clima energia (fortemente voluta dalla Merkel) che disegnava un orizzonte sostenibile per l'Europa del 2020:
20% in meno di emissioni di gas climalteranti,
20% in più di efficienza energetica e
20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020.

La battaglia per l'approvazione della Dichiarazione Scritta al Parlamento Europeo era stata  durissima perchè la posta in gioco era molto alta. A quell'epoca la lobby del nucleare era scatenata per rifarsi una verginità che le permettesse di presentare la tecnologia nucleare come sicura pulita e umanitaria. Ebbene sì c'era anche la corrente di pensiero del "nucleare umanitario" che grosso modo diceva che siccome tutti i regimi fossili sono tirannici (Russia, Arabia Saudita, Iran, Irak, Venezuela, Libia etc etc) coloro che avevano a cuore i diritti umani dovevano perorare la causa nucleare perchè questa tecnologia permetteva di affrancarsi dalla schiavitù dei fossili e fare energia con fonti alternative, il che permetteva la massima libertà di critica dei regimi dittatoriali petroliferi. Che poi che l'uranio fosse anch'esso principalmente in mano ai russi e a regimi dittatoriali africani, era un
Nuclearista umanitaria - L'Europarlamentare finlandese Riitta Khorola
dettaglio che i fautori del nucleare umanitario preferivano ignorare... All'epoca la principale fautrice di questa visione del nucleare umanitario era una ambientalista finlandese, l'Europarlamentare Riitta Khorola che apparteneva al gruppo PPE che vedeva con orrore la prospettiva di finire sotto le zampe dell'orso russo per motivi energetici. Del resto il PPE era (ed è tuttora) infestato di nuclearisti (anche non umanitari), e dunque la bella Riitta era in buona compagnia. Ricordo chiaramente che mi scontrai con lei in più di una occasione nel corso della campagna per il 20 20 20 e la dichiarazione scritta sulla terza Rivoluzione Industriale, proprio sul fatto che passare dal petrolio all'uranio significava cambiare  fonte energetica ma non padrone.

Chi invece non aveva nessuna simpatia per il nucleare era un'altra donna, che era da poco diventata cancelliera della Germania. Il suo nome era Angela Merkel.

Appena eletta, volle subito incontrare Rifkin, che aveva letto attentamente  in quanto da laureata in fisica teorica, aveva familiarità con il concetto di Entropia (il primo grande lavoro di Jeremy Rifkin) e si rendeva conto che non esiste sistema energetico più entropico di quello basato sull'uranio portato a migliaia di gradi solo per far arrivare l'acqua di una turbina a 300 gradi (una follia termodinamica).

In vista dell'assunzione della presidenza dell'Unione Europea (primo semestre 2007) la Merkel e Rifkin lavorarono molto insieme, soprattutto in Germania per disinnescare le tendenze nucleari del partito della Cancelliera (e del  paese)  e per illustrare alla comunità scientifica e imprenditoriale tedesca i vantaggi della Terza Rivoluzione Industriale e dei suoi processi energetici a basso o nullo costo marginale (il sole non costa nulla, il petrolio, l'uranio il gas e il carbone invece costano moltissimo).
Rifkin e Merkel a Berlino nel 2007
Rifkin e Zapatero a Madrid nel 2008
  L'invito a parlare ai ministri Europei dell'ambiente a Essen fu la logica conclusione di una strategia che si era articolata durante tutto l'anno precedente sia in Germania che a Bruxelles appunto con la dichiarazione scritta sulla terza Rivoluzione Industriale che fissava l'obiettivo di una Europa post-carbon e post nuclear come il "prossimo grande obiettivo dell'integrazione europea dopo l'allargamento e la moneta unica". Rifkin aveva scritto pagine stupende al riguardo nel suo libro "IL SOGNO EUROPEO".
Va tenuto presente che quello fu un periodo magico in cui la destra della Mekel e la sinistra di Zapatero, divise su molte altre cose, erano invece unite e si riconoscevano entrambe nella necessità di dare all'esigenza di sostenibilità che saliva dall'opinione pubblica europea dell'epoca una risposta duratura e economicamente sensata, e cioè quella che Rifkin proponeva come Terza Rivoluzione Industriale. Zapatero aveva domandato a Rifkin di aiutarlo a redigere la la parte economica del suo programma di governo per la qual cosa Rifkin era spesso a Madrid  come consigliere dell'allora popolarissimo leader della sinistra spagnola (stendiamo un velo pietoso su quello che sarebbe successo di li a pochi anni in Spagna). Insomma l'Europa andava a gonfie vele verso una sostenibilità non generica ma specifica e iscritta dentro le linee guida politiche della Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo sulla Terza Rivoluzione Industriale che parlava di modello energetico distribuito, rinnovabili al servizio dei cittadini e delle PMI, smart grid, idrogeno, trasporti a zero emissioni e costruzioni a energia positiva.
Si tratta esattamente del modello che nel 2014 comincerà ad essere praticamente realizzato nella regione francese del Nord Pas de Calais, (http://www.latroisiemerevolutionindustrielleennordpasdecalais.fr/)  mentre nel resto d'Europa, anche a causa della crisi, le strategie legate al 20 20 20 e al Patto dei Sindaci subiscono uno sviluppo diseguale, e sostanzialmente una battuta d'arresto.
In alcuni paesi (i più avanzati) quali Germania, Austria, Svezia Danimarca Olanda) vanno velocemente. In altri  (più arretrati) come Polonia, Grecia, Italia, Spagna, subiscono il sabotaggio dettato dalle lobby del petrolio e del nucleare, avvelenate contro la strategia del 20 20 20 da cui erano state escluse.

La Commissione Barroso 2  che avrebbe dovuto farsi rispettare in quanto organo esecutivo a guardia della legislazione comunitaria, si rivela debole e ininfluente, così le rinnovabili e le tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale si sviluppano a macchia di leopardo.
Rifkin con Romano Prodi nel 2008
In Italia, nel 2008 cade il governo Prodi, che con il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio all'ambiente era riuscito a far partire la green economy secondo i canoni della Terza Rivoluzione Industriale (nonostante il sabotaggio dell'allora Ministro allo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani), e a creare le premesse per un impetuoso sviluppo occupazionale che stava dando una nuova prospettiva di vita e speranza a centinaia di migliaia di giovani italiani.  Il successivo governo Berlusconi distrugge tutto il lavoro fatto da Pecoraro Scanio. Il Ministro Paolo -colpogrosso- Romani, rocambolescamente assurto dalla televisione pecoreccia alla guida del dicastero economico del governo Berlusconi, con un decreto tristemente famoso che porterà eternamente il suo nome nell'infamia  (il famigerato decreto Romani), si prende la responsabilità di cambiare retroattivamente le regole del sistema di incentivi alle rinnovabili salvaguardando solo i grandi impianti dell'ENEL e dei grandi speculatori finanziari e stroncando il settore dei piccoli impianti familiari e aziendali,  settore che stava crescendo a due cifre l'anno.
Il successo delle rinnovabili cominciava infatti a far tremare ginocchia e gomiti ai monopolisti fossili consapevoli di essere giganti dai piedi di argilla perchè indeboliti dai loro stessi altissimi costi marginali che li avrebbero in breve tempo resi non competitivi con le fonti energetiche di origine solare a costo marginale quasi zero.

Dopo Romani è stato tutto un infernale avvitamento a spirale verso il nucleare (provvidenzialmente stoppato dal referendum in epoca Fukushima) e verso i fossili,  contrariamente alle direttive europee che indicavano invece un percorso virtuoso.
Si passa dall'accoppiata Prestigiacomo/Romani a quella Clini /Passera nel governo Monti, a Zanonato/Orlando nel governo Letta e infine Guidi e Galletti nel governo Renzi in cui si sublima  la strategia assolutamente suicida del governo italiano, completamente antitetica alle direttive europee che mette in corsia preferenziale gli interventi fossili (inceneritori, carbone, gasdotti e trivellazioni) e opera un vero e proprio sabotaggio delle rinnovabili, con eccessi burocratici kafkiani, discutibili revisioni retroattive degli incentivi già concessi, deroghe ad aziendam (anzi ad familiam) delle normative ambientali cogenti in favore dei grandi inquinatori come l'ILVA del gruppo Riva  a Taranto, tassazione della produzione e perfino dell'autoconsumo di energia rinnovabile e impedimento del libero mercato di energia rinnovabile (come invece avviene in Germania, dove il 50% dell'elettricità viene ormai da energia da fonti rinnovabili prodotta al 93% da cooperative di cittadini  e PMI in rete fra di loro mentre i grandi monopoli energetici si accontentano del restante 7 % (questo è in realtà il vero "spread" fra Italia e Germania... ).
Rifkin con Merkel e Juncker a Berlino a luglio 2015
Ma mentre l'Italia annaspa sempre più nelle tenebre petrolifere di un governo guidato da un premier pseudo giovane che abusa ipocritamente del concetto di modernità mentre mantiene la testa  pervicacemente rivolta al peggior passato fossile, in Europa si ritorna a parlare di crescita sostenibile con la Commissione Juncker (seppure fra mille difficoltà e contraddizioni, che sarebbe stupido negare), di economia circolare e di Unione Energetica. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la conferenza che Rifkin tiene al Lussemburgo ai Ministri Europei dell'Energia sulla Energy Union per una riunione dedicata alle "nuove tecnologie energetiche come forza propulsive verso una crescita sostenibile e la creazione di impiego". (per maggiori informazioni sull'evento http://www.eu2015lu.eu/en/actualites/communiques/2015/09/22-info-energie/).

Certo il pacchetto dell'Energy Union presentato a luglio scorso lascia molto a desiderare, ma è perfettibile, e a questo fine riunioni come quella del Lussemburgo sono molto utili.

A questo proposito è bene ricordare che il discorso introduttivo che Jeremy Rifkin è chiamato a fare ai ministri europei non è generico ma è focalizzato sulla "illustrazione di una visione lungimirante sulla transizione dei mercati energetici verso un modello distribuito e collaborativo basato fondamentalmente sulle rinnovabili", come si può vedere dall'immagine sottostante estratta dal programma della riunione.
L'annuncio del tema trattato da Rifkin al Consiglio Europeo Energia del Lussemburgo

Per maggiori informazioni sull'Energy Union Package:
http://www.energypost.eu/highlights-energy-union-package-responses/

Per informazioni sulla partecipazione di Jeremy Rifkin alla riunione informale dei Ministri dell'Ambiente di Essen nel 2007:
http://www.foet.org/activities/FederalEnvironmentalMinistersEssen.htm

Jeremy Rifkin a Firenze nel 2010 durante la sua conferenza all'assemblea annuale dell'ANTER  organizzata da Antonio Rancati




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domenica 17 maggio 2015

BARBARA SPINELLI E LA SINISTRA TRADITA

Barbara Spinelli abbandona la lista Tsipras. 
Barbara Spinelli e Jeremy Rifkin
al Parlamento Europeo

I suoi motivi (secondo me condivisibilissimi) sono espressi in modo esaustivo nell'intervista che metto in calce a questa mia riflessione. 
Siccome molta polemica ha destato il fatto che non si sia dimessa da europarlamentare, ci terrei a spostare l'asse della discussione su un livello un po' più elevato e utile. 
Quando Barbara Spinelli denuncia che ci sono delle battaglie che la sinistra ha rinunciato a combattere, e cita l'esempio del reddito di cittadinanza, dice una cosa vera e che va molto oltre questo caso particolare. 
La sinistra in Italia (e non solo in Italia)  non esiste più perchè ha tradito i suoi valori fondamentali di giustizia sociale, tutela del lavoro e protezione delle classi più deboli. 
A ciò io, vecchio militante ecologista nel PCI degli anni 70, aggiungo anche il tradimento della visione di un modello di sviluppo compatibile con la biosfera, gli ecosistemi,  e con le leggi della termodinamica. Quest'ultimo "tradimento" trascende il caso Italia e (purtroppo) si rivela una malattia mondiale della sinistra, dai democratici americani che sostengono "big oil",  trivellazioni a go go e shale gas, ai peggiori disastri ecologici perpetrati nei Paesi del comunismo reale (Cina, Russia, Polonia, Romania, Ucraina etc). 
Ma proprio di fronte alla crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale (ovvero dell'economia finanziaria basata sul petrolio), il movimento internazionale progressista avrebbe potuto prendere la palla al balzo e abbracciare una visione nuova (proposta da Rifkin all'Internazionale Socialista  mondiale a giugno 2008 a Lagonissi in Grecia su invito dell'allora Presidente dell'Internazionale, Georges Papandreu), che vede nella lotta
Papandreu apre l'Internazionale Socialista di Lagonissi nel 2008
all'economia fossile al cambiamento climatico e all'inquinamento, anche una grande occasione di redistribuzione del reddito e di livellamento delle disparità economiche insostenibili generate dalla seconda rivoluzione industriale. Una sinistra che rinuncia al sogno della redistribuzione della ricchezza ma continua a sostenere una economia fossile centralizzata ad altissima intensità di capitali e a bassa intensità di lavoro (che si sta progressivamente esaurendo), solo perchè nei grandi impianti i lavoratori sono più facilmente associabili in aggregazioni sindacali e politiche, ha rinunciato alla sua funzione principale per accontentarsi delle briciole del capitalismo speculativo predatorio mondiale. Ci sono innumerevoli manifestazioni di questo curioso fenomeno di tradimento degli scopi e degli ideali della sinistra a livello mondiale.  La sinistra mondiale infatti, ha preferito darsi attivamente da fare per salvare le banche e l'economia finanziaria speculativa che aveva generato questa crisi irreversibile, piuttosto che mettersi dalla parte dei cittadini e imbracciare la bandiera del cambiamento del modello di sviluppo energetico ed economico proposto da Rifkin (adesso delineato con chiarezza nel libro "L'economia a costo marginale zero"). 


LA SINISTRA MONDIALE: UNA STORIA INFINITA DI TRADIMENTI
Ed è così che nel breve volgere di pochi anni, i leader della sinistra mondiale, tutti tranne pochissime eccezioni, quasi come comandati da una malefica forza aliena, si impegnano allo spasimo per tradire non solo gli ideali del progressisti, ma anche le speranze di sopravvivenza dell'essere umano sul pianeta.  
Bill Clinton playing with balls...
 

E dunque vediamo in rapida successione:  gli Stati Uniti del "democratico" Bill Clinton abrogano il Glass Steagall Act, caposaldo anti speculazione finanziaria voluto da Roosevelt perchè prescriveva la rigida separazione fra banche d'affari speculative e banche di risparmio, in modo da evitare di coinvolgere milioni di piccoli risparmiatori nei crack finanziari. E questo non aveva avuto il coraggio e la forza politica di farlo nemmeno il super ultra liberista Ronald Reagan, a dimostrazione che nessuno riesce  a fare politiche di destra meglio di leader di sinistra (Renzi in Italia è solo l'ennesima conferma di ciò). L'America democratica di Clinton avrebbe potuto avviare una transizione energetica a vantaggio dei cittadini ma per far ciò avrebbe dovuto avere il coraggio di intaccare i monumentali interessi delle grandi società petrolifere che da sempre determinano le fortune o le disgrazie dei governi americani finanziandone i partiti e i leader; 
Il mio articolo contro l'importazione delle condizioni di lavoro cinesi in
Europa sostenuta da Tony Blair in nome di una falsa idea della
competitività pubblicato nel 2006 su "LIBERAZIONE". 
in UK il "rosso" Tony Blair, suggestionato dal finto riformatore Anthony Giddens, rivoluziona il mercato del lavoro interno per adeguarlo agli standard asiatici,  su principi pseudo laburisti ma in realtà ultra liberisti, nella convinzione che la competitività delle imprese sia dovuta unicamente alla compressione del costo del lavoro. Ma inseguire gli standard cinesi e i mercati emergenti sul loro terreno è una politica fallimentare e certamente non "di sinistra". Una politica che sfocia inevitabilmente in una disgraziata deriva ultra liberista e in una follia privatizzatrice  che manco in epoca Thatcher, secondo cui per dare stabilità finanziaria agli stati e competitività alle imprese bisogna attirare investimenti stranieri e "privatizzare" (= svendere)  tutto quello che non era stato ancora privatizzato. All'epoca io scrissi un articolo di fuoco contro questa logica suicida che si può leggere nel riquadro;

in Germania il cancelliere "socialista" Gerard Schroeder trasformatosi nel paladino della locale Confindustria fa approvare il famigerato piano Hartz, riforma del mercato del lavoro da terzo mondo  che spacchetta un posto di lavoro stabile in due o tre precari e part time (i famosi mini jobs), accentuando la dipendenza della Germania dal gas di Putin (per cui poi notoriamente Schroeder andrà a lavorare)  mentre la Merkel che gli succederà, cambierà rotta portando la Germania nella
Terza Rivoluzione Industriale e verso il primato mondiale nell'energia rinnovabile. Va anche ricordato per completezza che in Germania, questa grande svendita è costata molto cara alla sinistra perchè (per fortuna) non tutti sono stati concordi e  c'è stata la scissione della "Linke", guidata dall'ex leader della SPD Oskar Lafontaine  (politico dal nome francese ma di appartenenza germanica), di cui è ora leader la tostissima Sarah Wagenknecht, (della cui amicizia mi onoro), e che fu determinante quando era parlamentare europea per portare i voti della sinistra alla Dichiarazione Scritta di Rifkin per la Terza Rivoluzione Industriale e le politiche energetiche sostenibili del pacchetto 20 20 20. Ecco questa è una vera leader politica di sinistra che non ha dimenticato i valori
Sarha Wagenknecht
fondamentali per i quali la sinistra politica è nata e riesce ancora a esprimerli in modo esplicito e efficace. Per chi non l'avesse ancora visto consiglio di guardare questo video di uno dei suoi interventi nel parlamento tedesco che fa capire che una sinistra  vera in Europa ancora c'è per quanto tragicamente minoritaria e marginale (
https://www.youtube.com/watch?v=lIi4a7ri-dc) ; 

in Grecia, Papandreu, una volta arrivato al potere si butterà a capofitto nella logica del debito, ignorando completamente il piano di terza Rivoluzione Industriale suggerito ed elaborato appositamente  da me e Jeremy
Rifkin per dare alla Grecia la sovranità energetica e alimentare necessarie a tener testa alle folli politiche predatorie di cosiddetta austerità della troika (il rapporto con Papandreu si concluderà con una durissima lettera da parte mia a lui personalmente, che metto in calce a questo articolo, che esprime meglio di qualunque articolo la delusione per il suo tradimento degli ideali rifkiniani oltre che della sinistra). Ma se Papandreu ha iniziato la deriva che trascinerà il Paese nella crisi che lo sta distruggendo, e che si è aggravata con i governi successivi della destra di Samaras, non si può dire che ai giorni nostri, con il governo Tsipras / Varoufakis, siano in vista spettacolari cambiamenti strutturali. Infatti il nuovo governo, mentre si sta dimostrando molto determinato nel reagire agli effetti della crisi con nuove politiche anti inflattive, ripristinando diritti sociali ed economici negati dai governi precedenti, non sembra in grado di capire come agire sulle cause di tale crisi. L'indebitamento greco infatti, (ce lo ricordano Millet e Toussaint nel loro meraviglioso libro "DEBITOCRAZIA", che tutti dovrebbero leggere) è dovuto solo in parte alla cattiva burocrazia e alla pubblica corruzione. La maggior parte del debito è privata. Perchè la Grecia non dispone di materie prime e dunque dipende da politiche di approvvigionamento di filiera lunga ad altissimi costi marginali di fossili, risorse minerarie etc. E quando una economia è basata su costi marginali molto alti, l'intensità di capitali necessaria viene ottenuta contraendo debito, e dunque indebolendo il paese fino a metterlo nelle condizioni di debitore insolvente, costretto a svendere i gioielli di famiglia ai tedeschi e ai cinesi. Che è esattamente quello che hanno fatto Papandreu e Samaras sotto dettatura della troika. Dunque se oggi il governo Tsipras
Varoufakis e Tsipras
vuole spezzare le catene della dipendenza greca dal debito, oltre a ridurre il debito passato deve anche garantirsi che non si creino i presupposti per un indebitamento futuro e per questo è necessario varare un piano di terza rivoluzione industriale per dare al paese la sovranità energetica, alimentare e economica che gli permetta di fare economia abbassando i costi marginali e dunque (appunto) riducendo la necessità di futuri indebitamenti. In questo senso mi sia permesso di esprimere una certa perplessità per le relazioni pericolose instaurate con Putin. Che lui si compri il debito in un gioco delle tre carte geopolitico in cui si sostituisce il creditore ci può anche stare. Ma che tutto questo venga ottenuto al prezzo di concedere alla Russia fossile di Putin permessi di trivellazione, gasdotti e altre attività che infogneranno la Grecia nella dipendenza da fossili sempre di più, mi pare miope e scellerato. Come ho detto nella mia conferenza a Patrasso il 25 aprile scorso, "La Grecia non deve uscire dall'Euro! Deve uscire dal petrolio!" 

Il pubblico ha dimostrato d apprezzare con entusiasmo. Tsipras invece va per la sua strada disinteressandosi con incoscienza delle implicazioni a lungo termine per il suo Paese dell'abbraccio mortale con il fossile Putin; 
infine torniamo all'Italia e alla sua frammentatissima e smandrappata sinistra. Già verso la fine degli anni 90, quello che  si supponeva essere il primo governo di sinistra della storia nazionale, il governo D'Alema, oltre a macchiarsi del peggiore crimine immaginabile per un politico, ossia l'"intelligenza con il nemico", (perpetrato negando le frequenze di Rete 4 alla televisione dell'imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano, Europa 7 che le aveva
L'imprenditore televisivo Francesco Di Stefano, Europa 7
legittimamente conquistate tramite regolare procedura di evidenza pubblica, regalando al presunto avversari Berlusconi, 30 anni di dominio totale sull'informazione televisiva), il governo di D'Alema si diede come mai prima di allora alla finanza speculativa (i Capitani Coraggiosi, il caso Telecom, etc) tanto da meritare la sarcastica affermazione di Guido Rossi che  Palazzo Chigi era ormai diventata l'unica Merchant Bank in cui non si parla l'inglese. Dopo D'Alema alla guida della sinistra italiana si sono avvicendati personaggi sotto il limite della decenza, dal Fassino che telefona a Consorte con la famosa affermazione "Allora abbiamo una banca?" (peraltro ce l'avevano già. Era il Monte dei Paschi di Siena, da alcuni ribattezzato Monte dei Pasti, per la moltitudine di fondazioni locali e nazionali d pseudo sinistra a cui ha dato da mangiare), al Veltroni che, non appena eletto segretario dl PD si butta in pasto a Berlusconi pugnalando alle spalle tre  milioni di elettori che lo avevano votato alle primarie, e il governo Prodi, al Bersani che si spende per TAV e grandi opere, e prende finanziamenti dall'ILVA per far fuori gli Eco Dem dal Parlamento (è ormai storia assodata). In queste condizioni di allegro tradimento, nel 2005 emerge l'astro di Vendola, nel quale tutti abbiamo creduto perchè le sue affabulazioni  suonavano come il necessario riscatto per una sinistra burocratico-sindacale di comitati d'affari locali e nazionali piddini collusi con quelli piddiellini, sponsor di personaggi improbabili come l'asso pigliatutto Bertolaso, e espressione di torbidi ambienti collusi con mafie locali dai Crisafulli e Crocetta in Sicilia ai De Luca e Bassolino in Campania,  al Lazio dove il capo di gabinetto del Sindaco Veltroni, Luca Odevaine, è stato arrestato per i suoi rapporti pericolosi con
le cooperative mafiose di Buzzi e Carminati. 

LA METEORA VENDOLA
Vendola si staglia luminosamente nel firmamento della sinistra italiana con affermazioni che lasciano sperare. Dice che bisogna ricominciare dalla biosfera, e dalla valorizzazione del territorio. Che bisogna riscattare il peso del compromesso degli anni bui con la luminosa legittimazione popolare di una nuova classe politica libera dalle collusioni del passato, che bisogna slegare le mani alla società civile e permetterle di entrare nella stanza dei bottoni, che bisogna battere la grammatica del dolore e dell'oppressione con un nuovo alfabeto di democrazia dal basso e di protagonismo della cittadinanza attiva. Purtroppo l'astro si
Così si presentava Vendola nel 2005...
rivelerà una meteora e discenderà alla velocità della luce perpetrando forse il tradimento più stridente dei millantati ideali di giustizia sociale, apprendendo con grande velocità i metodi di quel passato che si voleva superare, e formando nuove clientele di segno diverso ma sempre clientele. La Sanità pugliese, da diritto per tutti, è stata trasformata in un privilegio per pochi, paradiso delle cliniche private e della speculazione farmaceutica. Lo scellerato progetto di finanziare con centinaia di milioni Don Verzè perchè costruisse un San Raffaele a Taranto, si fermò solo per l'arresto (e poi la morte) del diretto interessato. Come se gli operatori sanitari degli ospedali tarantini, qualora adeguatamente finanziati, non sarebbero stati in grado di esprimere la stessa eccellenza (se non di più) delle cliniche private dell'oscuro prete milanese. Ancora peggiore è quello che è successo nel campo dell' l'energia rinnovabile, che è diventato terreno di caccia dei grandi speculatori finanziari (gratificati del titolo di "investitori"), e ha escluso la piccola e media impresa locale a vantaggio di tutti i grandi gruppi. Memorabile in questo senso, la reprimenda di Carlo Petrini in prima pagina su Repubblica del 17 aprile 2010 in cui si invocava una inversione di tendenza del modello fotovoltaico centralizzato che arricchiva pochi grandi investitori e impoveriva il terreno e le risorse agricole, per realizzare un modello distribuito di piccoli impianti integrati nelle aziende agricole allo scopo di coadiuvarne la decarbonizzazione con applicazioni specificamente pensate per l'agricoltura come l'irrigazione fotovoltaica e la refrigerazione solare, cofinanziati con appositi bandi per usare fondi europei altrimenti inutilizzati.

(si veda http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/17/pannelli-solari-via-dalle-campagne-via-dalle.html) . 
Archinà e Vendola
Si chiusero così le stalle a buoi scappati (ormai i grandi impianti a terra erano centinaia, con gravi danni per l'agricoltura e l'idrogeologia della regione) e si aprirono le porte al modello distribuito. Ma siccome Vendola pensa in grande, snobbò la piccola impresa pugliese e passo direttamente a fare accordi con i grandi gruppi perchè il fotovoltaico su tetti lo mettessero solo ENEL Green Power e Beghelli, sollevando la furia delle associazioni della piccola e media impresa pugliese. Una furia che è niente rispetto a quella dei Tarantini quando vennero rese note le conversazioni telefoniche fra Vendola e Archinà, sulle quali stendo un velo pietoso anche perchè presumo che non ci sia nessun dei lettori che non le abbia sentite almeno due volte,  la prima per superare lo sbigottimento e l'incredulità e la seconda per superare i conati di vomito. 
Ma per chi come me aveva vissuto i tradimenti e i voltafaccia di Vendola, (a cominciare dalla inqualificabile maleducazione di far venire Rifkin per una conferenza sulla terza Rivoluzione industriale al Castello Svevo di bari nel 2006 e alzarsi e andar via prima che Rifkin prendesse la parola), la telefonata con Archinà è stata solo una terribile conferma e non certo una sorpresa! 

E qui, il cerchio si chiude e ritorniamo al punto d partenza, ossia alle ragion invocate da Barbara Spinelli, epigona di una grande tradizione democratica e libertaria inaugurata con la rivoluzione europea che suo padre Altiero e altri visionari come Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, avevano avuto il coraggio di immaginare e scrivere a Ventotene in piena guerra mondiale nel 1941/2.

LA SINISTRA E IL MANIFESTO DI ALTIERO SPINELLI

Si legge in questo testo ispirato e visionario, una anticipazione di quello che è successo alla sinistra italiana (e europea e mondiale)...

"La linea di divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale"
Spinelli a Ventotene nel film Rai "Il Mondo Nuovo"

Sul piano propositivo, il Manifesto di Ventotene esprime proposte chiarissime:
"Un'Europa libera e unita è premessa necessaria per il potenziamento della civiltà moderna, di cui l'éra totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era farà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro le disuguaglianze e i privilegi sociali. Tutte le vecchie istituzioni conservatrici, che ne impedivano l'attuazione, saranno crollanti o crollate, e questa loro crisi dovrà essere sfruttata con coraggio e decisione. La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita".

"La rivoluzione Europe dovrà essere socialista... dovrà cioè proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita".

Mi domando quale parte di questa frase chiarissima non sia stata compresa dalle classi dirigenti della sinistra venduta e compromissoria dei comitati d'affari dalemian/fassinian/bersanian/vendoliani....

Aggiungiamo che l'Europa di Spinelli era basata su un modello economico in cui :   "non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore, ecc. (l'esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); le imprese che per la grandezza dei capitali investiti ed il numero degli operai occupati, o per l'importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz'altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti"
Spinelli e compagni vanno ancora più nello specifico e arrivano ad affermare che  "diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria, in senso egualitario per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gl'istrumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorarne le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori, nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l'azionariato operaio, ecc"
Spinelli al Parlamento Europeo nel film "Il Mondo Nuovo"

E non finisce qui! C'è perfino l'intuizione della necessità democratica di un reddito di cittadinanza quando si afferma che : "La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori;"

Voglio sottolineare quel "Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori" Non è stupefacente come le parole dei padri fondatori dell'Europa descrivano perfettamente non solo la realtà del capitalismo nazifascista violento e spietato degli anni 40, ma anche l'Europa ultraliberista della troika? 
Il manifesto di Ventotene identifica in una Europa che applicherà rigorosamente i principi di eguaglianza, il possibile antidoto al ripetersi di queste tragedie storiche. E non si tratta  di un egualitarismo di facciata ma di una eguaglianza realizzata concretamente,  "...i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare, in ogni branca di studi per l'avviamento ai diversi mestieri e alla diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino pressappoco eguali, per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze tra le rimunerazioni nell'interno delle categorie, a seconda delle diverse capacità individuali;

Si tratta di una Europa creatrice di "un nuovo ordine nell'interesse di un larghissimo strato di cittadini per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale. Su queste basi le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto e non solo formale per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una conoscenza sufficiente per esercitare un efficace e continuo controllo sulla classe governante".

E per essere ancora più chiari...
"la liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo non lasciandole ricadere nella politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici specialmente del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni a cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l'osservanza dei patti conclusi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che saranno realizzate quelle trasformazioni sociali."

Ecco il background culturale che dobbiamo tenere presente se vogliamo comprendere appieno le critiche di Barbara Spinelli alla Lista Tsipras dalla quale è appena uscita. 
Una tale nobiltà di visione non è compatibile in alcun modo con la sinistra stracciona ipocrita e velleitaria disposta a svendersi per uno stipendio da parlamentare o un vitalizio da Presidente di Regione. 
Invece la visione Spinelliana anticipa e trova profonda  trova rispondenza nell'intuizione rifkiniana che il capitalismo sta gradualmente cedendo il passo a una economia della condivisione dal basso nella quale i cittadini interagiscono in Commons Collaborativi che rispettano le regole della biosfera, le risorse naturali e le leggi della termodinamica. E infatti Quando Barbara Spinelli e Rifkin si sono incontrati, l'intesa sul nuovo modello di società per il quale conviene battersi è stata totale. 


Mentre nessuna intesa può esserci con la sinistra vendoliana del compromesso con i poteri forti economici e finanziari, e se errore c'è stato, è stato forse all'origine, nell'accettare di continuare a rimanere in lista con chi di questo questo compromesso puzzava perchè ne era espressione più o meno consapevole. 

Ma adesso che Barbara Spinelli è nel Parlamento Europeo, più che domandarsi se dovrebbe dimettersi in conseguenza della sua presa di distanze dalla lista Tsipras, la vera questione che si pone è a mio avviso ben diversa.

Può il suo contributo e la sua stessa presenza  aiutare questa istituzione ormai allo sbando a riscoprire il proprio ruolo di guida ispiratrice dell'integrazione europea e l'Europa stessa a riscoprire quella anima sociale che l'ha giustificata dalle origini fino a Jacques Delors e che ancora oggi dispiega tutta la sua forza attrattiva quando si leggono le profetiche parole del Manifesto di Ventotene? 

Ecco, marzullianamente mi son fatto una domanda e, probabilmente, mi sono anche dato una risposta...


Allegato 1. L'Intervista su Repubblica a Barbara Spinelli.

ROMA - Barbara Spinelli, la sua decisione di lasciare la lista in cui era stata eletta all'europarlamento, "L'Altra Europa con Tsipras", ha scatenato le polemiche. Il coordinatore di Sel, Fratoianni, la accusa di essere incoerente, rimproverandole di aver voluto tenere il seggio proprio per garantire la tenuta di quel progetto di cui oggi dichiara il fallimento. E sui social network c'è addirittura chi la accusa di tradimento. Come risponde?
"Io non trovo che ci siano né incoerenza né tradimento. Il motivo per cui, da tempo ormai, ho preso le distanze da "L'Altra Europa" è che secondo me è stata la lista ad abbandonare il progetto originario, che era quello di creare un insieme di forze della sinistra molto costruito dal basso, basato sull'associazionismo, sulla società civile. E soprattutto non dominato dai vecchi partiti della sinistra radicale. In questo anno e mezzo, piano piano ho avuto invece l'impressione di un predominio dei piccoli partiti che avevano promesso di sciogliersi ma non si sciolgono mai".

Cosa è successo? Siete in tre, a Strasburgo: non andavate più d'accordo?
"Gli altri deputati de "L'Altra Europa" sono al tempo stesso in un partito: Curzio Maltese, sia pure come indipendente, è entrato nel comitato direttivo di Sel, Eleonora Forenza è nella segreteria di Rifondazione. Io ero espressione solo della Lista, ma nel frattempo "L'Altra Europa" è stata monopolizzata da Sel e Rifondazione. Nell'assemblea del 18 aprile è stata resa nota una lettera aperta di buona parte dei militanti, firmata anche da me, che si sono dissociati e sono praticamente usciti da "L'Altra Europa". Tra questi: Luciano Gallino e Guido Viale".

Provo a mettermi nella testa di un elettore di sinistra, che forse si starà chiedendo: ma come, in Grecia ha vinto Tsipras, in Spagna il consenso di Podemos cresce, e in Italia la sinistra frana?
"Non si può dire che sia solo colpa della nostra lista se in Italia non c'è Tsipras né Podemos. Sicuramente c'è un difetto: "L'Altra Europa" si è rivelata un'aggregazione di mini-partiti, non è riuscita a rappresentare strati più ampi della società. Però in Italia c'è anche il Movimento 5 Stelle, che prende una gran parte dell'elettorato antigovernativo di sinistra".

Lei considera di sinistra il Movimento 5 Stelle?
"Nel Movimento 5 Stelle ci sono molte componenti. Una è senz'altro quella che fa importanti battaglie sociali che sono tradizionali della sinistra. La battaglia che stanno facendo i Cinquestelle sul reddito di cittadinanza è una battaglia che secondo me avrebbe dovuto fare "L'Altra Europa". Ma non l'ha fatta. Quando al Parlamento europeo il M5S ha fatto un'iniziativa sul reddito minimo, ho aderito".

Lei crede che ormai la sinistra fuori dal Pd sia condannata alla frammentazione?
"Non necessariamente. Io sono favorevole all'idea di Landini di una "coalizione sociale". È un progetto ancora timido, che deve strutturarsi, ma proprio la sua nascita segnala che l'esperienza della lista Tsipras è ormai superata. Sicuramente bisogna pensare a qualcosa che non sia un partito classico. Prima che Syriza diventasse un partito sono passati anni. Podemos non è un partito. Il M5S non è un partito. Il peso degli apparati deve ridursi al minimo, e lasciare spazio ai movimenti, alla società".

Ha letto i commenti su Facebook? Molti le chiedono: ma se hai lasciato la lista, perché non ti dimetti da europarlamentare?
"Perché in Europa continuo a battermi per le idee che ho difeso in campagna elettorale, per il programma che ho in parte scritto. Sono stata eletta dagli elettori, non dagli apparati ".

Sotto quale bandiera?
 Ha detto che non intende fondare un altro partitino.
"L'Italia ha una nobile tradizione di indipendenti, soprattutto in Europa. Molti eurodeputati, tra cui mio padre, sono stati indipendenti di sinistra. O lo sono, come Sergio Cofferati. Lo sarò anch'io".

http://www.repubblica.it/politica/2015/05/13/news/barbara_spinelli_la_lista_tsipras_e_finita_tutta_colpa_di_sel_e_rc_ma_io_non_mi_dimettero_-114230727/?ref=HRER2-2




Allegato 2. Il mio email di commiato dal leader dell'Internazionale Socialista e allora neo primo ministro George Papandreu. 

From: Angelo Raffaele Consoli <XXX@gmail.com>
Date: 2010/9/9
Subject: a message from Angelo Consoli on the Mediterranean climate change initiative in Athens
To: "XXX@politicalforum.gr" <XXXXX@politicalforum.gr>


Dear George,
I have just been informed about the Mediterranean Climate Change initiative you are hosting on the 22nd of October in Athens and it surprises me that Jeremy has not been considered at all for that. 
It also surprises me that his last deeply felt message to you  (here below) remains still  unreplied since the 8th of July. 
 As you certainly recall, Jeremy's vision has based the bold 20 20 20 European strategy of the Commission, as well as the Third Industrial Revolution Industrial long term plans of Chancellor Merkel in Germany. It is also encompassed in the EU legislation after the Thrid Industrial Revolution Written Declaration was approved in May 2007 by the European Parliament, with the unanimous support  of the Greek Socialist delegation (as well as the signature of all the Group Presidents and Committee leaders). 
It would have done no harm to recall this powerful and prestigiuos background to your initiative on the 22nd of October. I am sure that Jeremy would have enthousiastically supported your initiative, had he been required. Furthermore,  his vision fully complements the deserving work of his very good friend Rejandra Pachouri, with whom he has been called to share the Herald Tribune Climate Conference in Lisbon. The many prominent EIB representatives would have certainly benefitted from a the awareness that there is a Third Industrial Revolution economic long term game plan supporting the financial commitments of Greece (and of Europe).
In any case I fail to understand how it is possible that we not been consulted nor informed of this initiative after all the time spent talking with you about introducing this new powerful narrative and economic strategy in Greece, (last with his interview to TO VIMA on the 4th of July), in Europe and in the world, as it was the case when Jeremy addressed, on your invitation the International Socialist in Lagonissi. 
I need to understand what happened and why, because Jeremy is for sure going to ask me, as soon as the Greek media will  approach him to have his comments on his absence from such an important event. 
I would not like him to jump to the wrong conclusions. 
I myself  tend to jump to the wrong conclusions when I think that Tina Birbili has never returned not even one of my emails to her since she became Minister. Not one. And that she declined the dinner meeting with Jeremy and yorself last December, chosing to be represented by Dimitri Lalas who spent the whole evening putting Jeremy down, interrupting him sometimes rudely, and contraddicting his vision, and yours. 
Dear George, I don't want to sound paranoid, but I know how much Jeremy cares for you and the difficult task you are facing, and how hard Jeremy has been trying to help you provide your compatriots with a new hope based on jobs and redistribution of the wealth generated by a new, distributed energy model, in an empathic manner.
And I know he will be disapponted when he will see that his concern has been disregarded without even the courtesy of informing him. Disappointed as a friend can be. Especially at a time when his vision is being implemented in Rome, Sicily, and other regions with whose leaders Jeremy cannot claim the same commong feeling and shared history as with you.
I would greatly appreciate your thoughts on this.
With unchanged consideration
Angelo 

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