venerdì 24 marzo 2017

Sessantesimo anniversario: 5 proposte per salvare l'Europa.


I capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea si incontrano domani a Roma per celebrare il 60mo anniversario della firma dei trattati di Roma che hanno dato inizio al processo di integrazione europea lanciato dall'isoletta tirrenica di Ventotene da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi col loro celeberrimo “Manifesto”. Nello stesso giorno si sono dati appuntamento a Roma i cosiddetti "sovranisti" che contestano l'Europa e l'Euro in tutto e per tutto.
Si fronteggeranno dunque nella giornata di domani due visioni diametralmente opposte dell'Europa, entrambe sbagliate, a mio avviso, e entrambe pericolose per il futuro non solo dell'Europa, ma anche dei singoli paesi e delle nazioni della cui sovranità i "sovranisti" si riempiono impropriamente la bocca.  Due visioni cioè estremiste, scondo cui l'Europa è il male o il bene assoluto, e come tutte le visioni estremistiche faticano a cogliere la complessità della realtà europea fatta di mille sfumature, interessi nazionali ma anche divisioni di classe, per cui l'Europa non è perfetta ma non è neanche l'origine di tutti i mali. Questa Europa, come ci ricorda Rifkin nel libro “Il Sogno Europeo”, ha
raggiunto accordi avanzatissimi fra tutti gli stati membri sulle politihce energetiche, sui rifiuti e le politiche ambientali, sulla protezione sociale, sugli scambi culturali (pensiamo al programma Erasmus). Ma tutto questo (che era la vera ragion d'essere dell'Europa come la voleva Spinelli) è stato oscurato dalla logica del debito e dell'austerità che ha criminalmente preso il sopravvento negli nultimi 12 anni. Infatti dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea),  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Certo non è questa l'Europa che avevano in mente i padri fondatori, una Europa solidale, sociale, ecologica, pacifica. E il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma avrebbe potuto essere l'occasione per rifondare l'Europa sulla sua anima spinelliana. Quando si parla di rifondazione dell'Europa però, bisogna sgombrare il campo dagli eurofurbi, che pur avendo giocato un ruolo determinante nella deriva finanziaristica e anti sociale dell'Europa, oggi si presentano come i rivoluzionari anti-Europa.
Ad esempio, sentire gente come Renzi che critica la logica dell'austerità e del patto di stabilità, richiamandosi alla sua ridefinizione come patto di "stupidità" da parte di Romano Prodi, mi fa solo sorridere. Renzi infatti ha avuto unpo strapotere assoluto in Italia per oltre tre anni, avrebbe potuto appoggiare Tsipras e Varoufakis nel loro tentativo del 2015 di sconfiggere la logica del debito ispirata agli interessi delle grandi banche d'affari, invece ha contribuito al loro isolamento, accodandosi acriticamente alle posizioni degli Schauble e dei Djsselbloem che adesso fa cialtronescamente finta di criticare. Questo mette una pietra tombale definitiva su qualunque tentativo del ciarlatano fiorentino di rifarsi una verginità e presentarsi come un rivoluzionario in vista delle elezioni che prima o poi saranno indette. Archiviata la pratica Renzi, vorrei tornare ad analizzare la situazione dell'Europa che viene celebrata domani.
2015: Renzi offre a Tsipras cravatte invece di appoggio...
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea", come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato l'anno scorso in occasione della farsa di
Ventotene organizzata da Renzi con Mekel e Hollande, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). 
Quella di Spinelli era una rivoluzione vera, che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche.
Ma oggi lo spirito di Ventotene è sempre evocato da finti europeisti in manifestazioni (tipo quella dello scorso agosto voluta da Renzi con Merkel e Hollande sulla “Garibaldi”) che si sono risolte in buffonate propagandistiche intese a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto. Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene.

Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria secondo cui il rigore finanziario ce lo prescriverebbe Spinelli con il Manifesto di Ventotene!
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si parla certo anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui “Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.”
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
Il carcere di Santo Stefano a Ventotene
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotta dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Ventotene. Il cortile del carcere di Spinelli
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."

Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognateidi fare e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero si vuole “ricominciare da Spinelli, allora bisogna innanzitutto mettere radicalmente e immediatamente mano alla Governance dell'Euro. Prima riforma da richiedere con forza è che alla BCE sia consentito di diventare prestatore di ultima istanza! Basta con l'intermediazione parassitaria delle grandi banche d'affari speculative che intercettano i soldi pubblici della BCE per prestarli a strozzo alla Grecia o all'Italia affamandone i cittadini e comprimendo i diritti sociali e del lavoro. E basta anche con i parametri di Maastricht che totemizzano il rapporto fra debito pubblico e PIL. La stabilità dei paesi della zona euro deve essere misurata in relazione alla felicità dei propri cittadini, la qualità  dell'ambiente e la tutela dei beni comuni, l'alfabetizzazione, la bassa morbilità,  la qualità dei servizi pubblici e dell'assistenza sanitaria, la diffusione generale di servizi all'infanzia la famiglia, la terza età, i portatori di handicap etc. Bisogna uscire dal grande equivoco ultraliberista per cui la stabilità è solo una stupida equazione aritmetica priva di senso per la vita degli esseri umani e funzionale  solo per gli interessi dei grandi speculatori finanziari mondiali. Le dottrine economiche non sono dogmi e dunque non possono essere imposte come "verità rivelate" o immutabili leggi della fisica (ce lo spiega in modo magistrale Francesco Sylos Labini nel suo ultimo lavoro “Rischio e Previsione-cosa può dirci la scienza sulla crisi) https://www.youtube.com/watch?v=PRDVtn__Unk )

Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediata dei parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Pier Virgilio Dastoli, assistente di Altiero Spinelli e Presidente
del Movimento Federalista Europeo, principale sostenitore
del "metodo comunitario" contro quello "intergovernativo".
Sono solo proposte di buon senso, ma purtroppo non le vedrete entrare nella dichiarazione di Roma dell'establishment che celebra se stesso nel 60mo anniversario dei trattati di Roma, né nelle argomentazioni dei loro contestatori pseudo "sovranisti" che insistono testardamente sulla sovranità monetaria ma dimenticano sovranità molto più importanti come quella energetica, quela alimentare e quella economica. 
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche anti europa e la fuffa delle dichiarazioni "europeiste di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience e ricominciamo davvero da Ventotene, o questa Europa verrà spazzata via dalla tempesta del populismo di destra. 
E' già successo nel 1939, e non è stata una esperienza edificante, mi sembra di ricordare...









Berlino-1945. Fine del sogno della sovranità della grande Germania!

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giovedì 25 agosto 2016

L'OCCUPAZIONE MEDIATICA DI VENTOTENE.


OVVERO COME RENZI È RIUSCITO A IMPOSSESSARSI DI UN SIMBOLO CHE NON GLI APPARTIENE PER LEGITTIMARE UNA OPERAZIONE DI SEGNO CONTRARIO A QUEL SIMBOLO.




Devo assolutamente congratularmi con la comunicazione renziana per l'operazione "Ventotene" che vince sicuramente il premio per la più ipocrita ed eterogenetica azione di comunicazione della storia dell'umanità. Il simpatico caratterista fiorentino in realtà ci ha già abituato a vederlo fare il contrario di quello che dice e dire il contrario di quello che fa in una mistificazione permanente delle sue azioni politiche.
Del resto Renzi è recidivo. Già a gennaio scorso era cominciata questa che ormai è scopertamente una vera e propria operazione di OCCUPAZIONE MEDIATICA  di Ventotene, quando era andato a farsi fotografare sull'isoletta tirrenica, consapevole del suo forte impatto mediatico, per proporre un'Europa Federale che, detta da lui, suona a metà fra un insulto e una minaccia. 
Ma con questa operazione è riuscito a internazionalizzare lo svuotamento di qualunque contenuto e il capovolgimento dei valori di cui Ventotene è riferimento.
Invitando Hollande e Merkel nell'isoletta tirrenica dove Spinelli era stato confinato da Mussolini, Renzi usurpa un luogo simbolo della lotta ideale per una Europa libera dai nazionalismi, dalla logica finanziaria capitalista, dallo sfruttamento dell'essere umano e dalla soppressione dei diritti, una lotta che non solo non gli appartiene ma che lo vede sul fronte opposto! 

L'operazione è stata condotta innanzitutto grazie alla spregiudicata rimozione chirurgica delle parole "Manifesto di", dalla parola "Ventotene". Amputata della sua parte più impegnativa e spinelliana, Ventotene è diventata improvvisamente vuota forma senza contenuto, "l'isola dove è nata l'Europa" un contenitore buono per qualunque idea di Europa da quella puramente mercantilista di Nigel Farage, a quella di Europa Fortezza degli Orban e delle Le Pen, a quella di Europa delle banche e della finanza e della speculazione di Draghi, Schäuble Monti. L'unica Europa rimasta fuori dalla Ventotene occupata mediaticamente da Renzi/Merkel/Hollande è giustappunto quella del Manifesto. L'Europa dei Popoli. 
Quei popoli oppressi ieri dalla guerra e dal nazionalismo, oggi dalle politiche ultraliberistiche del trio Italo franco tedesco che creano sofferenza sociale e alti margini di profitto per i padroni della finanza nascosti dietro alla scusa ipocrita del "recupero di competitività", quei popoli derubati dalla svendita dei patrimoni pubblici nascosta dietro al paravento ipocrita e sempre meno credibile del rigore finanziario e della necessità di pagare un debito che come spiega Varoufakis non può più essere pagato perché i debitori non versano in situazioni di momentanea scarsità di liquidità ma in situazione di insolvenza permanente e irreversibile. Non era certo questa l'idea di Europa che ispirò Spinelli, Colorni e Rossi a scrivere il Manifesto di Ventotene. Nella loro visione l'Europa doveva mettere insieme le risorse energetiche ed economiche per prevenire ulteriori conflitti bellici e assicurare benessere e prosperità ai cittadini mettendoli al riparo dalla rapacità della speculazione finanziaria (ebbene sì il Manifesto di Ventotene mette in guardia da questo pericolo! Leggete queste poche righe 

e capirete: 
Di fatto, poi, i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione di tutti i dissenzienti, ogni possibilità legale di ulteriore correzione dello stato di cose vigenti. Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle possibilità proletarie resta così ridotto, che per vivere i lavoratori sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità di impiego.).


Chi scrisse il Manifesto di Ventotene aveva visto un futuro diverso da quella Equitalia Europea a cui l'Europa è stata ridotta dalla risma di politicanti da strapazzo che oggi guidano le nazioni europee e che sono ben simboleggiati dai tre occupanti abusivi di Ventotene. Un futuro in cui l'Europa avrebbe garantito ai propri cittadini innanzitutto e al resto del mondo successivamente, prosperità, lavoro, reddito e felicità.
Il Manifesto di Ventotene si conclude auspicando una vera e propria Rivoluzione Europea, e va anche molto nel dettaglio. Per capire quanto siano lontani da questa “Rivoluzione europea i tre personaggi da disegni animati che hanno incautamente occupato Ventotene oggi, basta leggere come Spinelli e i suoi amici intendevano realizzare questa rivoluzione Europea sul piano economico e su quello sociale:

La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.
Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per le forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne sieno vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routinière per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.
c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali.
d) La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana. La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.
e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che siano realizzate quelle trasformazioni sociali.”
Questa è l'idea di Europa che gemma dal Manifesto di Ventotene! Una rivoluzione dei cittadini che mette fuori gioco grandi gruppi economici e assicura benessere distribuito e prosperità per tutti. Una visione che è già da anni diventata oggetto di una operazione di "sterilizzazione" che fa diventare il mito di Spinelli vuota retorica priva dei suoi contenuti più rivoluzionari. Oggi Renzi riesce nell'operazione di svuotarlo di qualunque contenuto ed anzi riempirlo di contenuti opposti. Perchè l'idea di Europa che esprimono lui, Hollande e la Merkel, occupanti abusivi di Ventotene, è sempre più lontana dal progetto spinelliano, una Europa in cui i cittadini tedeschi per avere un reddito indecoroso devono entrare nell'umiliante tunnel dell'Hartz 4, e quelli francesi e italiani vengono sempre più precarizzati e destabilizzati da Jobs act e Loi travail varie. Per non parlare di quello che è stato fatto al popolo greco.
Questa operazione di occupazione mediatica di Ventotene puzza. Puzza di renzismo (vuote forme comunicate a palla ma prive di qualunque contenuto). Ma puzza anche di tentativo di di usare il suo immaginario più popolare, per rilegittimare  un'Europa che ha perduto l'anima, e che per ritrovarla deve ricominciare dal Manifesto di Ventotene, non da "Ventotene sui Manifesti" (questa battuta finale giuro che non l'ho rubata a Crozza!) 




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Per una lettura completa del Manifesto di Ventotene suggerisco questo link:
http://www.presidioeuropa.net/blog/un%E2%80%99europa-libera-unita-il-manifesto-di-ventotene/

Inoltre a questa pagina è possibile leggere una "interpretazione autentica" del Manifesto di Ventotene di Pier Virgilio Dastoli che fu collabotaore di Altiero Spinelli al Parlamento Europe fino ai suoi ultimi giorni.
https://www.facebook.com/piervirgilio.dastoli/posts/10201997380360428

Su Renzi a Ventotene a gennaio 2016:
http://www.europainmovimento.eu/europa/l-europa-smemorata-alla-ricerca-dello-spirito-di-altiero-spinelli.html

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Manifesto di Ventotene: 5 proposte per far ripartire l'Europa al di là della propaganda

Dopo la conferenza stampa sulla Garibaldi, grande colpo comunicativo privo di qualunque contenuto (è proprio il caso di parafrasare il famoso film: ... sotto il vestito niente) in cui senti parlare di solidarietà, agenda digitale, energie rinnovabili crescita e occupazione, ma è evidente che sono vuote parole da parte di chi ha imposto a colpi di maggioranza il jobs act, lo sblocca Italia, la "buona scuola", il "salvabanche" per obbedire ai diktat della finanza speculativa globale. 
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene
è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si
suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono  molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea, come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato sabato scorso, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). Una rivoluzione che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche. Invece dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea,  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Se il vertice di Ventotene non è solo una buffonata propagandistica intesa a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto, è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di  Ventotene
Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria (è successo anche questo:  il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, nel commentare il vertice tirrenico viene a  spiegarci che il rigore finanziario c'è lo prescrive Spinelli con il Manifesto di Ventotene! Incredibile ma vero. Leggere per credere!)
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si certo si parla anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui 
Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotto dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognate di fare  e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a Ventotene per celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza avere la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediatamente i parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche e la fuffa delle dichiarazioni di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience.  Chi non è d'accordo, scenda dalla portaerei Garibaldi e torni a casa in gommone. 

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lunedì 31 agosto 2015

BREVE RIFLESSIONE SUL MERCATO E SULL'ECONOMIA CHE UCCIDE.

"Questa economia uccide" - Papa Francesco.
A conclusione dello Spinelli Day,  consacrato alla riflessione sulle visioni del grande europeista italiano (nato il 31 agosto di 108 anni fa) che scrisse il manifesto di Ventotene, mi sorprendo a fare una inaspettata associazione conl'Enciclica  "L'audato Si' " di Papa Francesco e con la visione della terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin.
Cosa ha in comune il pensiero di Altiero Spinelli con l'idea di un nuovo modello economico distribuito e interattivo, digitale e sostenibile promosso da Jeremy Rifkin e con l'insegnamento di Papa Francesco che ci mette in guardia contro l'' Economia che uccide" e contro il cambiamento climatico indotto dall'ingordigia dell'uomo? Come si intrecciano queste tre visioni apparentemente molto diverse e nate in epoche e ambiti diversissimi?

La risposta è semplice: hanno in comune una analoga visione del mondo. Una visione del mondo nella quale non si parte dal Dio mercato ma dall'uomo.
La teologia del mercato ultraliberista che pensa che lo Stato non debba intervenire nei mercati se non per indebitarsi e far fronte alla spesa pubblica possibilmente militare e non sociale (più carri armati e aerei e meno scuole e ospedali), ma non per regolamentarli o moderare la smodata sete di profitto,  è stata teorizzata dal "genio del male" Milton Friedman, economista ultraliberista inventore della finanza speculativa e compagno di bisbocce di Pinochet e dei peggiori dittatori, ispiratore delle politiche neo ultra liberiste della destra degli anni ottanta (Reagan e Thatcher) ma anche purtroppo, sciaguratamente, delle politiche della sinistra degli anni 90 e 2000 (new labour di Blair, riforma del lavoro di Schroeder, liberalizzazioni bancarie selvagge di Bill Clinton, Merchant banking all'amatriciana di D'Alema e dei suoi amici "capitani coraggiosi"), e fino ai parametri di governance dell'EURO, stabiliti dal trattato di Maastricht e confermato da quello di Lisbona.
Questa visione del mondo in cui i listini di borsa vengono prima della vita dei bambini (8 milioni ne muoiono ogni anno in questa folle economia mondiale criminale) si basa nell'accettazione fideistica delle virtù del libero mercato. Che si auto regolamenterebbe, e garantirebbe una equa redistribuzione delle risorse. Tutte falsità!
Ebbene, sia Altiero Spinelli che Rifkin che Papa Francesco invece la pensano molto diversamente. Essi si fanno (in diversi momenti storici) paladini dell'idea  secondo cui che se lo Stato interviene può mettere in scacco il mercato; che non deve necessariamente subirlo, blandirlo, esserne servo.
Il mercato esiste se i poteri sovrani gli permettono di esistere, e può essere limitato, regolamentato, orientato, condizionato e persino represso e sospeso, se i poteri sovrani lo decidono.

Quei poteri sovrani erano l'Europa Unita, nella visione del Manifesto di Ventotene (quindi una vera e propria Rivoluzione Europea diametralmente opposta per valori e comportamenti all'Europa delle banche che ha preso il sopravvento dal 2004 (prima Commissione Barroso) in poi.

Ma quei poteri sovrani sono anche  le leggi immutabili della natura e del creato secondo Papa Francesco e della termodinamica e della biosfera secondo Rifkin.

Non sta scritto in nessuna legge, né divina, né naturale, né scientifico-matematica, né storico-sociologica, che sia il mercato a dover condizionare le decisioni degli stati e dominarli.

O che i governi e i parlamenti debbano subordinare la prosperità dei cittadini, il welfare e la giustizia sociale, le prospettive economiche di intere generazioni, alla logica del mercato, al moloch della fiducia dei mercati.
Grecia: scomparsa dallo schermo radar mediatico internazionale
E invece, questo è proprio quello che hanno fatto per cinque anni la Germania di Schauble, la Commissione europea di Barroso e Rehn, e tutti i paesi membri dell'Eurozona e in particolare con una Grecia che, come ha sottolineato da sempre l'ex ministro Varoufakis, è stata usata come cavia di laboratorio di un modello socio economico ultraliberista disastroso e disfunzionale e che infatti non ha mai funzionato essendo tutte le ricette della troika fallite miseramente sia nell'intento di dare stabilità finanziaria al paese sia nell'intento di creare coesione sociale. (A proposito, avete notato che non si parla più della Grecia? è sparita dallo schermo radar, rapidamente scopata sotto il tappeto da un sistema mediatico mafioso  orwelliano).
Ma torniamo all'oggetto principale di questa riflessione.
I poteri fossili nati con l'inizio della seconda rivoluzione industriale (l'era del petrolio) ringraziano le istituzioni europee, i governi, e gli organismi internazionali per la loro generosità a senso unico e continuano ad arricchirsi a dismisura secondo standard inimmaginabili per il cittadino comune.
Le 80 persone più ricche del mondo, grazie a questa teologia del mercato posseggono oggi una ricchezza pari al reddito dei 4 miliardi di persone più povere (sotto la soglia di povertà certificata ONU) del mondo.
Spinelli vide lucidamente tutto questo venire e ci mise in guardia contro i poteri finanziari ingordi e insensibili alle esigenze dei cittadini, che manipolano gli stati nazionali e creano nazionalismi disastrosi per la pace e la prosperità economica, prima con il Manifesto di "Ventotene per un'Europa Libera e Unita"  e poi con tutta la sua azione di Commissario Europeo e poi europarlamentare poi.

Papa Francesco con l'Enciclica "Laudato Si' "  si oppone a tutto questo ricordandoci che non si
possono servire Dio e il Denaro allo stesso tempo, che "questa economia uccide", e che la difesa del creato e della biosfera incombe come dovere improcrastinabile individuale su ciascuno di noi in una nuova, ritrovata "conversione ecologica" che superi la cultura dello scarto (materiale e umano) e ci faccia diventare tutti guardiani del creato, che è la nostra "Casa Comune", nel superamento dalla religione del profitto verso una nuova alleanza fra l'Umanità e l'Ambiente.

Rifkin ne "La Terza Rivoluzione Industriale" spiega come una nuova "Coscienza Biosferica" stia prendendo il posto della coscienza geo politica che tanti disastri ha creato nell'ultimo secolo (e qui si intreccia perfettamente con le visioni anti nazionaliste del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli quando denuncia "la pseudo scienza della geo politica" ), e come un "homo empaticus" nuovo stia trasformando in senso sostenibile, digitale, collaborativo, condivisivo e circolare la società e l'economia, basandone i canoni di comportamento sul rispetto delle leggi della termodinamica e della biosfera e non sulla loro sistematica violazione, come invece suggerisce il mercato il cui unico interesse è l'arricchimento a dismisura degli scommettitori incalliti che qualcuno chiama operatori finanziari, o banche d'affari.

Sono sempre di più le persone che si stanno rendendo conto dell'insostenbilità del modello economico nel quale siamo stati calati da duecento anni di follia fossile e ultraliberista, dalla teologia del mercato e dalla follia del profitto estremo e dell'iperproduttività che non considera le esigenze dell'uomo ma solo quelle della finanza (le "tante baronie economiche in acerba lotta tra loro. Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l’intera collettività" e " i plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali"  di cui parla Spinelli nel Manifesto di Ventotene.
La reazione a questo stato di cose dell'economia che mette l'uomo contro l'uomo nel solo interesse di giochi finanziari internazionali che impoveriscono la maggior parte degli esseri umani ( e che "uccidono") è già cominciata.
Dentro ciascuno di noi prima ancora che in formazioni politiche che abbraccino coscientemente la nuova visione del mondo.
O, per dire le stesse cose con le parole del Santo Padre:
"Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente."
(Enciclica Laudato Si' ,229-230)

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