lunedì 31 agosto 2015

BREVE RIFLESSIONE SUL MERCATO E SULL'ECONOMIA CHE UCCIDE.

"Questa economia uccide" - Papa Francesco.
A conclusione dello Spinelli Day,  consacrato alla riflessione sulle visioni del grande europeista italiano (nato il 31 agosto di 108 anni fa) che scrisse il manifesto di Ventotene, mi sorprendo a fare una inaspettata associazione conl'Enciclica  "L'audato Si' " di Papa Francesco e con la visione della terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin.
Cosa ha in comune il pensiero di Altiero Spinelli con l'idea di un nuovo modello economico distribuito e interattivo, digitale e sostenibile promosso da Jeremy Rifkin e con l'insegnamento di Papa Francesco che ci mette in guardia contro l'' Economia che uccide" e contro il cambiamento climatico indotto dall'ingordigia dell'uomo? Come si intrecciano queste tre visioni apparentemente molto diverse e nate in epoche e ambiti diversissimi?

La risposta è semplice: hanno in comune una analoga visione del mondo. Una visione del mondo nella quale non si parte dal Dio mercato ma dall'uomo.
La teologia del mercato ultraliberista che pensa che lo Stato non debba intervenire nei mercati se non per indebitarsi e far fronte alla spesa pubblica possibilmente militare e non sociale (più carri armati e aerei e meno scuole e ospedali), ma non per regolamentarli o moderare la smodata sete di profitto,  è stata teorizzata dal "genio del male" Milton Friedman, economista ultraliberista inventore della finanza speculativa e compagno di bisbocce di Pinochet e dei peggiori dittatori, ispiratore delle politiche neo ultra liberiste della destra degli anni ottanta (Reagan e Thatcher) ma anche purtroppo, sciaguratamente, delle politiche della sinistra degli anni 90 e 2000 (new labour di Blair, riforma del lavoro di Schroeder, liberalizzazioni bancarie selvagge di Bill Clinton, Merchant banking all'amatriciana di D'Alema e dei suoi amici "capitani coraggiosi"), e fino ai parametri di governance dell'EURO, stabiliti dal trattato di Maastricht e confermato da quello di Lisbona.
Questa visione del mondo in cui i listini di borsa vengono prima della vita dei bambini (8 milioni ne muoiono ogni anno in questa folle economia mondiale criminale) si basa nell'accettazione fideistica delle virtù del libero mercato. Che si auto regolamenterebbe, e garantirebbe una equa redistribuzione delle risorse. Tutte falsità!
Ebbene, sia Altiero Spinelli che Rifkin che Papa Francesco invece la pensano molto diversamente. Essi si fanno (in diversi momenti storici) paladini dell'idea  secondo cui che se lo Stato interviene può mettere in scacco il mercato; che non deve necessariamente subirlo, blandirlo, esserne servo.
Il mercato esiste se i poteri sovrani gli permettono di esistere, e può essere limitato, regolamentato, orientato, condizionato e persino represso e sospeso, se i poteri sovrani lo decidono.

Quei poteri sovrani erano l'Europa Unita, nella visione del Manifesto di Ventotene (quindi una vera e propria Rivoluzione Europea diametralmente opposta per valori e comportamenti all'Europa delle banche che ha preso il sopravvento dal 2004 (prima Commissione Barroso) in poi.

Ma quei poteri sovrani sono anche  le leggi immutabili della natura e del creato secondo Papa Francesco e della termodinamica e della biosfera secondo Rifkin.

Non sta scritto in nessuna legge, né divina, né naturale, né scientifico-matematica, né storico-sociologica, che sia il mercato a dover condizionare le decisioni degli stati e dominarli.

O che i governi e i parlamenti debbano subordinare la prosperità dei cittadini, il welfare e la giustizia sociale, le prospettive economiche di intere generazioni, alla logica del mercato, al moloch della fiducia dei mercati.
Grecia: scomparsa dallo schermo radar mediatico internazionale
E invece, questo è proprio quello che hanno fatto per cinque anni la Germania di Schauble, la Commissione europea di Barroso e Rehn, e tutti i paesi membri dell'Eurozona e in particolare con una Grecia che, come ha sottolineato da sempre l'ex ministro Varoufakis, è stata usata come cavia di laboratorio di un modello socio economico ultraliberista disastroso e disfunzionale e che infatti non ha mai funzionato essendo tutte le ricette della troika fallite miseramente sia nell'intento di dare stabilità finanziaria al paese sia nell'intento di creare coesione sociale. (A proposito, avete notato che non si parla più della Grecia? è sparita dallo schermo radar, rapidamente scopata sotto il tappeto da un sistema mediatico mafioso  orwelliano).
Ma torniamo all'oggetto principale di questa riflessione.
I poteri fossili nati con l'inizio della seconda rivoluzione industriale (l'era del petrolio) ringraziano le istituzioni europee, i governi, e gli organismi internazionali per la loro generosità a senso unico e continuano ad arricchirsi a dismisura secondo standard inimmaginabili per il cittadino comune.
Le 80 persone più ricche del mondo, grazie a questa teologia del mercato posseggono oggi una ricchezza pari al reddito dei 4 miliardi di persone più povere (sotto la soglia di povertà certificata ONU) del mondo.
Spinelli vide lucidamente tutto questo venire e ci mise in guardia contro i poteri finanziari ingordi e insensibili alle esigenze dei cittadini, che manipolano gli stati nazionali e creano nazionalismi disastrosi per la pace e la prosperità economica, prima con il Manifesto di "Ventotene per un'Europa Libera e Unita"  e poi con tutta la sua azione di Commissario Europeo e poi europarlamentare poi.

Papa Francesco con l'Enciclica "Laudato Si' "  si oppone a tutto questo ricordandoci che non si
possono servire Dio e il Denaro allo stesso tempo, che "questa economia uccide", e che la difesa del creato e della biosfera incombe come dovere improcrastinabile individuale su ciascuno di noi in una nuova, ritrovata "conversione ecologica" che superi la cultura dello scarto (materiale e umano) e ci faccia diventare tutti guardiani del creato, che è la nostra "Casa Comune", nel superamento dalla religione del profitto verso una nuova alleanza fra l'Umanità e l'Ambiente.

Rifkin ne "La Terza Rivoluzione Industriale" spiega come una nuova "Coscienza Biosferica" stia prendendo il posto della coscienza geo politica che tanti disastri ha creato nell'ultimo secolo (e qui si intreccia perfettamente con le visioni anti nazionaliste del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli quando denuncia "la pseudo scienza della geo politica" ), e come un "homo empaticus" nuovo stia trasformando in senso sostenibile, digitale, collaborativo, condivisivo e circolare la società e l'economia, basandone i canoni di comportamento sul rispetto delle leggi della termodinamica e della biosfera e non sulla loro sistematica violazione, come invece suggerisce il mercato il cui unico interesse è l'arricchimento a dismisura degli scommettitori incalliti che qualcuno chiama operatori finanziari, o banche d'affari.

Sono sempre di più le persone che si stanno rendendo conto dell'insostenbilità del modello economico nel quale siamo stati calati da duecento anni di follia fossile e ultraliberista, dalla teologia del mercato e dalla follia del profitto estremo e dell'iperproduttività che non considera le esigenze dell'uomo ma solo quelle della finanza (le "tante baronie economiche in acerba lotta tra loro. Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l’intera collettività" e " i plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali"  di cui parla Spinelli nel Manifesto di Ventotene.
La reazione a questo stato di cose dell'economia che mette l'uomo contro l'uomo nel solo interesse di giochi finanziari internazionali che impoveriscono la maggior parte degli esseri umani ( e che "uccidono") è già cominciata.
Dentro ciascuno di noi prima ancora che in formazioni politiche che abbraccino coscientemente la nuova visione del mondo.
O, per dire le stesse cose con le parole del Santo Padre:
"Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente."
(Enciclica Laudato Si' ,229-230)

Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 28 luglio 2015

Considerazioni a freddo sulla crisi dell'Europa

There are two ways to conquer and enslave a Nation:
One is by the sword, the other is by debt.
John Adams,  Secondo Presidente U.S.A. 1735 -1826



 Non posso non  manifestare tutto il mio disappunto nel vedere persone che stimo postare il tweet di quell'imbecille del Presidente dell'Estonia che propone, dopo il referendum in Grecia, di fare un referendum domandando agli Estoni  se sono d'accordo ad alzare le tasse per pagare il debito greco.
Angelo Consoli, post del 6 luglio 2015.


A quasi un mese di tempo dal referendum greco e dal discutibile compromesso accettato da Tsipras a Bruxelles, sono costretto a ritornare sull'argomento perchè vedo che continuano a circolare in rete squallide metafore intrise di moralismo anti greco per spiegare l'origine e la crisi del debito. Storielle in cui i tedeschi sono tutti virtuosi affidabili, generosi e disinteressati prestatori di danaro a greci spendaccioni, inaffidabili, nullafacenti, e mangiapane (e debito) a tradimento. 
Ma un'analisi meno superficiale rivela  una realtà dei fatti che sbugiarda questo stereotipo. 
Rivela ad esempio che le regole dell'Unione monetaria sono state concepite per favorire la speculazione finanziaria, Non si possono spiegare diversamente norme quali il divieto alla BCE di  fare da "prestatore di ultima istanza" (prestito diretto agli stati membri), l'unificazione senza regole dei mercati finanziari, la mancata separazione fra banche di risparmio e banche d'affari (tipo Glass Steagall Act roosveltiano, etc).
Chi le ha concepite ed imposte ne ha approfittato sia per prestare soldi a tassi folli che per esportare di tutto ai paesi che indebitava, dai sommergibili ai pannelli solari, e adesso non si può chiamare fuori e lasciare gli incolpevoli contribuenti greci col cerino acceso in mano. 
Vorrei chiarire che a mio modesto avviso,questa non è una crisi "greca". E non è nemmeno una crisi dei rapporti fra Grecia e Europa. No! Questa è una crisi dell'Europa. 
Ma andiamo per ordine. Comincerò col cimentarmi anche io con il gioco della metafora della serie c'era "un tedesco e un greco".
Dunque c'è un tedesco. Anzi uno speculatore finanziario tedesco che (insieme ad altri speculatori finanziari americani, francesi, cinesi, tailandesi e assiro babilonesi...) dopo aver distrutto i diritti dei lavoratori tedeschi con una riforma del mercato del lavoro fatta da un leader di sedicente sinistra (Gerard Schroeder) che abbassava i redditi e peggiorava le condizioni di lavoro obbligando i cittadini a mini jobs umilianti e lunghe trafile burocratiche per ottenere buoni casa, buoni pasto e buoni medici a compensazione dei minori introiti salariali, dopo aver fatto tutto questo ai danni delle sue classi
lavoratrici, il nostro simpatico speculatore finanziario tedesco entra in combutta con uno speculatore finanziario greco per fottere i lavoratori greci ancor peggio di quelli tedeschi, introdurre titoli tossici che diventano rapidamente carta straccia, salvo poi invocare il bail-out (salvataggio) dallo stato greco scaricando il peso delle loro speculazioni sbagliate sui contribuenti greci, obbligati a subire una austerità imposta come unica soluzione da ignoranti in malafede, che distrugge l'economia reale e l'occupazione in modo da creare una massa di riserva di disoccupati disperati (spesso laureati o molto qualificati) disposti ad accettare di lavorare 15 ore al giorno in call center per 350 euro al mese con contratti mensili rinnovabili. A che pro? Per favorire la logica del profitto estremo e immorale dei grandi speculatori finanziari per i quali i diritti e le vite delle persone sono solo variabili economiche e sgradevoli ostacoli materiali da rimuovere in ossequio al principio della libertà assoluta di circolazione dei capitali. Un principio che fonda anche le regole del commercio internazionale, e oggi trova la sua espressione più plasticamente distruttiva
nel trattato TTIP che guarda ai diritti dei lavoratori, come al diritto alla salute, alla protezione ambientale e alla coesione sociale come inutili complicazioni burocratiche ("red tape") da eliminare. La libera circolazione dei capitali, è un principio totemico  assoluto che non può soffrire limitazioni di alcun tipo. Come nessuna limitazione possono soffrire i dogmi dell'economia finanziaria secondo cui la stabilità di un paese si giudica unicamente dal rapporto fra debito/deficit e PIL (rapporto deciso con metodologie che hanno il rigore scientifico di una pianificazione finanziaria fatta dalla donna delle pulizie). E sull'altare di questo dogma si sacrificano le vite di milioni di greci, il loro lavoro, la loro salute, salvo poi constatare che il rapporto debito/deficit PIL della Grecia dopo 5 anni di politiche recessive imposte dalla troika, non solo non è migliorato ma è addirittura peggiorato perché quelle politiche hanno determinato una caduta del PIL più che proporzionale rispetto al taglio del debito.
Qui scatta la seconda parte del piano diabolico: la delegittimazione di chi (come Varoufakis) ha capito tutto e osa rimettere in discussione questa logica folle, ingiusta e soprattutto inefficace tirando la sirena d'allarme. E allora dagli all'eretico, al "professorino" privo di senso della realtà, al teorico inadatto a fare politica perchè privo di senso della mediazione (= compromesso) interessato solo a scrivere libri e tenere lezioni in "università per fighetti". Si è sentito di tutto contro Varoufakis, e spesso gli stessi identici argomenti sono stati utilizzati dagli ultra liberisti finanziari come Schauble e anche dai sostenitori "di sinistra" di Tsipras, (che invece "senso della mediazione" ha dimostrato di averne fin troppo...).
Yannis Varoufakis, ministro per 5 mesi...
Ma mentre gli insulti si sprecavano, nessuno mai che abbia contestato nel merito le affermazioni di Varoufakis contro l'assurdo divieto per la BCE di fare da prestatore di ultima istanza permettendole di prestare direttamente il danaro agli stati dell'Eurozona, anzichè obbligarla a prestarlo alle banche d'affari private che a loro volta ci fanno una cresta monumentale indebitando Paesi sovrani e lucrando la differenza fra il tasso ridicolo che pagano alla BCE (0,50 %), e quello oltraggioso che percepiscono dagli stati debitori (nel caso della Grecia si arriva a tassi usurai del 12% annuo per i decennali). Ecco la causa prima della crisi del debito greco! Lo Stato svolge funzioni pubbliche che non presuppongono la realizzazione di profitti e non può pertanto essere costretto a andare a procurarsi i mezzi necessari allo svolgimento di tali funzioni pubbliche sui mercati privati dei capitali dovendoli poi rimborsare con gli interessi. Se ci pensiamo bene la stessa espressione "Debito Pubblico" in realtà è un ossimoro! Una volta entrato nella morsa del debito,  lo Stato Greco è stato travolto dal cosiddetto "effetto valanga" (ricorrere al prestito per rimborsare gli interessi di somme utilizzate solo per  "salvare le banche" e non certo per soddisfare gli interessi della popolazione, come erroneamente si crede) in una spirale anatocistica, criminale, illegittima, e insostenibile, accettata senza problemi da una classe politica satrapica, collusa e corrotta come garanzia per il mantenimento dei suoi privilegi di casta.
Ma c'è di più. Questo avvitamento catastrofico nella spirale del debito che fa affondare l'economia reale sacrificata sull'altare di una presunta stabilità finanziaria basata su criteri decisi a casaccio, è possibile solo perchè certificata dagli indici di affidabilità di agenzie di rating che dovrebbero avere il buon gusto e l'umiltà di tacere, avendo perso ogni credibilità dopo l'attribuzione della tripla "A" ai titoli tossici e ai derivati americani che hanno determinato la catastrofe finanziaria del 2008. Esse invece continuano a "pontificare" totalmente scollegate dalla realtà (loro sì, non Varoufakis). Oltretutto questi oracoli finanziari, sono sempre più in totale conflitto d'interessi facendo parte degli stessi gruppi che emettono i derivati  e acquistano i titoli pubblici.  
Convincerci che tutto questo sia normale è il capolavoro assoluto di questa Matrix politico finanziaria che domina tutto:  media,  partiti, associazioni imprenditoriali, fondazioni, uffici studi, banche, organismi internazionali. 
Ma torniamo ai nostri speculatori finanziari tedeschi, greci ed assiro babilonesi. Dopo che avranno ridotto il cittadino greco (come quello tedesco e quello italiano) al rango di debitore insolvente appartenente ad una nazione inferiore gravata da un debito ormai inesigibile, passeranno alla fase 3: le PRIVATIZZAZIONI! Presentate come la soluzione miracolosa che estingue il debito, esse sono invece il colpo di grazia definitivo per una nazione indebitata, perchè non solo non aiutano a estinguere il debito ma distruggono qualunque capacità di ripagarlo.
Le privatizzazioni sono il vero obiettivo di tutta questa tragica farsa, in cui i governi collusi degli stati debitori verranno costretti a svendere i propri assett, beni comuni e proprietà pubbliche a condizioni ridicole per pagare un ventesimo del debito residuo (vedi fondo di garanzia imposto dall'Eurogruppo a Tsipras). 
Come finisce la metafora? Non finisce, rimane aperta. Ciascuno immagini la fine che vuole. Qualcuno potrebbe accettare la logica folle del debito e rassegnarsi al proprio destino baciando la mano del carnefice come se fosse il dottore che ti sta curando (metafora usata da Strauss -Khan a Atene nel 2010).
Io preferisco immaginare un popolo di cittadini europei che si solleva contro questa Matrix multinazionale che ci rende schiavi da 60 anni, caccia i mercanti dal tempo e si re-impossessa della propria sovranità economica, energetica, alimentare e politica.  Mi piacerebbe immaginare che i responsabili di questa catastrofe non se la cavino a buon mercato. Vedere Barroso, Trichet o Olli Rehn che continuano a pontificare in giro pagati profumatamente per blaterare si stabilità finanziaria e austerità, è fortemente anti pedagogico per l'attuale Commissione Juncker perchè induce a credere che si possa impunemente distruggere l'economia reale a vantaggio di quattro speculatori finanziari mondiali, e farla franca. Per questo bisogna mettere in piedi un tribunale morale come il tribunale Russell per i crimini di guerra in Viet-Nam, contro le persone che hanno diretto le politiche catastrofiche della troika (a questo riguardo ci sarebbe questa proposta mia e di Sergio Di Cori Modigliani che invito tutti a leggere e sostenere: http://www.libero-pensiero.net/costituito-a-roma-il-tribunale-internazionale-altiero-spinelli-e-arrivato-il-momento-di-rialzare-la-schiena/). 
Dopodichè, dobbiamo uscire dall'Euro? 
No grazie! 
Escano loro, i falsi profeti della stabilità finanziaria a tutti i costi! 
Non sono loro i depositari dello spirito europeo. 
L'Europa non nasce come cane da guardia del rigore finanziario nell'interesse di pochi speculatori mondiali, ma come un grande spazio dei cittadini e per i cittadini, uno spazio di libertà, pace e prosperità, esportatore di diritti sociali, umani e civili negli altri continenti.  L'Europa nasce con il manifesto di Ventotene  di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e
Altiero Spinelli a Strasburgo nel 1985
Ernesto Rossi. E' una Europa molto impegnativa, ma è anche l'unica Europa possibile, perchè non c'è Europa fuori da quello spirito ed è a quello spirito che bisogna tornare.
 E' un sogno? Una pia illusione? Assolutamente no. E' proprio questo spirito che permise all'Europa di perdonare la Germania e di dare una chance alle nuove classi dirigenti post-nazismo sia abbuonando loro i debiti di guerra sia finanziando la ricostruzione con il piano Marshall. Quello spirito porterebbe oggi a aiutare la nuova classe dirigente greca e a uscire dalle infernali logiche dell'austerità.  Perchè l’Europa mone­ta­ria, unita solo dall’euro e domi­nata dalla teo­lo­gia dell’austerità, ha dimostrato di non fun­zionare come ripete in continuazione Varoufakis, e pro­prio il tentativo greco, anche se per ora naufragato fra mille contraddizioni e esitazioni, fa intravedere un piccolo segnale, quasi solo un presagio, ma un presagio molto concreto, di un futuro possibile in cui i cittadini escono da Matrix e si riprendono  il loro destino.
In Grecia, come in Germania, in Italia, come negli Stati Uniti e in tutto il mondo che la Matrix della speculazione finanziaria e della disumanizzazione dell'economia vuole rendere schiavo e che invece comincia a ribellarsi a tale destino... 






Chi volesse approfondire alcuni dei temi solo sfiorati in questo articolo, può leggere alcune delle mie fonti a cominciare da questo articolo che ricostruisce in termini reali e non fantasiosi quello che è successo in Grecia riguardo all'accumularsi del debito segnalo questo articolo a questo link: https://truthandsatire.wordpress.com/2015/07/03/greece-the-one-biggest-lie-you-are-being-told-by-the-media/ 

che riproduco per comodità di lettura:


GREECE — THE ONE BIGGEST LIE YOU ARE BEING TOLD BY THE MEDIA


Every single mainstream media has the following narrative for the economic crisis in Greece: the government spent too much money and went broke; the generous banks gave them money, but Greece still can’t pay the bills because it mismanaged the money that was given. It sounds quite reasonable, right?
Except that it is a big fat lie … not only about Greece, but about other European countries such as Spain, Portugal, Italy and Ireland who are all experiencing various degrees of austerity. It was also the same big, fat lie that was used by banks and corporations to exploit many Latin American, Asian and African countries for many decades.
Greece did not fail on its own. It was made to fail.In summary, the banks wrecked the Greek economy, and then deliberately pushed it into unsustainable debt … while revenue-generating public assets were sold off to oligarchs and international corporations. The rest of the article is about how and why.
If you are a fan of mafia movies, you know how the mafia would take over a popular restaurant. First, they would do something to disrupt the business – stage a murder at the restaurant or start a fire. When the business starts to suffer, the Godfather would generously offer some money as a token of friendship. In return, Greasy Thumb takes over the restaurant’s accounting, Big Joey is put in charge of procurement, and so on. Needless to say, it’s a journey down a spiral of misery for the owner who will soon be broke and, if lucky, alive.
Now, let’s map the mafia story to international finance in four stages.
Stage 1: The first and foremost reason that Greece got into trouble was the “Great Financial Crisis” of 2008 that was the brainchild of Wall Street and international bankers. If you remember, banks came up with an awesome idea of giving subprime mortgages to anyone who can fog a mirror. They then packaged up all these ticking financial bombs and sold them as “mortgage-backed securities” for a huge profit to various financial entities in countries around the world.
A big enabler of this criminal activity was another branch of the banking system, the group of rating agencies – S&P, Fitch and Moody’s – who gave stellar ratings to these destined-to-fail financial products. Unscrupulous politicians such as Tony Blair joined Goldman Sachs and peddled these dangerous securities to pension funds and municipalities and countries around Europe. Banks and Wall Street gurus made hundreds of billions of dollars in this scheme.
But this was just Stage 1 of their enormous scam. There was much more profit to be made in the next three stages!

Stage 2
 is when the financial time bombs exploded. Commercial and investment banks around the world started collapsing in a matter of weeks. Governments at local and regional level saw their investments and assets evaporate. Chaos everywhere!  Vultures like Goldman Sachs and other big banks profited enormously in three ways: one, they could buy other banks such as Lehman brothers and Washington Mutual for pennies on the dollar. Second, more heinously, Goldman Sachs and insiders such as John Paulson (who recently donated $400 million to Harvard) had made bets that these securities would blow up. Paulson made billions, and the media celebrated his acumen. (For an analogy, imagine the terrorists betting on 9/11 and profiting from it.) Third, to scrub salt in the wound, the big banks demanded a bailout from the very citizens whose lives the bankers had ruined! Bankers have chutzpah. In the U.S., they got hundreds of billions of dollars from the taxpayers and trillions from the Federal Reserve Bank which is nothing but a front group for the bankers.
In Greece, the domestic banks got more than $30 billion of bailout from the Greek people. Let that sink in for a moment – the supposedly irresponsible Greek government had to bail out the hardcore capitalist bankers.

Stage 3
 is when the banks force the government to accept massive debts. For a biology metaphor, consider a virus or a bacteria. All of them have unique strategies to weaken the immune system of the host. One of the proven techniques used by the parasitic international bankers is to downgrade the bonds of a country. And that’s exactly what the bankers did, starting at the end of 2009. This immediately makes the interest rates (“yields”) on the bonds go up, making it more and more expensive for the country to borrow money or even just roll over the existing bonds. From 2009 to mid 2010, the yields on 10-year Greek bonds almost tripled! This cruel financial assault brought the Greek government to its knees, and the banksters won their first debt deal of a whopping 110 billion Euros. The banks also control the politics of nations. In 2011, when the Greek prime minister refused to accept a second massive bailout, the banks forced him out of the office and immediatelyreplaced him with the Vice President of ECB (European Central Bank)! No elections needed. Screw democracy. And what would this new guy do? Sign on the dotted line of every paperwork that the bankers bring in.
(By the way, the very next day, the exact same thing happened in Italy where the Prime Minister resigned, only to be replaced by a banker/economist puppet. Ten days later, Spain had a premature election where a “technocrat” banker puppet won the election).
The puppet masters had the best month ever in November 2011.
Few months later, in 2012, the exact bond market manipulation was used when the banksters turned up the Greek bonds’ yields to 50%!!! This financial terrorism immediately had the desired effect: The Greek parliament agreed to a second massive bailout, even larger than the first one.
Now, here is another fact that most people don’t understand. The loans are not just simple loans like you would get from a credit card or a bank. These loans come with very special strings attached that demand privatization of a country’s assets. If you have seen Godfather III, you would remember Hyman Roth, the investor who was carving up Cuba among his friends. Replace Hyman Roth with Goldman Sachs or IMF (International Monetary Fund) or ECB, and you get the picture.

Stage 4
: Now, the rape and humiliation of a nation begin. For the debt that was forced upon them, Greece had to sell many of its profitable assets to oligarchs and international corporations. And privatizations are ruthless, involving everything and anything that is profitable. In Greece, privatization included water, electricity, post offices, airport services, national banks, telecommunication, port authorities (which is huge in a country that is a world leader in shipping) etc.
In addition to that, the banker tyrants also get to dictate every single line item in the government’s budget. Want to cut military spending? NO! Want to raise tax on the oligarchs or big corporations? NO! Such micro-management is non-existent in any other creditor-debtor relationship.
So what happens after privatization and despotism under bankers? Of course, the government’s revenue goes down and the debt increases further. How do you “fix” that? Of course, cut spending! Lay off public workers, cut minimum wage, cut pensions (same as our social security), cut public services, and raise taxes on things that would affect the 99% but not the 1%. For example, pension has been cut in half and sales tax increase to more than 20%. All these measures have resulted in Greece going through a financial calamity that is worse than the Great Depression of the U.S. in the 1930s.
Of course, the ever-manipulative bankers demand immediate privatization of all media which means that the country now gets photogenic TV anchors who spew propaganda every day and tell the people that crooked and greedy banksters are saviors; and slavery under austerity is so much better than the alternative.
If every Greek person had known the truth about austerity, they wouldn’t have fallen for this. Same goes for Spain, Italy, Portugal, Ireland and other countries going through austerity.Thesad aspect of all this is that these are not unique strategies. Since World War II, these predatory practices have been used countless times by the IMF and the World Bank in Latin America, Asia, and Africa.
This is the essence of the New World Order — a world owned by a handful of corporations and banks.
So, it’s time for the wonderful people of Greece to rise up like Zeus and say NO (“OXI” in Greece) to the greedy puppet masters, unpatriotic oligarchs, parasitic bankers and corrupt politicians.
Dear Greece, know that the world is praying for you. Vote NO to austerity. Say YES to freedom, independence, self-government, and democracy. Yes, democracy, the word that was invented by YOU!
P.S. (You can also watch this video where John Perkins – author of “Confessions of an Economic Hit Man” – talks about exploitation of Latin American and Asian countries using the same tools of debt-austerity-privatization. He used to do this for a living!   https://www.youtube.com/watch?v=RVsB07CcSNw )
------------------------------------------------------
Per quanto riguarda le responsabilità  dei "prestatori", consiglio questo approfondimento: http://www.newrepublic.com/article/economy/95989/eurozone-crisis-debt-dont-blame-greece
Per approfondire il gioco sporco dell'Eurogruppo: http://www.washingtonpost.com/blogs/wonkblog/wp/2015/06/23/europe-is-destroying-greeces-economy-for-no-reason-at-all/
Per approfondire meglio la questione dei debiti della Germania: 
http://www.washingtonpost.com/blogs/wonkblog/wp/2015/06/23/europe-is-destroying-greeces-economy-for-no-reason-at-all/
Sul recupero dello spirito originario della costruzione europea consiglio questa intervista del filosofo tedesco Habermas:
http://www.repubblica.it/economia/2015/07/18/news/ju_rgen_habermas_l_egemonia_di_berlino_contro_l_anima_dell_europa_-119347727/ 


Sul Manifesto di Ventotene:
http://www.raistoria.rai.it/articoli/altiero-spinelli-il-manifesto-di-ventotene/3105/default.aspx

Sempre sul Manifesto di Ventotene, alcune considerazioni recenti di Guido Rossi: 
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-01/perche-europa-serve-manifesto-ventotene-102652.shtml?uuid=ABUywYnC

Etichette: , , , , , , , , , , ,

sabato 16 maggio 2015

L'ENERGIA SOLARE STA RENDENDO ANTIECONOMICA QUELLA FOSSILE (MA IN TV E' VIETATO DIRLO...)

E' uscito oggi il Rapporto sui Comuni rinnovabili 2015: ormai quasi il 40% dell'elettricità italiana è da fonti rinnovabili. Alla faccia di chi "gufava" che con le rinnovabili non si sarebbe mai arrivati a fare massa critica per le esigenze energetiche di un paese moderno. Attraverso il contributo di oltre 800.000 impianti rinnovabili ormai presenti in tutti gli 8047 Comuni italiani, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014. Ma tutto wuesto non si è riflesso nelle nostre bollette, anzi l'ENEL (e il governo) continuano a "chiagnere e fottere" accusando le rinnovabili dell'esatto contrario (alto costo dell'energia), che è invece dovuto ai loro investimenti in impianti fossili ormai anti economici. Questo risultato è ancora più notevole se si pensa a tutti i bastoni fra le ruote amministrativi, fiscali, ed economici che il governo ha messo alle rinnovabili dalla revisione retroattiva degli incentivi del 2011 alla tassazione dell'autoproduzione del 2014. E al contempo si incentivano e mettono in corsia preferenziale trivellazioni, gasdotti e carbone, quando l'Europa raccomanda di fare esattamente il contrario (ma l'Europa si sa, va assecondata solo se ci impone macelleria sociale e riforme del mercato del lavoro, non se propone politiche energetiche e economiche virtuose e a lata intensità di lavoro). E tutto questo non c'è nessuno che va in televisione a dirlo. E quando dico nessuno intendo dire proprio nessuno. A parte me. Io ci ho provato quando sono stato a Ballarò. Infatti non mi hanno più chiamato...















Per coloro che fossero interessati ad approfondire:

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/13/news/rinnovabili_italia_prima_al_mondo_per_il_solare-114238347/?ref=HRLV-16


RINNOVABILI, ITALIA PRIMA AL MONDO PER IL SOLARE. MA I TAGLI AGLI INCENTIVI FRENANO IL BOOM.
Il rapporto "Comuni rinnovabili 2015" di Legambiente fotografa la crescita dell'energia pulita con 800mila impianti e il 38% dei consumi elettrici. Ma le misure fiscali del governo ostacolano questa rivoluzione nata dal basso. Premiati Campo Tures (BZ), Forlì e Celle San Vito (FG)



ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015"di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guardavideointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

LeggiPasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi |Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.
ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015" di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guarda: videointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

9I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

Leggi: Pasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi | Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.

Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a
 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.



Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a

 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.
 



Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 10 marzo 2015

Il mugnaio dei Castelli Romani e la speranza greca



Silvio Paoselli

Il suo corpo è stato ritrovato ieri nelle acque del Lago di Salto vicino Rieti dove viveva e lavorava. 
Si chiamava Silvio Paoselli, ed era un mugnaio a km zero,  che molti affezionati clienti del Mercato contadino dei Castelli Romani conoscevano per le sue farine, preparate con cura e consegnate con amore a molti panificatori locali.
Si è tolto la vita dopo la messa all'asta del suo antico mulino che era tutta la sua vita, ma purtroppo gli era stato tolto per difficoltà economiche.
Prima di togliersi la vita ha inviato un sms alla sua famiglia e ai colleghi del mercato contadino per chiedere di prendersi cura dei suoi asinelli.  “Anche la vita di Silvio è stata venduta all’asta”, hanno scritto i suoi amici contadini del Mercato Contadino che lo hanno voluto ricordare sporcandosi il volto di farina per omaggiarlo, mentre impastavano la sua farina.
Chiediamo che gli speculatori che hanno comprato all’asta il mulino di Silvio non debbano fare del manufatto aziendale un utilizzo diverso da quello per cui Silvio ha sacrificato la sua vita. Chiediamo che non vengano consentiti cambi di destinazione d’uso di quel manufatto. Chiediamo che la triste vicenda della morte di Silvio sia dibattuto dal Consiglio comunale, da convocare con urgenza in seduta straordinaria per trovare un modo per impedire qualunque speculazione su quel manufatto”. Così Elisa Di Gennaro, presidente dell’Associazione km0, soggetto gestore del Mercato Contadino, che  sì è mobilitata assieme a tutti i produttori che ogni settimana portano cibo fresco e buono nelle nostre case, e, a nome di tutti i produttori del Circuito ColtivEndo dei Mercati Contadini,in un appello al Sindaco del Comune di Contigliano, in cui si trova il mulino di Silvio.
Non deve più accadere - dichiara  l’allevatore Erminio Latini - che si perdano terre e beni aziendali per aver saltato qualche rata di mutuo. Deve essere immediatamente istituito un fondo di solidarietà per salvare le piccole aziende in crisi. Non si pignorano intere vite".
Oreste Molinari, consigliere del Consorzio Tutela Frascati, ricorda che “analoghi gravi problemi li viviamo anche nel settore vitivinicolo, dove la crisi continua a mietere vittime. Chiediamo anche al Ministro dell’Agricoltura di contribuire per l’istituzione di un fondo di solidarietà per sostenere i piccoli imprenditori agricoli che rischiano di veder pignorati e venduti all’asta i beni aziendali ”.
Qui dobbiamo però fare un passo indietro e analizzare la situazione con occhiali completamente nuovi.
La piccola agricoltura (e la piccola impresa in generale) sta vivendo sulla propria pelle una situazione debitoria ormai insostenibile,  anzi in un reversal of responsibilities degno di Matrix, sta pagando colpe non sue. La classica vittima che paga le colpe del suo carnefice. Ma procediamo con ordine.

LA LOGICA DEL DEBITO E L'ERA DEL PETROLIO.
Il debito e la sua logica sono nati con l'economia della seconda rivoluzione industriale, basata sul petrolio, ossia una fonte energetica che per raggiungere economie di scala e profitti astronomici ha necessitato una altissima intensità di capitali. Chi è stato in grado di fornire tali capitali, oggi domina il mondo e impone le sue regole come se fossero le tavole della legge scolpite da Dio nelle tavole di marmo di Mosè sul Sinai!
Ed è così che con il tempo, nell'economia fossile è stato totalmente capovolto il rapporto fra finanza e economia. Inizialmente nata in funzione delle esigenze di finanziamento delle imprese nell'economia reale, la finanza oggi si trova a dominare l'economia reale in un gioco di specchi in cui il virtuale domina il reale nell'interesse di pochissimi gruppi finanziari mondiali che hanno permesso la realizzazione delle infrastrutture dell'economia fossile conquistando un ruolo di preminenza (vedi prevaricazione) verso chi produce beni e servizi reali nell'economia.

L'ASSERVIMENTO DELL'ECONOMIA REALE ALLA FINANZA SPECULATIVA.
Questo processo di asservimento dell'economia reale all'economia finanziaria speculativa, è stato graduale e non brutale (altrimenti avrebbe causato rivoluzioni) e ha prodotto un mondo estremamente diseguale in cui le 300 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari alla ricchezza dei 4 miliardi di persone più povere, costrette a vivere sotto la soglia di sussistenza (identificata dall'ONU in 2 dollari al giorno). 
Certo, l'era del petrolio ha anche garantito uno sviluppo tecnologico in grado di facilitare la vita, il benessere di una minoranza di esseri umani, e una compressione dello spazio tempo con viaggi e comunicazioni molto più veloci e una vertiginosa accelerazione dei ritmi vitali e professionali, (cosa che non è ancora stato dimostrato sia positiva per l'essere umano), ma ha comportato una devastazione ambientale e climatica senza precedenti, perché si è trattato di un processo storico ad altissima entropia in grado di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa genere umano.
E comunque questo modello fossile ha oggi ha raggiunto i limiti della sua efficienza, e non funziona più perché presuppone un mercato senza regole in cui alla fine il potere di acquisto del lavoratore medio viene eroso fino all'impoverimento, e una economia di mercato senza consumatori finisce per morire. Nella jungla in cui vige la legge del più forte, arriva sempre il momento in cui il leone ha mangiato anche l'ultima delle gazzelle e poi o diventa erbivoro o muore di fame.
Ma usciamo dalla metafora zoologica e torniamo all'analisi dei meccanismi di funzionamento del capitalismo finanziario predatorio e senza regole che uccide i piccoli imprenditori.
Bisogna capire che allo sfruttamento delle fonti fossili si è affiancato un imponente apparato ideologico che, forte dell'analisi pseudo scientifica dei "Chicago boys" (la scuola di Chicago dove è nato l'ultraliberismo economico), è riuscita a imporre scelte scellerate ad una politica asservita e corrotta, legata ideologicamente al carro dell'ultraliberismo economico sia nelle sue espressioni di "destra" che in quelle di "sinistra".
E' così che durante la seconda rivoluzione industriale la libertà di commercio internazionale promossa in modo dittatoriale da organismi internazionali come FMI, WTO, e quella Troika responsabile del disastro greco è diventata di fatto un Totem intoccabile.
Questo commercio internazionale premia la filiera lunga e i suoi profitti stratosferici, e punisce i piccoli agricoltori di qualità come Silvio.
E infatti, appena arrivata nel Paradiso dei Giusti, il nostro buon mugnaio romano si sarà incontrato con migliaia di suoi colleghi che parlano la lingua di Aristotele e Platone. Tutti scomparsi negli ultimi anni a causa di quella nefanda politica di rientro da un debito puramente nominale e artificiale imposta con disumane regole internazionali e europee dettate non da cittadini e nell'interesse dei cittadini ma da gruppi di potere finanziario internazionali nel loro esclusivo interesse.

LA CRISI DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E UN GRUPPO DI PSICOPATICI ALLA GUIDA DEL MONDO.
I grandi speculatori finanziari che dirigono le grandi banche d'affari sono solo dei volgari scommettitori incalliti e malati, dei veri e propri psicopatici del gioco d'azzardo che i media mainstream generosamente continuano a chiamare “mercati finanziari" e che per vivere hanno bisogno di dominare e distruggere l'economia reale determinando quello che il grande sociologo torinese Luciano Gallino ha chiamato la "redistribuzione del reddito dal basso verso l'alto".  (Luciano Gallino La Lotta di Classe dopo la lotta di Classe - Edizioni Laterza, pag 104 e seguenti.) 
Questa è la crisi della seconda rivoluzione industriale, ed è una crisi terminale. I fondi di solidarietà per le vittime della crisi sono un palliativo/placebo totalmente inefficaci se vogliamo agire sulle cause della crisi anziché sui suoi effetti. 
Non ci sono possibili cure nè rimedi all'interno delle logiche interne al modello economico che questa crisi ha generato (fra cui, appunto, la logica del debito).
Le grandi banche d'affari mondiali, (principalmente americane ma non solo americane), hanno imposto le loro regole e i loro parametri decisi a tavolino dai suddetti economisti di Chicago, la banda guidata dall'economista-gangster (altro che Al Capone), Milton Friedman, ispiratore delle politiche della Thatcher, di Reagan, Pinochet e tutte le più vergognose gerarchie politiche degli ultimi 40 anni.
Milton Fridman con il dittaotre Augusto Pinochet in immagini di repertorio
tratte dal film "Shock Economy di Naomi Klein
Le regole economiche stabilite da questi economisti, espressione della grande finanza speculativa non hanno assolutamente nessun riscontro nella realtà né recano alcun vantaggio ai cittadini comuni che però le accettano perché bombardati costantemente da media compiacenti che presentano la logica del debito e il capovolgimento del rapporto economia/finanza come normale invece che come una aberrante deviazione.

PARAMETRI ECONOMICI ARBITRARI IMPOSTI COME VERITA' ASSOLUTE.
Ad esempio l'idea che la stabilità economica di un paese debba giudicarsi a partire dal rapporto fra il suo PIL e il suo debito/deficit, e addirittura la sua quantificazione in percentuali totalmente arbitrarie inventate da oscuri funzionari quasi per scherzo (si veda al riguardo la puntata di Presa Diretta sul debito di domenica 1 marzo su Rai 3), è solo una rispettabilissima opinione
E ci sono anche opinioni opposte come quelle del gruppo di economisti che fanno capo alla scuola di premi Nobel Joseph Stiglitz e Paul Krugman in America o degli economisti francesi Philippe Askenazy, Thomas Coutrot, André Orléan e Henri Sterdyniak, autori del "Manifesto degli Economisti Sgomenti (2010 edizioni Les Liens Qui Libèrent per la Francia e Minimum Fax per l'Italia), firmato da altri 150 economisti francofoni fra i quali il mio amico, il professore belga Eric Toussaint, coordinatore del gruppo di lavoro che ha dichiarato illegittimo in quanto immorale il debito dell'Ecuador per il Presidente Rafael Correa, e ha curato la costituzionalizzazione del divieto di indebitamento per il Paese sudamericano, sulla qualcosa, proprio Toussant ha scritto un saggio per il libro Manifesto Territorio Zero curato da me e Livio de Santoli nel 2013 (Territorio Zero – Edizioni Minimum Fax 2013 - pagg. 101 e seguenti) .
E dunque una opinione nemmeno maggioritaria in dottrina economica, che vede nel contenimento dell'inflazione e della spesa pubblica e nella limitazione dei redditi e dei diritti dei lavoratori un segnale di benessere dell'economia, è diventata la base ideologica per la costruzione dell'Euro in Europa e per le pratiche disumane su scala planetaria del Fondo Monetario Internazionale a vantaggio esclusivo della grande speculazione finanziaria internazionale.

DALLO SCHIAVISMO ALLA SCHIAVITU' DEL DEBITO.
Si è costruita la logica dell'indebitamento come leva per impossessarsi delle risorse naturali di paesi che non potevano più essere sfruttati tramite strumenti quali il colonialismo, l'imperialismo e prima ancora lo schiavismo.
Questa spoliazione oggi assume la forma delle cosiddette privatizzazioni autorevolmente "suggerite" dai medesimi organismi finanziari che creano il debito come ricetta per la stabilizzazione finanziaria dei paesi "a rischio", su tutto il pianeta.
Purtroppo questa verità non viene mai raccontata, perché i media di tutto il mondo (e principalmente quelli italiani) preferiscono raccontare in modo assolutamente acritico, la favola del debito, dei mercati finanziari, della inevitabilità dell'energia da fonti fossili della filiera lunga agroindustriale, degli OGM e del consumismo esasperato come misura della modernità e del benessere di un paese.
Questa ardita fabbricazione che non resisterebbe a nessun testo di logica e coerenza, è purtroppo diventata la base per la costruzione dell'Unione Monetaria Europea, e non è mai stata messa in discussione da nessun leader europeo né di destra né di sinistra.

IL NEW DEAL DI ROOSEVELT NON CI HA INSEGNATO NIENTE.
Eppure già dal 1929, dopo il grande crack di Wall Street, il presidente Franklin Delano Roosevelt, aveva identificato nell'ingordigia delle grandi banche d'affari (=speculative), il nemico principale della felicità dell'uomo, e aveva cercato di metterle un freno con il suo New Deal ispirato alle politiche visionarie ma efficaci dell'economista britannico John Maynard Keynes, ossia delle politiche di intervento massiccio dello Stato nell'economia per creare lavoro e modernizzare le infrastrutture.
Un esempio particolarmente pregnante di queste politiche fu l'istituzione della R.E.A. (Rural Electric Administration), firmata da Roosevelt nel 1935, con l'obiettivo specifico di portare energia idroelettrica (quindi rinnovabile) a tutta l'America rurale.

Questa impresa epocale ottenne risultati stupefacenti in pochissimo tempo. In meno di due anni vennero elettrificate 300.000 fattorie con l'estensione di 117.000 km di cavi elettrici, il tutto gestito non dalla società elettrica (che era recalcitrante e remava contro), ma da migliaia di cooperative elettriche promosse dagli stessi agricoltori in perfetta linea con il modello distribuito (che si sta affermando solo oggi), agricoltori che "si procuravano le competenze necessarie sia per gestire le cooperative sia per costruire le linee elettriche. L'investimento nell'elettrificazione procurò alle comunità rurali vantaggi incalcolabili. Esso permise di prolungare l'attività produttiva giornaliera, di compiere con meno fatica i lavori più pesanti, di aumentare notevolmente la produttività agricola, e di migliorare il benessere fisico ed economico di milioni di famiglie. Nei primi 5 anni del programma R.E.A. furono collegate alla rete elettrica oltre 12.000 scuole rurali. Con l'arrivo della luce elettrica gli allievi furono in condizione di estendere la propria giornata di studio, potendo svolgere i compiti assegnati anche la sera dopo aver sbrigato le faccende quotidiane" (Jeremy Rifkin, La Società a Costo Marginale ZERO Mondadori 2014 - pag. 294 e seguenti)
Sul piano legislativo la più grande conquista del New Deal Roosveltiano fu il "Glass-Steagall Act, che impose la separazione fra banche di affari e banche di risparmio in modo da evitare, come era accaduto nel 1929, di coinvolgere i piccoli risparmiatori nelle spericolate operazioni finanziarie dei grandi speculatori.
Nacque così la più potente limitazione legislativa delle speculazioni finanziarie di tutti i tempi, ed è divertente considerare che il Glass Steagalll Act è stato abolito non da accaniti leader dell'ultra destra come Reagan o Bush, ma da una amministrazione "di sinistra" come quella di Bill Clinton, nel 1996, (con la pretestuosa argomentazione che "l'eccesso di regolamentazione avrebbe impedito lo sviluppo adeguato dell'innovazione finanziaria", un mantra dell'ultra liberismo economico) e questo ha dato la stura alle speculazioni finanziarie e le frodi che avverranno nei decenni successivi e che culmineranno nella crisi del sub prime del 2008" (Damien Millet-Eric Toussaint, DEBITOCRAZIA, pag. 80). Con l'abrogazione del Glass Steagall Act si è realizzato un modello di creazione e vendita di prodotti derivati senza nessuna affidabilità perché ottenuti dallo “spacchettamento” di crediti ormai inesigibili in quanto generati per sostenere "a debito" i consumi americani che altrimenti non sarebbero mai ripartiti a causa del trentennio di follia ultraliberista Reganiana, che ha distrutto il mercato interno detassando i profitti astronomici delle multinazionali e permettendo loro di rilocalizzarsi in paesi dove la forza lavoro costava meno che in America. Questi prodotti finanziari tossici (gli ormai tristemente famosi subprime) hanno intossicato tutta la finanza mondiale e sono alla base del crack del 2008. Al riguardo fanno notare sempre Millet e Toussaint nel già citato Debitocrazia (pag.85) "Nell'era dei prodotti derivati, le banche cumulano migliaia di crediti in pacchetti finanziari denominati CDO (Collateralized Debt Obliogations che sono in pratica giochi di prestigio che un debito lo fanno diventare un credito e quindi lo rendono vendibile ndr). Dopo di che vendono questi pacchetti ad altri investitori e fanno utili intascando le commissioni. Le convenienze dunque sono cambiate e spingono ormai ad assicurarsi la vendita del massimo numero di pacchetti di derivati. La qualità delle attività su cui poggiano questi derivati, come il credito ipotecario delle famiglie a basso reddito è divenuta una preoccupazione secondaria. In fin dei conti se questi crediti non venissero rimborsati, le perdite non sarebbero assunte dalle banche ma dagli investitori che hanno acquistato dei CDO. E' importante sottolineare che tutti gli anelli della catena del credito erano legati da un elemento comune: la frode. Dalla sottoscrizione dei crediti ipotecari da parte delle famiglie passando per l'elaborazione dei CDO con la benedizione delle agenzie di rating, fino alla vendita a investitori istituzionali, tutte le tappe del processo sono caratterizzate dall'assenza dei documenti necessari o dalla loro falsificazione con l'inganno sistematico dei clienti da parte delle istituzioni finanziarie. Nonostante l'FBI abbia dato l'allarme fin dal 2004, sulla natura endemica della frode nel mercato dei crediti ipotecari, nessuna autorità competente ha cercato di regolamentare questa attività".

I BANKSTERS AMERICANI E IL CONTAGIO DELLA FINANZA MONDIALE.
Questi Banksters non erano dunque poche mele marce isolate e poi neutralizzate. Essi erano i principali protagonisti dei cosiddetti mercati finanziari internazionali e avevano il potere di condizionare le scelte legislative e amministrative dei governi. Tanto è vero che essi riuscirono a imporre a George Bush prima e a Obama poi, il famoso T.A.R.P. (Troubled Asset Relief Program) che con la scusa di tutelare gli interessi dei piccoli risparmiatori ha sprecato 7.800 miliardi di dollari dei contribuenti americani per salvare istituzioni finanziarie che dovevano fallire (vedete l'interesse di ripristinare il Glass Steagall Act per impedire a questi banditi di giocare con i risparmi dei cittadini?).
E i Banksters riuscirono anche a farla franca. Infatti, ci ricordano ancora gli autori di Debitocrazia (pag. 87), che "malgrado questo massiccio aiuto finanziario accordato alle principali banche e istituzioni finanziarie, il governo americano non ha preso nessuna iniziativa per portare in giudizio i responsabili di questa gigantesca frode e recuperare così i fondi pubblici spesi, e ancor meno per cambiare le pratiche e il modo di operare di queste istituzioni al contrario di quanto era avvenuto durante la Grande Depressione".
Le grandi banche d'affari responsabili della grande crisi del 2008, sono le stesse che hanno imposto (direttamente e indirettamente) i parametri folli di governance dell'EURO, ottenendo favori inauditi. Uno per tutti: il divieto previsto dall'art. 101 del trattato di Maastricht (poi ripreso all'art. 123 del trattato di Lisbona) per la Banca Centrale Europea di essere "prestatrice di ultima istanza" ossia di assumere direttamente i titoli del debito dei paesi della zona Euro. La BCE questi titoli può solo comprarli prestando le somme necessarie a banche d'affari private a tassi ridicolmente bassi, perché esse li prestino ai paesi in difficoltà a tassi scandalosamente alti, che innescano la spirale di un debito fuori controllo (esattamente quello che è successo in Grecia, come vedremo) .
Una norma che non ha nessuna spiegazione logica se non quella di mettere i governi UE alle dipendenze delle banche d'affari e dei mercati finanziari per sovvenire alle proprie esigenze di finanziamento.

NON PER LA GRECIA MA PER L'EUROPA.
Varoufakis e Tsipras sono i primi a ribellarsi a questa logica finanziaria che nasconde una vera e propria dittatura dei mercati, e a mettere a al centro dell'azione comunitaria l'interesse del cittadino e dell'essere umano invece che il profitto della grande finanza mondiale.

Prima di Varoufakis non era mai stato dato di ascoltare un ministro delle finanze che pronuncia le parole "In Grecia siamo di fronte a una vera e propria catastrofe umanitaria."
E la sua contestazione delle politiche di austerità imposte dalla troika è giustificata sulla base del fatto che esse sono sbagliate per l'Europa intera non solo per la Grecia.
Infatti, l'eccessiva enfasi sul taglio del debito ha prodotto maggior debito perchè ha generato un aumento più che proporzionale dei tassi di interesse in una spirale disastrosa in cui si contrae debito solo per pagare una parte degli interessi del debito pregresso, e quindi la massa di debito invece di diminuire aumenta. Al tempo stesso le sciagurate e fallimentari ricette della troika hanno prodotto effetti negativi sul piano macroeconomico: ossia la depressione causata dai tagli di bilancio ha provocato una diminuzione del PIL in misura più che proporzionale rispetto alla riduzione del debito, di fatto peggiorando il rapporto fra debito/deficit e PIL anziché migliorarlo.
Effetti negativi ma prevedibilissimi, e infatti tutti gli economisti non accecati dall'ultraliberismo di Chicago, li avevano ampiamente previsti.

GERMANIA E GRECIA UNITE NELLA LOTTA.
Sostiene Varoufakis che le politiche deflazionistiche di austerità imposte in tutta l'Europa non funzionano, in Grecia come in Germania, dove la disoccupazione c'è, anche se è uscita dalle statistiche e dove i lavoratori sono stati costretti ad accettare riduzioni di salario e diritti umilianti dalla famosa riforma del lavoro di Schroeder (toh! ancora un leader di sinistra che fa le riforme per la destra ultraliberista  e speculatrice finanziaria... ma che strano!).
Peraltro la cosa ci riguarda da vicino perché alla riforma tedesca del mercato del lavoro, che ha portato misera, disperazione e sottoccupazione anche nella virtuosa e civilissima Germania si ispira il famigerato Jobs Act renziano. Il servizio di Presa Diretta del 1 marzo su Rai 3 svela realtà occultate fino ad ora sull'economia tedesca e rimane uno dei pochi momenti di grande televisione in questo sventurato paese.
A un certo punto perfino il Fondo Monetario Internazionale, membro della troika, ha messo in dubbio l'efficacia delle ricette imposte alla Grecia, ma senza nessun risultato a causa dell'intransigenza proprio del Commissario agli affari economici e finanziari Olli Rehn (ciò che è paradossale visto che la Commissione doveva in principio mostrare maggiore sensibilità per i propri cittadini rispetto a un FMI legato a interessi finanziari internazionali).

LA MESSA IN STATO D'ACCUSA DELLA COMMISSIONE BARROSO PER CRIMINI CONTRO L'UMANITA'.
A questo stadio è impossibile prevedere come finirà il braccio di ferro fra il governo greco e la troika, ma è altrettanto impossibile non rendersi conto che un fallimento del tentativo greco condannerebbe tutta l'Europa a un ritorno verso strategie finanziarie disastrose.
Diventa quindi interesse di tutti coloro che si oppongono alla "dittatura dei mercati" (imposta con zelo sospetto dalla Commissione Barroso), sostenere i greci in tutti i modi e in tutte le istanze. In particolare, per appoggiare il tentativo greco, mi sento di ritornare a suggerire quanto avevo proposto (senza alcun riscontro) più di un anno fa:
1) Battaglia immediata per il ritiro delle proposte della Commissione sull'Unione Bancaria Europea (che dovrebbe istituzionalizzare quella vergogna legalizzata che è il salvataggio delle banche con i soldi pubblici), e sua sostituzione con un Glass Steagall Act Europeo per proibire qualunque confusione fra banche di risparmio e banche d'affari, e dunque impedire che le speculazioni finanziarie possano distruggere i risparmi dei cittadini.
2) Adesione all'ICE (proposta di legge popolare su scala europea) per un Green New Deal for Europe mirante a far ottenere la sovranità economica, energetica e alimentare ai cittadini d'Europa, tramite il riorientamento degli investimenti infrastrutturali verso le tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale (internet delle cose, energie rinnovabili, smart grid, finanziamento a fondo perduto e su parametri non coercitivi dei distretti europei della stampa 3D). Integrazione di queste proposte con una battaglia per il reddito di cittadinanza europeo.
3) Battaglia politica senza quartiere in sede di Parlamento Europeo per la messa in stato d'accusa non di Juncker, ma della Commissione Barroso.
Qualcuno potrebbe obiettare che Barroso è ormai stato ormai sostituito da Juncker e che il vero bersaglio della battaglia contro quest'Europa delle banche e della grande finanza speculativa dovrebbe quindi essere quest'ultimo.
Mi permetto però di insistere con la mia idea.
E' vero che Juncker si è inventato per anni regimi fiscali di comodo a vantaggio di tutti i peggiori grandi evasori del mondo nel suo Lussemburgo, sottraendo miliardi alle finanze pubbliche del resto d'Europa, ma è altrettanto vero che la Commissione Barroso, imponendo con furore integralista le ricette ideologiche sbagliate della troika, si è macchiata di crimini contro l'umanità (oltre che di manifesta incompetenza in materia economica per le ragioni splendidamente indicate da Varoufakissul suo blog e non da oggi. Me ne sono occupato proprio il mese precedente alla sua nomina nel governo Tsipras, in questo mio articolo del 24 dicembre:  http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/12/benvenuti-in-matrix-verita-e-menzogna.html).).
Barroso e Rehn, ancora oggi vanno predicando rigore e austerità. Il primo da superpagatissimo conferenziere in giro per il mondo, e il secondo da Vice Presidente del Parlamento Europeo, carica alla quale ha potuto accedere solo grazie al patto scellerato fra gruppi politici che ha escluso il molto più degno Fabio Massimo Castaldo, reo solo di essere parte di un gruppo impresentabile e totalmente decredibilizzato, il notorio EFDD di Nigel Farage (e mi fermo qui per non spostare su altro l'oggetto dei questo post).

Questa Europa partigiana di un  integralismo ultra-liberista disfunzionale è, come ricorda il mio amico blogger Alessandro Visalli (http://tempofertile.blogspot.it/) "antropologicamente distruttiva. Essa vede i rapporti umani solo in termini di competitività ed è incapace di riconoscere che il valore si crea quando gli uomini lavorano insieme e cooperano, e si distrugge quando si separano e lottano gli uni contro gli altri. In quel caso si ha solo trasferimento e cattura di energie, inibizione e distruzione di natura in noi e fuori di noi".

I due principali interpreti di questo integralismo europeo sono stati Barroso e Rehn. Le loro mani sono sporche del sangue di Silvio Paoselli, e di quello di migliaia di altri piccoli imprenditori italiani, greci, spagnoli, portoghesi, ma anche tedeschi, francesi e di tanti altri paesi, morti per le loro sciagurate ricette economiche imposte col ricatto e la forza.
Non possono passarla liscia. Sarebbe anti pedagogico nei confronti della Commissione Juncker, che verrebbe così incoraggiata a proseguire su questa strada criminale e fallimentare. E non si renderebbe giustizia a chi ha perso tutto a causa loro. Anche la vita.
Non vale dunque la pena di provare ad affermare in modo inequivocabile i valori e i principi di una Europa che si doti di regole inflessibili contro i grandi speculatori e le grandi banche d'affari e invece sia capace di dimostrare comprensione e flessibilità e al limite (perché no, visto che abbiamo le famose “radici cristiane”) misericordia verso i piccoli imprenditori europei senza costringerli al suicidio, come il povero Silvio Paoselli?

---------------------------------------------

PS
di seguito il testo completo della proposta per la messa in stato di accusa della Commissione Barroso da me consegnato a Grillo e Casaleggio il 23 novembre 2013. Il documento è storicizzato al novembre 2013, ma è utile a capire come si sarebbe potuto (e si potrebbe ancora) istruire un atto di accusa contro questi due miserabili eurocrati che hanno convertito il sogno europeo di Spinelli dopo 50 anni nell'incubo dell'Europa esattrice del debito degli ultimi 5 anni di follia integralista ultraliberista. Non è per questo ch l'Europa è stata creata e e condannare chi ha commesso questo Europicidio, dovrebbe essere sentito come un dovere etico superiore da parte di chi si richiama alla politica dei e per i cittadini e non per le banche e gli speculatori.

------------------------------------------------------
LA MESSA IN STATO DI ACCUSA DELLA COMMISSIONE BARROSO
Riflessione politica riservata (grezza) ----------------------------------

PREMESSA
E' notizia di oggi che Barroso sta intervenendo per domandare ulteriori tagli alla spesa pubblica nella legge di stabilità italiana. Perchè lo fa? Perchè ha istruzioni precise e deve mandare segnali a chi glie le ha date. Così facendo si insiste in ricette ultraliberiste totalmente disastrose per le economie europee, specialmente per il Mediterraneo. Ma facciamo un passo indietro.
In Europa, (come in Italia, ma in modo meno esplicito), c'è una confusione di obiettivi e di mezzi fra i principali gruppi. In particolare c'è il PPE che è un gruppo molto composito di cui fa parte anche Berlusconi, come ne fa parte la Merkel che Berlusconi non lo può nemmeno sentire nominare, o l'UMP francese che fa riferimento al movimento Chiracchiano post gollista di cui Sarkozy è capo riconosciuto (anche lui non esattamente amico di Berlus).
A sinistra abbiamo dai new laburisti alla Tony Blair (persone convinte che il problema sia il costo del lavoro... :-( a socialisti vecchio stampo stile gli spagnoli e buona parte dei tedeschi, a socialisti green (tipo i nordici, una parte dei tedeschi, e una parte dei francesi) a socialisti "inciucioni" tipo gli italiani e i greci e una parte dei francesi. 
Il Presidente, Martin Schulz, (il "Kapò") continua a ripetere che questo è il fallimento non dell'Europa, ma della visione che la Destra Europea ha imposto alle politiche europee, e tuona contro le banche, contro la finanza speculativa, e contro l'attacco ai diritti dei lavoratori.
Dopo aver tuonato, però, non piove e le chiacchiere tornano a zero, perchè sia socialisti che PPE, continuano a rimanere prigionieri della logica del debito con una sua supina accettazione acritica che perde di visto il vero problema, e cioè che la privazione di sovranità monetaria dei cittadini è solo la parte più evidente di una strategia precisa mirante a privarli di sovranità economica a partire dalla sovranità energetica e alimentare. Questo rende davvero passivo e arrendevole l'essere umano. E questo spiega anche il perchè della segretezza che circonda i relativi trattati (TITP, TISA etc)

BARROSO NON PUO' CAVARSELA COSI
La Commissione Barroso si è trovata a gestire una crisi politica enorme originata dal referendum francese del 2005 (vedere nota in fondo alla pagina). Un secondo tentativo di far passare una Costituzione naufragò per l'opposizione degli olandesi. 
Alla fine, sotto presidenza portoghese si riuscì a far passare un testo molto annacquato (che non si chiamava nemmeno più Costituzione) che fu sottoposto a referendum in Irlanda e passò per il rotto della cuffia. Entrò così in vigore il trattato di Lisbona (che regge le sorti dell'Europa attualmente).

Questo trattato praticamente non da alcun potere all'Europa politica e però al tempo stesso deve gestire l'Euro e una politica finanziaria Comune.

Per non farla troppo lunga, mancando una controparte politica (basti pensare che le sorti della (non) politica estera comune dell'Europa sono state affidate a un cosiddetto "Alto Rappresentante" come la baronessa Catherin Ashton, una aristocratica antieuropeista che non si vede mai in nessuna crisi internazionale), le banche d'affari e i grandi gruppi finanziari hanno preso il sopravvento, imponendo visioni e criteri ultra liberisti per la stabilizzazione delle economie della zona euro.
Basti pensare all'imposizione alla BCE di non fare da prestatore di ultima istanza ai governi in difficoltà ma di dover passare dalle banche private prestando loro il danaro a interessi ridicoli perchè loro lo riprestino agli stati in difficoltà a tassi usurai, il che conferisce loro un ruolo (parassitario) centrale.
Secondo i criteri imposti all'Euro dalle banche d'affari, i paesi della zona euro si devono attenere ad alcuni parametri per assicurare una convergenza fra le varie economie, che sono unicamente finanziari e ispirati ai famosi studi di due economisti ultra liberisti, Reinhart e Rogoff, che (come è noto) sono stati sbugiardati da uno studente universitario.
Questi parametri prevedono fra l'altro che il rapporto fra deficit (il disavanzo annuale) e PIL di ogni Paese non debba superare il 3% e il rapporto fra la massa complessiva del debito pubblico e il PIL non vada oltre il 60%. Se tali parametri sono "sforati" i paesi "sforatori" sono sottoposti a procedure di infrazione, a meno che non ottengano delle esenzioni. E qui vai col Festival dei due pesi e due misure! Infatti Quando ne avevano bisogno loro nel 2004, la Francia e la Germania ottennero tali esenzioni e tutti zitti!77
Invece, quando è toccato alla Grecia, massima rigidità e applicazione totale anche delle sanzioni pecuniarie, che aggravano ancor di più la situazione del PIL. Insomma siccome le regole dell'EURO non prevedono la possibilità del Bail-out cioè la BCE non può finanziare il debito pubblico degli Stati membri, (il che è davvero assurdo, come dicevamo prima), la Grecia è stata abbandonata a se stessa e spremuta come un limone con applicazione ferrea delle ricette prescritte dalla troika BCE/COMMISSIONE/FMI.
Tali ricette erano non solo inique e stupide, ma anche sbagliate tecnicamente e frutto esclusivo di pregiudizi ideologici e accettazione acritica della visione ultra liberista coi suoi parametri di stabilità rigidissimi.
Ma siccome la rigidità eccessiva in natura non esiste, quelle ricette hanno avuto degli effetti indesiderati e dei risultati opposti a quelli voluti. In altre parole hanno provocato una caduta del PIL più che proporzionale rispetto alla compressione del deficit, e dunque il rapporto deficit e debito / PIL lungi dal migliorare con queste ricette incompetenti e in malafede è peggiorato facendo fare miliardi agli speculatori che avevano gli Swaps della Grecia (titoli derivati) e facendo perdere miliardi ai vari governi che adesso devono rimborsarli prendendoli dalle tasche dei cittadini con draconiane misure di austerità, e privatizzazioni (che significano svendita di asset strategici come il porto del Pireo ai cinesi, e sono la vera spiegazione del perchè di tanta follia finanziaria).
Perfino il fondo monetario internazionale si è dissociato dalla eccessiva rigidità della Commissione sul caso greco ammettendo l'errore dell'eccesso di attenzione al debito e di disattenzione alla crescita. In altre parole il vero colpevole che ha distrutto l'economia del sud Europa è la Commissione. Infatti Pittella (che è un politico scafato) da  Vice Presidente del PE si è subito affrettato a chiedere le dimissioni di Olli Rehn, il Commissario Finlandese che era venuto a Roma per commissariare la finanziaria. Ma così è troppo comodo! Se hanno le palle, i socialisti Europei devono chiedere le dimissioni di tutta la Commissione, perchè Olli Rehn non ha fatto altro che applicare direttive decise collegialmente con la responsabilità ultima del Presidente Barroso. 
Va dunque fatta la guerra alla Commissione Barroso nel suo complesso e non solo a Rehen, e va richiesta la sua messa in stato di accusa per manifesta incompetenza o anche peggio.

IL PRECEDENTE SANTER
C'è un precedente: nel 1999 la Commissione Santer, che si era insediata nel 1995, venne sfiduciata per un contratto di consulenza di 20.000 euro concesso dalla Commissaria socialista Francese Edith Cresson al suo dentista (vedi: 
http://www.europarltv.europa.eu/it/player.aspx?pid=dbe22c65-f3ed-4b9e-a023-cdbb02275a54  e in caso in rete trovi molto altro).
Adesso mi pare che la distruzione dell'economia della Grecia, del Portogallo, della Spagna e dell'Irlanda, e l'aver determinato la mancanza di liquidità che ha portato al suicidio migliaia di imprenditori e lavoratori sia leggermente più grave che concedere una consulenza non meritata di 20.000 euro. O no?
E la cosa peggiore è che questi incompetenti e disgraziati la stanno facendo franca! nessuno sta portando l'attacco al cuore del sistema. Se non lo facciamo noi chi lo farà?
Ecco: sull'attacco alla Commissione Barroso secondo me il M5S può costruire una campagna politica radicale per costringere i responsabili del disastro a fare i conti con i cittadini prima di andare a godersi la loro dorata (e immeritata) pensione. 

Questo servirebbe anche a creare un gran movimento europeo per  riaffermare la rivoluzione europea di Spinelli e riprendere la bandiera della sua Rivoluzione Europea, precocemente imbalsamata dalle eurocrazie parassitarie, e dunque sterilizzata in vuoti rituali federalisti a cui possono partecipare anche i peggiori esponenti della casta che Spinelli odiava non meno di Grillo), di cui ho parlato nel mio post l'Europa a 17 Stelle che ho linkato sopra, passando così dalla pars destruens alla pars construens.
Si tenga anche presente che i socialisti abbaiano ma non possono mordere. Nella Commissione Barroso ci sono anche molti Commissari socialisti e non possono sfiduciarli. Inoltre con Fabius in Francia devono stare molto attenti. Insomma gli unici che possono fare una battaglia politica per l'incriminazione di questa Commissione che si è macchiata di una incompetenza criminosa siamo noi! E possiamo far divampare l'incendio su scala europea! Perchè non dovremmo farlo?

CONCLUSIONI
Il Parlamento Europeo è una cassa di risonanza internazionale molto più importante del parlamento nazionale e là si possono far danni colossali al vecchio sistema. E si possono ottenere risultati inimmaginabili se comparati con quelli nazionali. In pratica
(incredibile ma vero!) il "mandiamoli tutti a casa" è molto più facile a livello europeo, dove le regole vengono rispettate e non eluse o distorte a piacimento dei potenti. Facciamolo giocare a nostro vantaggio.

Nota sul referendum francese:
L'Europa delle banche e della speculazione sta vincendo su quella dei cittadini perchè si è arrestato il processo di integrazione politica dell'Europa, a causa dell'esito negativo del referendum sulla Costituzione Europea in Francia, un risultato che è dovuto prevalentemente all'attacco dei socialisti francesi in primo luogo quel Laurent Fabius che oggi è il ministro degli esteri di Hollande. (Si tenga presente che tutto questo per me non è sentito dire ma esperienza diretta del mio lavoro con Rifkin negli ultimi 12 anni).
In pratica, la Costituzione Europea, essendo stata elaborata da una "Convenzione" Europea che era stata fortemente voluta da Chirac (all'epoca potentissimo Presidente eletto con l'80% dei voti al ballottaggio contro Le Pen), che era stata presieduta da un altro gollista francese DOC (Giscard d'Estaing), sarebbe stato vissuto in Francia come una sconfitta domestica della sinistra dunque sia i socialisti che i comunisti fecero le barricate contro la Costituzione europea "di Chirac" esagerando gli aspetti ultra liberisti della mobilità dei lavoratori (il famoso mito dell'idraulico polacco) e sminuendo i vantaggi di una unione politica in termini di estensione dei diritti e delle tutele a livello mondiale sia con quello che all'epoca era considerato il "modello sociale europeo, che con una legislazione ambientale avanzatissima. Si veda per esempio un articolo dell'epoca sul referendum francese che sottolinea come la sinistra abbia avversato la Costituzione Europea  http://www.marxismo.net/europa/referendum_fra_0505.html
Per maggiori informazioni sulla Costituzione Europea:  http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_europea



PPS
Gli amici di Silvio (i cui funerali si sono svolti il 9 marzo 2015 a Rieti alle ore 15,30 presso la Chiesa Regina Pacis) si stanno organizzando per una raccolta pubblica di fondi che serva a salvare quel mulino venduto all’asta, per donarlo alla famiglia.
Per maggiori informazioni:
http://castelli.romatoday.it/albano/suicidio-silvio-paoselli-mugnaio-buono.html


Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,