lunedì 31 agosto 2015

BREVE RIFLESSIONE SUL MERCATO E SULL'ECONOMIA CHE UCCIDE.

"Questa economia uccide" - Papa Francesco.
A conclusione dello Spinelli Day,  consacrato alla riflessione sulle visioni del grande europeista italiano (nato il 31 agosto di 108 anni fa) che scrisse il manifesto di Ventotene, mi sorprendo a fare una inaspettata associazione conl'Enciclica  "L'audato Si' " di Papa Francesco e con la visione della terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin.
Cosa ha in comune il pensiero di Altiero Spinelli con l'idea di un nuovo modello economico distribuito e interattivo, digitale e sostenibile promosso da Jeremy Rifkin e con l'insegnamento di Papa Francesco che ci mette in guardia contro l'' Economia che uccide" e contro il cambiamento climatico indotto dall'ingordigia dell'uomo? Come si intrecciano queste tre visioni apparentemente molto diverse e nate in epoche e ambiti diversissimi?

La risposta è semplice: hanno in comune una analoga visione del mondo. Una visione del mondo nella quale non si parte dal Dio mercato ma dall'uomo.
La teologia del mercato ultraliberista che pensa che lo Stato non debba intervenire nei mercati se non per indebitarsi e far fronte alla spesa pubblica possibilmente militare e non sociale (più carri armati e aerei e meno scuole e ospedali), ma non per regolamentarli o moderare la smodata sete di profitto,  è stata teorizzata dal "genio del male" Milton Friedman, economista ultraliberista inventore della finanza speculativa e compagno di bisbocce di Pinochet e dei peggiori dittatori, ispiratore delle politiche neo ultra liberiste della destra degli anni ottanta (Reagan e Thatcher) ma anche purtroppo, sciaguratamente, delle politiche della sinistra degli anni 90 e 2000 (new labour di Blair, riforma del lavoro di Schroeder, liberalizzazioni bancarie selvagge di Bill Clinton, Merchant banking all'amatriciana di D'Alema e dei suoi amici "capitani coraggiosi"), e fino ai parametri di governance dell'EURO, stabiliti dal trattato di Maastricht e confermato da quello di Lisbona.
Questa visione del mondo in cui i listini di borsa vengono prima della vita dei bambini (8 milioni ne muoiono ogni anno in questa folle economia mondiale criminale) si basa nell'accettazione fideistica delle virtù del libero mercato. Che si auto regolamenterebbe, e garantirebbe una equa redistribuzione delle risorse. Tutte falsità!
Ebbene, sia Altiero Spinelli che Rifkin che Papa Francesco invece la pensano molto diversamente. Essi si fanno (in diversi momenti storici) paladini dell'idea  secondo cui che se lo Stato interviene può mettere in scacco il mercato; che non deve necessariamente subirlo, blandirlo, esserne servo.
Il mercato esiste se i poteri sovrani gli permettono di esistere, e può essere limitato, regolamentato, orientato, condizionato e persino represso e sospeso, se i poteri sovrani lo decidono.

Quei poteri sovrani erano l'Europa Unita, nella visione del Manifesto di Ventotene (quindi una vera e propria Rivoluzione Europea diametralmente opposta per valori e comportamenti all'Europa delle banche che ha preso il sopravvento dal 2004 (prima Commissione Barroso) in poi.

Ma quei poteri sovrani sono anche  le leggi immutabili della natura e del creato secondo Papa Francesco e della termodinamica e della biosfera secondo Rifkin.

Non sta scritto in nessuna legge, né divina, né naturale, né scientifico-matematica, né storico-sociologica, che sia il mercato a dover condizionare le decisioni degli stati e dominarli.

O che i governi e i parlamenti debbano subordinare la prosperità dei cittadini, il welfare e la giustizia sociale, le prospettive economiche di intere generazioni, alla logica del mercato, al moloch della fiducia dei mercati.
Grecia: scomparsa dallo schermo radar mediatico internazionale
E invece, questo è proprio quello che hanno fatto per cinque anni la Germania di Schauble, la Commissione europea di Barroso e Rehn, e tutti i paesi membri dell'Eurozona e in particolare con una Grecia che, come ha sottolineato da sempre l'ex ministro Varoufakis, è stata usata come cavia di laboratorio di un modello socio economico ultraliberista disastroso e disfunzionale e che infatti non ha mai funzionato essendo tutte le ricette della troika fallite miseramente sia nell'intento di dare stabilità finanziaria al paese sia nell'intento di creare coesione sociale. (A proposito, avete notato che non si parla più della Grecia? è sparita dallo schermo radar, rapidamente scopata sotto il tappeto da un sistema mediatico mafioso  orwelliano).
Ma torniamo all'oggetto principale di questa riflessione.
I poteri fossili nati con l'inizio della seconda rivoluzione industriale (l'era del petrolio) ringraziano le istituzioni europee, i governi, e gli organismi internazionali per la loro generosità a senso unico e continuano ad arricchirsi a dismisura secondo standard inimmaginabili per il cittadino comune.
Le 80 persone più ricche del mondo, grazie a questa teologia del mercato posseggono oggi una ricchezza pari al reddito dei 4 miliardi di persone più povere (sotto la soglia di povertà certificata ONU) del mondo.
Spinelli vide lucidamente tutto questo venire e ci mise in guardia contro i poteri finanziari ingordi e insensibili alle esigenze dei cittadini, che manipolano gli stati nazionali e creano nazionalismi disastrosi per la pace e la prosperità economica, prima con il Manifesto di "Ventotene per un'Europa Libera e Unita"  e poi con tutta la sua azione di Commissario Europeo e poi europarlamentare poi.

Papa Francesco con l'Enciclica "Laudato Si' "  si oppone a tutto questo ricordandoci che non si
possono servire Dio e il Denaro allo stesso tempo, che "questa economia uccide", e che la difesa del creato e della biosfera incombe come dovere improcrastinabile individuale su ciascuno di noi in una nuova, ritrovata "conversione ecologica" che superi la cultura dello scarto (materiale e umano) e ci faccia diventare tutti guardiani del creato, che è la nostra "Casa Comune", nel superamento dalla religione del profitto verso una nuova alleanza fra l'Umanità e l'Ambiente.

Rifkin ne "La Terza Rivoluzione Industriale" spiega come una nuova "Coscienza Biosferica" stia prendendo il posto della coscienza geo politica che tanti disastri ha creato nell'ultimo secolo (e qui si intreccia perfettamente con le visioni anti nazionaliste del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli quando denuncia "la pseudo scienza della geo politica" ), e come un "homo empaticus" nuovo stia trasformando in senso sostenibile, digitale, collaborativo, condivisivo e circolare la società e l'economia, basandone i canoni di comportamento sul rispetto delle leggi della termodinamica e della biosfera e non sulla loro sistematica violazione, come invece suggerisce il mercato il cui unico interesse è l'arricchimento a dismisura degli scommettitori incalliti che qualcuno chiama operatori finanziari, o banche d'affari.

Sono sempre di più le persone che si stanno rendendo conto dell'insostenbilità del modello economico nel quale siamo stati calati da duecento anni di follia fossile e ultraliberista, dalla teologia del mercato e dalla follia del profitto estremo e dell'iperproduttività che non considera le esigenze dell'uomo ma solo quelle della finanza (le "tante baronie economiche in acerba lotta tra loro. Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l’intera collettività" e " i plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali"  di cui parla Spinelli nel Manifesto di Ventotene.
La reazione a questo stato di cose dell'economia che mette l'uomo contro l'uomo nel solo interesse di giochi finanziari internazionali che impoveriscono la maggior parte degli esseri umani ( e che "uccidono") è già cominciata.
Dentro ciascuno di noi prima ancora che in formazioni politiche che abbraccino coscientemente la nuova visione del mondo.
O, per dire le stesse cose con le parole del Santo Padre:
"Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente."
(Enciclica Laudato Si' ,229-230)

Etichette: , , , , , , , , , , ,

lunedì 29 giugno 2015

Chi ha paura di Papa Francesco?

Lo scorso anno  uscì il libro "The Francis Miracle" del Vaticanista americano John Allen Jr, che  annunciava  ufficialmente l'intenzione di Papa Francesco di scrivere un'enciclica sul cambiamento climatico. Il libro si concludeva con le parole: "Prima dell'avvento di Papa Francesco, l'analista politico americano Jeremy Rifkin, previde che questioni quali il cambiamento climatico egli OGM avrebbero dissolto le divisioni obsolete fra destra e sinistra e creato una nuova “Politica della Biosferain cui si sarebbero riconosciuti sia i sostenitori della natura (di sinistra) che i sostenitori delle battaglie per la vita umana (tipiche della destra), che si sarebbero alleati contro l'iper industrialismo sfrenato del 21mo secolo che vede tutto, dalla natura alla vita organica, come una merce da scambiare.
Francesco, Papa del Vangelo Sociale, potrebbe diventare il leader che permetterà alla previsione di Rifkin di avverarsi."

Queste parole mi provocarono una reazione contrastante: da un lato la fierezza di lavorare con Rifkin da 12 anni, ed esser stato parte di un movimento ispirato alla sua visione che comincia a riscuotere riconoscimenti internazionali sempre più prestigiosi. 
Dall'altro la paura che la canea fossile si sarebbe scatenata contro questo Papa (come in effetti è stato) non appena uscita l'Enciclica. 
Quello che non avrei mai immaginato è che gli attacchi più subdoli a questa straordinaria Enciclica sarebbero venuti da quei settori progressisti dell'intellighenzia americana ultra liberal e supporter di Obama. 
Infatti se i trogloditi alla Jeb Bush non potevano che attaccare il papa in difesa dei loro "vested intersts" petroliferi, e questo era scontato fin dall'inizio e ci sta tutto, meno scontato è che si sarebbe schierata contro il Papa in radicale dissenso da quest'Enciclica anche l'èlite obamista americana, che non difende il petrolio ma lo shale gas e il fracking. 
Ecco dunque comparire in prima pagina sul New York Times (l'organo dei progressisti americani),  un editoriale firmato da uno dei più celebri giornalisti e commentatori liberal, David Brook, con l'agghiacciante titolo di "Fracking and the Franciscans".

Adesso non ritengo utile entrare in una confutazione punto per punto della sequenza di imprecisioni, castronerie, menzogne e falsità termodinamiche contenute nell'articolo di David Brooks, (ciascuno potrà rendersene conto leggendolo perchè lo riproduco alla fine). 
Nè intendo tanto meno indulgere  nell'illustrazione delle visioni pastorali e magistrali dell'Enciclica o nella difesa dei suoi inalienabili valori, visto che c'è chi può farlo in modo molto più qualificato e autorevole. No, con questo post  voglio attirare l'attenzione su una diversa drammatica realtà. Aldilà del gioco di parole sull'omofonia fra la fratturazione idraulica, e il nome dell'Ordine Religioso ispirato al Santo di Assisi, mi sembra che questo attacco giornalistico al Papa della prima Enciclica "verde" della storia della Chiesa, e farlo già dal titolo per la contrarietà espressa nell'Enciclica in difesa di ambiente e clima, per il fracking,  tecnologia pervicacemente invasiva e totalmente antiecologica di estrazione dei fossili, sia rivelatore del livello di degrado etico e culturale a cui si sono ridotte la politica e la società  americane, da sempre (ma evidentemente oggi ancor di più) sottomesse  agli interessi delle grandi lobby fossili e finanziarie.   
In pratica, la guerra all'Enciclica di Papa Francesco, rivela che alle prossime elezioni, gli americani si troveranno davanti alla diabolica scelta fra Repubblicani, asserviti alle logiche fossili e comandati dalle lobby petrolifere,  e i Democratici, piegati a stuoino alla propaganda delle grandi società dello shale gas e del "fracking" presentati da David Brooks come tecnologie in grado di salvare l'umanità dal disastro climatico e quindi da sostenere apertamente e non da combattere. 
Dio ci scampi da una simile scelta!  
Papa Francesco ci dice con grande chiarezza che il problema non è ecologico ma umano, nel senso che i danni al clima e all'ambiente sono la conseguenza di  comportamenti umani alla ricerca e esasperata del profitto estremo e la sua idea è che la tecnologia debba servire a proteggere e non a devastare la "casa comune"  Quindi questa non è un'Enciclica (e questo non è un Papa) anti-tecnologia, ma  è una Enciclica (ed un Papa) che invita a distinguere fra diverse tecnologie e stigmatizza quelle che anziché proteggere  i delicati equilibri ed ecosistemi del pianeta ne accelerano il deterioramento nell'interesse del profitto di pochissime persone. 

Fra queste tecnologie devastanti, certamente vi è quel fracking contrapposto ai Francescani con un gioco di parole di dubbio gusto, che l'Enciclica considera a buon diritto, deteriore e pericolosa perchè si tratta di una tecnologia che compromette l'assetto idrogeologico e sociale del Commons, la casa Comune che siamo tutti chiamati a difendere perchè difendendola difendiamo noi stessi e le probabilità dell'essere umano di continuare a popolare il pianeta azzurro chiamato Terra...


Sulla problematica della  subalternità ai poteri fossili e alle tesi dei negazionisti della politica americana (tutta la politica americana) segnalo questa interessante e ben documentata analisi di Dario Faccini di ASPO Italia. Eì agghiacciante... 
https://aspoitalia.wordpress.com/2015/06/27/papa-francesco-vs-negazionisti-3-a-0/

Di seguito l'articolo di David Brooks.
Pope Francis is one of the world’s most inspiring figures. There are passages in his new encyclical on the environment that beautifully place human beings within the seamless garment of life. And yet over all the encyclical is surprisingly disappointing.
Legitimate warnings about the perils of global warming morph into 1970s-style doom-mongering about technological civilization. There are too many overdrawn statements like “The earth, our home, is beginning to look more and more like an immense pile of filth.”
Hardest to accept, though, is the moral premise implied throughout the encyclical: that the only legitimate human relationships are based on compassion, harmony and love, and that arrangements based on self-interest and competition are inherently destructive.
The pope has a section on work in the encyclical. The section’s heroes are St. Francis of Assisi and monks — emblems of selfless love who seek to return, the pope says, to a state of “original innocence.”
He is relentlessly negative, on the other hand, when describing institutions in which people compete for political power or economic gain. At one point he links self-interest with violence. He comes out against technological advances that will improve productivity by replacing human work. He specifically condemns market-based mechanisms to solve environmental problems, even though these cap-and-trade programs are up and running in places like California.
Moral realists, including Catholic ones, should be able to worship and emulate a God of perfect love and still appreciate systems, like democracy and capitalism, that harness self-interest. But Francis doesn’t seem to have practical strategies for a fallen world. He neglects the obvious truth that the qualities that do harm can often, when carefully directed, do enormous good. Within marriage, lust can lead to childbearing. Within a regulated market, greed can lead to entrepreneurship and economic innovation. Within a constitution, the desire for fame can lead to political greatness.
You would never know from the encyclical that we are living through the greatest reduction in poverty in human history. A raw and rugged capitalism in Asia has led, ironically, to a great expansion of the middle class and great gains in human dignity.
You would never know that in many parts of the world, like the United States, the rivers and skies are getting cleaner. The race for riches, ironically, produces the wealth that can be used to clean the environment.
A few years ago, a team of researchers led by Daniel Esty of Yale looked at the environmental health of 150 countries. The nations with higher income per capita had better environmental ratings. As countries get richer they invest to tackle environmental problems that directly kill human beings (though they don’t necessarily tackle problems that despoil the natural commons).
You would never suspect, from this encyclical, that over the last decade, one of the most castigated industries has, ironically, produced some of the most important economic and environmental gains. I’m talking of course about fracking.
There was recently a vogue for polemical antifracking documentaries like “Gasland” that purport to show that fracking is causing flammable tap water and other horrors.
but a recent Environmental Protection Agency study found that there was no evidence that fracking was causing widespread harm to the nation’s water supply. On the contrary, there’s some evidence that fracking is a net environmental plus.
That’s because cheap natural gas from fracking displaces coal. A study by the Breakthrough Institute found coal-powered electricity declined to 37 percent from 50 percent of the generation mix between 2007 and 2012. Because natural gas has just half as much global-warming potential as coal, energy-related carbon emissions have declined more in the U.S. than in any other country over that time.
Fracking has also been an enormous boon to the nation’s wealth and the well-being of its people. In a new report called “America’s Unconventional Energy Opportunity,” Michael E. Porter, David S. Gee and Gregory J. Pope conclude that gas and oil resources extracted through fracking have already added more than $430 billion to annual gross domestic product and supported more than 2.7 million jobs that pay, on average, twice the median U.S. salary.
Pope Francis is a wonderful example of how to be a truly good person. But if we had followed his line of analysis, neither the Asian economic miracle nor the technology-based American energy revolution would have happened. There’d be no awareness that though industrialization can lead to catastrophic pollution in the short term (China), over the long haul both people and nature are better off with technological progress, growth and regulated affluence.
The innocence of the dove has to be accompanied by the wisdom of the serpent — the awareness that programs based on the purity of the heart backfire; the irony that the best social programs harvest the low but steady motivations of people as they actually are.

Link originale:
http://www.nytimes.com/2015/06/23/opinion/fracking-and-the-franciscans.html?rref=collection%2Fcolumn%2Fdavid-brooks&_r=1

Etichette: , , , , ,

sabato 16 maggio 2015

L'ENERGIA SOLARE STA RENDENDO ANTIECONOMICA QUELLA FOSSILE (MA IN TV E' VIETATO DIRLO...)

E' uscito oggi il Rapporto sui Comuni rinnovabili 2015: ormai quasi il 40% dell'elettricità italiana è da fonti rinnovabili. Alla faccia di chi "gufava" che con le rinnovabili non si sarebbe mai arrivati a fare massa critica per le esigenze energetiche di un paese moderno. Attraverso il contributo di oltre 800.000 impianti rinnovabili ormai presenti in tutti gli 8047 Comuni italiani, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014. Ma tutto wuesto non si è riflesso nelle nostre bollette, anzi l'ENEL (e il governo) continuano a "chiagnere e fottere" accusando le rinnovabili dell'esatto contrario (alto costo dell'energia), che è invece dovuto ai loro investimenti in impianti fossili ormai anti economici. Questo risultato è ancora più notevole se si pensa a tutti i bastoni fra le ruote amministrativi, fiscali, ed economici che il governo ha messo alle rinnovabili dalla revisione retroattiva degli incentivi del 2011 alla tassazione dell'autoproduzione del 2014. E al contempo si incentivano e mettono in corsia preferenziale trivellazioni, gasdotti e carbone, quando l'Europa raccomanda di fare esattamente il contrario (ma l'Europa si sa, va assecondata solo se ci impone macelleria sociale e riforme del mercato del lavoro, non se propone politiche energetiche e economiche virtuose e a lata intensità di lavoro). E tutto questo non c'è nessuno che va in televisione a dirlo. E quando dico nessuno intendo dire proprio nessuno. A parte me. Io ci ho provato quando sono stato a Ballarò. Infatti non mi hanno più chiamato...















Per coloro che fossero interessati ad approfondire:

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/13/news/rinnovabili_italia_prima_al_mondo_per_il_solare-114238347/?ref=HRLV-16


RINNOVABILI, ITALIA PRIMA AL MONDO PER IL SOLARE. MA I TAGLI AGLI INCENTIVI FRENANO IL BOOM.
Il rapporto "Comuni rinnovabili 2015" di Legambiente fotografa la crescita dell'energia pulita con 800mila impianti e il 38% dei consumi elettrici. Ma le misure fiscali del governo ostacolano questa rivoluzione nata dal basso. Premiati Campo Tures (BZ), Forlì e Celle San Vito (FG)



ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015"di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guardavideointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

LeggiPasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi |Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.
ROMA – Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. E il contributo ai consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio. È questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni Rinnovabili 2015" di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi a Roma.

Numeri incoraggianti. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007, 6.993 nel 2009) e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%). Come detto, l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l’11%), sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione della rete. A impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dall’altro quelli di distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come già accennato, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed è calato anche il costo dell’energia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il 2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del sistema, spinta insufficiente verso l'innovazione tecnologica, ritardi nella realizzazione delle smart grid) questa riduzione non è stata trasferita ai consumatori.

TABELLE

"Le rinnovabili al 38% dimostrano quanto oggi uno scenario incentrato su fonti alternative e efficienza energetica sia già una realtà  - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. Ora occorre aprire una seconda fase di questa rivoluzione energetica dal basso: l'obiettivo è il Green Act, che potrebbe fare da volano per il rilancio degli interventi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la diffusione delle rinnovabili".

Guarda: videointervista al ministro dell'Ambiente sul Green Act

9I tagli agli incentivi. Se infatti nel corso del 2014 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le ragioni di questa situazione sono due, la prima riguarda l’assenza di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici. La seconda ragione sta nella totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro.

Leggi: Pasticcio fotovoltaico, arriva il taglio degli incentivi | Competitività, così cambiano gli incentivi per il fotovoltaico

I Comuni premiati. Il premio "Comuni Rinnovabili 2015" è andato a Campo Tures (BZ), in Alto Adige, che è riuscito a soddisfare l'intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell'intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui la stessa amministrazione, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento.

Inoltre Forlì si è aggiudicato il premio "Buona pratica" per l'innovazione in campo energetico. Ha infatti inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un'area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili. Al piccolo Comune di Celle San Vito (FG) il premio Buona pratica per l'efficienza energetica è stato assegnato, invece, per la capacità di portare avanti progetti finalizzati a riqualificare energeticamente edifici esistenti.

Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a
 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.



Solare. Tornando ai numeri, i Comuni del solare sono 8.047. In tutti i Comuni italiani, infatti, è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico. Per il fotovoltaico è Macra (CN) a presentare la maggior diffusione rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l'intero fabbisogno energetico elettrico del territorio. Secondo i dati di Terna al 31 dicembre 2014 complessivamente sono stati installati 18.854 MW.
Eolico. I Comuni dell’eolico sono 700. Questi impianti, secondo i dati di Terna, hanno permesso di produrre 14,9 TWh di energia, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,5 milioni di famiglie. Sono 323 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico.
Mini-idroelettrico. I Comuni del mini idroelettrico sono 1.160. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.358 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 5,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 2 milioni di famiglie.
Geotermia. I Comuni della geotermia sono 484, per una potenza installata pari a 814,7 MW elettrici, 264,4 MW termici e 3,4 MW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2014 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
Bioenergie. I Comuni delle bioenergie sono 2.415 per una potenza installata complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. In particolare quelli a

 biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente di 1.165,9 MW elettrici, 176,5 MW termici e 65 kW frigoriferi. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2014 di produrre circa 12 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,4 milioni di famiglie.
 



Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,