lunedì 13 settembre 2010

Pescatori mitragliati e diplomazia alle vongole


Questa volta "l'anguillone" che il Berlusca ci propina come ministro degli esteri da troppo tempo, si è superato. Il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi trasuda imbarazzo da tutti pori. Il capolavoro lo raggiunge con le considerazioni balistiche secondo cui i colpi sarebbero partiti verso l'alto ma poi avrebbero raggiunto l'imbarcazione italiana comunque (forse deviati col pensiero dai giudici comunisti o dai finiani traditori), pur essendo partiti da una motovedetta Italiana, frettolosamente regalata a Geddafi da quella volpe del nostro premier nel quadro degli accordi di cooperazione per intercettare i clandestini (accordo celebrato con l'ingombrante presenza di Gheddafi a Roma due settimane fa a botte di hostess prezzolate, conversioni mercenarie, sproloqui filo islamici e estemporane ridicole giustificazioni del regime satrapico italiano alle "intemperanze" del regime satrapico libico). Mi rimane solo un dubbio... Se i libici con le nostre motovedette, ai nostri pescatori li smitragliano, a quei poveretti dei disperati clandestini che faranno, je butteranno l'atomica!?!? Comunque complimenti a Berlusconi "the Fox" e a Frattini, il suo profeta!!!

Quest'articolo lascia increduli!!!!!

CANALE DI SICILIA

I libici mitragliano un peschereccio
Finanzieri italiani sulla nave di Tripoli

La sparatoria è avvenuta domenica sera. L'equipaggio è riuscito a evitare l'abbordaggio e ad allontanarsi. La motovedetta è una di quelle che la Gdf ha ceduto al governo di Gheddafi. A bordo anche sei militari italiani. Frattini: "La Libia ha chiesto scusa". Maroni avvia inchiesta


AGRIGENTO - "È stato un inferno: i proiettili rimbalzavano dal ponte fino alla sala macchine. Ci siamo distesi tutti a terra pregando che nessuno di noi venisse colpito". Il capitano Gaspare Marrone va in mare da oltre trent'anni, con la sua barca ha affrontato molte volte la burrasca e ha salvato la vita a decine e decine di migranti che avevano fatto naufragio nel Canale di Sicilia. Ma i momenti terribili vissuti ieri sera, insieme con i suoi dieci uomini d'equipaggio, difficilmente potrà dimenticarli.

"Ha ragione il comandante, siamo vivi per miracolo", continuano a ripetere i marinai dell'"Ariete", il peschereccio della flotta di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica perché non si era fermato all'alt. Quello che il capitano Marrone e i suoi uomini non sanno ancora, mentre nel porto di Lampedusa ricostruiscono gli attimi convulsi dell'assalto, è che a bordo dell'unità militare libica c'erano anche sei uomini della Guardia di finanza italiana. Si tratta infatti di una delle sei motovedette consegnate alla Libia dal governo italiano, nell'ambito del trattato di "amicizia" siglato due anni fa tra i due Paesi.




Frattini: "La libia ha chiesto scusa". "A seguito dell'azione della nostra ambasciata, il comandante della Guardia costiera libica ha espresso le sue scuse alle autorità italiane per l'accaduto". Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ai microfoni del Tg1, commentato la vicenda del peschereccio colpito con armi da fuoco da una motovedetta libica. "Il comandante libico ha ordinato di sparare in aria - ha spiegato Frattini - anche se poi purtroppo i colpi sono arrivati sulla barca italiana". Il ministro, poi, ha detto che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha aperto un'inchiesta sull'episodio: "Posso dire che il ministro Maroni stasera ha deciso di avviare un'inchiesta sui fatti e di convocare già per domani una riunione sul funzionamento delle regole d'ingaggio". Sparare, infatti, "esula dalle regole di ingaggio", sottolinea Frattini.

L'opposizione: "Il governo riferisca". "Chiediamo che il Governo riferisca subito in Parlamento sul caso Libia. Siamo indignati: abbiamo subito le beffe e oggi anche il danno", dichiara il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Analoga richiesta dal Pd con la coordinatrice delle commissioni istituzionali del gruppo del Pd alla Camera, Sesa Amici. E Luigi De Magistris, eurodeputato Idv, osserva: "Se il governo italiano accoglie un dittatore come Gheddafi tra onori e celebrazioni, non ci si può stupire se poi questo stesso dittatore si sente autorizzato a considerare il Mediterraneo come una dependance personale dove poter agire indisturbato violando il diritto internazionale".

La dinamica.
Il tentativo di abbordaggio è avvenuto intorno alle 22, quando il motopesca si trovava a circa 30 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali: "Ci hanno intimato di fermarci - racconta il comandante - ma io, sapendo quello che ci aspettava, ho preferito proseguire spingendo i motori al massimo. A questo punto hanno aperto il fuoco, continuando a sparare a intervalli di circa un quarto d'ora-venti minuti".

Il capitano ha ancora negli occhi il terrore provocato da quei colpi di mitraglia: "Ci hanno inseguito fin quasi dentro le nostre acque territoriali. Solo all'alba, quando eravamo in vista di Lampedusa, ci siamo sentiti in salvo". Da anni le autorità libiche rivendicano la loro giurisdizione sul Golfo della Sirte, sequestrando le imbarcazioni mazaresi sorprese a pescare in quel tratto di mare.

Ma il capitano assicura che l'"Ariete", al momento del tentativo di abbordaggio, stava navigando e non era impegnato in una battuta: "Non avevano nessun diritto di fermarci".

E invece i militari libici, nonostante la presenza a bordo dei finanzieri italiani, hanno usato le maniere "forti" per convincere i marinai a desistere dalla fuga, come testimoniano la fiancata sinistra e la cabina del motopesca sforacchiati dai proiettili: "Hanno sparato all'impazzata. Solo per un caso non hanno provocato l'esplosione di alcune bombole di gas che erano in coperta", sottolinea Alessandro Novara, uno componenti dell'equipaggio. Gli fa eco Tameur Chaabane, un altro marittimo tunisino imbarcato sull'"Ariete": "I libici sono degli incoscienti, perché sparare all'altezza della cabina di comando significa volere uccidere".

Ed è proprio il comandante Marrone a sollevare, con i suoi marinai, il dubbio che la motovedetta che li ha mitragliati sia uno dei sei pattugliatori italiani "regalati" a Gheddafi. "Non posso esserne certo - spiega - ma era del tutto simile a quelle utilizzate dalla nostra Guardia di finanza e dalla Capitaneria di porto". La conferma arriverà solo qualche ora dopo, quando l'equipaggio dell'"Ariete" ha già ripreso il mare per proseguire la battuta di pesca nel Canale di Sicilia.

La procura apre un'indagine. La procura della Repubblica di Agrigento ha aperto formalmente un'inchiesta sul mitragliamento. I magistrati hanno disposto accertamenti - che sono stati delegati al Ris dei carabinieri - sui fori di entrata dei proiettili per verificare se i militari libici abbiano sparato ad altezza d'uomo. (13 settembre 2010)